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Alla libreria Idrusa di Alessano c’è La B Capovolta di Sofia Schito


Martedì 29 gennaio, alle 19, presso la libreria Idrusa di Alessano in via Sangiovanni, si terrà la presentazione del libro La B Capovolta di Sofia Schito, edito da Lupo Editore. Dialogheranno con l’autrice la scrittrice Michela Santoro e Tiziana Cazzato.

Il romanzo della Schito, vincitore del premio letterario Torre dell’Orologio, Siculiana, 2012, nella sezione letteratura per l’infanzia e l’adolescenza Lo Scarabocchio di Giufà, affronta la spinosa tematica dell’Olocausto, tragedia immane che coinvolse milioni di persone.

Nella nota che accompagna il libro si legge:

Si può parlare della Shoah in tanti modi. In Se Questo è un Uomo Primo Levi lo ha fatto con poesia, coinvolgendo l’umanità intera in un capolavoro che tocca l’emozione di tutti, nel suo unire la bellezza della parola all’orrore umano. E in questa storia proprio Se Questo è un Uomo e Primo Levi guidano un bambino che vivrà con la grazia propria della sua età un evento che ancora gli uomini non si riescono a spiegare. L’infanzia entra nella Storia più cupa ed aberrante, provando a sfiorare il mistero del buio della coscienza dell’uomo europeo. Levi la accompagna nei luoghi del degrado della nostra civiltà, e lo fa con la sua presa immortale come intermezzo, che cerca di spiegare l’inspiegabile all’innocenza di chi non ha ancora saputo tutto dell’Uomo.

E ancora:

Questo romanzo ci condurrà per mano in un incubo che non può essere lasciato solo al passato. Una storia che ci porterà a sentire l’inesorabilità del male ammantato dall’ingenuità dell’infanzia e dalla profondità della letteratura. Un libro che fa della semplicità lo strumento di narrazione per rispettare quei fatti senza rinunciare all’immaginazione e alla speranza.

Proprio in questi giorni dedicati alla memoria, in cui si riportano alla mente i tanti orrori perpetrati dal Nazismo, un messaggio di speranza, come quello che sottende il romanzo della Schito, non può che aprire uno spiraglio di luce nel buio dell’umanità provata dal secolo breve e dai suoi spropositati mali, e far guardare ad un futuro meno nero.

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La Bottega del Rigattiere: la scrittura ibrida di Paolo Vincenti


È in libreria La Bottega del Rigattiere di Paolo Vincenti (Lupo Editore), bell’esempio di scrittura ibrida sospesa tra poesia e narrativa, teatro e musicalità della parola.

Un itinerario spazio-temporale dove le due dimensioni non sono mai date per scontate, ma che anzi faticano a manifestarsi, dando luogo a certe a-spazialità e a-temporalità che avvolgono il lettore col manto variegato e suadente del possibile nell’impossibile, del mostrarsi della parola anche dove la parola sembra nascondersi.

Un labirinto scritturale disseminato nel negozio personale di Paolo Vincenti, nel bric-a-brac della memoria senziente  e subcosciente, dove le chincaglierie sono vita. A questo proposito sono chiare le parole di Carmen De Stasio, che nell’introduzione all’opera scrive:

La vita è un groviglio narrativo di episodi, prosodie, chiose, chiuse capitolazioni, capitoli e capitomboli. E allorquando si tratta di capitoli, sono due le opportunità: ovvietà e senso di acquiescenza. Nulla di questo compare nel testo di Paolo Vincenti. E d’altronde è lo stesso titolo a darcene misura.

Il percorso dello scrittore, così eclettico e decentrato rispetto al logos caratterizzante la messa in scena della parola a senso unico, porta, in questo lavoro, ad una quasi sublimazione della promiscuità alchemica dettata dalla formula verbo-voce-pensiero, in un tutt’uno cosmico che trascina l’astante verso una profondità concettuale e un’apertura alla semantica del senso-parola.

Attinente è quanto scritto a proposito dell’opera di Vincenti da Luciano Pagano su Musicaos.it:

La Bottega del Rigattiere di Paolo Vincenti è un testo che racchiude una grande ambizione, quella di costituire un’opera trans-genere, che si presenti allo stesso tempo come prosa, poesia, riflessione, romanzo, teatro; parola scritta e allo stesso tempo spettacolo della parola. Paolo Vincenti non è nuovo a questo tipo di ibridazioni letterarie e, in questa prova, ha raggiunto un equilibrio delle sue potenzialità espressive; non a caso, in contemporanea all’essere-libro della bottega, esiste uno spettacolo musicale-riflessivo-poetico, una sorta di wunderkammer rizomatica e itinerante ideata dall’autore.

