Archive | Novembre, 2010

Otranto: gli otrantini esistono ANCHE d’estate!!!

La nostra ridente cittadina riserva molteplici prospettive di divertimento, assicurando ad ogni tipologia di turista i bisogni richiesti. Ma questo vale anche per noi otrantini? E’ davvero tutto oro quello che luccica? Dietro questo andirivieni di automobili, pullman turistici, api-calessine e chi più ne ha più ne metta, si nascondono insidiosi sconvenienti, soprattutto per noi abitanti.Ecco che il “modus vivendi” di noi otrantini cambia completamente dall’estate all’inverno. Proprio passeggiando per il centro storico deserto, posso soffermarmi sugli scorci della nostra bellissima cittadina, sui vicoli, sul molo…… Cosa impossibile da compiere in estate!C’è da dire che uno dei veri traumi estivi, a mio avviso, è racchiuso in quattro lettere: la FILA! Prima di uscire di casa, mi armo puntualmente di santa pazienza, consapevole del fatto che:- non troverò mai e poi MAI parcheggio;- per prelevare al Bancomat troverò una coda interminabile;- sarà impossibile recarsi al centro storico senza essere travolti! Ovviamente tutto ciò è esteso sia ai turisti che agli otrantini e, nello stesso tempo bisogna esser consapevoli che questi aspetti indubbiamente gioveranno all’economia della nostra cittadina.Tuttavia volevo mettere in luce una vicenda sconveniente accadutami questa estate. Recandomi in un ristorante con amici, siamo stati letteralmente snobbati dal ristoratore e liquidati in pochi secondi (chiaramente ci conosceva perchè anche lui otrantino!), perchè il locale era al completo. In realtà il caro compaesano ha preferito le facce (o probabilmente, le tasche!) di una coppia milanese alle nostre?!?!?!Questo è rimasto un mistero! Tuttavia, ai commercianti ristoratori e tutti coloro i quali vivono grazie all’attività commerciale è bene ricordare un fatto: d’estate come in inverno, ci sono ANCHE gli otrantini, che meritano quantomeno lo stesso trattamento del turista……. QUANTOMENO!

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IL CENTRO DON TONINO BELLO

Il centro Don Tonino Bello sta diventando un luogo di ritrovo per molti giovani. Ciò grazie soprattutto all’entusiasmo dei ragazzi dell’associazione HYDRO che lavorano con impegno per risistemare quel luogo concessogli dal comune. Resta da capire, invece, che intenzioni abbiano quelli dell’associazione Art’etica che ancora non hanno eseguito il progetto per il quale hanno ricevuto il finanziamento. Sarebbe opportuno che chiarissero se hanno le capacità di far funzionare la strumentazione in loro dotazione e di proprietà pubblica o se al contrario pensano di lasciar spazio a chi vuole realizzare il centro multimediale progettato da Francesco Giannetta.

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UN NUOVO PROGETTO POLITICO

Pensiamo che la presenza di persone alla prima esperienza amministrativa, oltre che politica, abbia ritardato molto il cammino dell’attuale amministrazione nel raggiungimento degli obiettivi del programma presentato agli elettori: porto turistico, casa agli otrantini, PUG (ex piano regolatore) e beni storici e culturali.

Certamente è plausibile dire che tutti questi obiettivi sono più vicini di prima, effettivamente il Sindaco si è speso molto in tal senso, ma resta il fatto che i punti del programma sono ancora lontani e quest’amministrazione, probabilmente, riuscirà ad arrivare solo ad una parte del percorso previsto per raggiungere gli ambiziosi risultati.

Non stiamo a sottolineare le difficoltà politiche incontrate dal Sindaco e che oggi sono testimoniate dal movimento Nuovi Orizzonti. Ciò che ci interessa evidenziare è che se vi sono ritardi in quest’amministrazione i motivi sono da ricondurre al progetto politico alla base che, evidentemente, è stato immaginato trascurando le spinte interne delle varie componenti politiche a dispetto di una squadra di amministratori con esperienza insufficiente a contenerle o moderarle.

La realtà è, quindi, che abbiamo un Sindaco sovraccaricato dai numerosi problemi amministrativi e assessori con scarsi margini di azione, sia per i pochi fondi disponibili che per la poca autonomia decisionale.

