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Rocco Palese sulle decisioni regionali in materia di sanità


Rocco Palese torna a esprimersi in tema di Piano della III Commissione su le Aziende Sanitarie, recentemente non passato al varo della stessa.
Il capogruppo d’opposizione, membro del Pdl ed ex avversario di Nichi Vendola alle scorse elezioni regionali, dichiara in un comunicato:

Si avvicinano le elezioni e la maggioranza di centrosinistra cerca forse di prendere le distanze dai fallimenti del governo Vendola soprattutto in sanità. Oggi il presidente Marino ha rinviato la seduta della III Commissione che avrebbe dovuto varare il regolamento sul piano ospedaliero perché alcuni colleghi di maggioranza non avrebbero votato a favore. Per parte nostra non possiamo che essere soddisfatti dalla mancata approvazione del regolamento di un Piano che taglia i servizi ai cittadini, non gli sprechi, e non cerca neanche di mettere un argine alla spesa per acquisti ingiustificati di beni e servizi da parte delle Asl, mentre si registrano quotidiani disservizi negli ospedali, vedi la carenza di personale, le proteste degli operatori del 118, la situazione della rianimazione del Policlinico di Bari dove sono stati addirittura bloccati i ricoveri.
Ma non sono credibili i colleghi di sinistra che dopo aver votato a favore di quel Piano, oggi sembrano non condividerlo più solo perché divampano le proteste dei cittadini e si avvicinano le elezioni. Peraltro siamo pronti a giurare che una volta richiamati all’ordine da capigruppo e segretari dei rispettivi partiti, nella prossima seduta della Commissione voteranno anche il regolamento. In questo contesto è evidente che a sinistra chi può non veda l’ora di andare a Roma per evitare di dover rendere conto ai pugliesi delle tante promesse non mantenute.

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Villa Convento, animali morti nei pressi di impianti fotovoltaici


A Villa Convento – frazione di Lecce – nei giorni scorsi, alcune pecore e capre sono morte dopo essere state portate al pascolo nei pressi di impianti fotovoltaici e industriali. La correlazione tra la morte di questi animali e la presenza dei suddetti impianti sarebbe da ricercare nell’uso di diserbanti in quella zona. Il dubbio è stato posto dal “Comitato contro il fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi”, che ha anche presentato un appello a tutte le istituzioni, a partire dalla Regione fino alle Asl e Arpa affinché vengano rimossi i pannelli fotovoltaici e si ritorni alla situazione preesistente. L’Asl ora sta appurando il possibile collegamento o meno tra il decesso e l’uso di sostanze tossiche.
Inoltre, la preoccupazione è che questi pericoli, vista l’emergenza sanitaria, possano estendersi fino ad arrivare all’uomo. “E le persone che vivono in quei luoghi? – scrive il comitato – Non potrebbero essere a rischio avvelenamento anche esse a causa dei diserbanti che vi vengono adoperati e gettati in dosi massicce. E se i diserbanti penetrassero nelle falde acquifere? E se inquinassero i cibi che la gente mangia?”. C’è anche da segnalare che le crescenti preoccupazioni si stanno estendendo in tutta la penisola. A testimonianza di questa forte ed estesa protesta, è stata presentata giorni fa dal comitato nazionale e da altre 20 associazioni italiane una denuncia scritta ai ministri della Salute, Renato Balduzzi, e dell’Ambiente, Corrado Clini, dove si sottolineava la grave emergenza sanitaria nazionale e il conseguente rischio per la salute dell’uomo e per l’ecosistema ove vi sono impianti fotovoltaici ed eolici. Il “Comitato contro il fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi” precisa che “il fotovoltaico va ubicato solo e soltanto sui tantissimi tetti degli edifici più recenti, suoli questi inutilizzati e biologicamente morti e in nessunissimo altro luogo, nessuno al di fuori delle aree industriali”.
Dunque la battaglia contro i diserbanti e le altre forme di inquinamento associate alla vicinanza degli impianti industriali fotovoltaici continua, con la speranza che si arrivi a una soluzione.

