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Fabiano Amati e il problema dell’erosione


L’erosione costiera in questi giorni torna a far discutere, dopo le mareggiate violente che hanno trasportato al largo la sabbia, erodendo la costa bassa e trascinando con sé anche le strutture poste dagli operatori sulla battigia.

Il problema è stato affrontato dall’assessore regionale Fabiano Amati e verrà riaffrontato sabato nella riunione di Federbalneari.

L’accordo anti erosione tra la Regione Puglia e la Provincia di Lecce è stato reso noto da Fabiano Amati a seguito della riunione tecnica che si è svolta a Bari alla presenza tra gli altri del presidente della provincia di Lecce Antonio Gabellone.

“Oggi abbiamo sancito un punto importante con la Provincia di Lecce – ha detto – che il 20 gennaio sottoscriverà con noi un protocollo d’intesa per l’avvio di progetti di difesa delle coste basse. La firma avrà luogo previa iniziativa programmata per il 13 gennaio a Lecce, durante la quale saranno coinvolti tutti i comuni che si affacciano sulla costa della provincia di Lecce per stabilire un crono-programma degli interventi. In questo momento abbiamo tutti gli strumenti di pianificazione ed è quindi necessario formulare le proposte e partire con le attività di mitigazione del rischio e lotta al fenomeno erosivo. E’ bene che tutti i cittadini sappiano che la Puglia è una delle regioni più dotate dal punto di vista degli strumenti di pianificazione della costa perché disponiamo sia di strumenti di pianificazione che di quelli di medicazione. Il nostro intento finale è quello di sottoscrivere protocolli d’intesa con tutte le Province pugliesi affinché, in conformità al Piano di tutela della costa, possano essere predisposti interventi conformi alle linee guida stabilite. Lo scopo è quello di programmare interventi ritenuti plausibili perché non è più l’era degli interventi – spot a tutela del singolo stabilimento balneare ma è il tempo in cui gli interventi sono immaginabili solo nell’ambito della più complessa dinamica meteo-marina. Sino a questo momento, abbiamo sottoscritto due protocolli d’intesa, il primo con una parte della sub unità fisiografica che comprende il comune di Monopoli e successivamente con la Provincia di Brindisi. Ora stiamo lavorando con quella di Lecce, con la quale sottoscriveremo tra poche settimane. Dopo la fase della sottoscrizione, in breve tempo conosceremo l’elenco degli interventi che la Provincia di Lecce, in concorso con i comuni, riterrà plausibili ed in conformità con il Pano di tutela della costa. La successiva attività operativa si organizzerà su diverse fonti di finanziamento: quelle che speriamo di poter mettere in campo come Regione Puglia, quelle che le province e i comuni destineranno alle opere di questo tipo, prevedendo anche un intervento da parte di privati, che hanno tutto l’interesse a realizzare opere di questo tipo”. Intanto sabato 17 dicembre alle l’assemblea generale Assobalneari Salento Federbalneari sarà a Lecce per trattare le più preoccupanti problematiche del comparto balneare, la nuova normativa comunitaria di regolamentazione del comparto, nello specifico la chiusura della procedura d’Infrazione comunitaria, il governo italiano in carica ha 15 mesi per regolamentare e decidere sul futuro di circa 30mila imprese balneari italiane e l’erosione costiera, elemento di valutazione per il rinnovo o la decadenza delle concessioni demaniali in Puglia, come stabilito dal piano regionale delle coste.

Jenny De Cicco

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Antonio Gabellone scrive alla Regione: le misure antierosione sono urgenti