Attualmente tutto è deciso dal Sindaco, ma noi abbiamo dubbi che egli possa sempre decidere nel modo più efficace per gli interessi dei cittadini, perché i tanti problemi da risolvere richiedono approfondimento per poterli capire e risolvere ed il rischio è che il Sindaco, per farli tutti, li faccia male.

Allora condividiamo il ragionamento di chi dice che sia ora il momento giusto per preparare un nuovo progetto politico da proporre alla città, partendo proprio da quegli obiettivi che quest’amministrazione, gioco forza, non riuscirà a raggiungere.

Con questa consapevolezza pensiamo si possa dire agli elettori che il prossimo programma amministrativo non potrà prescindere dalla necessità di completare quello che si è iniziato durante questi 5 anni. D’altro canto quest’amministrazione, in tutto questo tempo, ha dovuto portare a termine proprio i progetti voluti dalla precedente.

Ed è evidente che le aspirazioni di chi potrebbe essere determinante nelle prossime decisioni politiche debbano essere tenute in considerazione, diversamente si rischierebbe di scrivere ancora una volta un progetto politico debole, insufficiente a far accelerare l’attività alla prossima amministrazione.

Pensiamo, quindi, che alla base ci debba essere un progetto forte, per avere una giunta ed un sindaco capaci di far correre il nostro comune verso i traguardi prefissati.

Ma un progetto forte si può scrivere quando vi sono vedute che nella loro diversa sensibilità hanno dialogato senza pregiudizi e dopo aver sgombrato il campo dall’autoreferenzialità di alcuni. In un clima di rispetto reciproco, dove alla forza dei numeri elettorali, ad equilibrare il tutto, si contrappongano, gli argomenti ed i contenuti, le capacità e competenze presenti in città, si può di trovare la giusta sintesi per costruire una valida alternativa all’attuale amministrazione comunale.

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Farmer Market

Vendita diretta di frutta e ortaggi di qualità da parte degli imprenditori agricoli del territorio di produzione, con abbattimento dei costi di trasporto delle merci e conseguente diminuzione di traffico e inquinamento. Questi sono, in poche parole, gli elementi salienti che caratterizzano i Farmer market, i mercati agricoli di vendita diretta.

“Un passo importante per l’agricoltura, i contadini e i produttori”, ha commentato il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia dopo l’approvazione del ddl recante “norme per la valorizzazione dei prodotti agricoli provenienti da filiera corta e di qualità”, approvato dal Consiglio dei Ministri del primo marzo scorso e che verrà ora trasmesso alla Conferenza unificata per il parere.

“Si tratta di una grande modernizzazione per tutto il settore primario e ha anche l’effetto di accorciare notevolmente le distanze tra i produttori e i consumatori” – ha aggiunto Zaia – “accorciare la filiera è indispensabile sia per la diminuzione dell’inquinamento, (anche questo è il chilometro zero), che per abbassare i costi per i consumatori”.

Il provvedimento impone un passo di qualità diverso e si aggiunge alle norme in materia di sicurezza alimentare, definendo principi importanti in materia di mercati agricoli riservati alla vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli: non solo la modalità di vendita e la trasparenza dei prezzi, ma anche una maggiore verificabilità della qualità dei prodotti: dalla semina, produzione e lavorazione alla vendita.

Facciamo un esempio relativo alla qualità del prodotto in vendita nei Farmer market. Se un consumatore, un acquirente, conosce il terreno in cui vengono coltivati i prodotti, perchè fa parte del territorio circostante in cui abita, sarà molto difficile, e sicuramente controproducente per il produttore – venditore, produrre in terreni dalla qualità dubbia.

Chilometro zero è l’espressione che sta ad indicare la brevità della distanza dal luogo di produzione al quello di vendita, strettamente collegata e al concetto di filiera corta, che sostanzialmente significa il minor numero possibile di passaggi da chi produce a chi vende i prodotti. Vale a dire uno degli aspetti su cui usualmente il mercato specula di più, con i lavoratori della terra che riescono con difficoltà a far pareggiare i conti tra una buona produzione e il giusto guadagno, a fronte di un prezzo sui banconi di negozi e supermercati che paga il pedaggio di trasporti e numerosi altri passaggi. Ciò riduce il numero degli intermediari commerciali, dovrebbe dunque consentire, col superamento dei costi della distribuzione, un prezzo finale più basso. L’acquirente può accedervi tramite vendita diretta, mercatini, gruppi di acquisto, cooperative di consumo o commercio elettronico.

