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Cassazione: redditometro, presunzione semplice. D’Agata: “Sentenza importante”

Il nuovo redditometro è stato bocciato dalla giurisprudenza prima di essere applicato. È questo, in sintesi, il nocciolo dell’importante sentenza n. 23554 del 10/07/2012, depositata il 20/12/2012 dalla Corte di Cassazione, sezione Tributaria, che accogliendo la tesi difensiva dell’avvocato tributarista Maurizio Villani, ritiene il redditometro presunzione semplice e non presunzione legale.

Questo giudizio, importante anche perché in contrasto con altre precedenti sentenze, per la prima volta in Italia, ritiene il redditometro una semplice presunzione e non inverte l’onere della prova a carico del contribuente che, in sede contenziosa, può avere grandi difficoltà a difendersi soprattutto perché nel processo tributario non è ammessa né la testimonianza né il giuramento. Invece, la Corte di Cassazione, accogliendo le motivazioni addotte nel controricorso del cittadino difeso dall’avvocato Villani, ritiene che debba essere sempre l’Agenzia delle Entrate a provare il maggior reddito derivante da redditometro e non deve basarsi esclusivamente sulle presunzioni previste dai decreti ministeriali.

Questa decisione, la prima in Italia, per Giovanni D’Agata, fondatore dello Sportello dei Diritti, è importante anche in vista del nuovo redditometro pubblicato pochi giorni fa dall’Agenzia delle Entrate e che sarà utilizzato da marzo per tutti gli avvisi di accertamento riferiti al periodo d’imposta a partire dal 2009.

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Distretto Jonico Salentino: le tre province come fossero una

Distretto Jonico SalentinoLecce, Brindisi e Taranto come fossero un unicum della qualità. La nuova società è stata costituita ieri presso piazza Panzera a Lecce da imprese, associazioni ed enti operanti sul territorio ed avrà per scopo la promozione e la protezione della qualità del Salento, con la creazione della società del Distretto Agroalimentare di Qualità Jonico Salentino, Società Consortile a Responsabilità Limitata.

La suddetta recepisce le finalità espresse della legge regionale 3 agosto 2007 n. 23 della Regione Puglia e dell’articolo 13 del Decreto legislativo 228/2001 e costituisce il Distretto Agroalimentare riconosciuto in via definitiva dalla Regione Puglia con delibera di giunta Regionale n. 51 del 26 gennaio 2011.

Il Distretto Agroalimentare di Qualità rappresenterà un nuovo sistema di governance del settore agroalimentare. La vision del Distretto Agroalimentare di Qualità Jonico Salentino è tesa a promuovere un contesto di

sviluppo, integrazione e innovazione dell’economia agricola attraverso la creazioni di reti di imprese che diventano reti di territorio.

Un obiettivo da realizzare in una particolare regione agraria in cui ricadono le tre province e dove si rende necessario

realizzare una politica agroalimentare di distretto, che dia pieno sostegno alla prospettive di crescita: ponendo a sistema le opportunità e le potenzialità peculiari dei territori, del capitale economico, culturale, sociale e ambientale.

Lo strumento che ha funzionato da collante durante la sperimentazione decennale e tra i vari operatori e rappresentanti del settore è stato il Programma Integrato Territoriale n.8 che ha operato nell’ambito della programmazione POR Puglia 2000 – 2006. In particolare il PIT aveva l’obiettivo, alla fine del processo di programmazione, della costituzione del Distretto Agroalimentare di Qualità Jonico Salentino.

Lo scenario economico nazionale e internazionale impone di rafforzare i principali comparti agricoli presenti sul territorio agevolando la realizzazione di processi organizzativi tali da mettere a punto strategie più rappresentative del territorio al fine di valorizzare l’economia delle risorse territoriali e garantire un più equilibrato rapporto contrattuale fra le parti.

