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“Fuori dal cassetto”, un’otrantina sul podio del concorso letterario

Marina Piconese al terzo posto in un concorso letterario nazionale. La giovane otrantina, dopo il buon profitto in alcune altre competizioni tra cui “Caffè blues” e “Blu su bianco”, conquista un altro riconoscimento per l’associazione “Testi&Testi” nel concorso “Fuori dal cassetto”. L’autrice otrantina ha iniziato ad affacciarsi alla narrativa da circa un anno e ha un sogno nel cassetto: scrivere una storia più lunga e completa.Le opere valutate dalla giuria riguardavano la tematica del viaggio; Marina aveva partecipato alla gara con l’opera dal titolo “Terra sotto i piedi”, un racconto che, come si legge nella motivazione della giuria, ha colpito perché “emotivamente molto sentito”, perché “l’autrice ha saputo personalizzare e rivivificare con poetica originalità un topos di molta letteratura italiana del secondo dopoguerra”. Al primo e secondo posto si sono classificati i racconti di Giuseppe Benzoni di Guanzate e di Diana Facile di Milano. Non è stato ancora reso noto il luogo e il giorno in cui si terrà la premiazione, prevista per il mese di settembre. Il concorso, come riferito da Enrico Martina e Angelo Annè, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’associazione, ha come intento quello di diventare un appuntamento fisso annuale e un punto di riferimento per gli autori, puntando ad aumentare di anno in anno la partecipazione e la sua importanza.

Alessandro Conte

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“Marino, il mio bisnonno garibaldino”, testimonianze idruntine del Risorgimento italiano.

Ci sono storie che possono attendere generazioni, sopite nei cantucci della memoria di una delle famiglie più antiche della Città dei Martiri. Eppure sono lì, dietro l’angolo di uno dei borghi storici della città e attendono solo che la curiosità, il caso o un grande avvenimento le faccia venir fuori da un cassetto dove sono custodite con cura. E’ proprio da un cassetto della sua casa che Luigi Marino Catanzano, insieme al fratello Ferruccio Marino, tira fuori quattro medaglie appartenute al bisnonno Marino. Siamo a Borgo Monte, il quartiere degli Aragonesi dove abitano i Catanzano da più di 150 anni. Ad attenderci nel salotto dove fa bella mostra di sé uno splendido panorama del pittore idruntino Gio’ Samm c’è Luigi con il fratello Ferruccio, che di secondo nome fa Marino come l’avo garibaldino. “Un uomo alto 2 metri e quindici, biondo e con gli occhi azzurri e dalla forza portentosa – racconta orgoglioso Luigi- tanto che si racconta che riuscì a tener testa a tredici soldati dell’esercito borbonico e a prenderli in ostaggio”. Un gesto che Marino pagò con 18 mesi di carcere sull’isola di Favignana con l’accusa di cospirazione contro il governo borbonico.

Figlio di Luigi e Maria Salina, nacque il 18 agosto del 1836 a Otranto, dove poi morì a 80 anni, il 22 dicembre 1916, dopo una vita lunga e avventurosa. Luogotenente di Garibaldi, prese parte alle campagne delle Camicie rosse sin dalla battaglia dei ponti della Valle di Maddaloni del primo ottobre 1960, per la quale venne insignito della medaglia al valore militare. La medaglia con la fascia blu è uno dei trofei che il pronipote Luigi custodisce con cura: “Se guardi in controluce al centro della medaglia, è incisa la data dell’1 ottobre 1860” dice Luigi avvicinandosi alla finestra e facendoci leggere la scritta vergata dalle mani del gigante garibaldino: “Le quattro medaglie le ho restaurate io, perché i nastrini si erano consumati”. Dopo le campagne del marzo 1861 grazie alle quali venne proclamata l’Unità d’Italia, Marino vestì la camicia rossa e i blu jeans dei garibaldini fino all’ invasione del Trentino del 1866. La sua carriera militare continuò nell’esercito sabaudo, dove venne integrato con il grado di sergente.

Luigi legge anche con orgoglio il sonetto del poeta idruntino Antonio Sforza dedicato a Marino, dalla raccolta “Utrantu”, dal quale traspare il suo carattere deciso e la sua poca simpatia verso il clero. Persino le cronache dell’epoca rivelano la sua indole. Luigi Casentino, cronista de “La Provincia di Lecce”, in un articolo del settembre 1910 intitolato “Una provocazione” e rinvenuto dallo storico Gianni Donno, testimonia un curioso aneddoto: il giorno in cui Marino Catanzano provocò la folla urlando contro seminaristi, preti e democristiani che, giunti da Lecce per il corteo della commemorazione dei beati Martiri idruntini, portavano il Tricolore e non le insegne del Vaticano (almeno così racconta Marino) urlando “Viva il Papa!”. Per tutta risposta Marino, seccato e indispettito, rimarcò il proprio dissenso con un sonoro “Viva Garibaldi!” che, mosso all’ indirizzo dei “papalini”, suonò quasi come un richiamo alla Breccia di Porta Pia.

Salvo Sammartino


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lettera di un amico di Otranto Oggi

Carissimi è veramente con il cuore in mano e con una lucidità di pensiero assoluta che scrivo questa mia.
Avrei un sogno un grande sogno nel cassetto, vorrei tanto che la Grande e Unica OTRANTO non fosse trattata nella maniera più assoluta nel modo in cui viene trattata oggi da voi stessi forse incosapevolmente o almeno spero, forse perchè dal di fuori le cose si vedono con occhio diverso ma vi assicuro che andrebbe sicuramente fatto molto di più che litigare per una seggiola in comune o alla provincia o alla regione potreste vivere tranquillamente la nostra Grande OTRANTO senza bisogno di litigare per quattro anni aspettando le elezioni ma sicuramente impegnandosi e facendo fruttare l’ eredità lasciata con il sangue e con il sudore della fronte dai nostri AVI senza sputtanare il paese e senza false ipocresie non si vive solo quando il sole è alto è il mare è calmo e le spiagge sono piene bisogna anche saper apprezzare senza invidia gli sforzi che alcune persone con amore per Otranto è non solo per interesse proprio fanno pur di dare una botta di vita al paese credetemi basta con bancarelle e bancarelline di fischietti e suvenir vari non se ne può più la gente ha bisogno di vivere di vita di stare bene e non solo di spendere e vi assicuro che quando sta bene spende anche di più dando dei servizi idonei, dando dei locali idonei, e dando loro l’ ospitalità e l’ amore da parte nostra per nostro paese e soprattutto bisogna offrire SERVIZI E SERVIZIO a coloro che sono abbituati si a spendere ma anche ad essere serviti perchè basta poco per far sentire SIGNORi (senza sentirsi meno) dando poco dando un buongiorno o una buona sera con un SORRISO che poi francamente costa poco ma credetemi vale molto ma tanto e tanto più di un mare pulito ed unico al mondo.

Con affetto a tutti gli Otrantini che si sacrificano e che vorrebbero cambiare e crescere.

Bruno de Cicco

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