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Mino de Santis, cantautorato salentino da Scarcagnizzu a Caminante


Il suo sembra un nome d’arte ingegnosamente cucito addosso alla sua pelle di cantautore salentino: è Mino De Santis. Scarcagnizzu è il suo primo stralunato album pubblicato nel 2011 a cura del Fondo Verri che a distanza di due anni oggi sta spopolando grazie al modo ironico e sofisticato con cui il paroliere tugliese riesce a raccontare le varie facce della società salentina, utilizzando il dialetto per essere più diretto e visceralmente vicino ai temi che tratta: l’affetto per la propria terra in Salentu, l’inquieto malcontento di un padre che non riesce ad avere un figlio maschio in Lu Masculazzu, la ridicola esaltazione della gente in La festa patronale. Del 2012 è il secondo album, Caminante, pubblicato da Lupo Editore con la neonata etichetta musicale Ululati, con cui Mino continua a descrivere la curiosa società salentina fatta di Nobili e Cafoni, di ipocrisia che si crea intorno alla morte in Lu ccumpagnamentu, di ubriaconi in U Mbriacu, di sproporzionate celebrazioni durante Lu Fidanzamentu, con un remake del tema che De Andrè trattò con Bocca di Rosa in La Zoccola.

Nonostante il dialetto e i temi popolari quello di Mino De Santis non si può definire genere popolare. I testi sono poesie dialettali di alto spessore e dal punto di vista strumentale è un mix tra il classico cantautorato italiano, in cui padroneggiano armoniosamente la sua voce baritonale, chitarra classica e fisarmonica, uniti alla musica balcanica e al valzer.

I lavori di Mino De Santis sono un riverbero delle sue passioni, il rock, la bossa nova, il blues, lo swing e la musica popolare ma soprattutto il cantautorato italiano e quello francese da De André a Brassen, da Paolo Conte a  Ivan Graziani e a tutti i grandi poeti che hanno fatto la storia della musica italiana.

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Alla Feltrinelli di Lecce La Cura dell’Attesa di Maria Pia Romano


Giovedì 17 gennaio, alle 19.30, presso la libreria Feltrinelli di Lecce, Maria Pia Romano firmerà le copie del suo ultimo romanzo (in occasione dell’uscita) La Cura dell’Attesa, edito da Lupo Editore. Per la Romano si tratta del terzo romanzo dopo Onde di Follia (2006) e L’Anello Inutile (2011), entrambi editi da Besa Editrice.

Con quest’ultimo lavoro l’autrice, che scrive anche in versi (ha all’attivo ben quattro raccolte di poesie), conferma il suo originale ed intenso percorso artistico, donando al lettore un’ulteriore prova dell’emozionalità della sua scrittura. Una scrittura che si fa più scorrevole e cristallina, che pone al centro della storia i sentimenti, le gioie e i dolori, il vissuto quotidiano e il sogno. In poche parole, la vita e tutto ciò che è vita. Ce lo spiega bene l’autrice:

Avevo voglia di scrivere della gente comune: di una donna, come tante, che scopre una forza infinita ed inaspettata nel momento in cui realizza di essere in attesa di un figlio non programmato, ma in segreto desiderato. Una donna forte e determinata solo in apparenza, ma in realtà complicata e fragile, come siamo un po’ tutte noi, che vogliamo essere accolte, eppure non sappiamo dirlo e restiamo ferme, in un silenzio gonfio di aspettative.
Volevo una scrittura che fosse più fluida rispetto alla poesia che voleva farsi prosa de L’Anello Inutile: una scrittura che scorresse limpida, svelando pagina dopo pagina la storia di Alba, divisa tra Alta Murgia e Salento, tra ingegneria e poesia. Tra un amore che le scava dentro nuovi mondi di luce e parole ed un altro che la fa sentire a casa col suo abbraccio, nel cerchio perfetto delle braccia che profumano di buono. E’ stato un modo per sputare fuori tutta l’ingegneria che è in me, perché questi studi mi hanno plasmata e formata, anche se rifiuto di ammetterlo. E’ stato un modo per rivivere gli amori della mia vita e dei miei sogni, anche quelli che non racconterò mai a nessuno. E’ stato un modo per immaginare la maternità che non ho mai vissuto: l’attesa più dolce, forse, la prima vera felicità per Alba. Ed alla fine, è semplicemente una banalissima storia, che appartiene ai lettori e sarà capace di farsi carne, nella sintonia della condivisione.