La priorità è l’intervento sul sistema produttivo locale favorendo processi d’integrazione e complementarietà del sistema imprenditoriale per migliorare la competitività produttiva e commerciale del comparto. Al superamento di questi fattori di debolezza sono state orientate le finalità del Distretto con l’obiettivo di sostenere l’integrazione, di fare sistema come condizione prioritaria per lo sviluppo della competitività dell’area.

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Palese preoccupato per la CIG e i dati svelati dalla Uil Lecce

Rocco Palese preoccupato per i dati sulla cassa integrazione di Lecce, resi noti dalla Uil e commentati da Salvatore Giannetto.

Questa volta il consigliere salentino del Pdl è allarmato dai dati sulla

Cassa integrazione che arrivano dal Salento e vengono rilanciati dalla Uil provinciale, confermano da un lato la profonda crisi dell’economia salentina, dall’altro la totale assenza di impatti positivi delle politiche economiche e per il lavoro che pure il governo Vendola in questi anni ha sostenuto di aver messo in atto. È innegabile che la crisi riguardi tutto il Paese e tutta la Puglia e che spetta al Governo nazionale garantire gli ammortizzatori sociali. Ma è altrettanto innegabile che la Regione Puglia, sottostimato prima il fabbisogno del 2012 tanto da dover chiedere integrazioni, poi abbia continuato a negare la gravità della situazione, con Vendola impegnato a sostenere che la Puglia è in controtendenza nazionale e che qui la crisi si avverte meno che altrove. Pugliesi, e in particolare salentini, invece, stanno avvertendo più e peggio di altri la crisi perché alla situazione oggettivamente grave si aggiungono le incapacità politiche, le sottovalutazioni e le tasse regionali del Governo Vendola.”

Il 14 gennaio è stato reso noto il 48° rapporto sulla cassa integrazione guadagni.
Il presidente della Uil-Unione Italiana Lavoro di Lecce ha dichiarato sui dati come, pur reggendo grazie alla CIG, dinanzi al quadro completo dei dati 2012 e la nuova ondata di richieste all’INPS per il mese di dicembre da parte delle aziende salentine, i dati non siano confortanti. Nell’anno appena concluso sono stati autorizzati 8 milioni 733.520 ore di cassa integrazione a fronte dei 7 milioni 915.283 del 2011 nella stessa provincia di Lecce, con un aumento del 10,3%.
Anche a dicembre scorso, le richieste di cig hanno subìto l’ennesima impennata, raggiungendo quota 503.345 ore, con un incremento del 76,2% sul precedente mese di novembre (285.623 ore).
Secondo lo studio della UIL le ore richieste all’INPS dalle aziende salentine per la CIG ordinaria a dicembre diminuiscono, su novembre 2012, del 3,6%, mentre crescono gli interventi straordinari della CIGS che registrano un aumento pari al 65,1%.

Giannetto sottolinea

il dato complessivo del 2012 vede un aumento di oltre il 10% sul 2011, dimostra come la crisi stia picchiando duro. Ciò significa che – spiega Giannetto – sia rispetto al precedente dato di novembre che al 2011, è cresciuto notevolmente l’alveo aziende del Salento coinvolte in processi di ristrutturazione e che, dunque, non attraversano una situazione di difficoltà temporanea (come l’ipotesi della cassa ordinaria) ma realtà di estremo disagio economico. Ne deriva che sempre più imprenditori stanno cessando l’attività produttiva e che, di conseguenza, ogni giorno vengono bruciati nuovi posti di lavoro.

Per quanto riguarda la cassa in deroga il dato è l’incremento delle ore autorizzate a dicembre è del 7711,6% su novembre 2012, nell’anno l’aumento è dell’ 1,9
Giannetto ha poi ribadito:

