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Tragedia sfiorata a Tricase: 14enne cade dal tetto

Tragedia sfiorata ieri mattina a Tricase intorno alle 13. Una 14enne è precipitata dal tetto di un garage dove si era rifugiata in stato confusionale. La ragazzina, originaria della provincia di Foggia e ospite di una casa famiglia di Tricase, già nota alle forze dell’ordine per aver in precedenza cercato di abbandonare la struttura, è ora ricoverata nel reparto di Rianimazione dell’ospedale “Cardinale Panico” di Tricase per le lesioni subite.

Ma le conseguenza dell’accaduto potevano essere decisamente peggiori, se non fosse stato per il tempestivo intervento dei carabinieri. I militari, giunti sul posto dopo una segnalazione alla Centrale Operativa della Compagnia di Tricase, hanno trovato sul tetto la ragazzina che minacciava propositi suicidi.

Un carabiniere, dopo aver richiesto l’intervento del personale sanitario, si è arrampicato sul tetto per tranquillizzare la 14enne.  e le ha proposto più volte e in tutti i modi di scendere servendosi di una scala, senza ottenere però l’effetto sperato. All’improvviso la ragazzina si è lanciata nel vuoto, il carabiniere l’ha prontamente afferrata, ma lei l’ha trascinato nella sua caduta. I due hanno letteralmente sfondato con il peso dei loro corpi una tettoia, che ne ha attutito la caduta e limitato i danni. Il militare e la ragazzina sono stati trasferiti nel vicino ospedale e sottoposti alle cure del caso. Il carabiniere, che ha riportato la frattura di tre costole, è stato dimesso in giornata; la ragazzina è stata ricoverata in Rianimazione.

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Esplosione in Afghanistan, muore un giovane carabiniere salentino

Il Salento e l’Italia intera piangono l’ennesimo militare di stanza in Afghanistan. Questa mattina un giovane carabiniere di 30 anni, Manuele Braj, di Collepasso ha perso la vita in un attentato, precisamente ad Adraskan, e altri due sono rimasti feriti. Le circostanze e la dinamica sono ancora da chiarire, ma sembra che il giovane carabiniere e i suoi colleghi siano stati colpiti da un razzo nel campo di addestramento di Adraskan.

C’è chi parla di attentato e chi di sbaglio nel manovrare l’ordigno da parte delle truppe italiane. Dunque, resta il fatto che un’altra giovane vita è stata spezzata in quello che doveva essere un periodo di lento e progressivo passaggio del paese nelle mani delle truppe afghane, che si concluderà alla fine del 2014. Una vicenda che lascia sgomenti e che non potrà mai essere dimenticata da una terra, il Salento, che in un passato non troppo remoto ha pianto molti suoi giovani militari.

Per Manuele questa era la quinta missione di pace ed era partito solo 3 mesi fa. Purtroppo lascia la giovane moglie, Federica Giaccari di anni 28, e il figlioletto di appena 8 mesi. Un intero paese si stringe attorno alla famiglia Braj.

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Morta 69enne in spiaggia a Otranto

Tragedia a Otranto. È morta mentre cercava refrigerio in questa calda domenica di giugno. Una donna di 69, A.L., pensionata magliese è stata colta da malore attorno alle 11 di questa mattina, mentre era in spiaggia con i familiari presso un noto e storico stabilimento balneare nella zona dei laghi Alimini, dopo esser svenuta è morta in pochi istanti per annegamento.
È intervenuto subito il personale medico, dopo l’allarme di parenti e degli astanti e anche il personale del 118 e i militari della capitaneria di porto e i carabinieri della compagnia di Maglie. Purtroppo medici e militari hanno potuto solo constatare il decesso della 69enne.
Non è il primo caso a Otranto, purtroppo la cronaca nera locale è piena di questi episodi, che ogni anno puntualmente con la bella stagione si ripresentano. Complici di queste tragedie spesso la disattenzione favorita da un abbassamento del limite di vigilanza delle stesse vittime che dimenticano di seguire le direttive mediche per affrontare questa stagione tanto bella e tanto rischiosa per le temperature elevate in genere e l’abitudine di bere e mangiare cibi gelati per cercare di rinfrescarsi, come pericolose risulta anche l’eccessiva esposizione al sole.