Un romanzo che attraversa passato e presente della protagonista, ammiccando ad un futuro sempre incerto – come per ogni essere umano – ma a cui bisogna guardare con fiducia. Lo sa bene l’eroina della storia, che un pezzo di futuro lo porta in grembo. Una nuova vita vedrà la luce, e vedrà l’amore, questo sentimento sempre presente nella scrittura della Romano, come lo è del resto il Salento, terra amatissima dalla scrittice di origini campane. E allora chiediamoci con lei:

Cos’è l’amore? Il calore della sicurezza che accarezza e non delude? Oppure la sottile incertezza che sa infiammarsi di passione, facendo invertire la rotta all’improvviso?

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La scrittura di Chiara Cordella: le tante facce di Medusa


Incontriamo Chiara Cordella, giovane scrittrice salentina, alla quale abbiamo rivolto alcune domande. Nata a Copertino, dove vive tuttora, è autrice di Medusa, raccolta di racconti noir edita da Lupo Editore. Chiara, oltre a coltivare la passione per la scrittura di racconti e romanzi, lavora anche a delle sceneggiature. Medusa è un libro di cinque racconti che solo riduttivamente definiamo noir, perché, anche se ritroviamo molti caratteri legati al genere, sono racconti a tutto tondo. Per addentrarci nel mondo complesso e fascinoso della scrittrice  partiamo proprio da questo suo lavoro d’esordio, ringraziando l’autrice per la disponibilità e la cortesia.

La prima domanda che rivolgiamo a  Chiara riguarda la scelta del titolo: perché Medusa?

Ho scelto questo titolo per il primo racconto che ho scritto, pensavo fosse l’immagine perfetta per la protagonista, a cui non ho mai dato un nome perché mi sembrava sufficiente quello. Quando poi ho dovuto scegliere il titolo della raccolta, ho pensato che Medusa, in qualche modo, rappresentasse ognuna delle donne che avevo raccontato. Nella mitologia greca Medusa era una bellissima fanciulla che fu trasformata in un orribile mostro da Atena, un’altra donna dunque. Ciò che la rendeva unica era la capacità di pietrificare chiunque incrociasse il suo sguardo, e questo la costringeva a una vita di solitudine. Come Medusa, anche le donne che ho raccontato nel mio libro, seppur in un vissuto di apperente normalità, nascondono occhi in grado di pietrificare e distruggere.

Le donne protagoniste dei tuoi racconti sono davvero così mostruosamente pericolose?

Sono donne normali e, come tali, capaci di ogni cosa. Io le trovo affascinanti. Certo, non sempre belle, ma sicuramente letali.

Dove va a scavare l’immaginario di Chiara Cordella? E la sua scrittura?

L’immaginario trova fin troppi spunti nella quotidianità, in quell’apparente normalità in cui ben si mimetizza la più crudele e feroce follia. La scrittura, invece, vorrebbe essere figlia dell’istinto, vorrebbe sempre avere la forza dirompente dell’acqua che infrange gli argini e scorre libera, senza costrizione alcuna. Credo che ogni storia abbia una sua natura precisa e se si vuole raccontarla al meglio bisogna scivolare con i protagonisti nei meandri più oscuri della mente, senza annichilirsi nella ricerca di uno stile o nell’inutile tentativo di emulare autori che ammiriamo. Mi piace pensare di essere solo uno strumento attraverso il quale la natura umana si racconta senza l’ipocrisia di emettere giudizi morali. Lascio che le parole scorrano, che le storie si raccontino. Spero di raggiungere il cuore delle cose e forse, come tutti gli scrittori o aspiranti tali, mi impegno per fermare il tempo attraverso una fotografia più o meno precisa del genere umano.

I tuoi racconti sembrano fortemente incentrati su una sorta di simbiosi tra i personaggi e i luoghi dove sono ambientate le storie, tanto che in certi passi appare impossibile scindere gli uni dagli altri: è soltanto una nostra sensazione?