Di fronte a questo quadro critico il nuovo Parlamento non potrà che rivedere la scelta fatta con la Riforma del mercato del Lavoro che nel tempo cancellerà questo ammortizzatore sociale, così come rimane insufficiente la copertura finanziaria della cassa in deroga che, se richiesta con questa intensità, assorbirà rapidamente gli stanziamenti previsti con la legge di Stabilità. Basta con la politica del rigore che penalizza la fascia dei cittadini e lavoratori più deboli, frenando la crescita e non offrendo soluzioni per l’uscita dalla crisi. Il territorio ha bisogno di ricevere un’importante iniezione di fiducia per il futuro. Significativa, in tal senso, sarebbe una riduzione delle tasse sul costo del lavoro, una maggiore flessibilità del sistema creditizio in favore delle imprese, nonché il pieno e corretto utilizzo dei fondi comunitari da parte degli enti locali

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Istat, i laureati lasciano l’Italia. D’Agata: “Italia, Paese d’emigrazione”

I laureati lasciano l’Italia, è quanto emerge dai dati forniti dall’Istituto nazionale di statistica (Istat). Dunque, per la prima volta dopo anni il numero degli emigrati ha superato quello degli immigrati. Il fondatore dello Sportello dei Diritti, Giovanni D’Agata, ha commentato lo studio statistico che rappresenta una fotografia sui movimenti migratori in entrata e in uscita dall’Italia nel decennio compreso tra il 2002 e il 2011.

“Se la matematica e i numeri non sono un’opinione, il rapporto “Migrazioni internazionali e interne della popolazione residente” dell’Istat non lascia spazio a dubbi: la crisi inverte i flussi migratori e l’Italia da Paese dell’immigrazione sta diventando Paese non più attrattivo e addirittura d’emigrazione, specie tra i laureati.
Se è vero che nell’arco di questi dieci anni sono entrati in Italia per risiedervi 3.563.379 stranieri, è pur vero che tra il 2002 e il 2011 si sono registrate 580mila partenze, di cui 175mila relative a cittadini stranieri.
Venendo al dettaglio dei dati più significativi, l’immigrazione femminile riguarda soprattutto i paesi dell’Est Europa (risultano essere donne il 74,9% dei cittadini ucraini residenti nel nostro Paese, mentre le moldave, le bulgare e le rumene superano abbondantemente il 50%), mentre quella maschile è originaria dell’India (oltre il 70% degli indiani sono uomini) e dai paesi africani.
Per quanto concerne i flussi migratori in entrata nello stesso periodo, in termini di nazionalità al primo posto vi è quella rumena che sfiora quasi il milione. Ciò vuol dire che oltre un immigrato su quattro di quelli arrivati negli ultimi dieci anni in Italia ha come paese d’origine la Romania. A seguire gli albanesi (278mila), i marocchini (258mila), gli ucraini (215mila) e i cinesi (150mila). Com’era prevedibile le regioni con i maggiori flussi in entrata sono Lazio e Lombardia.
L’effetto tangibile della crisi economica viene dal dato sul numero di italiani che lasciano la madrepatria. L’anno appena passato ha visto, infatti, l’accadimento di un fatto che non accadeva da tempo: ci sono stati più espatri che rimpatri. Basti verificare che a fronte di 31.500 cittadini italiani rientrati, ne sono andati all’estero 50mila. La maggior parte dei nostri concittadini ha scelto paesi europei, con al primo posto la Germania – solo nel 2011 ha accolto 5mila immigrati italiani – e a seguire la Svizzera (tremila) e il Regno Unito (duemila).
Altro elemento significativo, in diretto collegamento con la situazione economica che stiamo vivendo, è quello relativo al livello d’istruzione degli italiani che espatriano. La percentuale di titolari di laurea sale dall’11,9% del 2002 al 27,6% del 2011, mentre la quota di emigrati con titolo fino alla licenza media passa dal 51% del 2002 al 37,9% del 2011.
Infine, tra i laureati al primo posto viene scelto il Regno Unito, che riceve l’11,9% di questi nostri connazionali, seguito da Svizzera (11,8%), Germania (11%) e Francia (9,5%).”

