Tag Archive | "Borgo San Nicola"

L’autopsia conferma: Popo Virgil Cristia è morto per il digiuno


La mancanza di cibo ha determinato la morte del detenuto 38enne di lecce.
Ad accertare la causa della morte dell’uomo, deceduto domenica mattina, è stata l’autopsia svolta gli scorsi giorni dai medici legali Roberto Vaglio ed Ermenegildo Colosimo a Lecce.
Popo Virgil Cristia è morto presso l’ospedale Vito Fazzi in seguito alla richiesta di trasferimento effettuata sabato dai medici dell’azienda sanitaria locale in servizio presso il carcere Borgo San Nicola.
Le condizioni di estremo digiuno hanno reso vani i tentativi di tenere in vita Popo, giunto in grave deperimento presso l’ospedale civile.
Cinquanta giorni di digiuno in segno di protesta per dichiarare le propria innocenza e parlare con un magistrato per tornare libero.
Il sostituto procuratore Carmen Ruggiero ha aperto un fascicolo e ha iscritto sul registro degli indagati diciotto medici in servizio presso il carcere.
Probabilmente nulla si sarebbe potuto fare per evitare la conseguenza della scelta estrema, che ha assunto questi drammatici noti risvolti anche per le situazioni di sovraffollamento delle carceri in Italia, da cui non è esente Borgo San Nicola.
Nel frattempo per accertare le condizioni di permanenza dei carcerati, una delegazione composta dalla Senatrice di Io Sud Adriana Poli Bortone, dall’onorevole radicale Elisabetta Zamparutti, e dal presidente del Movimento Regione Salento Paolo Pagliaro ha visitato la struttura detentiva leccese.

Jenny De Cicco

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Salvatore Negro interroga il consiglio regionale per il ruolo del garante dei detenuti


Qual è stato il ruolo del garante dei detenuti nei 50 giorni di sciopero della fame precedenti il decesso del 38enne Popo Virgil Cristria?
È quanto chiede il presidente del Gruppo Udc alla Regione Puglia, Salvatore Negro, che torna a occuparsi del ruolo del Garante regionale dei detenuti per il quale, già agli inizi dell’anno, aveva indirizzato al governo regionale un’interrogazione senza ricevere risposta, stando a quanto riferito da Negro.
Negro afferma: “La morte del cittadino rumeno nel carcere di Borgo San Nicola pone una serie di interrogativi sulla figura e il ruolo del garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale. Ci chiediamo innanzitutto se il dottor Pietro Rossi è mai stato informato dello sciopero della fame a cui si era sottoposto il detenuto e se nei 50 giorni della protesta un suo intervento avrebbe potuto dissuadere il cittadino rumeno dal suo intento. L’intervento odierno del dottor Pietro Rossi, che si è detto pronto a intraprendere ogni azione utile su questa brutta vicenda, ci sembra tardivo e fuori luogo in quanto ora è di competenza della magistratura indagare sulle responsabilità dell’accaduto e non del garante a cui è affidata la protezione e la tutela non giurisdizionale dei diritti delle persone presenti negli istituti penitenziari, negli istituti penali per minori, nei centri di prima accoglienza e nei centri di assistenza di assistenza temporanea per stranieri, nelle strutture sanitarie in quanto sottoposti al trattamento sanitario obbligatorio. Già in occasione della morte di un detenuto nel carcere di Trani, un uomo di 33 anni costretto a vivere su una sedia a rotelle a causa di una grave malattia, avevamo inoltrato un’interrogazione al presidente Vendola e all’assessore al Welfare Gentile, su quello che era stato il ruolo del Garante in quella triste vicenda. Un’interrogazione che, come troppo spesso accade, non ha mai ricevuto una risposta. L’auspicio è che almeno in questa triste vicenda il governo regionale non voglia restare in silenzio e faccia chiarezza su quello che è stato e deve essere il ruolo del garante, affinché questa istituzione (che poche regioni in Italia possono vantare) abbia un’utilità e lo stesso garante sia messo nelle condizioni di lavorare realmente a difesa dei diritti dei detenuti, prevenendo il verificarsi di episodi drammatici come quello che si è consumato tra le mura del carcere salentino”.

Jenny De Cicco

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Buccoliero interviene sulle vicende di Borgo San Nicola


Critica la situazione delle carceri italiane, anche per Borgo San Nicola di Lecce.
Antonio Buccoliero, consigliere regionale, interviene sulle ultime vicende che vedono protagonista il centro di detenzione salentino: “Non posso non esprimere la mia piena solidarietà non solo ai detenuti di Borgo San Nicola, ma anche agli agenti di Polizia Penitenziaria e al personale medico per una situazione di paradossale disumanità, più volte denunciata, ma che continua a perseverare, contro gli stessi sacrosanti principi della nostra Costituzione. Conosco molto bene la situazione all’interno del carcere leccese perché da sempre accolgo gli sfoghi degli agenti penitenziari, costretti a sostenere turni massacranti. Lo stesso vale per i medici e per i detenuti, che pur dovendo pagare il debito contratto con la società per aver trasgredito la legge, non possono tuttavia subire delle torture fisiche e psicologiche causate dal sovraffollamento, dalla carenza di servizi e da mille altre difficoltà. Tutto questo va contro gli stessi obiettivi della pena, che dovrebbe riabilitare il detenuto, promuovendone il reinserimento dello stesso nella società.
Ma quale riabilitazione può esserci in chi è costretto a mortificare nel profondo la propria umanità? La morte del detenuto, dopo un lungo sciopero della fame, non può non aprire un’attenta riflessione, perché tanta lucida ostinazione nel rifiutare il cibo, addirittura anche le flebo, arrivando a strapparsi l’ago dal braccio, denuncia un bisogno disperato di essere ascoltato, che non può cadere nel vuoto. L’iscrizione sul registro degli indagati dei 18 medici di Borgo San Nicola è sicuramente un atto dovuto, ma mortifica un lavoro, che con dignità e coraggio viene portato avanti, contro ogni umana sopportazione. Così come viene mortificata la condizione stessa dei detenuti. Se non verranno attuate delle misure urgenti per arginare il sovraffollamento nei nostri istituti penitenziari e, al contempo, non verranno applicate delle politiche sociali atte a sostenere le famiglie e le fasce più deboli della nostra società, credo che la condizione nelle carceri italiane sarà, purtroppo, destinata solo a peggiorare”.

Jenny De Cicco

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