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Due incontri sul turismo a Martano


Martano punta sul turismo sostenibile.
Si svolgerà a Martano l’evento Culturtec, seminari formativi su “Cultura, turismo e nuove tecnologie per lo sviluppo sostenibile”, il 24 e 28 aprile alle 19, in piazza Caduti, nella sala Karol Wojtila.
Incontri dal taglio pratico, utile per gli operatori turistici e anche per i cittadini e gli amministratori, quelli dell’ambito dei seminari Culturtec organizzati dal Comune di Martano, con l’assessorato alla Cultura e Turismo, in congiunzione con l’associazione Apice.
Culturtec vuole divulgare come anche l’accoglienza sia frutto della cultura ricca e vasta, infatti le varie forme di turismo possibili nel Salento rappresentano un settore vivace per l’economia ed è opportuno conoscerne e approfondirne le potenzialità, anche per mezzo delle nuove tecnologie, le quali possono dare un contributo importante allo sviluppo del settore. Le pubbliche amministrazioni con in programmi sugli investimenti in opere infrastrutturali, nello sviluppo dell’area urbana e nel fornire servizi pubblici adeguati contribuiscono a creare un contesto favorevole per incrementare il turismo.
L’iniziativa è realizzata con il contributo di operatori locali del settore e e degli studenti del corso professionale per il turismo dell’istituto “Salvatore Trinchese” di Martano, che cureranno il servizio di accoglienza dei seminari e dell’istituto “Aldo Moro” di Santa Cesarea Terme, che si occuperanno del servizio sala, offrendo l’aperitivo al termine del seminario del 24 aprile.
Tutti i relatori del ciclo Culturtec sono impegnati in attività imprenditoriali e di formazione nel settore turistico. La prima giornata sarà dedicata ai temi dell’accoglienza, dell’ospitalità e della comunicazione. Il secondo seminario riguarderà in particolare le nuove forme di promozione e le nuove tecnologie applicate al turismo.
La speranza è di poter riproporre l’appuntamento con Culturtec in futuro, per trattare tematiche di attualità nei tre settori strettamente legati tra loro – Turismo, sostenibilità e tecnologia – nell’ottica di uno sviluppo compatibile della vocazione salentina all’accoglienza.

Jenny De Cicco

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Corso di turismo sostenibile a Otranto


Un corso per sostenere il turismo green.
Un turismo verde come scelta consapevole dei viaggiatori più sensibili, ma come offerta degli esercenti preoccupati di non logorare il bene con cui operano.
La sede di svolgimento del corso è presso l'”Hotel La Punta” a Otranto ed è organizzato dal quotidiano on line Alternativa Sostenibile, dal titolo “Strutture ricettive green: il marchio Ecolabel”, che  rappresenta anche il debutto della sua nuova sezione di formazione.
L’Italia è stata confermata dalle statistiche quale principale meta per le vacanze in Europa. Le strutture ricettive hanno l’impegno morale di offrire un servizio ecosostenibile in risposta a una maggiore sensibilità del turista verso l’ambiente. Nell’ambito del Quinto programma d’azione, la Comunità europea ha introdotto attraverso il regolamento 66/2010 del 25 novembre 2009 l’Ecolabel, strumento di gestione ambientale che si propone di incoraggiare le aziende a produrre beni o servizi che durante l’intero ciclo di vita rispettino l’ambiente.
È in questa ottica che Alternativa Sostenibile, grazie alla preziosa collaborazione dell’associazione Forland, esperta di formazione, ha pensato e organizzato questo corso rivolto ad albergatori, proprietari e gestori di strutture ricettive, ma anche a studenti, consulenti per le imprese turistiche e campeggi che vogliono migliorare la diffusione dei propri servizi all’interno del mercato “globale” del turismo nell’ottica della sostenibilità ambientale.
Il corso avrà durata complessiva di 36 di lezione, che saranno suddivise in sei giornate (2-3/9-10/16-17 marzo 2012) al termine delle quali seguirà una fase di project work in cui i corsisti avranno modo di mettere in pratica quello che hanno appreso e grazie alla collaborazione di alcuni alberghi potranno predisporre tutta la documentazione per richiedere il marchio Ecolabel.