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Tosap e Imu spiegate nell’incontro presso il Don Tonino Bello a Otranto

Imu, imposta municipale unica e Tosap nuovi termini, nuove tasse e mezzi di sostentamento per gli enti locali. Luciano Cariddi ribadisce la difficoltà legata ai tempi che corrono.
Spiegate le nuove imposte agli otrantini, tramite l’incontro pubblico presso il centro Don Tonino Bello dal sindaco Luciano Cariddi in persona, commercialista di professione, l’altro ieri a Otranto.
Il federalismo municipale ha lasciato solo i tagli ai contributi erariali e l’introduzione di nuove imposte, così l’Imu non sarà tanto unica come tassa per i cittadini, a dispetto del proprio nome. La maggiore possibilità promessa di autodeterminarsi nelle proprie scelte di politica economica per i comuni sembra essere svanita e gli enti sono costretti a fare i conti con le riduzioni dei contributi statali erogati, pari a circa due terzi rispetto agli importi degli anni precedenti.
Se a questi tagli aggiungiamo anche il danno prodotto dall’introduzione dell’Imu, che sostituisce l’Ici, allora far quadrare il bilancio di un comune diventa un’impresa impossibile, ma la promessa di togliere di mezzo l’ici è stata mantenuta, non ostante il prezzo da pagare sia stato elevato.
In ragione di ciò, riveduto il bilancio di previsione adottato nel marzo scorso, la giunta comunale sta cercando gli strumenti utili attraverso cui reperire le risorse necessarie per colmare il deficit causato dai minori introiti statali, comunicati in questi giorni come dati revisionali 2012.
La soluzione che si è previsto di adottare è quella di adeguare le tariffe della Tarsu per le diverse categorie d’immobili, con un incremento del 20% su tutte, tranne la categoria dei pubblici esercizi di somministrazione, che subirà l’incremento del 50%.
Misure che dovrebbero consentire il pareggio di bilancio senza dover variare in aumento le aliquote Imu stabilite dal governo. Dall’altro, ci si avvicinerà all’obiettivo, che sempre il governo centrale ha imposto, di coprire con il gettito derivante dalla Tarsu l’intero costo del servizio di smaltimento dei rifiuti, che per il Comune di Otranto ha subito una impennata e ha raggiunto quota 2milioni di Euro all’anno stotto gestione Ato/Lecce 2. “Viviamo tempi non certo facili – ha sottolineato Cariddi nel suo intervento – E siamo consapevoli dei necessari sacrifici da fare, però riteniamo che ancora una volta il maggior contributo venga chiesto a livello periferico e quindi agli ultimi della catena istituzionale, quali i comuni”.

Jenny De Cicco

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Protesta Adelchi: a breve il pagamento delle mensilità arretrate

Risultato positivo per i lavoratori del gruppo Adelchi dopo il sit in organizzato ieri mattina presso la sede della Prefettura a Lecce.
Come dichiarato nei giorni scorsi, gli operai chiedevano un incontro urgente con il prefetto Giuliana Perrotta per sbloccare la difficile situazione, creatasi a seguito del mancato pagamento, per i mesi di gennaio e febbraio, dell’indennità di cassa integrazione regionale.
Assecondando le volontà dei lavoratori, una delegazione di manifestanti è stata ricevuta in Prefettura. Dopo i contatti intercorsi con le sedi dell’Inps di Casarano e Lecce, gli operai hanno ottenuto le rassicurazioni sperate: il pagamento delle mensilità arretrate sarà erogato entro due settimane.
Una boccata d’ossigeno per le famiglie dei lavoratori, che, dopo la proroga della cassa integrazione a partire dal 1 agosto 2012 ottenuta con il tavolo interministeriale dello scorso 14 dicembre, lamentavano le ormai insostenibili difficoltà economiche.