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Corrado Sammarruco a Lecceprima

………… le tanti voci critiche che si riscontrano sul web, dovrebbero uscire dalla mera critica, mettersi in gioco concretamente e cimentarsi con la cosa pubblica, per evitare di rimanere comodi a giudicare da fuori. Nel concreto, però, al momento non si vedono reali forme alternative, se non iniziative individuali, ancora non ben definite. Chi parla tanto, sarebbe il caso che si confrontasse pubblicamente e mettesse in campo le proprie proposte, se ci sono……Avverto le ragioni di chi voglia tradurre il cambiamento anche come un rinnovamento delle persone che si mettono in gioco per amministrare: da questo punto di vista, sono un oltranzista rispetto ai rottamatori, nel senso che se Matteo Renzi (sindaco Pd di Firenze, ndr) parla di tre legislature come limite, io dico che due sono più che sufficienti”.

Queste le parole di Corrado Sammarruco a Lecceprima.

Troviamo sorprendente che il consigliere di minoranza inviti i tanti commentatori del web a cimentarsi con la cosa pubblica. Dimostra, infatti, di non capire la vera motivazione che induce tanti internauti otrantini a scrivere su questa bacheca.

Vale la pena, pertanto, fargli presente che la grande maggioranza dei commentatori, in realtà, sente la necessità di esprimere il proprio malcontento davanti ad un Comune che soffre per la mancanza di un progetto politico serio e per un’ammnistrazione che ha grossi limiti nel risolvere i numerosi problemi presenti in città.

Ancora più sorprendente è poi l’affermazione sulla necessità che questi commentatori si confrontino pubblicamente mettendo in campo le proprie proposte, se ci sono. Il consigliere dimostra di non aver letto quali sono le istanze e quali sono le proposte che vengono quotidianamente scritte sulla bacheca di Otranto Oggi ed omette, infine, di dire che il suo gruppo consiliare, a parte le riunioni che tiene in privata sede, non ha ancora fatto un’assemblea pubblica per sentire quali potrebbero essere le proposte degli otrantini o ancora, qual’è il loro umore e quali sono i loro bisogni.

Su questo punto spezziamo una lancia in favore del Sindaco che sino ad oggi ha dimostrato di volersi confrontare con i cittadini per discutere delle scelte fatte dalla sua amministrazione tenendo sino ad oggi numerosi incontri pubblici.

Infine, sulla proposta di candidarsi al massimo due volte per poi lasciare posto alle nuove leve, Sammarrucco dimostra di fare mera demagogia considerata la caparbietà di alcuni suoi consiglieri nel dire che le nuove leve devono prima “scalzarli” dal posto dove essi sono seduti, a dimostrazione che nessuno di loro vuole veramente lasciare spazio agli altri e ciò malgrado gli elettori li abbiano bocciati nella precedente tornata elettorale per come avevano amministrato la città e dopo che sono ben tre consiliature che essi siedono sulle poltrone di Palazzo Melorio.