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Una biglia contro Dario Stèfano?

Dario Stèfano e la biglia lanciata in ufficio. È successo ieri, quando qualche screanzato, per motivi ancora da precisare, ha lanciato una biglia d’acciaio contro una delle finestre della sede dell’assessorato regionale all’Agricoltura, sul lungomare di Bari. La sfera del diametro di 10 centimetri dopo aver sfondato le vetrate è finita sul pavimento dello studio, dove è stata rinvenuta da Dario Stefano, l’otrantino assessore regionale Alle Risorse agroalimentari. Stèfano si è recato poi dai carabinieri per consegnare l’oggetto.
Probabilmente gli uomini responsabili del gesto hanno agito nella notte, per ora nessuna rivendicazione, forse lo scopo era intimorire l’assessore, o forse semplicemente una bravata.
Gli inquirenti non escludono alcuna pista.
Presidente de La Puglia per Vendola, Angelo Disabato ha espresso solidarietà “a nome personale e di tutti i consiglieri regionali de La Puglia per Vendola all’assessore all’agricoltura Dario Stefàno, per il deplorevole atto di cui la sua stanza è stata destinataria la scorsa notte, che fortunatamente non ha causato danni alle persone. Nel condannare il vile atto mi auguro che il lancio della biglia d’acciaio non fosse diretto all’assessore Stefàno, un uomo delle istituzioni”.

Jenny De Cicco

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48 ore per farsi vivi, poi scatterà la denuncia per atti vandalici

Neanche il tempo di terminare la riqualificazione della nuova zona 167 che qualcuno già la deturpa.
È successo ieri sera, ad accorgersene lo stesso assessore alle politiche giovanili, randagismo e patrimoni del comune di Uggiano la Chiesa, Luca Leo.
Sul muro nei pressi della vitale e nuova villa della zona popolare in rosso compare la scritta:
“In qualunque strada, in qualunque cielo, come e comunque vada noi non ci perderemo! Auguri Clarabella, tue Ursula & Olivia” .
Poco prima della mezzanotte il giovane assessore si è accorto dello scempio e ha pubblicato e divulgato la foto sul proprio profilo Facebook corredandolo di commento: “Ecco l’ultimo scempio, fatto da qualche minuto, presso la nuova villetta della Zona 167. Comunico alle 2 persone che lo hanno realizzato, che dispongono di 48 ore per contattarmi, chiedere scusa e risolvere insieme il problema in via bonaria, perché è lecito sbagliare. Passate le 48 ore significa che avremo a che fare con persone incivili che non vogliono prendersi le loro responsabilità, pertanto provvederemo a fare denuncia ai Carabinieri.
Contattatemi su Fb, in comune o tramite mail, basta imbrattare in questo modo, ci sono modi e spazi per poterlo fare”.
Ancora non sono teminate le 48 ore dell’avviso e in paese tutti attendono frementi che le ipotetiche giovani ragazze, si presentino perché non paghino conseguenze ben più gravi di una semplice ramanzina.
Il danno non è rilevante, ma è grave come in un paese qual è Uggiano in cui le politiche giovanili hanno destinato diversi spazi alla libera espressione e l’aerosol art su pareti comunali non si sfruttino le occasioni date ufficialmente dall’amministrazione, ma si passi per la città a imbrattare incivilmente le proprietà demaniali.