Antonio Gabellone scrive alla Regione sulla necessità di  iniziative immediate e anche finanziamenti, per salvare le nostre coste. Il presidente della Provincia di lecce Gabellone ha scritto agli assessori regionali alle Opere Pubbliche e Protezione Civile Fabiano Amati, e a quello al Bilancio e al Demanio Michele Pelillo, in seguito alle conclusioni tratte dal recente tavolo tecnico anti erosione, che si è tenuto a Palazzo dei Celestini sui problemi dell’erosione costiera e al quale erano assenti rappresentanti della Regione. Nella lettera Gabellone richiama la necessità urgente di un incontro risolutivo tra tutte le parti, istituzioni, associazioni di categoria, sindacali e operatori del settore, al fine di concordare procedure utili e soluzioni concrete per la problematica dell’intero territorio costiero provinciale, anche con l’eventuale individuazione delle opportune linee di finanziamento. “La Provincia di Lecce – sottolinea Gabellone – si è tempestivamente impegnata nell’ambito del tavolo tecnico permanente a procedere a una ricognizione dello stato della costa del territorio provinciale, invitando i comuni rivieraschi a evidenziare tutte le criticità lungo la fascia costiera di pertinenza, trasmettendo eventuali studi di fattibilità e progetti già disponibili, corredati dal relativo quadro economico. Ciò al fine di favorire un intervento immediato sulla problematica che per il Salento assume triplice rilevanza: ambientale, economica e non da meno occupazionale. La Provincia di Lecce nell’ambito del coordinamento istituzionale che si è prefissata di raggiungere e alla luce degli effetti devastanti dei continui fenomeni meteo-marini, sta parallelamente proseguendo nella sua attività di monitoraggio complessivo di tutte le criticità provinciali presenti lungo la costa del Salento, sia sabbiosa che rocciosa”.

Jenny De Cicco

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Approvato il piano regionale delle coste: le associazioni di categoria sul piede di guerra


Approvato nei giorni scorsi il piano regionale delle coste. Insorgono però Sib e Assobalneari che lo definiscono restrittivo, un passo indietro del settore economico pugliese. Il piano è stato approvato nei giorni scorsi dall’assessore al Demanio Michele Pelillo, uno strumento per la tutela del territorio e d’indirizzo per i 67 comuni costieri, che in 4 mesi dovranno ridefinire i piani comunali. Il Sib, Sindacato italiano Balneari considera “restrittive e non rispondenti alle esigenze della categorie le scelte compiute” e intima iniziative legali. “Non è stato un lavoro facile – spiega Pellillo – la Puglia conta ben 970 chilometri di costa. Avremmo potuto abbreviare il cronoprogramma regionale affidando ai comuni la Valutazione Ambientale Strategica, ma abbiamo preferito offrire ai comuni un lavoro completo”. Cosa prevede il piano regionale delle coste? D’ora in avanti saranno i comuni a decidere quali e quanti chilometri saranno destinati alla balneazione. Di questi un massimo del 40% sarà per gli stabilimenti privati, il 60% sarà destinato a spiaggia libera così suddivisa: con servizi 24% massimo e libera senza servizi 36%. Le motivazioni per la definizione delle percentuali, come spiegato dall’assessore al Demanio, sono state il raggiungimento di un punto di equilibrio tra le esigenze di tutela all’ambiente, gli interessi dei cittadini e gli interessi di chi vuole utilizzare la costa. “Servono risorse per garantire la salvaguardia dei litorali e spesso non ci sono o sono limitate- prosegue Pelillo – Il governo, nel maggio 2010, approvò il cosiddetto federalismo demaniale, che passava la proprietà delle coste alle regioni. Un diverso regime di canoni ci permetterebbe di reperire risorse dedicate alla lotta all’erosione, senza utilizzare solo i fondi europei. I canoni poi potrebbero essere differenziati tra stabilimenti che incassano cifre a sei zeri per stagione e stabilimenti che sopravvivono appena”. Attualmente i canoni delle concessioni demaniali permettono d’incassare 10 milioni di euro, 9 milioni vanno allo Stato, e un milione viene suddiviso tra la Regione e i comuni. Alfredo Prete, vice presidente nazionale del Sib, ha contestato il piano. “Il modello proposto – ha detto – è estraneo non solo alla realtà pugliese ma, soprattutto, alle esigenze di una balneazione moderna e di qualità, realizzato su criteri riduttivi e limitativi delle aree concedibili (cento metri di lunghezza massima concessi senza considerare la profondità della spiaggia, escludono numerosissime porzioni di demanio e soprattutto dei manufatti destinati ai servizi, ndr). Siamo pronti a utilizzare anche la via giudiziaria per contrastare il piano”.