Jenny De Cicco

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Primo concorso enologico dei rosati


I rosé vini pregni di dignità. I vini rosé venivano considerati scarti di produzione, ma nella cultura enologica nazionale di rivalutazione stanno assumendo sempre maggiore importanza. Né rossi né bianchi, ma rosati cristallini e trasparenti, dal gusto deciso sono tra le massime espressioni enoiche salentine in grado di muovere milioni di euro tra turismo enogastronomico e commercio enologico.

Ieri, giovedì 26 gennaio a Roma, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del primo concorso enologico dei vini rosati ideato e realizzato dalla regione Puglia, nella sala Cavour del Mipaaf, presentata da Dario Stefàno, assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia, Nichi Vendola, governatore pugliese e il ministro Mario Catania, che ha dichiarato: “Sarà un modo per attirare l’attenzione su un prodotto di altissimo profilo e di forte personalità, Il nostro Paese è il miglior produttore del mondo di questa tipologia e non a caso quattro anni fa abbiamo difeso il Rosato dai tentativi della Ue di farlo diventare una mistura di vino bianco e rosso”.

Stefàno ha dichiarato: “L’obiettivo del concorso è quello di valorizzare le migliori produzioni nazionali, favorendone la diffusione e affiancare le aziende nel percorso di produzione, sino alla commercializzazione. Era doveroso per la Puglia, storicamente vocata alla produzione dei rosati, rendersi protagonista di una iniziativa di altissimo profilo che non ha precedenti nella storia dei concorsi nazionali dedicati all’enologia di qualità”.

Soddisfatto anche il presidente Vendola: “Nel contesto di una crisi rurale drammatica noi abbiamo il dovere di aiutare l’agricoltura a vivere e non sopravvivere, investendo sull’innovazione. Ciò che stiamo realizzando in Puglia va nella direzione dell’innovazione. Il nostro obiettivo è quello di offrire migliori opportunità e supportare al meglio chi ha voglia e capacità di crescere”.

Al concorso potranno partecipare i vini rosati fermi a denominazione di origine Dop e Igp, i frizzanti Dop e Igp, nonché i vini spumanti rosati a Doc e vini spumanti di qualità rosati, prodotti e imbottigliati in Italia (la quota di partecipazione è di 50 euro + Iva).

Ogni campione di vino sarà valutato in base al metodo “Union Internationale des Oenologues” da commissioni composte per sorteggio da quattro enologi-enotecnici nominati dall’Associazione Enologi Enotecnici Italiani e da un giornalista italiano o straniero nominato dall’ente organizzatore.

L’evento entrerà nel clou il 20 e 21 aprile, quando nell’Hotel Villa Romanazzi Carducci di Bari, la giuria tecnica si riunirà per valutare i campioni di vino rosato iscritti alla competizione.

I primi tre vini rosati che risulteranno vincenti nell’ambito delle sei categorie previste – quattro per i vini rosati e due per i vini spumanti rosati – saranno premiati con Medaglia d’oro, d’argento e di bronzo.

Il presidente dell’Accademia italiana della Vite e del vino, Antonio Calò, intervenuto alla conferenza stampa, ha spiegato nei dettagli le varie fasi del concorso, che si concluderà il 5 maggio a Otranto con la cerimonia di premiazione nell’ambito del convegno internazionale sui vini rosati, alla quale il ministro Catania ha assicurato la sua presenza.

Da mercoledì 1 febbraio sarà attivo il portale dedicato al concorso. All’indirizzo www.concorsorosatiditalia.it sarà possibile scaricare la modulistica per partecipare e il regolamento.

Jenny De Cicco

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Segno più per la Puglia del turismo


La Puglia nei primi sei mesi del 2011 sotto il segno positivo per quanto riguarda gli arrivi dei turisti.

In Puglia sono aumentati dell’1,8% gli arrivi rispetto al 2010 e le presenze hanno registrato un incremento del 3,9%, passando da 3,2 milioni del 2010 a 3,4 milioni nel 2011 secondo i dati dell’osservatorio nazionale del turismo. La regione degli ulivi, del Tavoliere e del bel mare si è attestata al primo posto tra le regioni italiane più visitate nel mese d’agosto scorso, con il 10,9% complessivo dell’intera massa del turismo in Italia.