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C’era una volta…

La lettura dell’ultima nota pubblicata in bacheca ha catalizzato la mia attenzione e mi ha spinta a fare una riflessione ulteriore. Riguarda un’altra classe di nostri cittadini, i quali sono presi ancor meno in considerazione dei giovani: mi riferisco ai bambini. Diversamente dai bambini i giovani otrantini sono padroni di esprimere le proprie idee, possono decidere se agire o rimanere apatici di fronte al senso di vuoto che li circonda; se vogliono ribellarsi e modificare lo stato delle cose possono fare appello al libero arbitrio, ma i bambini? Pur essendo soggetti di diritto si trovano a vivere in una condizione di passività, d’immobilità, non hanno la capacità di esprimersi, né di avanzare pretese. Oltretutto vivono in questo lembo di terra chiamato Otranto, in cui viene conservato lo stato delle cose, così com’è ormai da tempo, grazie ad una mentalità subdola. Parliamo infatti di un Comune incapace di offrire luoghi pedagogicamente validi e adatti a loro. Non mi riferisco alle giostrine presenti ai giardini comunali, ma ad un servizio che abbia una reale valenza educativa, socializzante e ludica. Di favole ne sono state raccontate. Ne ricordo due in particolare: quella del “C’era una volta una ludoteca, ma svanì nel nulla”. Un’altra è stata quella del “C’era una volta un progetto (approvato) per la costruzione del primo asilo nido comunale…” il cui seguito della storia rimane al momento ignoto. Un servizio educativo come il nido servirebbe non solo ai bambini: per imparare a socializzare, per imparare le regole, le routine, per abituarsi all’indipendenza, all’autonomia, al distacco materno e a stare con i pari. Servirebbe soprattutto a favorire l’indipendenza delle donne!!! Vi siete chiesti come mai nel Mezzogiorno il tasso di occupazione femminile stenti a decollare? Dobbiamo fare certo appello a motivi tenico-pratici e alle scarse opportunità lavorative, ma anche all’inopinabile situazione in cui molte donne vivono. Non tutte hanno la fortuna di avere una mamma in pensione su cui contare e a cui lasciare i propri figli durante l’orario di lavoro, quindi invece di lavorare e spendere soldi per pagare la retta del nido preferiscono rimanere in casa a crescere i pargoli. Che le nonne non me ne vogliano, ma non sarebbe meglio che i bambini trascorressero il proprio tempo insieme ad altri bambini e a figure professionalmente formate oltre alla compagnia di questi ultimi? Costituiscono anche loro una ricchezza, ma non è sufficiente. Possibile che Otranto, come tutto il Sud del resto, debba rimanere lontano anni luce dalle politiche sociali messe in atto dal nord??? La causa di quest’arretratezza perenne ritengo sia anche attribuibile all’incapacità di organizzare una partecipazione di massa per la difesa di questa causa. Qualora questa ci sia ritengo sia discontinua, episodica, disorganizzata o strettamente connessa alle esigenze personali di ognuno. Altri elementi peculiari della popolazione otrantina credo siano la carenza di eventuali luoghi su cui costruire strutture scolastiche così come di investimenti previsti per nuove costruzioni; l’assenza di un movimento femminile che segua le idee del vecchio emancipazionismo ed un pizzico di buon collante sociale. Esempio: il nido potrebbe diventare il problema principale di una madre con un bambino appena nato. Lei manifesterà e solleciterà il Comune affinché si dia da fare per realizzare il servizio, ma dopo che quel bambino sarà cresciuto, quella stessa madre non sentirà più il problema come suo e non appoggerà le nuove madri nella lotta ad una causa che dovrebbe essere comune, indipendentemente dalle necessità individuali. Le priorità del Comune dovrebbero muoversi verso lo sviluppo di una scuola democratica e moderna, da realizzare attraverso la qualificazione degli ambienti scolastici e degli operatori, sollecitando la partecipazione dei cittadini a questo processo di rinnovamento e programmando uno sviluppo razionale delle istituzioni scolastiche.È cosa buona e giusta sapere che tra gli obiettivi del Protocollo di Lisbona, firmato dagli stati europei, compresa l’Italia, è incluso il raggiungimento dell’accoglienza dell’infanzia ai nidi al 33% della domanda potenziale entro il 2010. In parole semplici: l’obiettivo è che, entro il 2010, per 1 bambino su 3 ci sia posto in un asilo nido. Facciamo un confronto tra due Regioni del belpaese: la nostra Puglia, terra del sud; e l’Emilia Romagna, terra del nord. L’ultima indagine Istat, riferita all’anno 2009 ci mette davanti ad un dato inconfutabile. La Regione più vicina a questo obiettivo con una percentuale pari al 31,7% è proprio l’Emilia Romagna ; la Puglia resta invece fanalino di coda con una vergognosa percentuale del 7%. Spetta all’Emilia Romagna la maglia rosa per gli asili nido. Nella Regione che ha visto nascere il metodo reggiano, studiato in tutto il mondo, l’offerta pubblica di asili nido è presente in quasi l’82% dei Comuni mentre nessun altra regione supera l’80%. In totale in Emilia Romagna il nido è frequentato dal 24% dei bambini tra zero e tre anni a fronte di una media nazionale del 12,7%. Nella classifica l’Emilia Romagna è seguita da Valle d’Aosta e Umbria; mentre Calabria e Campania e Puglia sono fanalino di coda con percentuali di bambini iscritti che si aggirano intorno al 2%. La nostra Regione, dati alla mano, continua a soffrire della mancanza di una politica basata sulla promozione di servizi sociali, con la conseguenza che il Sud continuerà a perdere colpi, il Nord a rincorrere condizioni più adeguate alle proprie esigenze, mentre migliaia di giovani famiglie saranno costrette ad arrangiarsi da sole. Si tratta dell’ennesimo ritardo accumulato dalla Regione Puglia, la quale amplia l’abisso che la separa dall’Italia come dal resto d’Europa.