Interviene anche Assobalneari con Mauro Della Valle, che definisce il Prc “una delle pagine più buie non solo per chi fa impresa turistica e balneare nella Regione Puglia, ma anche per i più elementari principi di democrazia e partecipazione”. “Il Prc, così com’è, rappresenta una mortificazione per l’impresa balneare e turistica, è già vecchio – afferma il presidente di Assobalneari – si basa su studi assolutamente parziali effettuati a distanza di alcuni anni, senza tener conto dei fenomeni che hanno sostanzialmente modificato l’assetto della nostra costa, come quelli interessati da fenomeni di erosione. Il contenuto del piano delle coste approvato rappresenta un freno allo svolgimento della impresa turistica, un impedimento e un freno alla competitività”. E promette una dura battaglia legale.

Jenny De Cicco

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Antonio Barba: “Grave l’assenza della Regione al tavolo tecnico di Gabellone”


Il consigliere regionale Antonio Barba, richiama la Regione Puglia, accusata di assenteismo durante il tavolo tecnico provinciale contro l’erosione costiera del 14 ottobre. Tra i banchi di Palazzo dei Celestini, in cui si è visto il riavvicinamento tra Sib e Assobalneari, per far fronte comune contro l’immobilismo della Regione, da Bari è intervenuto in difesa delle coste salentine il consigliere regionale del PDL Antonio Barba, che ha tirato le orecchie alla giunta Vendola, assente al tavolo del presidente Antonio Gabellone. Barba ha proposto la nascita di un’azione regionale volta alla risoluzione del problema, causato dallo sbancamento delle dune. Considerando la vocazione turistica stagionale della regione, un’azione di controllo, prevenzione e risanamento costiero è la priorità che il governo della Regione deve svolgere, anche perché possiede i mezzi economici per farlo. “Vi è la disponibilità dei fondi Por da indirizzare al problema, ma pur potendo impiegare ingenti somme, non si riesce a mettere in moto la macchina burocratica – ha detto Barba, dichiarandosi d’accordo con Gabellone sulla necessità della nascita di un intervento-quadro delle coste, evitando provvedimenti tampone da affidarsi alle singole amministrazioni comunali – È tutto il sistema costiero che deve essere tutelato, nella sua integrità e nella sua bellezza, provando sempre e comunque a raggiungere ogni accordo possibile con le associazioni degli operatori turistici che, con le loro attività, offrono ai vacanzieri il primo biglietto da visita dell’accoglienza. È stato grave non vedere rappresentanti del governo regionale seduti al tavolo convocato dalla Provincia di Lecce, anche perché l’approccio alla questione è stato improntato non sullo scontro politico, bensì sulla volontà di dare risposte concrete su problematiche che riguardano tutti”.

Jenny De Cicco

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Regione Puglia assente al tavolo anti erosione della Provincia di Lecce


Erosione costiera, la Provincia convoca un tavolo tecnico per le soluzioni. L’incontro si è svolto nella sede della Provincia di Lecce, Palazzo dei Celestini. Presenti numerosi rappresentanti istituzionali sindaci, assessori, sindacati balneari, cittadini e operatori del settore, che hanno discusso dell’annoso e critico problema, ma è mancato il principale interlocutore, la Regione Puglia. Le due principali sigle sindacali Sib e Assobalneari, di comune accordo, hanno redarguito la Regione per l’assenza d’interesse nei confronti del gravissimo problema dell’erosione che rischia di indebolire e inginocchiare un intero comparto produttivo, fonte di una buona percentuale del Pil pugliese. Il presidente della Provincia Antonio Gabellone, preoccupato dall’emergenza dell’erosione, ha dichiarato il bisogno di non procrastinare gli interventi da attuare, da inserire in un’ottica di azioni d’intervento a tutto tondo, evitando le azioni dei singoli privati a macchia di leopardo, che non risolverebbero nulla come provato in questi anni. “Oggi stiamo pagando gli errori del passato – ha detto Gabellone – Da circa due anni chiediamo alla Regione Puglia di sbloccare la situazione. Non ho ben capito se da Bari abbiano difficoltà ad utilizzare fondi che pure ci sono, ma quello che a noi interessa in questa giornata è fondare un nuovo programma di coordinamento. In passato molte dune sono state oggetto di sbancamento. Non lasciamo al singolo municipio la soluzione a questo fenomeno, ma cerchiamo risorse ingenti per studi e interventi. Possibilmente definitivi. Urge un progetto ricognitivo di tutta la situazione e, possibilmente, rintracciare quelle somme all’interno del programma Por 2007-2013, dove immaginiamo siano contenuti imponenti risorse da destinare all’ambiente”. La Provincia non dispone di finanziamenti diretti per interventi in favore degli operatori balneari. “Chiediamo alla Regione Puglia – Mauro Della Valle di Assobalneari e Antonio Quarta del Sib, per l’occasione hanno dichiarato all’unisono – di attribuire deleghe alla Provincia. Questa volta siamo uniti per ricordare, tra l’altro, che le mareggiate danneggiano in primo luogo le dune. Prima ancora dell’economia del territorio che pure si fonda sull’attività balneare”.