Secondo Michele Boccardi del Pdl, “i dati dell’osservatorio nazionale del turismo mostrano che la nostra Puglia, ancora una volta, è tra le regioni italiane più visitate. In particolare, nel mese di agosto, si registra un vero e proprio primato rispetto all’intero territorio nazionale. Questo dato ci deve far riflettere non solo per il brillante risultato conseguito, ma soprattutto per le sfide che ancora dobbiamo compiere. In momenti di crisi, la politica è chiamata a guardare oltre il breve periodo e definire strategie a medio e lungo termine. In questa prospettiva, le vie perseguibili per il rilancio dell’economia del nostro territorio, potrebbero essere la destagionalizzazione, la qualificazione dei servizi e l’integrazione dell’offerta turistica. In quest’ottica gli interventi del Piano Nazionale per il Sud proposti dall’onorevole Raffaele Fitto, e già deliberati dal Cipe, sono un importante tassello per l’accrescimento dell’accessibilità e fruibilità del nostro territorio. Tutti insieme dobbiamo lavorare per dare un futuro alla nostra regione e alla nostra economia. Sfruttiamo questo tempo per riprogrammare l’utilizzo efficiente delle risorse, mirando soprattutto ad affrontare i problemi strutturali del settore”.

Restano da migliorare ancora molti servizi, come l’informazione al servizio del turismo, una maggiore offerta d’intrattenimento e percorsi culturali e naturalistici alternativi, come lamentato a più riprese dagli avventori di Puglia.

Jenny De Cicco

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Consiglio Provinciale per bloccare i tagli delle linee ferroviarie


Tagli TrenItalia, ecco le reazioni del mondo politico e imprenditoriale salentino. Dopo la protesta di Lecce venerdì scorso, si è svolto il 21 novembre il consiglio provinciale per trovare una soluzione ai tagli effettuati sulle linee ferroviarie pugliesi.

Recependo l’invito del presidente della Camera di Commercio Alfredo Prete, la Commissione Consiliare Trasporti della Camera di Commercio di Lecce ha elaborato un documento sul nuovo orario di Trenitalia in vigore dal 12 dicembre.

I contenuti della deliberazione sono stati portati all’attenzione del Consiglio camerale del 21 novembre che li ha condivisi in toto. Il testo della deliberazione è stato inviato ai rappresentanti in consiglio delle associazioni di categoria, che lo trasmetteranno come telegramma alle istituzioni competenti.

“Il disagio derivante da queste scelte scellerate – si legge nel testo – avrà effetti disastrosi dal punto di vista dello sviluppo economico”.

“Troveremo una soluzione, tutt’insieme e la sottoporremo a TrenItalia – aveva dichiarato Antonio Gabellone prima dell’assise provinciale – siamo nelle condizioni, visto che esiste un governo tecnico e non politico, di affrancarci dai freni dell’appartenenza e di svolgere il nostro lavoro difendendo gli interessi del territorio in maniera libera”.

Accolta dunque all’unanimità dal consiglio la richiesta dei capigruppo della convocazione dell’urgente tavolo tecnico regionale con Anci, Upi, Comuni, Province, Regione e Trenitalia per discutere le problematiche del sistema di trasporto ferroviario e la ricerca di soluzioni alternative.

Unanimemente tranne che dalla senatrice Adriana Poli Bortone che ha definito la discussione “un ordine del giorno pieno di retorica, invece di convocare tavoli tecnici, ai quali non parteciperà il Governo, chiediamo alla Regione di dar vita al consiglio delle Autonomie, dove si ragionerà ex ante e non ex post” – e avanza un’ipotesi estrema – “Chi ci dice che questa soppressione non sia stata fatta ad hoc per spostare il turismo dal Sud, in altre zone d’Italia?”. Al termine dell’intervento, come aveva dichiarato in precedenza, non ha partecipato al voto. La delibera è passata comunque unanime in consiglio.