Jenny De Cicco

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Protesta dei lavoratori delle terme: interviene Salvatore Piconese

Nella vicenda dei lavoratori stagionali delle Terme di Santa Cesarea ancora si è a uno stallo. Il consigliere d’opposizione Salvatore Piconese ha inviato una nota in cui esprime la vicinanza ai lavoratori. La questione infatti inerisce anche e soprattutto la Provincia di Lecce, tanto che per martedì il presidente Antonio Gabellone ha previsto un incontro alla presenza dei sindacati. “Il gruppo consiliare del Pd della Provincia di Lecce – scrive Piconese – si schiera a sostegno della mobilitazione dei lavoratori della Terme Spa di Santa Cesarea. Si tratta di una questione centrale poiché riguarda i diritti dei lavoratori e il futuro di tante famiglie, alle quali va garantito un avvenire fatto di certezze. Chiediamo, che il cda delle Terme Spa colga l’invito delle organizzazioni sindacali e si apra al confronto, al fine di assicurare un dialogo costruttivo e democratico, che riesca a conciliare le esigenze aziendali con le aspettative legittime dei lavoratori. Inoltre, in qualità di consigliere provinciale, rappresentante di un territorio che ha nella società termale un punto di riferimento importante, chiederò al presidente Gabellone di poter partecipare all’incontro con le organizzazioni sindacali previsto per martedì 29 maggio presso la Provincia di Lecce”.

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C’è chi dice no. A Borgagne manifestazione amatoriale contro il randagismo

Sabato 26 Maggio Borgagne ospita la prima manifestazione amatoriale contro il randagismo, dedicata agli amici a quattro zampe. L’organizzatrice dell’evento la signora Ileana Maran, in collaborazione con l’associazione “Zampa Libera”, i “Volontari del randagio” e con la partecipazione del parroco don Corrado Buttazzo della parrocchia “Presentazione del Signore”, ci tiene a sottolineare che è la prima volta in assoluto che a Borgagne si svolge una manifestazione di questo tipo. La signora, originaria di Varese che risiede nel Salento da sette anni, evidenzia con motivato orgoglio il lavoro capillare che svolge da tempo, al fine di combattere nello specifico il fenomeno del randagismo, e sovvertire in senso più ampio e migliorativo l’errata cultura che domina il rapporto tra l’uomo con il suo amico migliore. “Migliore” una volta, forse, e non sempre e non necessariamente alla luce di molte degradanti situazioni attuali, ma non ineluttabilmente impossibile a fronte di un impegno collettivo del paese che crede nella possibilità di un cambiamento a partire dalle piccole cose. L’azione iniziale di sensibilizzazione acquista valore nel percorso di attuazione, e diventa missione di trasformazione culturale, di parte di quel pensiero sbagliato dominante. Al progetto, tuttavia, è sotteso un obiettivo ben più ambizioso della contingenza del qui ed ora, afferma la signora Maran, che ribadisce con ferrea convinzione la necessità di lavorare per creare una responsabile coscienza civile dei singoli, ancor prima di operare per modificare scellerati atti collettivi. Per questo motivo co-protagonisti della giornata saranno i bambini e i ragazzi delle scuole, intorno ai quali si snoderanno le iniziative principali che si svolgeranno nell’oratorio parrocchiale a partire dal primo pomeriggio. Alle 15,30 ci sarà un incontro con i ragazzi sul tema “Chi è il nostro amico a 4 zampe”, alle ore 17 seguirà la proiezione di un film, alle 18 si svolgeranno lavoretti didattici per i ragazzi dai sei ai dieci anni, e la caccia al tesoro per i ragazzi delle scuole medie, e alle 19 avrà luogo la gara canina “L’amico più simpatico a quattro zampe”. Non mancheranno premi e riconoscimenti per i partecipanti. Un pomeriggio all’insegna del rispetto verso ogni essere vivente, un momento di gioco che diventa riflessione, un punto di partenza che apre nuovi orizzonti di una più equilibrata relazione tra l’uomo e gli anici a quattro zampe. Chiosano con un’annotazione forte e perentoria gli organizzatori:”Questa manifestazione deve servire per una crescita del paese, per evitare inutili abbandoni, per contribuire a rispettare le persone che amano e non amano gli animali, per capire che il randagismo si combatte soprattutto diventando consapevoli che gli animali (soffrono e gioiscono come noi) , perché un cane non deve essere un giocattolo vivente che si regala, ma è parte integrante di una famiglia , e quindi la scelta deve essere ben motivata e ponderata .L’evento di sabato pomeriggio serve a ricordare l’inutile mattanza di cani e gatti avvelenati a Borgagne, lo scorso anno. Un triste e vergognoso episodio che ha gravato non solo sulla sofferenza degli animali, ma che ha sottolineato la crudeltà che appartiene solo ed esclusivamente all’essere umano. L’avvenimento, rivelando la sua faccia incivile, conserva in sé la speranza di un invito ad usare la propria intelligenza per evitare il fenomeno del randagismo”.