Alessandro Conte

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Centrale a biomasse di Cavallino: la parola alla Regione


La sorte della centrale a biomasse di Cavallino, a distanza ormai di qualche anno, sembra essere ancora incerta.
Stiamo parlando di una centrale da 37 megawatt che sarà alimentata con olio vegetale (per la precisione ne verranno bruciati 150mila litri al giorno).
Secondo il Forum Ambiente e Salute la centrale biodiesel, al di là delle sue emissioni dirette, provocherà inquinamento ambientale in ogni caso, poiché il trasporto del combustibile avverrà via mare con imbarcazioni e via terra con autocarri per la tratta Brindisi-Cavallino. Ma non solo, la costruzione dell’impianto avvelenerà e deforesterà ampie zone del terzo mondo; il tutto per un guadagno di circa cinquanta milioni di euro che, per la maggior parte, andranno a finire nelle casse di un’azienda emiliana.
Dopo la Conferenza dei Servizi, tenutasi a Bari lo scorso dicembre, in cui si è cercato di venire a capo di un’odissea che tiene con il fiato sospeso cittadini e associazioni ambientaliste ormai da molto tempo, e in cui sia l’Arpa che l’Asl hanno ribadito il parere negativo (quest’ultima presentando una nuova integrazione epidemiologica) contro quello favorevole del Comune di Cavallino e dell’azienda Tg Energie Rinnovabili, la palla rimbalza alla Regione.
A questo proposito abbiamo sentito Andrea Savonitti, portavoce del Comitato intercomunale contro la centrale a biomassa di Cavallino: “Adesso che il Ministero dell’Ambiente ha definitivamente chiarito che l’ente preposto a decidere sul procedimento unico è la Regione Puglia. Ci auspichiamo un rapido epilogo per questa vicenda che va avanti da quasi tre anni. Chiaramente, visto anche i pareri negativi ribaditi da Arpa e Asl all’ultima Conferenza dei Servizi del 16 dicembre, ci aspettiamo un inequivocabile diniego alla richiesta della società.
A tutto ciò aggiungiamo che questo tipo di impianto è già normativamente superato in quanto il Piano Paesaggistico Regionale, di recentissima adozione, vieta tali insediamenti nei terreni agricoli. La legge regionale n. 31/2008 impone la filiere corta dell’approvvigionamento e la direttiva europea 2009/28/CE del 23 aprile 2009 inserisce tra gli elementi da considerare ai fini della valutazione ambientale anche il contesto sociale in cui esso viene prodotto e la distanza tra il luogo di produzione, nel nostro caso l’Africa, e il luogo di utilizzazione del combustibile.”
Savonitti, inoltre, ci rammenta che di una decisione così importante per la tutela e la salute del nostro territorio non si dovrebbe far carico un solo comune: “Questa vicenda ha dimostrato in maniera inequivocabile che nella nostra Provincia, fatta di quasi 100 paesi addossati a pochi chilometri gli uni dagli altri, non è possibile lasciare che un singolo comune adotti autonomamente scelte che risulteranno quanto mai dannose per le comunità vicine.
E’ già successo per la discarica a servizio dell’Ato Lecce 1, formalmente in territorio di Cavallino ma a poche centinaia di metri da San Donato, sta succedendo con la discarica di servizio e soccorso abbinata all’impianto dei biotunnel, che dista meno di un chilometro da San Cesario, potrebbe succedere in maniera ancora più incisiva se il Comune di Cavallino riuscisse a farsi autorizzare dalla Regione a trasformare tutta l’area, circa cento ettari, in zona industriale, avendo in questo modo mano libera per la realizzazione di un grande polo energetico costituito da impianti eolici, solari, biomasse solide e liquide così come formalizzato nella delibera del consiglio comunale del 6 marzo 2009”.

Gianluca Conte

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Licenziamenti nella Asl di Lecce: Paolo Perrone scrive in Regione


Sostegno ai malati oncologici e integrazione scolastica sono due tematiche che preoccupano non poco. Il sindaco di Lecce Paolo Perrone ha chiesto in una lettera indirizzata al presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, all’assessore regionale alla Sanità Tommaso Fiore e al commissario della Asl di Lecce Valdo Mellone, un incontro per cercare una soluzione alla vicenda. Si tratta degli operatori impegnati nell’assistenza ai malati oncologici, che dal 10 ottobre scorso sono disoccupati, e delle operatrici impegnate nell’integrazione scolastica dell’Asl di Lecce che, su sentenza della Corte Costituzionale, in data 1 settembre si sono viste annullare il contratto a tempo indeterminato. “In entrambi i casi – si legge testualmente nella missiva – si tratta di un danno enorme per la comunità leccese: da una parte decine di famiglie sono senza lavoro e – in drammatiche condizioni economiche – stentano a sopravvivere, dall’altra, servizi fondamentali per la sanità locale restano scoperti, creando notevoli disagi ai pazienti e alle loro famiglie”.

Il primo cittadino pone l’accento, a fine lettera, sulla drammaticità della situazione e a ciò che comporta questa scelta su entrambi i fronti. “La sospensione di questo servizio – scrive ancora – comporterà gravissime ripercussioni sulla salute dei cittadini.

Anche l’annullamento del contratto delle operatrici per l’integrazione scolastica ha comportato una serie di disagi ai bambini diversamente abili e ai loro genitori”.

Alessandro Conte

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