“Non è retorica la necessità di chiedere un momento di confronto, un tavolo tecnico – afferma Gabellone – Il tavolo oggi è un aspetto formale, ma serve a un coinvolgimento complessivo del territorio, che vede schierati i soggetti e le agenzie che concorrono allo sviluppo del territorio stesso. La sensibilizzazione portata avanti in questi giorni è utile perché anche chi pensa di non subire conseguenze dirette da questa situazione, possa comprendere che per il territorio c’è un depauperamento dei servizi con, a cascata, altre gravissime conseguenze. Tutti insieme possiamo far sentire come irrinunciabili le ragioni e le esigenze del nostro territorio”.

La soluzione d’oggi è stata trasferita in tempo reale alla Commissione regionale Trasporti, come d’intesa con i consiglieri regionali, per la rapidissima approvazione in Regione. Inoltre, è stato richiesto al Governo, tramite l’appoggio dei deputati salentini, d’intervenire su TrenItalia perché reintegri le linee soppresse e ne migliori i servizi.

Jenny De Cicco

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Un congresso a Otranto sul turismo verde


Si è svolto a Otranto, presso il castello Aragonese il Convegno Nazionale sul Turismo Verde a cura della Confederazione Italiana Agricoltori. Il tema della conferenza era “Le Politiche Regionali per l’agriturismo: dalla classificazione alla legislazione nazionale”.

Il convegno è stato l’occasione per presentare e discutere il disegno di legge regionale sull’agriturismo presentato dall’assessore regionale alle risorse agroalimentari Dario Stefàno.

Moderatore del congresso è stato il vicepresidente della Cia Puglia Donato Petruzzi. Sono intervenuti, Giulio Sparascio, presidente Cia Lecce, Giuseppe Gandin, presidente Nazionale di Turismo Verde, Daniele Merico, presidente di Turismo Verde Puglia e l’assessore regionale alle risorse agroalimentari Dario Stefàno.

“La Puglia conta circa 350 agriturismi operanti – ha commentato Petruzzi – ben al di sotto delle proprie potenzialità. Una nuova politica regionale sull’agriturismo e la nuova legge possono consentire la triplicazione del numero delle aziende in Puglia, per far fronte anche al boom turistico che sta vivendo la nostra regione. L’agriturismo e l’agricoltura sono un valore aggiunto all’economia turistica della Puglia perché la ruralità costituisce una attrattiva che va oltre il nostro settore.

Apprezziamo l’impostazione data dall’assessore Stefàno che considera il disegno di legge un primo passo per definire, con la concertazione delle organizzazioni professionali e dell’agriturismo, il testo definitivo più adeguato alle esigenze dell’agriturismo, del turismo e dell’ospitalità che va garantita in Puglia”.

“La proposta di legge presentata dall’assessore Stefàno la consideriamo un buon inizio – ha spiegato il presidente della Cia Lecce Giulio Sparascio – se si considera che gli agriturismi pugliesi operano con una legge regionale vecchia 26 anni, ormai deve essere rivista. Da tempo avevamo chiesto a Stefàno di mettere mano ad una nuova legge. Il disegno di legge presentato nei giorni scorsi è un buon inizio, che, comunque, va migliorato in alcuni punti. È positivo, che nella nuova legge regionale si parli di multifunzionalità e di pesca turismo e ittiturismo, quale parte integrante dell’offerta turistica complessiva della Regione.

Questo disegno di legge va perfezionato e reso immediatamente operativo, con il contributo delle organizzazioni di categoria. A nostro parere, infatti, è stato positivo inserire nella nuova legge gli aspetti legati alla multifunzionalità agricola. Ma relegarli solamente alla conservazione e tutela dell’ambiente e alla valorizzazione dei prodotti tipici regionali e alle produzioni di qualità è, secondo noi, limitativo. Nel discorso della multifunzionalità, infatti, andrebbero quanto meno inseriti tutti gli aspetti legati alla didattica, e quindi alle masserie didattiche, e alla vendita diretta in campagna. Non solo un occhio all’ambiente al territorio, dunque, ma anche alla formazione delle giovani generazioni e al reddito degli agricoltori”.