Maria Rosaria Contaldo

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Infami: il grido della fondazione Capece contro gli attentatori di Brindisi

Il gesto degli attentatori di Brindisi ha un solo appellativo possibile per questi, secondo la fondazione Capece di Maglie: infami. Il consiglio di amministrazione l’ha scritto a chiare lettere su uno striscione e appeso alla terrazza del liceo, con il benestare dell’istituto scolastico. I fatti di Brindisi, qualunque sia la loro matrice, attualmente al vaglio degli inquirenti, hanno comunque attaccato un obiettivo, una scuola, che raccoglieva studenti felici fino al giorno prima e che magari morivano sì a scuola, ma di noia, come recita ormai uno status molto diffuso sui social network in questi giorni. La fondazione, che prende il nome della nobildonna Francesca Capece, che creò un luogo d’istruzione pubblico e per tutti, era normale che si schierasse dalla parte degli studenti e delle famiglie delle vittime. “Una tragedia – scrive il presidente Dario Massimiliano Vincenti – che non dovrebbe mai accadere in una società che qualcuno vorrebbe ancora definire civile, un dolore che nessun genitore dovrebbe mai provare, una circostanza che nessuna ragione potrebbe spiegare e nessuna frase potrebbe definire. Se non una parola: infami. Infami perché hanno colpito giovani vite innocenti. Infami perché stamattina tutti i genitori che hanno portato i bambini a scuola, hanno pensato al male che farebbe non poterli andare più a riprendere. Perché degli infami si sono accaniti contro la ragione di vita di molti. E la parola infami è anche l’unica che la fondazione Francesca Capece si è sentita di pronunciare. Una scritta bianca come i sorrisi negati, che si staglia su un fondo nero, come l’anima di chi li ha spenti, e campeggia sulla facciata del liceo Francesca Capece, da sempre culla che ha protetto e coltivato non solo l’istruzione ma anche la crescita morale di tante generazioni. Il dramma non poteva non colpire forte l’animo di chi ogni giorno si prodiga con impegno e convinzione ad onorare la volontà e la memoria di Francesca Capece, una donna che aveva chiara in fondo all’anima la sacralità dell’istruzione e dei giovani ed ha fatto di questo binomio la sua ragione di vita e lo scopo della sua donazione. Il consiglio di amministrazione della fondazione Francesca Capece, sconvolto dai vergognosi fatti di Brindisi, darà una sua risposta continuando a sostenere, se possibile ancora più fermamente, i valori della formazione, dell’istruzione e della tutela dei giovani in termini di libertà, rispetto e affermazione”.

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Brindisi: terrore davanti alla scuola

L’esplosione di tre bombole di gas (innescata con un detonatore) davanti all’Istituto Morvillo Falcone, fatto di orrenda barbarie accaduto a Brindisi lo scorso 19 maggio, che ha causato la morte di una studentessa di sedici anni e il ferimento di altri studenti – di cui una ragazza è molto grave – invita a una presa di posizione senza riserve contro ogni tipo di illegalità e ad un’urgente riflessione sulla deriva sociale e politica che già da tempo caratterizza la situazione italiana.