Antonella Cazzato

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Assegnati i primi stalli dell’area mercatale

Il primo passo per il trasferimento degli operatori nella nuova area mercatale è stato fatto. Ieri pomeriggio l’amministrazione, dopo aver convocato una parte degli espositori nell’aula consiliare ha proceduto all’assegnazione degli stalli. Si è trattato di un’operazione complessa, gestita con attenzione dall’assessore ai Mercati, Marco Sticchi insieme al comandante della polizia urbana, Giovanni Margilio e ai rappresentanti dell’ufficio tecnico e che avrà un seguito nei prossimi gironi quando si arriverà all’assegnazione completa di tutte le postazioni. I primi a essere convocati sono stati gli ambulanti delle calzature e di una parte dell’abbigliamento che non hanno esitato a esprimere i timori per una scelta che, se fatta a cuore leggero, avrebbe potuto condizionare il futuro delle vendite. Un trasferimento che ha subito dei ritardi anche causa, in sede di progettazione, delle ridotte dimensioni degli stalli inadatti a contenere le nuove strutture mobili degli ambulanti, più ampie rispetto a quelle di qualche decennio fa e sulla base delle quali vennero ritagliati gli spazi in piazza Bachelet. Così l’amministrazione, dopo una fase interlocutoria, ha deciso di tagliare la testa al toro: gli ambulanti della frutta e della verdura non saranno spostati ma resteranno nel perimetro di Piazza Kennedy dove è in costruzione la nuova struttura del Mercato coperto dotato anche di sala convegni. Superate le preoccupazioni degli ambulanti dovute principalmente alla sistemazione logistica rispetto ad esempio al sole o alle intemperie, sono stati attribuiti i primi 47 stalli (27 spazi per le calzature e 20 spazi per l’abbigliamento). Alla fine delle convocazioni saranno assegnate 155 postazioni dedicate all’abbigliamento, 10 per gli abiti usati, 20 a disposizione dei casalinghi, 47 per le calzature e 16 per gli alimentari. Gli stalli sono disposti a raggiera intorno alla nuova struttura architettonica che permetterà di ospitare un bar e di garantire l’espletamento dei bisogni fisiologici. Completata questa fase l’area mercatale sarà inaugurata, “liberando” la zona 167 dalle bancarelle che ogni sabato mattina rendono la vita non facile ai numerosi residenti.

Maurizio Tarantino

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L’Aldelchi il giorno dopo: a colloquio con Lory De Donno