Anna Lisa Stefano

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Delegare è bello, Partecipare è meglio

Che fare? Questo è il punto di partenza che spinge ognuno di noi all’azione su un dato problema. Chiedersi quali strade percorrere, le strategie da attuare, le risposte che ne verranno e le domande da cui scaturiranno. Questo è il punto iniziale, la scintilla nella mente dell’uomo che lo porta a camminare e riflettere.In politica, per troppi anni ormai ci si è rintanati dietro una concessione di fiducia, una delega che molto, troppo spesso si è trasformato in delirio di onnipotenza e superiorità da parte di chi l’ha ricevuta.Delegare appunto. La semplice delega dimostra come, prima o poi, questa si trasformi in autoreferenzialità. Da un lato si dà al popolo la possibilità di scegliere un rappresentante, che in una democrazia diversamente attiva prende il posto di quel mandato divino di cui si fregiano i potenti per imporre la propria, auto-referenziale illuminazione. Dall’altro lato poi, ci si lamenta costantemente e quotidianamente dell’operato dei nostri delegati, dimenticando forse che la fiducia si basa su atti concreti e non su supposizioni, ed inoltre del proprio ruolo di cittadini, attivi nelle decisioni che i delegati debbono prendere coerentemente con il mandato assegnato loro.Partecipare appunto. Ognuno di noi ha in sé un sogno, un’aspirazione, una proiezione nel futuro che persegue tra mille difficoltà sin dal primo momento del concepimento: inconsciamente nel ventre materno, il feto si chiede come crescere, evolvere, nascere. Quando viene alla luce, inconsciamente comincia a chiedersi come utilizzare la vista, cosa fare delle proprie mani, come iniziare a muoversi, prima a quattro zampe, poi alzandosi su due. Siamo rivoluzionari sin dai primi passi: sfidiamo la forza di gravità e riusciamo a sconfiggerla (relativamente).Crescendo però, dimentichiamo la forza interiore che ci spinge sin dai primi vagiti e anche prima, sia per le nostre condizioni naturali che per quelle indotte, diventando esseri impauriti, soprattutto dalle induzioni esterne. Non riconosciamo più la forza interiore, la scintilla capace di accendere la nostra mente e di dare risposte e valore alla nostra vita sociale in cui ci ritroviamo, scaraventati fuori delle protettive mura domestiche. Pensiamo di essere e di dover restare subordinati alle scelte che vengono fatte dai nostri rappresentanti, che arriviamo anche ad odiare in alcuni casi, molto spesso passivamente, senza ricordare quella scintilla che ci rende vivi e che ha innescato in noi il meccanismo evolutivo.C’è una domanda che però può aiutarci a ritornare quegli splendidi rivoluzionari che eravamo quando traballavamo sulle nostre gracili gambe: Che Fare?Possiamo chiedercelo coscientemente ora, partecipando attivamente alla vita sociale che è anche politica, ma non solo: solidarietà, uguaglianza, fratellanza e merito sono, a mio avviso, le risposte per ripartire, per avere fiducia nel domani e per riprendere finalmente le redini di quel futuro che ancora è, per molti di noi, indefinito.Solidali perché simili, perché ogni mia sorella e fratello in affanno hanno bisogno del mio aiuto e se camminiamo insieme avremo più spinta verso il domani; uguali perché nella bilancia della vita tutti siamo diversi ma con lo stesso peso specifico; sorelle e fratelli perché questo è quello che siamo ed è questa la base del rispetto reciproco che ci riporta tutti a considerare il merito di ognuno.Ognuno di noi ha dentro di sé le risposte che giudica positive rispetto a determinati problemi: c’è bisogno di tutte le esperienze per poter discutere, crescere e trovare un senso di unità popolare che per troppo tempo è stato delegato a rappresentanti che ci hanno tradito, senza personalismi particolari, ma ricordando sempre che nel nostro corpo ogni singola cellula può differire dall’altra, ma non per questo si odiano o dimenticano la propria missione.Partecipiamo dunque, esortiamo tutti ad esprimersi e lasciamoli esprimere, senza supponenza, anche con la ripetitività, perché un concetto per diventare azione ha bisogno di condivisione e quanto più è condiviso e ispezionato, tanto più diventa patrimonio di tutti. Ritagliamo spazi pubblici d’intervento, agiamo alla luce del sole perché il sole è la nostra casa ed illumina il nostro avvenire.