Stretti tra la sensazione di un eterno ritorno ai momenti peggiori della nostra storia – leggasi anni di piombo – e la dilagante crisi, non solo economica ma soprattutto valoriale, i cittadini onesti hanno voglia di dimostrare la vicinanza alle famiglie delle vittime dell’attentato e di dichiarare apertamente l’intenzione di non volersi sottomettere ai diktat delle mafie e del terrorismo.

Rimane tuttavia incerta la matrice dell’efferato episodio, sicura, invece, la volontà dei singoli e delle comunità, delle istituzioni e libere associazioni di schierarsi, senza nessuna esitazione, dalla parte delle persone colpite e di chi ha fatto e tuttora fa del rispetto della legge e dei diritti motivo della propria esistenza.

Questo attacco al cuore della gente, sferrato alla sua parte più tenera e allo stesso tempo più vivace e socialmente attiva, sembra essere l’extrema ratio, o un gesto inconsulto, di individui che hanno perso (semmai lo hanno avuto) il senso della dignità e della ragione. Al di là del possibile, ma non confermato, significato simbolico – l’attacco ad una scuola che portava il nome di Morvillo Falcone – la radice di tale brutalità è immersa comunque in “Un brodo di illegalità”, potremmo dire parafrasando don Ciotti.

L’accaduto forse potrebbe essere spiegato con le parole del giudice Antonio Caponnetto: “La mafia teme più la scuola della giustizia. L’istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa”, intendendo per “mafioso” qualsiasi comportamento che mini alla base il corso della legalità, oppure farsi strada nella mente di un folle che per un’incomprensibile quanto meschina ragione ha deciso di far esplodere l’ordigno proprio mentre le ragazze erano davanti all’entrata dell’istituto.

Ebbene, qualunque sia l’origine di questo crimine, la risposta della società civile all’orrore che ha segnato Brindisi non ha tardato a farsi sentire, perché non c’è rischio di retorica che tenga davanti ad episodi che strappano vite nel fiore degli anni. Tutti, indistintamente, cittadini, istituzioni, associazioni, organi di informazione, intellettuali debbono dare il loro contributo per una cultura della legalità, non solo a danno avvenuto ma in tutti i momenti della vita sociale.

Gianluca Conte

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L’autopsia conferma: Popo Virgil Cristia è morto per il digiuno

La mancanza di cibo ha determinato la morte del detenuto 38enne di lecce.
Ad accertare la causa della morte dell’uomo, deceduto domenica mattina, è stata l’autopsia svolta gli scorsi giorni dai medici legali Roberto Vaglio ed Ermenegildo Colosimo a Lecce.
Popo Virgil Cristia è morto presso l’ospedale Vito Fazzi in seguito alla richiesta di trasferimento effettuata sabato dai medici dell’azienda sanitaria locale in servizio presso il carcere Borgo San Nicola.
Le condizioni di estremo digiuno hanno reso vani i tentativi di tenere in vita Popo, giunto in grave deperimento presso l’ospedale civile.
Cinquanta giorni di digiuno in segno di protesta per dichiarare le propria innocenza e parlare con un magistrato per tornare libero.
Il sostituto procuratore Carmen Ruggiero ha aperto un fascicolo e ha iscritto sul registro degli indagati diciotto medici in servizio presso il carcere.
Probabilmente nulla si sarebbe potuto fare per evitare la conseguenza della scelta estrema, che ha assunto questi drammatici noti risvolti anche per le situazioni di sovraffollamento delle carceri in Italia, da cui non è esente Borgo San Nicola.
Nel frattempo per accertare le condizioni di permanenza dei carcerati, una delegazione composta dalla Senatrice di Io Sud Adriana Poli Bortone, dall’onorevole radicale Elisabetta Zamparutti, e dal presidente del Movimento Regione Salento Paolo Pagliaro ha visitato la struttura detentiva leccese.