Jenny De Cicco

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Si conclude Ognissanti a Carpignano


Culmina il 1 novembre la tradizionale fiera di Ognissanti a Carpignano Salentino.

Chiude domani una delle fiere più antiche e importanti del Salento, quella di Ognissanti, risalente all’incirca all’anno mille.

Come altre sagre e fiere autunnali del Salento, anch’essa in origine legata al culto dei santi Medici e al consumo di carne suina.

La Fiera si svolgeva fuori dal paese, in località San Cosimo, nei pressi dell’antica chiesa dei santi Cosimo e Damiano, oggi distrutta e fu, in seguito al crollo del santuario, trasferita nella cittadina, assumendo nel tempo le attuali caratteristiche di grandezza e importanza.

Originariamente e fino ai primi del Settecento, la fiera si svolgeva a Carpignano in tre momenti del ciclo agricolo annuale, una si svolgeva a aprile e una a luglio, poi scomparse, rimase solo quella del 1 novembre.

Le tre date sono anche spiegabili con il culto dei santi

Medici, antichissimo e radicato nelle coscienze popolari delle comunità rurali salentine e legato al periodo bizantino. Infatti le date delle fiere, coincidono con quelle delle feste più antiche dedicate a questi santi, risalenti a prima dell’anno Mille.

La fiera carpignanese, di carattere agricolo, permetteva ai contadini all’avvicinarsi dell’inverno lo scambio di beni e strumenti necessari per la loro sussistenza invernale.

Tanta l’importanza dell’evento che molti erano i commercianti che giungevano da lontano, anche da oltre Adriatico.

Accanto al commercio ed all’esposizione di prodotti agricoli, durante Ognissanti avviene l’esposizione e la vendita di prodotti di ogni tipo, tanto che negli ultimi anni, per opera della Pro Loco, al suo interrno, viene organizzata la “Salento Produce”, un’esposizione di prodotti realizzati dall’industria e dall’artigianato salentini. Uno degli eventi cardine della fiera è il mercato degli animali nei pressi del campo sportivo, dove è ancora possibile assistere alla pantomima dei sensali, impegnati nella mediazione del bestiame.

Storia e folklore si fondono armoniosamente in un evento dal sapore antico e autentico.

Altro scopo della Fiera è quello di promuovere i frutti degli olivi, a cui il Salento e Carpignano sono particolarmente vocati, durante la sagra vengono infatti presentati oltre che il frutto anche i prodotti derivati come l’olio.

Legata alla storia dei santi Medici, Ognissanti è anche Sagra del Maiale, come ogni sagra derivata dal culto dei santi guaritori e che, scomparsa per un lungo periodo, è stata ripresa da circa 50 anni.

Così, secondo un’antica tradizione scomparsa, i primi maiali venivano macellati già il 27 settembre, festa, appunto, dei santi Medici.

I maiali, facilmente reperibili in quel periodo dell’anno e molto diffusi perché facilmente allevabili, venivano consumati volentieri dai mercanti che dalla sera prima, si trovavano a Carpignano.

La tradizione del macello e della vendita del maiale paesano da vita ad una caratteristica sagra con degustazione di carni suine.

Le cronache storiche narrano di commercianti musulmani che accorsi per mercanteggiare approfittavano della sagra per abbuffarsi di carne di maiale, contravvenendo ai dictat della loro religione.

Oggi, i due giorni della Sagra del maiale a Carpignano rappresentano un momento di festa popolare, l’occasione per animare il paese. La carne, viene servita bollita in pentoloni con sale, pepe e alloro, oppure arrostita sulla brace.

Un’occasione anche per i turisti autunnali di vivere le vere tradizioni locali, quelle tradizioni piene di storia e folklore che qualsiasi avventore saprà apprezzare.

