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Con “Mo(n)di di scrivere” Lupo Editore apre le porte agli amanti della scrittura


Lupo Editore organizza “Mo(n)di di scrivere”, un corso per chiunque voglia accostarsi (o migliorare il suo rapporto) al magico mondo della scrittura.

“L’idea nasce dalla constatazione che è comune pensare che una buona penna sia frutto di un innato talento. Invece, la scrittura, come qualsiasi altra forma di espressione, necessita di uno studio, una veste da indossare a seconda dell’occasione. Bisogna comprenderne i trucchi, ricercare gli strumenti giusti, gli attrezzi utili da custodire nella valigia dello scrittore”, fanno sapere dalla casa editrice, “Non esistono, però, leggi e regole fisse per scrivere un romanzo, un testo per i bambini o ragazzi, una sceneggiatura teatrale o cinematografica. Ma esistono diversi modi per svariati mondi. Basta saper esprimere e dare forma alle visioni, alle storie che si rincorrono nella mente…fermarle e metterle sul temuto foglio bianco”.

Il corso di scrittura proposto da Lupo Editore, che mette al centro dell’attenzione un’esplorazione riguardante le differenti forme letterarie, giocando con “modi/mondi” di scrivere, perché ogni forma è, appunto, sia un modo che un mondo, sarà suddiviso nei seguenti moduli: Scrivere un romanzo (editing e autoediting), Scrivere per l’infanzia e per i ragazzi, Scrivere per il teatro, Scrivere per il cinema.

Gli incontri, strutturati secondo la formula “weekend full immersion”, avranno luogo, a partire dal 19 maggio, presso la Tenuta Scaloti, una splendida villa d’epoca immersa nel verde, sulla provinciale Copertino-San Pietro in Lama e saranno tenuti da Donatella Neri, Livio Sossi, Francesco Niccolini, Omar Di Monopoli, i quali avranno un occhio particolare per la parte pratica, in cui ogni docente guiderà i partecipanti alla scrittura e all’editing di un testo.

La formula di questo corso, davvero originale, permetterà di iscriversi – entro il 12 maggio –all’intero corso o ai singoli moduli. Per qualsiasi informazione è possibile contattare la casa editrice telefonicamente o visitare il sito internet di Lupo Editore.

Gianluca Conte

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Prima presentazione di “Tre noci moscate nella dote della sposa” di Simona Cleopazzo


Sabato 5 maggio, alle 20, presso l’Ammirato Culture House a Lecce, Simona Cleopazzo presenterà il suo libro “Tre noci moscate nella dote della sposa”, edito da Lupo Editore.

Ad introdurre sarà Osvaldo Piliego, mentre delle parti teatrali si occuperanno Ippolito Chiarello e Angela Albanese, la musica di Rebecca Wilson e Luigi Mariano.

L’evento, che vedrà la presenza dell’editore Cosimo Lupo, rappresenta la prima presentazione del romanzo della Cleopazzo, incentrato sulla storia di Silvia un’orfana che “approda a Lecce col gatto Michelone, carica di dolore e col cuore chiuso ai sentimenti. La lunga indipendenza sperimentata a Bologna le impedisce infatti la convivenza con la nonna-mà. Sorretta a distanza dalle vecchie amiche e arricchita da nuove condivisioni, Silvia riscopre il sud dal quale era fuggita e l’impegno politico-sociale; ritrova se stessa nel lavoro e nella partecipazione umana che le è propria, prendendo coscienza di sé nella memoria delle esperienze vissute, intrecciando i fili della sua storia. Alla rabbia dell’orgoglio lungamente ferito si sostituisce così, progressivamente, una visione sempre più lucida e generosa che le consente di aprirsi in modo nuovo alla vita. L’intreccio dei piani cronologici e la prevalenza della dimensione soggettiva che connota la narrazione trovano un fil rouge nelle citazioni di donne – dalla cantautrice Giuni Russo ad Alda Merini, da Renata Fonte a Simone de Beauvoir, da Rina Durante a Sylvia Plath, da Rebecca Wilson a Margherita Guidacci e Isabel Allende – il cui messaggio o esempio di vita guidano un’appassionante lettura che viaggia per tematiche e libera associazione di idee”.