Andrea Merico

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XIII Assemblea dei circoli di Legambiente – Appunti del Presidente del circolo locale Giorgio Miggiano

A Rispescia (Grosseto) il 12, 13 e 14 novembre, si è svolta la 13° assemblea dei circoli di Legambiente.

I temi affrontati hanno riguardato le energie rinnovabili, l’efficienza energetica, le politiche locali nel territorio e nelle città.

Sulle energie rinnovabili è emerso che non siamo immuni dal malgoverno locale e da operazioni speculative. Secondo la maggior parte dei circoli è fondamentale monitorare il territorio e promuovere, altresì, la diffusione delle energie rinnovabili spingendo le regioni alla definizione delle regole necessarie.

Legambiente ha deciso di denunciare, senza timori, tutti quei progetti che saranno insensati.

Sul tema delle politiche locali nel territorio e nelle città è emerso, da parte di molti circoli legambientini, uno stop all’uso indiscriminato del territorio e un invito a favorire l’agricoltura in speciale modo quella biologica; la richiesta di considerare maggiormente i territori che sono fonte di ricchezza comune e fonte di saperi da non disperdere.

Riguardo al nostro territorio il Presidente di Legambiente di Otranto ritiene che questo tema debba essere motivo di interesse e discussione all’interno del PUG.

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Otranto… invecchia

Giovani e Otranto, rapporto difficile, inesistente, da intendersi quasi come una separazione avviata, un divorzio di fatto. Non c’è da indagare motivi, la realtà è sotto gli occhi di tutti. Gli adulti chiedono, ma non ascoltano le risposte, i ragazzi non riescono ad esprimersi.

La sensazione che prevale è quella di un vuoto cosmico, materiale e spirituale, il quale ha creato un profondo stallo in cui ci sentiamo impantanati, un profondo divario: ci sentiamo traditi dalle passate generazioni, chiamati in causa come oggetti marginali delle discussioni, un peso per l’amministrazione, un’accusa per chi amministra, forse non contiamo, veniamo conteggiati. Vorremmo poter reagire, ma “ovviamente” non ci vengono dati i mezzi, siamo comparse accondiscendenti per registi mediocri, non abbiamo voce per dire la nostra.

Non esistono scintille per le nostre fucine, non una mediateca, non un centro di aggregazione, non dei laboratori dove mettere in materia le nostre emozioni, dove poterci confrontare tra noi, anche per proporre ai “vecchi” e qualora vi fossero già delle iniziative simili, non ce ne siamo accorti, forse per disinteresse, o perché disillusi da quella che non è stata una mancanza recente, ma un lutto dimenticato. Troppo spesso ci sentiamo lontani, forse per gli argomenti trattati, per nulla di nostro interesse: abbiamo il reale bisogno di sentirci coinvolti, accesi.

C’è necessità di un reale cambio di rotta, non noi rivolti verso la politica (cura della polis, città), essa esca dal palazzo. Non è rimasto neanche lo scontro, le piazze si svuotano, il disagio si cronicizza e si radica.
Queste sono mie considerazioni, la situazione è scoraggiante ma non tutto è perduto, serve uno “schiaffo terapeutico”.