Sono le due facce della stessa medaglia. E’ un neonato nell’utero materno, non si può comprendere la natura dell’uno ignorando l’altro. A volte si spiega la natura di un figlio raccontando la storia del padre, così una casa è lo specchio dell’anima di una famiglia tormentata, un bar l’unica ragione di vita di una barista e così via. Non è una sensazione questo rapporto simbiotico, è reale.

Hai qualche progetto per il prossimo futuro?

Sto lavorando al mio primo romanzo, ma di questo è ancora prematuro parlare, spero di poter dire qualcosa di più fra qualche tempo. Al momento, l’unica certezza è che non si tratterà di un noir, ma sarà comunque oscuro e malinconico. Il progetto di cui posso parlare è un film d’animazione, si chiamerà Lu Rusciu ti lu Mare. Soggetto e sceneggiatura sono stati scritti a quattro mani con Antonio Mangialardo. Hermes Mangialardo curerà regia e animazione, Piero Schirinzi si occuperà delle illustrazioni, Andrea Raho dell’animazione. Sarà il primo film di questo tipo realizzato interamente nel Salento. Noi tutti auspichiamo di riuscire a raccontare la storia di una terra diversa da quella cartolina cui ci siamo troppo abituati. Il film è ambientato in un selvaggio paesaggio di fine Ottocento e narrerà di un popolo orgoglioso e indomito, di un’amicizia che nel tempo si trasformerà in un amore grande e forte, di amicizie che con la loro forza saranno in grado di cambiare la storia. Ci saranno, inoltre, sommosse e rivolte.  E’ stata una bella storia da raccontare, speriamo che sia altrettanto bella da vedere.

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In libreria la Tramontana si tinge di giallo


È in tutte le librerie d’Italia Tramontana. Un’indagine di Michelangelo Romani, romanzo d’esordio di Giuseppe Calogiuri, edito da Lupo Editore.

Tramontana è un giallo appassionante e ben scritto, al quale non manca nessuno degli elementi caratteristici del genere: morti, sparizioni, sospetti. Così come non mancano mandante, killer e vittima. E ancora, intrighi, verità non dette o nascoste. Situazioni quotidiane e situazioni al limite che si fronteggiano in una scrittura davvero scorrevole e suadente, e in uno stile frizzante e ricco d’espressività.

Il protagonista, Michelangelo Romani, giornalista del Messaggero Quotidiano, con l’aiuto del suo caro amico Sandro Gennari, direttore di TeleCittàUno, indagherà su degli eventi delittuosi, cercando passo dopo passo – insieme al lettore, che si sentirà parte in causa fin dalla prima pagina – di scoprire cosa si vi nasconde dietro.

Quest’opera prima di Calogiuri non si risolve nel tenere col fiato sospeso e attaccati alla pagina quanti avranno la ventura di leggerla, ma offre anche uno spaccato salentino interessante e gustoso, ricco di personaggi secondari che tanto secondari non sono, ben definiti e caratterizzati, e non di rado grotteschi.

La trama, egregiamente intessuta, si dipana nel caldo e accattivante paesaggio del Salento, richiamato da tinte solari e a tratti esotiche. Tuttavia, come è giusto che sia in una storia dove la tensione è alta e la metà oscura deve venir fuori, il colore lascia il posto al nero e alla tenebra, ricordando a tutti che anche nel bello e assolato tacco d’Italia la morte corre veloce e miete le sue vittime.

E che il delitto – con tutto ciò a cui esso è legato – purtroppo sia cosa quotidiana ovunque lo sa bene Michelangelo Romani, personaggio dal carattere schivo e spesso scontroso (ma forse è proprio il suo essere ruvido ad infondere sicurezza), che con il suo intuito e la sua pervicacia si dedica con tutto se stesso alla ricerca della verità. Ma lo lo sa bene anche l’autore, complice il fatto che di professione fa l’avvocato.

Tramontana si rivela dunque un esordio ben riuscito, la cui storia e i cui i personaggi stanno bene  in piedi, grazie non solo alle tematiche affrontate (coinvolgenti e foriere di suspense) ma anche alle capacità dell’autore, dotato di un gran senso descrittivo e di una buona dose d’ironia. Un’indagine che rientra a tutti gli effetti nel panorama del giallo d’autore, mantenendo elementi d’originalità che caratterizzano lo stile e il modo di narrare di questo giovane scrittore.