Jenny De Cicco

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Il turismo a Otranto: un po’ di storia


Il pilastro fondamentale dell’economia di Otranto è il turismo. Questo costituisce il principale volano di tutte le attività lavorative cittadine. Ma c’è di più. In questa comunità, il turismo scandisce i ritmi di vita, influenzandone, in maniera decisa e inequivocabile, la cultura e quindi anche le abitudini e la mentalità. Lo sviluppo del turismo idruntino, che oggi si basa soprattutto sulla voglia di avere successo e di fare sempre meglio, ha come presupposto imprescindibile, sì la disponibilità di capitali, la creatività e le capacità manageriali e organizzative, ma soprattutto una forte identità. E cioè una consapevolezza ben sviluppata, dai contorni definiti e chiari, che si ponga come leva indispensabile per competere positivamente con altre realtà turistiche, in un contesto nazionale e internazionale, dove la carta vincente è possedere specificità appetibili e non replicabili. Uno dei tasselli che contribuiscono a formare il quadro di riferimento dell’operatore turistico idruntino, e cioè quello capace di conferire a questo una particolare forza nella gestione della propria attività, non solo sotto il profilo esclusivamente aziendale, ma anche e soprattutto nella prospettiva di attore sociale di grande rilievo per la crescita di questa comunità, è legato alla conoscenza della propria storia. Certamente, in riferimento agli aspetti politico-religioso, architettonico, urbanistico e culturale, Otranto ha ben chiare le coordinate e le direttive circa la sua realtà passata. Non è così, però, per quanto riguarda il turismo. Poco diffusa si presenta, infatti, la consapevolezza di un primato storico di rilevanza internazionale. E cioè che, Otranto è stata una delle prime mete turistiche del mondo occidentale. Sebbene non si abbiano notizie puntuali, è verosimile che già a metà del ‘500 Otranto abbia costituito meta dei cosiddetti grandturisti. Più nello specifico, va subito chiarito che, fatta esclusione del turismo religioso, l’unico presente già dall’alto Medioevo, il turismo, nell’accezione laica e moderna, nasce in Inghilterra nella seconda metà del ‘400, quando i giovani rampolli dell’aristocrazia anglosassone cominciarono a essere inviati dalle loro famiglie a compiere lunghi viaggi in Europa e soprattutto in Italia, allora centro propulsore dell’economia e della cultura europea. I viaggi mediamente duravano quattro o cinque anni e avevano come scopo la crescita culturale e l’acquisizione di una mentalità aperta e capace di consentire a questi giovani, una volta ritornati in patria, di presiedere a funzioni di alto comando. Questo tipo di viaggio venne denominato grand tour, termine coniato per la prima volta nel 1636, in occasione del viaggio in Europa di lord Granborne. La prima forma di turismo fu dunque culturale e d’élite. Scontato dire che, questo si sviluppò e si diffuse gradualmente in tutte le nazioni ricche del vecchio continente. A partire dal ‘500 giunsero in Italia anche francesi, tedeschi, olandesi e spagnoli. Moltissimi furono i grandturisti che si spinsero fino a Lecce, visitando anche e soprattutto Otranto. Naturalmente va qui precisato che altre mete preferenziali in Terra d’Otranto furono Soleto e Gallipoli. E ciò, perché, fino al 1861, il sud dell’Italia si presentava come una delle aree più sviluppate e ricche d’Europa. Con lo sviluppo della stampa, molti gradturisti presero l’abitudine di pubblicare i loro diari di viaggio, spesso corredati da splendidi disegni, così le specificità di Otranto furono ampiamente conosciute dalla upper class europea. Tra questi vale la pena ricordarne alcuni, quali quelli di George Berkey (1717), Johan Herman Von Riedesel (1767), Carlo Ulisse De Salis Marchlins (1789), Gustavo Meyer-Graz (1890), Justus Tommasini (1825), Ferdinand Gregorovius (1874), Paul Schubring (1900), Michel Charles Diehl (1880), Janet Ross (1888). Otranto venne conosciuta in Europa soprattutto per la sua cattedrale e la sottostante cripta. Ma, in particolar modo, per il pavimento della cattedrale, di rilevanza non solo storico-religiosa. “Tutto si trova descritto in questo colossale libro di marmo – scrisse Schubring nel suo diario- spalancato da 800 anni. Nessuna pagina vi manca”. L’apice di questo tipo di turismo, e quindi della notorietà di Otranto, si ebbe tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. “In questi ultimi anni scrive Cosimo De Giorgi nel 1914 – Terra d’Otranto è stata più e più volte rivisitata e percorsa in tutti i sensi da italiani e stranieri”. Con la prima Guerra Mondiale termina una lunga stagione turistica per Otranto, che si riavvierà lentamente sul finire degli anni ’70, con lo sviluppo del turismo di massa, dove comunque la città continua sempre a conservare connotazioni di buon livello. Ma questa è un’altra storia.