Il lavoro dell’autrice è sicuramente uno dei più interessanti presenti tra le novità editoriali della stagione, ricco di venature psicologiche che scavano a fondo nell’umanità d’inizio millennio e donano allo scritto una ricchezza interiore che non può non coinvolgere il lettore.

Gianluca Conte

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A Copertino un appuntamento dedicato a Fabrizio De Andrè


Venerdì 20 aprile, alle 19,30, presso il castello di Copertino, appuntamento con “Nuvole”, una serata dedicata al grande e indimenticato Fabrizio De Andrè.

L’evento, incluso nell’ambito della XIV Settimana della Cultura (14-22 aprile) e fortemente voluto da Lupo Editore, ha visto la collaborazione di Nubes, Poiesis, Acme Lab, Castello di Copertino e il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Per l’occasione si esibiranno musicisti di indubbio talento: Mino De Santis, chitarra e voce, Rachele Andrioli, voce, William Greco, pianoforte e Marco Bardoscia, contrabbasso.
La poesia – perché De Andrè, indubbiamente, è stato anche un grande poeta – è affidata alla voce di Pierluigi Mele che leggerà dei suoi componimenti inediti dedicati all’immenso Faber.

Questo incontro suggella un legame profondo tra Lupo Editore e la musica proprio nel momento in cui la casa editrice compie vent’anni di attività editoriale, infatti, Lupo Editore darà il via a un progetto che nei prossimi mesi lancerà una nuova etichetta discografica che ha già in serbo delle sorprese tutte da scoprire.

“Un omaggio al grande Fabrizio De Andrè è doveroso soprattutto in un momento della nostra storia così delicata fatto di profonde incertezze e disequilibri, soprattutto perché si parla di un uomo che con grande coraggio morale e coerenza artistica ha scelto di sottolineare i tratti degli emarginati, affrancandoli dal ‘ghetto’ degli indesiderabili e dandogli grandissima dignità.
Un omaggio dunque non solo al poeta De Andrè, ma all’uomo impegnato a denunciare ‘i punti caldi’ del malcostume italiano senza peli sulla lingua”, spiegano gli organizzatori.

Gianluca Conte

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All’Art Cafè di Maglie “Medusa” di Chiara Cordella


Lunedì 19 marzo, alle 21, presso l’Art Cafè di Maglie, Chiara Cordella, giovane scrittrice salentina, presenterà “Medusa”, raccolta di racconti dal gusto noir edita da Lupo Editore.
Questi cinque racconti della Cordella, che, volens nolens, trasudano realtà – la quale spesso supera la fantasia – ci restituiscono spaccati di vite apparentemente normali che a un tratto cambiano direzione e finiscono nel delirio o in una lucida premeditazione di morte.
Partendo dal titolo della raccolta, che riporta alla mente la terribile figura mitologica che pietrificava chiunque incrociasse il suo sguardo, non si può non cogliere il femmineo che si nasconde (neanche tanto velatamente) tra le righe.
Sono le donne a scandire il tempo di “Medusa”, donne con la loro forza e debolezza, donne dall’ego straripante che invade tutto ciò che incontra sul suo cammino, donne che decidono, e decidendo, assomigliano alle Parche, signore della vita e della morte. E poi gli uomini, che negli intrecci di queste cinque storie sembrano piccoli esseri in balia di un destino segnato da enormi divinità femminili, i quali escono fortemente ridimensionati rispetto a una doppia dimensione, contingente e assoluta. Si avverte, nello scorrere delle pagine, un ritmo ossessivo-ossessionante che non dà tregua, il tutto psicoticamente disciolto in ambientazioni che, a ben guardare, piacerebbero a David Lynch o al Peter Weir di “Picnic a Hanging Rock”.
Il lavoro della Cordella non si limita al mero frangente noir, ma scava a fondo nella psiche umana e concede ampi stralci d’amore, inteso come forza primordiale e alle volte egoica, che indubbiamente traspare dalle esistenze, anche di quelle votate al delitto. Non solo, “Medusa” si insinua nelle curve di un tessuto psicosociale, quello del paese – ché è paese dappertutto – portando allo scoperto tutte le sue contraddizioni, le sue ipocrisie, in ultima analisi, la sua incapacità di accettare la vita per quella che è o che dovrebbe essere, al di là degli stereotipi e delle etichette.
“Dal mito classico alla psicanalisi moderna, la terrificante immagine di Medusa ha sempre rappresentato la pericolosità e l’angoscia del “femminino”, la cui insondabile e ambigua forza distruttiva – di qualsiasi abito si vesta – disarma l’uomo e lo fa soccombere.
Questi racconti, spesso sottilmente surreali, ci portano in storie inquietanti le cui protagoniste mietono vittime impreparate e inermi a volte consumando una loro crudele privata vendetta, a volte per calcolo spietato, altre rivendicando semplicemente il diritto a esistere”.