di Mauro Ragosta

D’avanti a un “nero bollente”, seduti ai tavolini dell’Art Cafè di Maglie, con Lory De Donno, simpatica e gentile amministrativa del gruppo Adelchi, abbiamo ripercorso le principali tappe della vita del colosso tricasino capitanato da Sergio Adelchi. Nelle sue parole è chiara una linea politica di chi vuol interpretare una realtà d’impresa, partendo da posizioni eminentemente sociali. Lory vede l’Adelchi non come un organismo internazionale e internazionalizzato, ma come un’istituzione locale, le cui logiche possono essere permeate, a tutti i livelli, dalla volontà dei partecipanti all’azienda. Un’analisi che stride forte con i principi economici, che prescindono dalle intenzioni degli operatori, se non incanalate in precise logiche, dettate dagli stessi principi. Un’analisi lontana dalle stringenti e implacabili logiche imprenditoriali, governate dal profitto e dall’efficiente allocazione delle risorse.
Una visione, la sua, che ha condiviso con gli operai dell’Adelchi e con Michele Frascaro, colui che ha rappresentato l’intelligence di chi voleva a tutti i costi far permanere l’Adelchi sul territorio tricasino, contro ogni logica che oggi governa il mondo occidentale dopo la caduta del muro di Berlino e senza peraltro tenere in considerazioni le politiche della Bce.
Il nuovo mondo, dopo la fine della guerra fredda, è caratterizzato da un dinamismo sempre più incalzante e che coinvolge tutti, lontano da schemi di riferimento qualificati da stabilità.
Oggi si parla sempre di più di precariato, ma sarebbe più corretto esprimersi nel senso della flessibilità e dell’adattamento alle logiche di mercato, lontane dalle posizioni di rendita. Si vive tale connotazione del mondo moderno in una prospettiva di rifiuto e in un’accezione negativa, senza però tener conto che la stabilità è stata solo una breve parentesi nella storia dell’umanità, che è andata dal 1920 al 1990. Sì, solo settanta anni.
Prima e dopo di questo arco di tempo ciò che connota il mondo del lavoro e il mondo economico si contrassegna inevitabilmente per l’imprevedibilità, per la dinamicità, per il cambiamento, dove la vivacità intellettuale la fa da padrona. E non so a chi convenga creare e accentuare il divario tra una visione ideale e vecchia e una sostanziale e reale.
In tale direzione è possibile spiegare le sorti inevitabili dell’Adelchi, dopo l’entrata in vigore dell’Euro, dove la politica della Bce ha imposto alla produzioni labour intensive, la delocalizzazione verso aree a basso costo del lavoro. Ed in effetti, lentamente, perché doveva superare le resistenze operaie e organizzarsi per i nuovi scenari produttivi, l’Adelchi ha chiuso i battenti nel giro di pochissimi anni dal 2002, ed ha spostato la produzione in Bangladesh, dove i costi della manodopera sono decisamente inferiori a quelli italiani e locali. A Tricase, invece e logicamente, sono rimaste solo le attività di controllo e gestione delle fasi di progettazione e commerciali, le uniche compatibili col territorio salentino, focalizzate per l’appunto nella Sergio’s.
Le dismissioni dell’Adelchi ha segnato l’apertura di un nuovo periodo per il territorio del sud est della provincia di Lecce, decretando la fine delle lavorazioni economiche ed in serie. Naturalmente le tensioni sociali sono state importanti, ma non hanno impedito che il territorio entrasse in una nuova fase economica dove occorre un nuovo contributo e un nuovo ruolo da parte della popolazione, che necessariamente dovrà riqualificare una buona fetta della sua economia a produzioni a più alto valore aggiunto e con un contenuto intellettivo di maggior spicco.
I 2400 operai dell’Adelchi, nel periodo di maggiore splendore di quest’azienda, oramai fanno parte solo della storia di questo territorio, che necessariamente deve trovare nuovi spunti economici per inserirsi nel più ampio contesto provinciale e non solo.

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Saverio Congedo esprime solidarietà per i lavoratori socialmente utili della scuola

Il consigliere regionale del Pdl, Saverio Congedo, ha espresso la propria solidarietà per i lavoratori socialmente utili della scuola penalizzati da una situazione mai definitivamente risolata. “Non si può non solidarizzare – ha dichiarato Congedo – con i lavoratori socialmente utili della scuola che da oltre 16 anni svolgono servizi di pulizia nelle scuole statali, dopo essere stati fatti transitare in ditte private convenzionate all’insegna di una promessa di stabilizzazione. A questi lavoratori, padri e madri di famiglia, già provati da una difficile situazione di precarietà lavorativa, viene ora negato anche il diritto alla percezione dello striminzito stipendio, con ricadute pesanti sulle proprie famiglie”. Già un anno fa il consiglio regionale, con un ordine del giorno, impegnò il governo regionale ad “attivare ogni soluzione utile e praticabile per venire incontro alle loro giuste istanze”, percorrendo anche strade già percorse per altro personale scolastico precario. “A oggi – continua il consigliere Congedo – la situazione non solo non è stata risolta, ma ove possibile si è anche ulteriormente aggravata”.
Infine, Congedo conclude il suo intervento con un appello: “Di qui un nuovo appello a tutte le istituzioni del territorio, ivi compreso il Prefetto di Lecce, affinché venga individuata e attuata ogni soluzione utile a dare soddisfazione alle loro giuste istanze e al sacrosanto diritto allo stipendio”.