Jenny De Cicco

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Partono le indagini a Borgo San Nicola per il detenuto suicida

Il ministro della giustizia Paola Severino ha disposto un’indagine ispettiva nel carcere di Lecce a seguito della morte del detenuto Popo Virgil Cristria di 38 anni, avvenuta il 14 maggio scorso nell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce a seguito dei 50 giorni di digiuno.
L’indagine sarà svolta dall’ufficio ispettivo del Dap.
Ieri l’onorevole salentina del Pd Teresa Bellanova aveva posto un’interrogazione alla ministra Paola Severino sul problema delle carceri.
Virgil Cristria, il detenuto suicida, scriveva numerose lettere Da Borgo San Nicola e chiamava a Monza il suo avvocato, Renata D’amico.
Nel frattempo è giunta la notizia da Roma per chiarire la modalità per cui nessuno sia stato in grado di scongiurare la morte di Virgil, considerando i 50 giorni dall’inizio della drastica scelta.
A diffondere la notizia è stato il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. L’indagine sarà svolta dall’Ufficio ispettivo del Dap.
Già dopo il decesso la vicenda era passata in mano alla magistratura, avvisata dalle autorità ospedaliere, aprendo un’inchiesta d’ufficio. Il sostituto procuratore Carmen Ruggiero ha acquisito cartelle cliniche e documentazione sanitaria del carcere e ieri ha iscritto nel registro degli indagati quindici medici con l’ipotesi di reato di omicidio colposo. L’autopsia è stata effettuata dal medico legale Ermenegildo Colosimo.

Jenny De Cicco

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“La situazione del Vito Fazzi è drammatica”. La denuncia dei consiglieri regionali del centrodestra

La sanità in Puglia e in particolare nel Salento fa sempre discutere. Questa volta, la nota arriva direttamente dai consiglieri regionali del centrodestra Rocco Palese, Antonio Barba, Andrea Caroppo, Erio Congedo, Roberto Marti e Mario Vadrucci che denunciano lo stato di abbandono dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. “Il Pronto Soccorso del Vito Fazzi di Lecce – si legge – è ancora in un sottoscala, l’unico reparto di riabilitazione cardiologica della provincia di Lecce (quello di San Cesario) ha bloccato i ricoveri dal 9 maggio scorso, nel reparto di Urologia 2 del Vito Fazzi mancano i letti, i volontari che assicurano il servizio 118 sono in emergenza. Sono solo i titoli di oggi delle cronache locali. La sanità leccese è letteralmente allo sbando.
La situazione del Vito Fazzi, il più grande ospedale del Salento, è a dir poco drammatica le denunce delle associazioni dei Diritti del Cittadino e dei Diritti del Malato portano quotidianamente alla luce episodi che dimostrano la totale assenza di una programmazione nella gestione sanitaria e la totale anarchia che regna nei reparti e negli ospedali.
Le carenze di personale medico e infermieristico determinano disservizi non più tollerabili per i pugliesi che continuano a pagare carissima la sanità nella nostra Regione con 338 milioni di euro all’anno di tasse regionali aggiuntive.
L’unica speranza in questa situazione, viene dalla Legge approvata venerdì scorso dal consiglio regionale e nella quale, su nostra proposta, è stato inserito l’obbligo per le Asl pugliesi di approvare le piante organiche entro 30 giorni, altrimenti entro i successivi 10, la Giunta regionale procederà con poteri sostitutivi. L’approvazione delle nuove Piante organiche potrà finalmente consentire di individuare e coprire le reali carenze di personale negli ospedali pugliesi”. Dunque, una situazione non facile che non riguarda solo il “Vito Fazzi”, ma l’intera sanità pugliese.

Alessandro Conte

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