Gianluca Conte

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“Donne e amanti” di Ada Culazzo al Corda di Lana Resort


Domenica 11 marzo, alle 18, presso Corda di Lana Resort, Ada Culazzo presenterà il suo libro “Donne e amanti”, edito da Lupo Editore. Introdurrà Dario Cillo.
Un lavoro, questo della Culazzo, che, come il titolo dichiara apertamente, ha come figura centrale la donna e il suo universo: “Una donna sola in compagnia del suo cane. Un’assolata spiaggia salentina affollata di bagnanti. Nel pacato andare delle ore, i suoni esterni si affievoliscono per lasciare spazio alla voce interiore, mentre gli occhi attenti osservano la varia umanità che brulica intorno e il ricordo dell’ultima serata trascorsa a Villa Maria fa affiorare figure che si muovono al ritmo della musica. E i profili dei danzatori si mettono a fuoco, assumono il volto di Viola, di Tina, di Florence e dei loro partner, andando a costruire storie e a suscitare riflessioni, mentre il fedele compagno a quattro zampe ascolta. È un intero universo femminile che si traduce in racconto, con le sue gioie e con le sue sofferenze, con le sue fragilità e la sua forza, con le ferite e le conquiste che segnano le esistenze nell’alterno evolversi dei sentimenti e negli incontri che diventano svolte più o meno felici. Sovrano, su tutte le passioni, l’istinto materno – a volte sofferto, a volte fonte di energia invincibile – sintesi dell’essenza della Donna”.
Ada Culazzo, di origine salentina, classe 1949, ha insegnato per molti anni lingue straniere negli Istituti di Scuola Media Superiore.
Dopo aver perso il marito nel 1997, ha sentito l’urgenza di dare sfogo alla voce del cuore iniziando a scrivere.
Il suo esordio, nel 2005, è materia poetica, una raccolta di liriche dal titolo “Parlo col cuore” (Publigrafic) a cui, nel 2006, ha fatto seguito il romanzo autobiografico dal titolo “Una donna sotto il segno del Cancro” (Del Grifo), che ha ottenuto un largo consenso.
Nel 2007, con “Libera di pensare” (Besa), l’autrice si è cimentata col romanzo psicologico, un lavoro innovativo per ideazione e impostazione.
Nel 2009 è ancora poesia, con la raccolta “Pensieri sotto il cielo del Sud”, sempre per i tipi di Publigrafic.
Nell’ultimo romanzo “Donne e Amanti” la Culazzo racconta, con l’intreccio di diverse storie, circostanze che la donna fronteggia con grande forza d’animo, spinta da sentimenti alle volte contrastanti. E lo fa, in una suggestione tra presente e passato, facendo immergere il lettore nello splendido scenario costa salentina.

