Categoria | Cultura

DO YOU KNOW OTRANTO SCRIBAL SCHOOL (XI sec. d.C.)? Mai sentito parlare della “Scuola Scrittoria di Otranto” dell’11° secolo?

DO YOU KNOW OTRANTO SCRIBAL SCHOOL (XI sec. d.C.)? Mai sentito parlare della “Scuola Scrittoria di Otranto” dell’11° secolo?

Vi è mai capitato di leggere qualcosa di questa recente straordinaria scoperta? Magari no, ma siete pienamente giustificati, in fondo: si tratta del risultato del lavoro di alcuni paleo – epigrafisti, nemmeno salentini! (1) Pare inoltre arduo trarre da lì qualcosa che risulti interessante ed “utile” al dibattito sul Salento odierno…

E invece no!
La cosa mi è tornata in mente a proposito del recente dibattito politico – culturale messo in moto attorno al progetto della “Regione Salento”. I promotori, infatti, rivolgendosi al passato alla ricerca di una tradizione antica che potesse motivare “mitologicamente” il loro progetto, hanno pubblicamente proposto, come immaginario capostipite, un leggendario “tyrannos” pre-messapico, tale, pare, Artos …
Una tale mitologia, il tiranno “severo ma umano”, che “faceva guerre ma per dare la pace”, che insomma toglieva un po’ di democrazia, ma in cambio dava sicurezza (!), mescola vecchie note nostalgiche a inquietanti riferimenti politici all’oggi, con un uso spregiudicato, superficiale e fuorviante delle fonti.
Ma siamo sul terreno delle mitologie, delle metafore, dell'”invenzione della tradizione”: un terreno scivoloso, ma che esiste e che conta la sua parte, c con cui quindi è necessario misurarsi.
Esprimere critiche a quella proposta “tirannica” dunque non basta e nemmeno serve contrapporre a quella altre suggestioni, altrettanto mitologiche e generiche, come supposte “radici” e vari fondamenti simbolici: occorre – io penso – saper fare altre e diversamente concepite proposte.

Perché dunque la “Otranto Scribal School” – questo simbolo “minore”, circoscritto, quasi “segreto” – sarebbe un modello migliore del tiranno messapico, quale “mito di riferimento” per un Salento del XXI secolo?
Perché quel dettaglio storico (l’esistenza, accertata attraverso antichi manoscritti “siglati”) di un piccolo ma importante gruppo di copisti ebrei (attivo ad Otranto nell’XI secolo) racconta esattamente, esemplarmente, la storia “vera” di una terra di confine, nella quale piccole minoranze hanno potuto vivere, operare e lasciare traccia di sé, accanto (insieme) alle altre.

Il Salento storico, dunque, potrebbe in tal modo essere letto quale fu, “tierra de mezcla” (2) di lingue, religioni e appartenenze diverse, capaci di dialogare e di convivere “utilmente”, in cui la differenza è ed ha un valore riconosciuto, in cui lo scambio regolato è la pratica abituale, in cui la “discendenza di diverso sangue, è una ricchezza” (Erri De Luca).

Non è dunque questione di utopia, né di un futuro desiderato, né di un passato perduto; a me sembra interessante perché si tratta di una “buona descrizione”, “utile” ed “efficace” per questo Salento reale d’oggi! Tutto questo accadde ed è quello che accade ancora, … in ogni stagione estiva.

Voglio dire che a questa Otranto contemporanea, che mi dicono essere cambiata molto negli ultimi vent’anni e di aver mutato radicalmente volto negli ultimi cinquanta, sarebbe molto più utile un simile “fondamento” aperto, antico e contemporaneo, per costruire un buon futuro, molto più che un re eroe di pietra, passatista e autoritario.

Nel costruire miti e mitologie, per sé e per gli altri, preferisco senz’altro (e consiglio ad amici e nemici) occhi ben aperti che sappiano acutamente leggere il presente e intravedere il futuro, piuttosto che sfocati occhiali che accecano, mentre fingono di tenere in vita un vecchio e glorioso, eroico e martire passato.

Renato Grilli

NOTE

(1) Secondo gli studi recenti del Prof. Mauro Perani dell’Università di Bologna,seppure non possediamo notizie dirette sulla scuola dei copisti ebrei dell’Italia meridionale, verosimilmente attivi in Puglia e probabilmente a Otranto, ne desumiamo l’esistenza e la fervida attività dai pur pochi manoscritti pervenuti fino a noi (…)Parlare, quindi, di “Scuola di Otranto” potrebbe sembrare eccessivo. Noi lo facciamo nel senso che conosciamo due manoscritti interi e altri due frammentari, recentemente scoperti a Bologna, e due completi che sembrano essere stati prodotti a Otranto nell’ultimo quarto del sec. XI. Potrebbe trattarsi di un padre e di suo figlio che dal primo aveva appreso l’arte dello scrivere. Dunque, parliamo di una “scuola” intesa come almeno due o tre mani di soferim (scrivani) che mostrano la stessa grafia, lo stesso stile e caratteristiche scrittorie e parascritturali simili.(…)” (in L’EBRAISMO DELL’ITALIA MERIDIONALE NEL CONTESTO MEDITERRANEO. NUOVI CONTRIBUTI – Atti del XIX convegno internazionale dell’AISG Siracusa 25 – 27 settembre 2005 a cura di Mauro Perani)

(2) Convegno di studio “TIERRA DI MEZCLA – Accoglienza e integrazione nel Salento dal Medioevo all’età contemporanea” – Società di Storia Patria per la Puglia sezione di Lecce, Ex Convento degli Olivetani, Sala Chirico, 20 – 21 dicembre 2010. Atti (con un mio intervento “Mitologie nomadi”) in corso di pubblicazione

2011-01-10

Rgr

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