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In poesia soffiano Brezze Moderne


Posando lo sguardo sulle ultime novità del mondo editoriale, ci siamo imbattuti in Brezze Moderne, interessante raccolta poetica di un giovane autore romano, Pietro De Bonis, classe 1984, che ha scelto di pubblicare con una casa editrice salentina, Lupo Editore.

Le liriche contenute nella raccolta, dirette e tenute bene insieme da una concept line con alla base i sentimenti e tutto ciò che intorno ad essi gravita, sono molto evocative e trasportano il lettore verso un mondo a metà strada tra il caos metropolitano e gli ampi spazi dove il poeta può vagare sentendosi libero  e slegato da ogni vincolo.

A questo proposito vale la pena di riportare integralmente la breve introduzione scritta dallo stesso autore (la prefazione è di Alessia Mocci. E’ presente, inoltre, una nota della poetessa Carmen Togni), che sembra iniziarci al suo affascinante viaggio emotivo e percettivo:

L’amore è un sentimento interiore, l’odio un sentimento esteriore. L’odio va proclamato, l’amore no. Vedo sempre poca sincerità nei proclami d’amore. Nella poesia mento, mento bene. E’ solo lo strascico d’amore, una pezza sporca e unta, un abito strappato. L’amore di una donna non mi dà alcun bisogno di proclamare, poiché tutto già c’è e tutto giace in quello. Scrivo solo tante bugie, tante belle bugie, a partire dall’introduzione.

E’ forse nel pensiero –  che appare manicheo – dell’autore riguardo i due sentimenti contrastanti per antonomasia, amore e odio, che dai tempi remoti di Catullo sono il cruccio del poeta, che risiede lo slancio al versificare, al cercare nella poesia l’esternazione del proprio io interiore. E l’autoaccusa di De Bonis, il suo autodafé, il suo dichiararsi menzognero portatore d’illusioni, a partire già dall’introduzione, come egli stesso afferma, potrebbe leggersi in chiave provocatoria, potrebbe rappresentare uno stimolo, un invogliare alla lettura che si realizza proprio nell’avvertire il lettore della sua (quella del poeta) mendacità, un po’ come fece Nietzsche con lo Zarathustra, quando lo marchiò per i secoli a venire come un libro per tutti e per nessuno.

Brezze Moderne, arricchito da due sezioni, una di intermezzi l’altra di aforismi, sembra essere lo specchio di una realtà poetica transeunte, dinamica, sempre in movimento, che partendo dall’autore di espande a raggiera, arrivando in ogni dove, penetrando a fondo la psiche e il cuore di chi si appresta a cogliere questi attimi d’infinito che dalle pagine emanano sensazioni, percezioni, emozioni forti.

Pietro De Bonis, con questa sua seconda raccolta (la prima era Tempeste Puniche – Il Profumo della Quiete, Albatros Edizioni, 2010), scandaglia a fondo l’animo umano e le sue infinite possibilità, regalando al lettore il soggetto/oggetto della sua ricerca, la bellezza, come egli stesso spiega:

Uno dei miei intenti principi nella vita è far riconoscere la bellezza, non tanto della poesia quanto della vita, molte persone credo vivano addormentate e col cuscino appiccicato in faccia. Può darsi che io sia un illuso, può darsi, ma credo che si possa essere un po’ e un po’.

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È in libreria Immagina la Gioia di Vittoria Coppola


È da pochi giorni in libreria Immagina la Gioia, il nuovo romanzo di Vittoria Coppola, edito da Lupo Editore. Questo secondo lavoro –  il primo, Gli Occhi di Mia Figlia (sempre per Lupo), ha vinto il sondaggio della rubrica Tg1 Billy come miglior romanzo 2012 – rappresenta una conferma per la giovane autrice salentina.

La storia, che si apre in un ventaglio di emozioni man mano che scorrono le pagine, è incentrata sulla figura di Eva, giovane e inquieta donna dalla personalità curiosa quanto riservata, amante della vita eppure in conflitto con essa. Attorno alla protagonista altri personaggi importanti faranno poi la loro comparsa: dal fratello Pietro, con il quale Eva ha un rapporto in cui trova spazio la gelosia, a nonna Annina, che cerca di trovare le parole giuste per interagire con lei e la consiglia, a nonno Manfredi, una figura quasi mitologica, legata a certi amori che si pensano indissolubili.