Gianluca Conte

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La classifica dei libri più venduti d’Italia si apre a un’autrice salentina


Fino a pochi mesi fa sembrava improbabile – se non impossibile – che una giovane scrittrice salentina potesse oltrepassare la soglia regionale e sfondare in tutto il territorio nazionale. E invece c’è stato un piccolo miracolo: quello di Vittoria Coppola e del suo romanzo “Gli occhi di mia figlia” (Lupo Editore / Edizioni a Nordest), che prima è stato eletto libro dell’anno dal sondaggio di Billy-il vizio di leggere, rubrica del Tg1 Rai, sbaragliando la concorrenza di mostri della letteratura e di giganti dell’editoria, ed ora si piazza al ventesimo posto dei libri più venduti d’Italia.
Uno splendido risultato che oltre a premiare la giovane autrice – madre di un romanzo che come pochi altri ha saputo suscitare contemporaneamente l’interesse e l’affetto del pubblico dei lettori – ha riportato in auge l’antica lotta di Davide contro Golia: piccola editoria contro grande editoria.
Il percorso della Coppola, per molti versi sorprendente, ha portato la scrittrice ad essere ospite di svariati salotti letterari, in altrettante TV (tra cui “Senti chi parla” condotto da Paola Moscardino su Tg Norba 24), toccando l’apice con la partecipazione allo storico programma “Sottovoce” di Gigi Marzullo su Rai 1.
“Gli occhi di mia figlia”, dopo avere velocemente esaurito la prima tiratura di Lupo Editore, ha esaurito anche la prima ristampa, distribuita in tutta Italia, della coedizione con “Edizioni a Nordest”. Un risultato che riconosce alla media e piccola editoria salentina, impegnata da diversi anni ad ‘intercettare’ autori e realtà che non hanno nulla da invidiare a quanto troviamo negli scaffali delle librerie di grandi città, un ruolo di primo piano nella cultura del libro.

Gianluca Conte

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“Gli occhi di mia figlia” di Vittoria Coppola è libro dell’anno


Davvero un grande traguardo quello raggiunto dalla giovane scrittrice salentina Vittoria Coppola. Il suo romanzo d’esordio, “Gli occhi di mia figlia”, edito da Lupo Editore, è stato proclamato libro dell’anno dal concorso-sondaggio della rubrica “Billy, il vizio di leggere” del Tg1 Rai.

Il romanzo della Coppola si è cimentato in una sfida con opere di autori titolati del calibro di Carofiglio, Maraini e Pansa – per fare soltanto due nomi – e da questo confronto è uscita vincitrice. Intanto il volume verrà ripresentato a Maglie presso Libri & Musica sabato 28 gennaio alle 18,30, con la presenza di Francesca Rinaldi e Adele Maruccio.

“Un’avventura bellissima e inaspettata. Un’occasione importante in cui ho sentito il calore di centinaia di persone. Sono felice di aver vinto un concorso in cui sia stata la gente a decidere, perché il mio romanzo è nato da me, ma vive e cresce grazie a chi lo legge e lo accoglie”, dichiara a caldo l’autrice.

Molto interessante si è rivelata, di riflesso, l’altra sfida: quella tra una piccola realtà editoriale come Lupo Editore e i giganti dell’editoria italiana.

“Questo risultato rappresenta la realizzazione di un sogno ma anche il punto di partenza per allargare a un ambito più grande la nostra idea di casa editrice intesa come famiglia editoriale, dove ognuno dei componenti, pur con la sua diversità, concorre all’affermazione di tutti”, commenta l’editore Cosimo Lupo.

“Gli occhi di mia figlia”, il cui successo è ormai di portata nazionale, verrà a breve ripubblicato in coedizione “Lupo Editore” e “edizioni A Nordest”, distribuito sul territorio nazionale da Messaggerie Libri, con promozione Vivalibri e stampato presso Mondadori Printing.

Gianluca Conte

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“Fino alla fine del giorno” di Osvaldo Piliego vince il Premio Nabokov


“Fino alla fine del giorno”, romanzo d’esordio del giovane scrittore e giornalista salentino Osvaldo Piliego, edito da Lupo Editore, ha vinto il Premio Nabokov 2011 – sezione narrativa.

Il concorso, promosso dall’agenzia letteraria “Interrete”, è stato partorito per supportare e promuovere le opere edite, dando visibilità alle stesse e ai suoi autori, sfidando, il più delle volte, le logiche dei dinosauri dell’editoria.

La premiazione, tenutasi nel corso della manifestazione “Incipit: libri in primo piano”, è avvenuta sabato 21 gennaio presso il Teatro Comunale di Novoli.