Alessandro Conte

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Opportunità di specializzazione e formazione a cura di Confcommercio

Confcommercio di Lecce offre nuove opportunità di formazione e riqualificazione professionale. Due le iniziative che prenderanno il via a giorni e che avranno come destinatari giovani e meno giovani in cerca di specializzazione nel proprio settore lavorativo.
Scadranno a breve, infatti, i termini per l’iscrizione al corso abilitante per agente e rappresentante di commercio. Le lezioni, per un totale di 80 ore, avranno inizio giovedì 23 febbraio prossimo e si svolgeranno presso la sede di Confcommercio Lecce, in via Cicolella 3.
Il corso consentirà l’iscrizione alla Camera di Commercio: come previsto dalla Legge 204/85, infatti, per esercitare la professione di Agente e Rappresentante di commercio, è necessario essere in possesso di uno specifico requisito professionale che si ottiene con la frequenza di un corso di formazione abilitante riconosciuto dalla Provincia di Lecce.
Aspiranti pizzaioli, titolari di imprese della ristorazione e dei pubblici esercizi (o loro dipendenti), senza alcuna esperienza nel settore pizzeria, sono invece i destinatari di un altro corso professionale, sempre promosso dalla Confcommercio di Lecce, che inizierà il prossimo 5 marzo, e che mira ad offrire concrete opportunità di inserimento nel mondo del lavoro.
Il corso, infatti, è destinato sia a chi è in cerca di una prima occupazione, sia a chi, già operatore del settore, intende aggiornare ed approfondire le proprie conoscenze.
Le lezioni, organizzate secondo un calendario di sei incontri della durata di cinque ore ciascuno, dalle ore 8,30 alle ore 13,30, si terranno presso il Ristorante Pizzeria “Le Tagghiate” di Lecce. Il corso permetterà agli aspiranti pizzaioli di apprendere le migliori tecniche per preparare una buona pizza, curando tutti i momenti della produzione, da quello dell’impasto a quello dell’infornatura. Per chi già opera nell’ambito della ristorazione, invece, ci sarà la possibilità di migliorare l’arte di fare una buona pizza, approfondendo le proprie competenze professionali.
La giornata finale sarà dedicata ad una competizione e degustazione delle pizze preparate dagli allievi. Al termine del corso, verrà rilasciato un attestato di partecipazione.
Per maggiori informazioni, è possibile contattare la segreteria organizzativa, telefonando al numero 0832/345146 o scrivendo una e-mail all’indirizzo: lecce@confcommercio.it.
Gli interessati possono anche consultare il sito www.confcommerciolecce.it

Antonella Cazzato

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Bando per area Pip

L’area Pip magliese sarà rimessa a nuovo. Il nuovo bando pubblicato dall’amministrazione scadrà il prossimo 13 febbraio e permetterà di realizzare tutta una serie di interventi per l’ammodernamento e il completamento delle infrastrutture presenti nell’area. L’importo messo a disposizione dagli uffici regionali sarà di 327.257 euro (senza iva) più 14mila euro per la sicurezza: una somma molto inferiore a quanto preventivato dall’ufficio tecnico magliese che in origine, basandosi sul progetto dell’architetto Lucia Marzo, aveva richiesto un finanziamento di quasi 1 milione e 400mila euro. Nel dettaglio si procederà dapprima alla sistemazione dello smaltimento delle acque meteoriche nella zona attorno al campo sportivo comunale, una area che raccoglie molto spesso le precipitazioni provenienti da est, da nord ed in piccola parte da sud. Un fatto che causa frequenti allagamenti e ristagni mandando in crisi l’attuale sistema di raccolta delle acque.
Il sistema di captazione sarà quindi migliorato con la costruzione di ulteriori 90 griglie, che convoglieranno verso il recapito terminale esistente una consistente quantità di acque superficiali, determinando un sensibile miglioramento delle capacità di assorbimento generale della rete e limitando quindi al minimo le possibilità di allagamento e ristagno. Al fine di migliorare e completare la viabilità saranno realizzati nuovi marciapiedi e spartitraffico nelle zone che ne risultano sprovviste e saranno ultimati quelli rimasti incompleti.
Alla fine dei lavori saranno ripristinate in maniera ottimale le sedi viarie e i marciapiedi interessati. Con le restanti somme si metterà a punto un sistema di videomonitoraggio mediante l’installazione di telecamere nei punti di accesso all’area Pip ed in altri ritenuti strategici per il controllo. Le aree monitorate saranno dotate di telecamere complete di alimentazione ed accessori e tutti i dati video verranno inviati al centro con un sistema di comunicazione wireless.
Il sistema garantirà la memorizzazione di tutti i dati su supporto informatico.

