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La scrittura di Chiara Cordella: le tante facce di Medusa


Incontriamo Chiara Cordella, giovane scrittrice salentina, alla quale abbiamo rivolto alcune domande. Nata a Copertino, dove vive tuttora, è autrice di Medusa, raccolta di racconti noir edita da Lupo Editore. Chiara, oltre a coltivare la passione per la scrittura di racconti e romanzi, lavora anche a delle sceneggiature. Medusa è un libro di cinque racconti che solo riduttivamente definiamo noir, perché, anche se ritroviamo molti caratteri legati al genere, sono racconti a tutto tondo. Per addentrarci nel mondo complesso e fascinoso della scrittrice  partiamo proprio da questo suo lavoro d’esordio, ringraziando l’autrice per la disponibilità e la cortesia.

La prima domanda che rivolgiamo a  Chiara riguarda la scelta del titolo: perché Medusa?

Ho scelto questo titolo per il primo racconto che ho scritto, pensavo fosse l’immagine perfetta per la protagonista, a cui non ho mai dato un nome perché mi sembrava sufficiente quello. Quando poi ho dovuto scegliere il titolo della raccolta, ho pensato che Medusa, in qualche modo, rappresentasse ognuna delle donne che avevo raccontato. Nella mitologia greca Medusa era una bellissima fanciulla che fu trasformata in un orribile mostro da Atena, un’altra donna dunque. Ciò che la rendeva unica era la capacità di pietrificare chiunque incrociasse il suo sguardo, e questo la costringeva a una vita di solitudine. Come Medusa, anche le donne che ho raccontato nel mio libro, seppur in un vissuto di apperente normalità, nascondono occhi in grado di pietrificare e distruggere.

Le donne protagoniste dei tuoi racconti sono davvero così mostruosamente pericolose?

Sono donne normali e, come tali, capaci di ogni cosa. Io le trovo affascinanti. Certo, non sempre belle, ma sicuramente letali.

Dove va a scavare l’immaginario di Chiara Cordella? E la sua scrittura?

L’immaginario trova fin troppi spunti nella quotidianità, in quell’apparente normalità in cui ben si mimetizza la più crudele e feroce follia. La scrittura, invece, vorrebbe essere figlia dell’istinto, vorrebbe sempre avere la forza dirompente dell’acqua che infrange gli argini e scorre libera, senza costrizione alcuna. Credo che ogni storia abbia una sua natura precisa e se si vuole raccontarla al meglio bisogna scivolare con i protagonisti nei meandri più oscuri della mente, senza annichilirsi nella ricerca di uno stile o nell’inutile tentativo di emulare autori che ammiriamo. Mi piace pensare di essere solo uno strumento attraverso il quale la natura umana si racconta senza l’ipocrisia di emettere giudizi morali. Lascio che le parole scorrano, che le storie si raccontino. Spero di raggiungere il cuore delle cose e forse, come tutti gli scrittori o aspiranti tali, mi impegno per fermare il tempo attraverso una fotografia più o meno precisa del genere umano.

I tuoi racconti sembrano fortemente incentrati su una sorta di simbiosi tra i personaggi e i luoghi dove sono ambientate le storie, tanto che in certi passi appare impossibile scindere gli uni dagli altri: è soltanto una nostra sensazione?

Sono le due facce della stessa medaglia. E’ un neonato nell’utero materno, non si può comprendere la natura dell’uno ignorando l’altro. A volte si spiega la natura di un figlio raccontando la storia del padre, così una casa è lo specchio dell’anima di una famiglia tormentata, un bar l’unica ragione di vita di una barista e così via. Non è una sensazione questo rapporto simbiotico, è reale.

Hai qualche progetto per il prossimo futuro?

Sto lavorando al mio primo romanzo, ma di questo è ancora prematuro parlare, spero di poter dire qualcosa di più fra qualche tempo. Al momento, l’unica certezza è che non si tratterà di un noir, ma sarà comunque oscuro e malinconico. Il progetto di cui posso parlare è un film d’animazione, si chiamerà Lu Rusciu ti lu Mare. Soggetto e sceneggiatura sono stati scritti a quattro mani con Antonio Mangialardo. Hermes Mangialardo curerà regia e animazione, Piero Schirinzi si occuperà delle illustrazioni, Andrea Raho dell’animazione. Sarà il primo film di questo tipo realizzato interamente nel Salento. Noi tutti auspichiamo di riuscire a raccontare la storia di una terra diversa da quella cartolina cui ci siamo troppo abituati. Il film è ambientato in un selvaggio paesaggio di fine Ottocento e narrerà di un popolo orgoglioso e indomito, di un’amicizia che nel tempo si trasformerà in un amore grande e forte, di amicizie che con la loro forza saranno in grado di cambiare la storia. Ci saranno, inoltre, sommosse e rivolte.  E’ stata una bella storia da raccontare, speriamo che sia altrettanto bella da vedere.

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All’Art Cafè di Maglie “Medusa” di Chiara Cordella


Lunedì 19 marzo, alle 21, presso l’Art Cafè di Maglie, Chiara Cordella, giovane scrittrice salentina, presenterà “Medusa”, raccolta di racconti dal gusto noir edita da Lupo Editore.
Questi cinque racconti della Cordella, che, volens nolens, trasudano realtà – la quale spesso supera la fantasia – ci restituiscono spaccati di vite apparentemente normali che a un tratto cambiano direzione e finiscono nel delirio o in una lucida premeditazione di morte.
Partendo dal titolo della raccolta, che riporta alla mente la terribile figura mitologica che pietrificava chiunque incrociasse il suo sguardo, non si può non cogliere il femmineo che si nasconde (neanche tanto velatamente) tra le righe.
Sono le donne a scandire il tempo di “Medusa”, donne con la loro forza e debolezza, donne dall’ego straripante che invade tutto ciò che incontra sul suo cammino, donne che decidono, e decidendo, assomigliano alle Parche, signore della vita e della morte. E poi gli uomini, che negli intrecci di queste cinque storie sembrano piccoli esseri in balia di un destino segnato da enormi divinità femminili, i quali escono fortemente ridimensionati rispetto a una doppia dimensione, contingente e assoluta. Si avverte, nello scorrere delle pagine, un ritmo ossessivo-ossessionante che non dà tregua, il tutto psicoticamente disciolto in ambientazioni che, a ben guardare, piacerebbero a David Lynch o al Peter Weir di “Picnic a Hanging Rock”.
Il lavoro della Cordella non si limita al mero frangente noir, ma scava a fondo nella psiche umana e concede ampi stralci d’amore, inteso come forza primordiale e alle volte egoica, che indubbiamente traspare dalle esistenze, anche di quelle votate al delitto. Non solo, “Medusa” si insinua nelle curve di un tessuto psicosociale, quello del paese – ché è paese dappertutto – portando allo scoperto tutte le sue contraddizioni, le sue ipocrisie, in ultima analisi, la sua incapacità di accettare la vita per quella che è o che dovrebbe essere, al di là degli stereotipi e delle etichette.
“Dal mito classico alla psicanalisi moderna, la terrificante immagine di Medusa ha sempre rappresentato la pericolosità e l’angoscia del “femminino”, la cui insondabile e ambigua forza distruttiva – di qualsiasi abito si vesta – disarma l’uomo e lo fa soccombere.
Questi racconti, spesso sottilmente surreali, ci portano in storie inquietanti le cui protagoniste mietono vittime impreparate e inermi a volte consumando una loro crudele privata vendetta, a volte per calcolo spietato, altre rivendicando semplicemente il diritto a esistere”.

Gianluca Conte

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