Categoria | Economia, Turismo

L’economia del Sud Est della provincia di Lecce: un po’ di storia

L’economia del Sud Est della provincia di Lecce: un po’ di storia

di Mauro Ragosta

Il Sud Est della provincia di Lecce, quell’area che va da Melendugno a Maglie, a Gagliano del Capo e, risalendo, fino a Otranto, sebbene mostri ancora vive tracce di un passato fiorentissimo, a partire dal 1500 ha registrato, tra alterne vicende, un progressivo arretramento, costituendo oggi la zona meno dinamica della provincia di Lecce. Ciononostante, Otranto e le sue attività turistiche costituiscono attualmente uno dei motori strategici non solo per l’economia locale, ma anche per quella provinciale. Uno degli indicatori più significativi è costituito dalla bassa densità della popolazione che insiste sul territorio e la fortissima dispersione demografica. E ci si chiede se, in una prospettiva storica, ciò sia ascrivibile a variabili tipicamente culturali anziché a dinamiche economiche e commerciali, che prescindono dalle caratteristiche della personalità degli imprenditori. Il rallentamento economico del Sud Est leccese, sebbene appena evidente, si mostra già nel ‘700 e diviene strutturale nell’800. Tale connotazione è legata alla produzione e al commercio dell’olio, che al tempo fu la principale, se non esclusiva, fonte di ricchezza a livello locale. Terra d’Otranto, e in particolare la provincia di Lecce, rappresentò uno dei principali fornitori, a partire soprattutto dal secolo dei Lumi, dell’industria tessile inglese, che in tale periodo si afferma come leader mondiale. L’olio leccese venne utilizzato esclusivamente come lubrificante dei macchinari tessili e il 90% della produzione locale ebbe come destinazione proprio l’Inghilterra, dove fu quotato alla borsa di Londra. Tali circostanze spostarono il baricentro commerciale del sud Salento su Gallipoli, la cui posizione geografica era più favorevole e i cui traffici fecero decollare l’economia di tutto l’arco ionico, mentre il versante adriatico rimase con uno sviluppo meno marcato. Si somma a ciò la sfavorevole politica dello Stato, che, all’indomani dell’Unità, nelle strategie del riassetto dei porti non previde alcuno stanziamento per Otranto, contrariamente a quanto avvenne per Gallipoli, Brindisi e Taranto. Anche quando nel leccese, dopo il 1870, esplose la produzione del vino, le cui esportazioni avevano come punto di riferimento la Francia, la situazione rimase immutata e le opportunità di crescita vennero colte soprattutto dalle parti Sud Ovest e Nord della provincia di Lecce. Nel 1880, infatti, mentre nell’area Gallipolina si coltivavano ben 20mila ettari di vigneto e nell’area del capoluogo più di 15mila, nel Sud Est non si raggiungevano i 3500 ettari. Un certo riequilibrio si ebbe dopo il 1900 con lo sviluppo delle produzioni e delle lavorazioni del tabacco, che vennero colte immediatamente non solo dal Sud Est, ma anche dalle aree a Nord della provincia, e in particolare dal centro di Novoli. Due aree che si posero in competizione, sebbene non esplicitamente. Ma è nella Valle della Cupa che queste ultime raggiunsero livelli di crescita veramente importanti, nonostante a Maglie e a Tricase si insediassero strutture di tutto rilievo, la cui storia è ben nota. Tali produzioni comunque furono utili a risollevare le sorti economiche del Sud Est, facendole conoscere un certo benessere, soprattutto dopo la prima guerra mondiale. In effetti, un certo bilanciamento economico tra le varie aree della provincia di Lecce si può registrare a partire dal 1920 e fino al 1963, dove spicca come centro industriale e commerciale la città di Maglie, che si contende il primato con Galatina, nonché con i centri di Trepuzzi e di Squinzano, ovviamente fatta esclusione per il capoluogo. Va considerato tuttavia che, questo quarantennio si può connotare come il periodo aureo della provincia, dove, a partire soprattutto dal dopoguerra, e scontato della crisi del 1929, tutte e tre le principali produzioni leccesi, ovvero quelle dell’olio, del vino e del tabacco, raggiungono i massimi livelli, mai più superati sino a oggi. Non è difficile capire che il processo di sviluppo del Sud Est della provincia di Lecce, storicamente si deve in larga parte alla sua posizione geografica, anche se questo, fino alla seconda guerra mondiale, è assistito da una classe dirigente vivace e intraprendente, che in qualche maniera è riuscita ad ammortizzare gli effetti delle dinamiche del commercio nazionale e mondiale, che di certo non ne hanno facilitato il suo percorso. Sta di fatto, che fino agli anni ’60 il Sud Est, sebbene con toni meno vivaci rispetto alle altre aree della provincia, godette di un certo benessere e il divario si mostrò ben più che accettabile. È infatti con la Repubblica che tale area perderà vistosamente molte posizioni.

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