Maurizio Tarantino

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Clini: valutare l’eolico off shore

A Mediterre è polemica. Si fa largo l’ipotesi d’impianti di eolico off shore in Adriatico a seguito delle dichiarazioni del ministro Corrado Clini. Mentre tiene ancora banco il dibattito sulle prospezioni petrolifere, la politica pugliese compatta difende da possibili abomini il proprio mare.
A Bari per la settima edizione di Mediterre il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha dichiarato: “Se saremo in grado di spiegare concretamente che esistono opzioni alternative a quella della ricerca in mare del petrolio probabilmente il problema sarà superato. Se non siamo in grado d’investire e di far crescere le rinnovabili come fonti alternative allora ci restano solo quelle fossili”. Il ministro ha riconosciuto la validità della protesta di Monopoli del gennaio scorso: “La popolazione pugliese ha protestato contro l’idea che ci fosse un allentamento delle misure di salvaguardia. La norma che avrebbe ridotto le clausole di salvaguardia in materia di trivellazioni a mare è stata fermata. La procedura di valutazione di impatto ambientale prevede sempre l’inchiesta pubblica e gli enti locali vengono sentiti per legge”.
Fin qui le dichiarazioni del ministro hanno incontrato il favore pugliese, ma il turbinio di polemiche si è innescato a seguito delle dichiarazioni sul progetto Powered: “Il progetto può rappresentare il modello la traccia del lavoro per lo sviluppo dell’energia eolica offshore nell’Adriatico”.
Finanziato con 4 milioni e 400 mila euro dal Programma transfrontaliero Ipa Adriatico, Powered vuole determinare se ci siano le possibilità per investire e determinarlo tramite l’installazione di una rete di anemometri in mare per monitorare le condizioni climatiche.
Tra le prime reazioni Onofrio Introna, presidente del consiglio regionale pugliese: “Non siamo affascinati dalle sirene dell’oro nero”. Introna lo ha ribadito direttamente al ministro Clini durante l’incontro-riunione dei presidenti delle Regioni adriatiche e del Mediterraneo europeo, sul tema della difesa del mare, tenutosi in occasione di Mediterre , chiedendo di “aiutare le Regioni a difendere il mare”. Sono 14 i progetti pendenti autorizzati di prospezione che riguardano la Puglia. A novembre a L’Aquila la conferenza dei presidenti dei consigli ha approvato all’unanimità un ordine del giorno per il Consiglio dei Ministri, il documento unitario ha condiviso anche il progetto di una Conferenza delle Regioni adriatiche e del Mediterraneo europeo, accolta dal ministro Clini. L’intervento pugliese ha pure raggiunto Bruxelles, convincendo il commissario all’ambiente a sostenere l’opportunità di un protocollo di regole più rigorose, estese a tutte le acque europee mediterranee”.
Più drastico nella sua nota il consigliere del Gruppo Misto-Psi Franco Pastore: “Che vadano altrove, il ministro e chiunque voglia installare nel nostro mare trivelle, piattaforme e altro. Il progetto Powered sull’eolico in Adriatico, per noi non ne vale la pena”.
Interviene anche il presidente del del PdL alla Regione Rocco Palese: “Le dichiarazioni del ministro Clini sono inaccettabili e meritano una risposta forte e unitaria. E non c’è ministro tecnico che ce le possa imporre. Su come trattare la nostra terra e il nostro mare non accettiamo né diktat né lezioni”.
Drastici i presidenti de La Puglia per Vendola, Angelo Disabato e Sinistra Ecologia e Libertà, Michele Losappio sul ragionamento costi/benefici del Ministro Clini dicono: “I costi sono a carico della Regione Puglia e i benefici a sostegno delle multinazionali che pensano che la nostra sia una terra low cost”.
Jenny De Cicco

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