Jenny De Cicco

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Contributo sul canone di affitto per abitazioni anno 2009

Si avvisa che la Giunta Regionale, con delibera n. 2142 del 01/10/2010, ha attribuito a questo Comune un finanziamento di € 18.632,26 per le predette finalità. Il Comune di Otranto ha incrementato dette risorse con la somma di € 2.500,00.Coloro che intendono richiedere il contributo devono presentare apposita domanda entro e non oltre il 6 dicembre 2010 con la seguente documentazione:

– Dichiarazione sostitutiva unica riportante la situazione economica del nucleo familiare per l’anno 2009 resa ai sensi del D.L. n.109 del 31.3.1998 e s.m., di cui al modello-tipo approvato con D.P.C.M. 18.05.2001; (la dichiarazione è soggetta ai controlli previsti dal medesimo D.L. n.109/98 e dal D.P.C.M. n. 221 del 7.5.99);- copia del contratto di locazione registrato;- copia delle ricevute di pagamento del canone di affitto;- eventuale documentazione per l’aumento del limite di reddito di cui al bando di concorso.

Il limite di reddito per l’accesso ai contributi suddetti non deve essere superiore a quello “convenzionale” di € 16.000,00, calcolato con le modalità di cui all’art.21 della legge n.457/78.

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La vicenda MONTECO

Il 28.12.2009 il consiglio comunale ha autorizzato l’accordo con la Monteco che mette fine alla controversia per il servizio di smaltimento rifiuti svolto per conto del Comune di Otranto dal 01.06.1999 al 30.04.2009. Autorizzando l’accordo transattivo il Consiglio Comunale ha riconosciuto in favore della Monteco il debito di Euro 1.100.000,00.

Il Comune si è assunto l’obbligo di pagare questa somma dopo che ha versato in acconto Euro 100.000,00 il giorno 15.12.2009. La restante somma di un milione è stata suddivisa in quattro rate annuali di euro 250 mila ciascuna, con scadenze 31.07.2010, 31.07.2011, 31.12.2012 e 31.12.2013.

Questo debito, come detto dallo stesso Sindaco, “imbalsamerà” il bilancio comunale per anni impedendo all’amministrazione di affrontare e garantire ai cittadini la manutenzione ordinaria del paese e le spese per “programmi culturali e progetti di spettacolo”.

Il debito scaturisce dal servizio di smaltimento rifiuti che il comune di Otranto commissionò alla Monteco nel 1999 e che inizialmente doveva avere durata di un anno, più altri due di rinnovo, ma che è durato sino al 30.04.2009 grazie alla legge che ha introdotto le ATO.

Più precisamente il debito di 1.100 mila euro è la somma che la Monteco incasserà in più rispetto a quanto già incassato. La somma in più è giustificata dalla revisione in aumento dei prezzi iniziali previsti nel contratto del 1999.

Va detto che la maggiore somma di 1.100 mila è il risultato di quanto il Comune è riuscito a spuntare dalla società dopo che questa aveva inizialmente preteso il pagamento di circa 2.100 mila euro.

Le valutazioni dei tecnici comunali, supportate dal parere dei professionisti esterni incaricati (Avv. Roberto Marra e Ing. Riccardo Bandello), hanno confermato che il maggior valore riconosciuto dal Comune alla Monteco è vantaggioso per le casse comunali. Mentre la minoranza (Sammarruco), in occasione della discussione in consiglio comunale, pur riconoscendo l’annoso problema, ha messo in discussione la validità del contratto sin dal 2000 e poiché inesistente da quella data ha dichiarato che non è possibile applicare la revisione in aumento dei prezzi pretesa dalla Monteco.

Nel dibattito consiliare il Sindaco ha fatto notare che il problema non era più rinviabile e che andava affrontato e risolto per non essere un ulteriore peso da lasciare sulle spalle delle future generazioni.

La minoranza ha messo in discussione anche la scelta di non riconoscere quella somma, tecnicamente, come “debito fuori bilancio” perche evita che la Corte dei Conti possa controllare la bontà dell’intera operazione conclusa dal Comune. Ma questo aspetto investe la responsabilità patrimoniale dei consiglieri che l’hanno votata perché potrebbero essere chiamati personalmente a rispondere sull’operazione conclusa con la Monteco.

E difatti, l’accordo transattivo è stato autorizzato con il voto favorevole di 9 consiglieri. Prima della votazione i consiglieri della minoranza presenti (Sammarruco, Tondo, Salzetti e De Benedetto) si sono alzati per non partecipare alla votazione, ma prima di loro si era anche alzato il consigliere Leonardo Conte della maggioranza, mentre gli assenti al consiglio comunale sono stati i consiglieri Francesco Bruni, Fabio Marrocco e Gianfranco Stefano.

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