Mauro Ragosta

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Tassa di soggiorno: il no di Assoturismo-Confesercenti


Le ragioni del no alla tassa di soggiorno si fanno sentire attraverso la voce di Assoturismo- Confesercenti di Lecce. La tassa è ormai una realtà a Salve, sta per diventarlo a Otranto e potrebbe esserlo nel futuro prossimo anche a Ugento. La preoccupazione del presidente dell’associazione Massimo Rota è che questo incida non poco sul turismo, che da tre anni evita di aumentare i listini dei prezzi della ricezione. La tassa sul turismo va inevitabilmente fermata, perché inciderebbe sulla nostra più grande risorsa economica, il turismo. “Le difficoltà di bilancio degli enti locali – sottolinea Rota – non possono essere la giustificazione per istituire nuove tasse che nascono per finalità diverse da quella di sanare un bilancio in passivo. L’imposta di soggiorno, infatti, per legge è una tassa di scopo, e cioè serve a favorire politiche per il turismo, ma molti stanno pensando di introdurla solo per fare cassa. Mi chiedo con quale coraggio e quali giustificazioni l’albergatore potrà pretendere dal turista, magari straniero, un’ulteriore spesa senza che lo stesso sia stato avvertito per tempo, e quindi messo nella condizione di scegliere magari un’altra destinazione e a quel punto con conseguenze ancor più gravi nell’immediato. O forse – continua Rotta – ci si aspetta che siano ancora una volta le imprese ad assumersi questo ulteriore onere per evitare che la fragile credibilità del nostro territorio, quale destinazione turistica emergente, possa venir meno”.

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Vacanza nel Salento? Non tutto è ok. Piccolo viaggio sull’Adriatico


Se l’economia del Salento si fonda sul turismo, forse non bisogna fare tanti investimenti, ma attuare solo piccole accortezze per compiacere il turista. Che va coccolato: perché, se i disagi si assommano, potrebbe indispettirsi. Ecco alcune ragioni per cui questo potrebbe avvenire.

Le strade. Ne abbiamo di molto suggestive, a collegare un paese e l’altro. Peccato però che ci siano le deviazioni, che in questo scampolo d’estate non solo contribuiscono ad allontanarci dal mare, ma a volte non sono neppure presidiate dalla segnaletica adatta. Pensiamo a quando il mese scorso era bloccata la Uggiano-Porto Badisco, proprio nel periodo della raccolta dei ricci di mare: a quanti turisti sarà capitato di perdersi per quelle stradine, che a volte neppure per chi è salentino sono tanto comode? E viene spontaneo chiedersi: ma i lavori sulle strade bisogna farli per forza in estate? A questo si aggiunga che certe deviazioni non sono ben illuminate, e tenendo presente che non siamo ancora in grado di impedire alla gente di bere prima di mettersi al volante, si tratta di situazioni potenzialmente molto rischiose.

La tecnologia. Sicuramente non deve essere il perno della nostra vacanza, ma aiuta. Prendiamo la diffusione del Pos come sistema di pagamento, che in non tutti gli esercizi viene utilizzato: in alcuni, anzi, è addirittura la connessione che non va. Il che, nel 2011, sembra risibile, ma non lo è. Immaginate di essere andati al mare, con pochi spiccioli per il parcheggio e un gelato o una bibita fresca, e di esservi portati dietro solo la vostra carta prepagata, il bancomat o la carta di credito, per non avere denaro liquido da perdere in spiaggia. Immaginate anche di voler fare un romantico pranzo a base di pesce sul mare. Scordatevi aragosta e champagne, potete permettervi solo una birra e una bruschetta, neppure troppo condita. Per non parlare del wi-fi pubblico, che per esempio a Lecce non raggiunge tutte le zone: meglio nella zona di Maglie, dove funziona abbastanza bene nei centri storici. Anche se in alcuni paesi dell’entroterra idruntino non pensate di tenere con voi il telefono cellulare: per certi gestori è impossibile fornire copertura, per cui il telefonino è pressoché inutile.