All’apparenza Eva è una ragazza come tante altre, ma dentro di sé ha un mondo immenso e a tratti travagliato, che forse cerca di tenere celato con un abbigliamento variopinto e sgargiante, un po’ come quando si tende a dissimulare la timidezza con la loquacità, esternando il contrario di ciò che il proprio essere conserva all’interno. Suo fratello Pietro, invece, è solare e intraprendente, amante del calcio e realizzato in amore, tanto che ci potrebbe chiedere se non sia questa differenza caratteriale a far ingelosire Eva e a farla vivere come sull’orlo di un’eterna competizione.

Fin qui tutto normale –  o quasi – ma all’improvviso, accade qualcosa che sconvolgerà gli equilibri personali così faticosamente tenuti assieme, perché si possa realizzare quanto appena suggerito in seconda di copertina: una vicenda di unione autentica, fatta di parole non dette e verità dolorose che fanno crescere.

Il  nuovo lavoro della Coppola, in contintuità tematica con il romanzo d’esordio, segna un altro passo fondamentale nel percorso letterario dell’autrice, che così commenta questa tappa del suo cammino:

L’uscita di Immagina la Gioia è per me un momento importante e forte dal punto di vista emozionale. Dietro al romanzo c’è un lavoro costante, giornaliero, che si è tradotto in pagine che parlano di donne forti e famiglia, condite da sapori unici provenienti dalla terra. Mi auguro che il lettore possa sentirsi accompagnato tra le mura di quella casa e deliziato da quei profumi, che tanto mi hanno sorpreso durante la stesura del romanzo.

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A Collepasso Donne in thriller


Sabato 28 luglio, alle 21, presso il palazzo baronale di Collepasso, si terrà Donne in thriller, un incontro con racconto e presentazione delle opere narrative Café des Artistes di Angela Leucci e L’Avvocato del Re di Maria Serena Camboa, entrambe edite da Lupo Editore. L’evento è organizzato da Cantieri Ideali, associazione promozione sociale. Presenta e modera Mario Vecchio.

Due donne per due libri mozzafiato, adrenalinici e ricchi di suspense, che accompagnano il lettore in un susseguirsi caotico di scene magnetiche e d’azione,
di viaggi nei territori bui della psiche e nei luoghi di confine da dove questi singolari romanzi fanno capolino.

Angela Leucci è di tutto di più: giornalista, blogger, scrittrice, ha pubblicato diverse raccolte di racconti e poesie. Café des Artistes è un romanzo breve che ci
conduce attraverso storie quasi inenarrabili, ma al tempo stesso mescola ironia e malinconia. Maria Serena Camboa è una giovane avvocato cassazionista, autrice di numerosi articoli e saggi. E’ alla sua prima opera narrativa, un legal thriller all’italiana dove si intrecciano giochi di potere, cinico arrivismo, ma anche un po’ di candido amore, il tutto tra Foro leccese e campagne salentine.

Gli organizzatori invitano il pubblico dei lettori a essere presente a quella che si rivelerà senz’altro un’interessante quanto intrigante serata in compagnia delle
storie al cardiopalma delle due autrici, tra le migliori rappresentati del Salento in giallonero.

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Il Presidio del libro di Massafra ospita Vittoria Coppola


Venerdì 29 giugno, il Presidio del libro di Massafra ospiterà Vittoria Coppola, giovane autrice del fortunato romanzo d’esordio Gli occhi di mia figlia, edito da
Lupo Editore (in seguito editato anche da EdizioniANordest), vincitore de titolo di migliore romanzo dell’anno 2011, conferito da Billy, il vizio di leggere, rubrica
letteraria del Tg1 Rai.

L’evento, organizzato in occasione del decennale dei Presidi del libro in collaborazione con la biblioteca comunale di Massafra, la Regione Puglia,
l’Università Popolare delle Gravine Ioniche, l’associazione culturale MassafrArte e il Leo Club Massafra-Mottola Le Cripte, avrà inizio alle 18.30 presso la sede del Presidio.

L’incontro sarà un’occasione per rivisitare la trama e i personaggi di questo romanzo, rivelatosi un fenomeno della piccola editoria impensabile alla vigilia
del concorso. Un successo che, battendo nomi importanti e giganti dell’editoria, ha catapultato la Coppola verso una ribalta nazionale, ponendola all’attenzione di prestigiosi salotti letterari.