Il romanzo di Piliego, già oggetto di attenzione del nostro giornale, è un’opera davvero densa ed emozionante, in cui spicca il ritratto di un Salento lontano dall’immagine patinata che vede questa terra soltanto come patria del “sole, mare e vento” e della pizzica. Uno scritto che ci mette di fronte a una realtà ben diversa rispetto a quella dello stereotipo del divertimento tout court e che ci fa riflettere sul rischio di estraniarsi dalla realtà stessa.

Quest’opera prima, pubblicata da una piccola ma intraprendente casa editrice salentina, è la dimostrazione di come possano crescere talenti anche nell’oscuro Salento così ben descritto dal testo del Piliego. Ma c’è un altro segnale importante da cogliere: il lavoro di chi guarda lontano e crede nel valore di ciò che ha fra le mani (investendo tempo e risorse) alla lunga viene premiato. E il raggiungimento di questo riconoscimento ne è la prova evidente.

Gianluca Conte

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A Guagnano la presentazione di “Fino alla fine del giorno”


Al circolo Arci Rubik di Guagnano il romanzo “Fino alla fine del giorno” di Osvaldo Piliego e il concerto di Above the tree.

Mercoledì 18 gennaio, a partire dalle 20,30, al circolo Arci Rubik di Guagnano, aperitivo letterario con la presentazione del romanzo d’esordio di Osvaldo Piliego “Fino alla fine del giorno”, edito da Lupo Editore. A seguire Above the tree in concerto.

Questo primo romanzo di Piliego (giornalista e scrittore, direttore di “Coolclub.it” e collaboratore del Nuovo Quotidiano di Puglia e di Rockerilla) è un lavoro audace e appassionante, che ci restituisce un Salento dai tratti oscuri, celato a tutti coloro che costringono questa terra a essere soltanto la patria di una pizzica idealizzata.

Quella contenuta nel libro del Piliego sembra essere una sorta di contestazione che, pur strizzando l’occhio alla nostalgia, respinge il quadro di un Salento da cartolina per entrare a fondo nella realtà in cui le storie si svolgono, facendoci interrogare sui rischi che comporta l’essere ciechi rispetto al mondo reale.

Nel romanzo un posto di primo piano occupa un pub che è il punto d’arrivo di generazioni smarrite, di storie di confine, di solitudini che si agitano illudendosi di trovare un’‘autostrada’ della vita che invece sarà solo l’inizio della dispersione.

Le radici – dalle quali è sempre difficile staccarsi – e perfino la pietrosa terra salentina, si spezzano, incapaci di trattenere valori e tradizioni nell’incedere confuso di tempi nuovi ma non per questo migliori.

Intorno a Danilo, figura centrale del romanzo, ruotano le storie di altri personaggi dalle quali emerge un insieme di persone il più delle volte inconsapevoli di ingannare se stesse, partecipi, in tutto e per tutto, delle inquietudini e dei decadimenti che segnano il mondo attuale, individui nel mezzo di una confusione rischiarata a stenti da accenni di autocoscienza e dagli affetti che si portano dietro dall’infanzia.

Marco Bernacchia, in arte Above the tree, incomincia il proprio percorso musicale fin dall’adolescenza, compiendo una ricerca sulle possibilità sonoro-rumoristiche date dagli strumenti musicali.

Le sue melodie non di rado rimandano a motivi popolari, strutture folk o ad un blues reso quasi minimale. Parallelamente al suo progetto solista, Bernacchia è stato membro di gruppi come Mazca e Gallina.

Above the tree, oltre che in Italia, ha suonato in Olanda, Belgio,Francia, Spagna e Portogallo, Svizzera, Slovenia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Germania.

Particolare singolare: nei suoi concerti Above the tree indossa una maschera di cartapesta che riproduce un gallo.

Gianluca Conte

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“Scrivere polvere” di Daniele Semeraro al BookBar PrimoCaffè di Veglie


Giovedì 12 gennaio, alle 19,30, al BookBar PrimoCaffè di Veglie, Daniele Semeraro presenterà il suo romanzo d’esordio “Scrivere polvere”, edito da Lupo Editore.