Iniziative clone. A volte nel carnet estivo delle manifestazioni culturali o degli spettacoli esistono molte iniziative che sono copia carbone di altre: una vera e propria inflazione culturale causata spesso da eventi male organizzati, congegnati con poca competenza e approssimazione. È pur vero che l’arte è uno sporco lavoro e che qualcuno lo deve pur fare: a volte, tuttavia, si tratta di braccia rubate all’agricoltura.

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Turismo e strutture ricettive: quali prospettive per Maglie


Un entroterra che aspira anch’esso al turismo, che da sempre predilige la costa. È così che appare in generale il territorio idruntino, negli ultimi anni preso di mira dai vacanzieri. Questo perché siamo comunque a pochi passi da Otranto, ma anche perché nei paesi più piccoli il costo della vita è decisamente inferiore e le spese del soggiorno vengono così contenute. Negli ultimi anni anche Maglie sta assistendo però a una crescita del turismo di massa, turismo in gran parte culturale, dato che i prezzi, sebbene contenuti come tutto il Salento, rispetto alle altre province italiane non sono poi irrisori. Probabilmente l’appeal turistico è dato dalla posizione geografica, nel cuore della provincia di Lecce e quasi equidistante dallo Ionio e dall’Adriatico, ma anche da una ricca offerta culturale presente in città. In estate, ad esempio, eventi come il Mercatino del Gusto o Chiari di Luna catalizzano l’attenzione del turista, che così viene ad affollare le strutture ricettive cittadine. A Maglie ce ne sono 23, tra cui due alberghi, anche se diversi tra loro per impostazione, e 21 bed & breakfast. Di b&b, a Maglie, fino a solo due anni fa ce n’erano “soltanto” 14, che venivano letteralmente presi d’assalto in estate, complice anche la vicina “Notte della Taranta”. I b&b “tengono” però anche negli altri mesi dell’anno non, sebbene non esistano grosse iniziative culturali che possano portare a un turismo di destagionalizzazione. La maggior parte del turismo si concentra quindi soprattutto nei mesi di luglio e agosto, con veri e propri picchi nel corso di queste manifestazioni. Da qualche mese, per agevolare il turista, negli orari in cui l’Ufficio Relazioni con il Pubblico del Comune è chiuso funziona, presso la villetta Oronzio De Donno, un infopoint informatizzato, che funziona attraverso un touchscreen: questo consente di avere a qualunque ora del giorno le giuste informazioni sulla città.

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Strada provinciale 151: tanto bella, tanto pericolosa


Arriva la bella stagione, inizia l’afflusso di turisti e il traffico auto si fa intenso. Molti amano praticare le vie “convenzionali”, quelle più intensamente battute dalle automobili, ma altri visitatori, attratti dalle bellezze naturalistiche della terra salentina come le distese sconfinate di olivi, le spiagge, le pinete, i boschi e la macchia mediterranea, amano seguirne di meno note.

In genere la viabilità si presenta buona, ma di certo, non essendo vie primarie, spesso sono meno curate: come la SP 151, una strada provinciale che, seppur bellissima, per le sue caratteristiche diventa pericolosa.

La vegetazione, dopo un’invernata d’incuria, si fa infatti largo sulla carreggiata, invadendo le corsie e peggiorando molto la visibilità. Il che, su una strada che sta per accogliere l’intenso traffico estivo, va da sé, è pericoloso. Dalle foto si nota infatti come le auto siano costrette a transitare scansando i rami e a sconfinare nell’opposto senso di marcia, sia che provengano da destra , sia che arrivino da sinistra.

Le soluzioni al problema ci sarebbero: la strada potrebbe ad esempio rimanere aperta al traffico effettuato interventi di contenimento della macchia, per quanto questa ipotesi potrebbe rappresentare un “reato” contro la natura e la sua bellezza; oppure si potrebbe trovare una viabilità alternativa, oppure si potrebbe adottare una segnaletica stradale opportunamente studiata.

Jenny De Cicco


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