Dichiara la scrittrice:

“Sono felice di essere ospite di questa città in occasione dei dieci anni del Presidio del libro. Mi emoziona sapere che il mio romanzo sia stato scelto per onorare un’occasione così bella, in cui, ancora una volta, la cultura diventa motore di una città, regalando semplici – ma essenziali – emozioni a chi vorrà esserne partecipe.”

Gli occhi di mia figlia, romanzo impregnato di sentimenti forti e giochi del destino, è stato subito amato dal pubblico dei lettori, forse perché, nella sua semplicità e scorrevolezza, è riuscito a toccare il cuore dei tanti che si sono avventurati tra le sue pagine.

Difficile rimanere indifferenti davanti alle sorti di una ragazza il cui avvenire sembrava scritto da una madre despota e manipolatrice, nella quasi involontaria
indifferenza di un padre succube della moglie. E difficile risulta non riconoscersi nella protagonista, mettersi nei suoi panni. L’eterno cruccio dell’amore ostacolato, avversato dalla perversione di chi non sa amare se non possedendo e controllando le vite degli altri. E poi c’è l’amicizia, questo valore dei valori che non muore mai quando è vero. Un romanzo, dunque, capace di emozionare e far sognare che forse, nonostante tutto, sarà l’amore a trionfare.

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A Otranto si presenta Café des Artistes


Sarà presentato il 29 giugno 2012 alle 21 presso il Cafè Sud Est a Otranto, il nuovo libro di Angela Leucci, “Cafè des Artistes”, edito da Lupo editore.
Intervengono l’autrice Angela Leucci e il coautore di due dei racconti contenuti nel volume Paolo Merenda
Presenta e modera Jenny De Cicco
Letture a cura di Eugenia Toni e Renato Grilli
Seguirà djset.
Il libro

Una bionda detective argentina, un caffè letterario, lo strano omicidio di un pusher. Sono solo alcuni degli elementi di “Café des Artistes”, romanzo breve che apre il ricco scenario ai personaggi racchiusi in questa raccolta. Una galleria di suggestioni, in cui il folle Michele Lamorte scolpisce nella pietra l’immagine della moglie morta e il motto “Beati quelli che non hanno storia”, un’insegnante costruisce dentro di sé l’aberrazione per i lunedì, due gemelle uccidono per essere felici e due gemelli si danno all’incesto per liberare il mondo dal male. Come nei Menecmi plautini o nei film di Peter Greenaway, anche le immagini simmetriche nascondono storie inenarrabili, tutte da leggere.

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Ipnosi della disillusione, la “danza di nervi” di Gianluca Conte


Il 6 giugno alle 21,30, presso l’Art Cafè di Maglie sarà presentato “Danza di Nervi” di Gianluca Conte, edito da Lupo con prefazione di Luciano Pagano. Interviene il giornalista e scrittore Paolo Merenda, che interloquirà con l’autore, e il pianista jazz Francesco Negro.

Gianluca Conte è arrivato alla sua terza silloge di poesia con Lupo, e sono fiera faccia parte della squadra di OtrantoOggi, perché è sempre attento alle tematiche che ineriscono la cultura, i libri in particolare. Gianluca ha un carattere che non si riflette nelle sua poesie, cupe, arrabbiate, come riflettessero una disillusione profonda, che nella danza di questo libro diventa letteralmente ipnosi del verbum.

“Un destino avvezzo alla maschera”, come lui stesso scrive, è uno dei fili rossi che governano una poesia che scorre tra parole quasi in disuso, cadenzate come un ritmo che scioglie lentamente, scalfisce le coscienze, invita all’introspezione. Perché è questo che è il fine del poeta oggi: risvegliare coscienze troppo a lungo lasciate sopire dietro maschere d’indifferenza, sebbene ci sia sempre qualcosa che cova sotto la cenere.

Lui non scrive “belle poesie”, come dice Gianluca in uno dei suoi componimenti, perché non è scontato, non è quello che ci si aspetta, gli alberi, l’amore, la natura, lu sule, lu mare, lu jentu. Infatti lui scrive poesie bellissime, non tanto in senso estetico tout court, dato che il senso estetico a volte inerisce con i sopracitati cliché, ma i suoi versi sono capaci di trascinarti in una danza, che è del corpo, della mente, del cuore oltre i facili sentimentalismi. È una danza di nervi. Mai titolo fu più adatto a un contenuto che è beat, spontaneo ma salvifico al tempo stesso.

Angela Leucci

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