L’incontro, organizzato dall’editore Cosimo Lupo in collaborazione con Fucine Letterarie, sarà condotto da Stefano Donno e Michelangelo Zizzi.

“Scrivere polvere”, opera prima di Semeraro, è stato definito un romanzo geografico, intendendo per geografia non solo quella dei luoghi ma anche quella dell’anima.

Ambientato a Cisternino e nella Valle d´Itria nel dopoguerra, tra le rovine di luoghi e di anime, ulivi secolari, vigneti e campi desolati, questo romanzo si colora del bianco della polvere e della calce, ma anche del nero dei lutti e del ruggine della terra.

È in questo scenario, a tratti decadente, fatto di trulli diroccati e masserie abbandonate, che i due protagonisti – una tarantolata muta e un balbuziente senza nome – vanno incontro al proprio destino.

La pizzica intonata dal Semeraro, non è quella folklorica e snaturata che ormai imperversa in ogni dove, bensì quella autentica, dal tempo ossessivo e selvaggio, che dona ai personaggi della vicenda un ritmo frenetico che li aiuta a evadere la propria condizione di emarginati.

Attraverso la scrittura del romanzo sembra attuarsi una sorta di catarsi, come spiega molto bene lo stesso autore: “Posso dire di aver cominciato a scrivere perché avevo il terrore di perdere, un giorno, i ricordi più preziosi. Ma anche paura di dimenticare il dolore, la rabbia, i momenti di abbandono. Anche questi sono preziosi.

Il mio, è sempre stato un tentativo di fermare il tempo, di dominarlo bloccando degli istanti. La scrittura mi ha permesso di riappropriarmi di ciò che il tempo mi aveva tolto. E questo, pur essendo a volte molto doloroso, è stato un appiglio per non scivolare nella pazzia pura. Una soluzione da folli, certo, ma assolutamente efficace.

Ho scritto per salvarmi, quindi, aggrappandomi all’idea che le parole potessero in qualche maniera dare un senso al concetto di eternità e ridimensionare quello di tempo. Un’illusione insomma, una pura illusione, inconsistente come la polvere del mio romanzo, ma necessaria”.

Nei cuori dei protagonisti del romanzo arde anche la fiamma del desiderio – quello di smarrirsi nelle rispettive maledizioni – tenuta accesa dal dolore e dalla rassegnazione; e saranno proprio questi sentimenti ancestrali a tessere la tela in cui cadranno prigionieri fino all’ultimo sacrificio che si consumerà nel silenzio più oscuro, complice, ma solo fino a un certo punto, l’autore che a tal proposito dice: “Il bello è farsi prendere per mano dai personaggi che tu stesso hai creato, farsi travolgere dalle loro storie, scivolarci dentro senza possibilità di scampo, perdere il controllo e lasciarsi andare. Scrivere è vivere un’altra vita”.

In questa storia la linea guida sembra essere la spaventosa fragilità della mente umana e della vita stessa, costretta a seguire lo stesso identico destino dei segni tracciati sulla polvere dal protagonista.

Gianluca Conte

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“Gli occhi di mia figlia” di Vittoria Coppola alla Libreria Idrusa di Alessano


Sabato 14 gennaio, alle 18,30, presso la Libreria Idrusa di Alessano, Vittoria Coppola, giovane e promettente scrittrice salentina, presenterà il suo romanzo “Gli occhi di mia figlia”, edito da Lupo Editore.

Dialogherà con l’autrice la titolare della libreria Michela Santoro.

Questo lavoro d’esordio, proclamato “libro sotto l’albero di Natale” (titolo assegnato al migliore libro scoperto in rete) nella puntata dello scorso Natale di Billy, rubrica di approfondimento del Tg1 Rai, parteciperà al sondaggio del Tg1 – che si protrarrà fino al 25 gennaio – con cui i telespettatori voteranno tra i magnifici undici “Il libro dell’anno”.

