Categoria | Turismo

Il turismo a Otranto: un po’ di storia

Il turismo a Otranto: un po’ di storia

Il pilastro fondamentale dell’economia di Otranto è il turismo. Questo costituisce il principale volano di tutte le attività lavorative cittadine. Ma c’è di più. In questa comunità, il turismo scandisce i ritmi di vita, influenzandone, in maniera decisa e inequivocabile, la cultura e quindi anche le abitudini e la mentalità. Lo sviluppo del turismo idruntino, che oggi si basa soprattutto sulla voglia di avere successo e di fare sempre meglio, ha come presupposto imprescindibile, sì la disponibilità di capitali, la creatività e le capacità manageriali e organizzative, ma soprattutto una forte identità. E cioè una consapevolezza ben sviluppata, dai contorni definiti e chiari, che si ponga come leva indispensabile per competere positivamente con altre realtà turistiche, in un contesto nazionale e internazionale, dove la carta vincente è possedere specificità appetibili e non replicabili. Uno dei tasselli che contribuiscono a formare il quadro di riferimento dell’operatore turistico idruntino, e cioè quello capace di conferire a questo una particolare forza nella gestione della propria attività, non solo sotto il profilo esclusivamente aziendale, ma anche e soprattutto nella prospettiva di attore sociale di grande rilievo per la crescita di questa comunità, è legato alla conoscenza della propria storia. Certamente, in riferimento agli aspetti politico-religioso, architettonico, urbanistico e culturale, Otranto ha ben chiare le coordinate e le direttive circa la sua realtà passata. Non è così, però, per quanto riguarda il turismo. Poco diffusa si presenta, infatti, la consapevolezza di un primato storico di rilevanza internazionale. E cioè che, Otranto è stata una delle prime mete turistiche del mondo occidentale. Sebbene non si abbiano notizie puntuali, è verosimile che già a metà del ‘500 Otranto abbia costituito meta dei cosiddetti grandturisti. Più nello specifico, va subito chiarito che, fatta esclusione del turismo religioso, l’unico presente già dall’alto Medioevo, il turismo, nell’accezione laica e moderna, nasce in Inghilterra nella seconda metà del ‘400, quando i giovani rampolli dell’aristocrazia anglosassone cominciarono a essere inviati dalle loro famiglie a compiere lunghi viaggi in Europa e soprattutto in Italia, allora centro propulsore dell’economia e della cultura europea. I viaggi mediamente duravano quattro o cinque anni e avevano come scopo la crescita culturale e l’acquisizione di una mentalità aperta e capace di consentire a questi giovani, una volta ritornati in patria, di presiedere a funzioni di alto comando. Questo tipo di viaggio venne denominato grand tour, termine coniato per la prima volta nel 1636, in occasione del viaggio in Europa di lord Granborne. La prima forma di turismo fu dunque culturale e d’élite. Scontato dire che, questo si sviluppò e si diffuse gradualmente in tutte le nazioni ricche del vecchio continente. A partire dal ‘500 giunsero in Italia anche francesi, tedeschi, olandesi e spagnoli. Moltissimi furono i grandturisti che si spinsero fino a Lecce, visitando anche e soprattutto Otranto. Naturalmente va qui precisato che altre mete preferenziali in Terra d’Otranto furono Soleto e Gallipoli. E ciò, perché, fino al 1861, il sud dell’Italia si presentava come una delle aree più sviluppate e ricche d’Europa. Con lo sviluppo della stampa, molti gradturisti presero l’abitudine di pubblicare i loro diari di viaggio, spesso corredati da splendidi disegni, così le specificità di Otranto furono ampiamente conosciute dalla upper class europea. Tra questi vale la pena ricordarne alcuni, quali quelli di George Berkey (1717), Johan Herman Von Riedesel (1767), Carlo Ulisse De Salis Marchlins (1789), Gustavo Meyer-Graz (1890), Justus Tommasini (1825), Ferdinand Gregorovius (1874), Paul Schubring (1900), Michel Charles Diehl (1880), Janet Ross (1888). Otranto venne conosciuta in Europa soprattutto per la sua cattedrale e la sottostante cripta. Ma, in particolar modo, per il pavimento della cattedrale, di rilevanza non solo storico-religiosa. “Tutto si trova descritto in questo colossale libro di marmo – scrisse Schubring nel suo diario- spalancato da 800 anni. Nessuna pagina vi manca”. L’apice di questo tipo di turismo, e quindi della notorietà di Otranto, si ebbe tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. “In questi ultimi anni scrive Cosimo De Giorgi nel 1914 – Terra d’Otranto è stata più e più volte rivisitata e percorsa in tutti i sensi da italiani e stranieri”. Con la prima Guerra Mondiale termina una lunga stagione turistica per Otranto, che si riavvierà lentamente sul finire degli anni ’70, con lo sviluppo del turismo di massa, dove comunque la città continua sempre a conservare connotazioni di buon livello. Ma questa è un’altra storia.

Mauro Ragosta

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