Nel romanzo della Coppola i sentimenti giocano un ruolo di primo piano, e se l’egoismo – come la fragilità – si intreccia perfettamente, all’interno della vicenda, con parole mai pronunciate che alle volte zittiscono l’anima, possiamo essere certi che ci saranno legami (uno su tutti: l’amicizia) che resisteranno all’assalto del tempo e apriranno spiragli di luce nella storia.

“Il mio romanzo parla di sentimenti, di legami di vita. Il tema centrale è la maternità, che, in casi limite, è vissuta in modi contorti, che possono portare molta sofferenza nelle vite delle protagoniste”, spiega l’autrice.

E proprio il rapporto genitore-figlia sottende la trama di questo libro; un rapporto inficiato dall’iperprotettività della madre nei confronti di Dana, ragazza che vive nel benessere e nella ricercatezza ma ciononostante – o forse proprio per questo – non è soddisfatta della propria vita.

Ma la vita, si sa, riserva delle sorprese, e l’amore, che la protagonista scopre in tutto il suo essere dirompente, è uno dei più grandi e imprevedibili oceani dentro cui ci si può trovare immersi.

Un sentimento destinato a sconvolgere le esistenze di chi lo incontra, e che bisognerebbe vivere nella più totale sincerità, come la stessa Coppola suggerisce: “Ciò che più di tutto, però, vorrei emergesse dalle pagine, è l’importanza di trovare in sé il coraggio di vivere pienamente i sentimenti, nella verità”.

Il romanzo di Vittoria Coppola ci ricorda che il cammino verso l’autenticità dell’esistenza, alle volte, si percorre in “direzione ostinata e contraria”.

Gianluca Conte

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Presentazione dell’antologia Eutopia: un modo differente di vedere il carcere


C’è un altro modo di vedere e sentire l’esperienza carceraria che non sia quello scontato del luogo di sola pena, in cui i detenuti sono trattati alla stregua di animali rinchiusi in gabbia. Si tratta di un approccio differente al fenomeno, volto al superamento dei preconcetti che comunemente accompagnano il mondo delle prigioni. Un entrare a fondo nel problema che mette in evidenza come il finire in carcere non sia sempre un accidente che capita ai peggiori, ma la conseguenza di un diffuso malessere personale e sociale che taglia trasversalmente l’intera società.

È la via indicata da Eutopia (a.a.v.v.), antologia edita da Lupo Editore, che sarà presentata mercoledì 14 dicembre, alle ore 17.00, presso la Comunità Speranza, in via San Nicola a Lecce.

All’iniziativa parteciperanno numerose personalità politiche e istituzionali, tra cui mons. Luigi Fanciano, presidente di Comunità Speranza; mons. Domenico D’ambrosio, arcivescovo metropolita di Lecce; il senatore Alberto Maritati; il dott. Mario Buffa, presidente della Corte d’Appello di Lecce; Antonio Gabellone, presidente della Provincia di Lecce; Paolo Perrone, sindaco di Lecce. Interverrà, inoltre, Cosimo Lupo della casa editrice Lupo.

“Quello che emerge dalla lettura delle pagine che seguono è una verità un po’ strana e forse difficile da accettare da noi che siamo uomini liberi. Questi nostri amici che sono dentro, riescono ad arrivare molto più di noi dentro e a sottoporre se stessi a un serio esame che fa emergere e giudicare come sbagliate le scelte che hanno rovinato la loro vita, privandoli della libertà e del godimento delle gioie e degli affetti più cari: la famiglia, i figli, le mogli”, afferma mons. Domenico D’Ambrosio.

Con le parole del vescovo concorda Domenico Laforgia, rettore dell’Università del Salento: “I racconti di Eutopia offrono un’immagine diversa e lontana degli stereotipi e pregiudizi correnti e aiutano a vincere la diffidenza della gente nei confronti di persone che hanno commesso un crimine per il quale stanno espiando una pena”, dichiara Laforgia che poi aggiunge: “I racconti aiutano a conoscere la realtà del carcere, la sua umanità e la sua disumanità, le sue criticità ma anche il senso di solidarietà e di amicizia che si instaura tra i suoi ospiti. Li ho letti non senza commozione”.

Gianluca Conte

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