Jenny De Cicco

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Cariddi annuncia il tavolo tecnico tra privati e comune sul problema dell’erosione


Nuovo capitolo sull’erosione costiera, interviene il sindaco di Otranto Luciano Cariddi. In una nota informativa, il primo cittadino dichiara di voler cercare una soluzione condivisa con gli operatori balneari al problema dell’erosione. “Fin da subito – dice – l’amministrazione comunale ha affrontato la questione cercando soluzioni che potessero dare risposte utili su come affrontare l’emergenza. Dapprima ci si è concentrati sulle aree ritenute a maggior rischio per l’incolumità pubblica, e pertanto sono state progettate opere per il consolidamento e restauro del bastione Pelasgi e del costone Madonna dell’Altomare, dove si corre il rischio di veder crollare parti dell’abitato cittadino”. Questo perché l’erosione non è un fenomeno legato esclusivamente al settore balneare. Il fenomeno erosivo è potenzialmente pericoloso per tutte le città sorte lungo la costa salentina, proprio come Otranto. “Proprio in questi giorni – continua il sindaco – si sta ormai attendendo la cantierizzazione di opere che guardano alla sicurezza e a un maggior funzionamento degli spazi oggetto d’intervento. Per quanto riguarda, invece, il problema erosivo delle nostre spiagge si sono dovuti attendere gli strumenti programmatici che fornissero indicazioni utili per i relativi interventi di protezione, in particolare, il Piano regionale delle Coste e le linee guida dell’Autorità di bacino della Puglia che finalmente oggi sono disponibili. L’amministrazione comunale ha deciso, in accordo con i concessionari degli stabilimenti balneari, di muoversi autonomamente per affidare incarico a professionisti con esperienza nel settore affinché si rediga un progetto che riguardi l’intero tratto costiero otrantino soggetto a erosione. Questa progettualità, che ci auguriamo possa esserci resa disponibile quanto prima, dovrà fornirci indicazioni utili innanzitutto sulla possibilità di intervenire con sistemi di protezione e, in secondo luogo, le tecniche d’intervento migliori e l’entità dell’investimento necessario a realizzare le opere di difesa che ci saranno suggerite”. Otranto è una città che vive grazie alle proprie bellissime coste, che rappresentano una fonte di reddito cospicua e insostituibile. Così questa sembra una battaglia combattuta solo dal comune idruntino, nella speranza di trovare soluzioni all’inesorabile problema dell’erosione. “Dal quadro economico di progetto – conclude Cariddi – decideremo se l’intervento potrà essere realizzato mediante risorse derivanti dal bilancio comunale e da investimenti dei concessionari privati. L’auspicio ovviamente è che Regione e Provincia provino a dare un contributo almeno prevedendo una compartecipazione finanziaria in tale iniziativa”.

Jenny De Cicco

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Otranto, intervenire per salvare le coste


Un progetto quasi esecutivo e un intervento che parta subito, anche con fondi propri, per poi puntare anche a eventuali cofinanziamenti. È questa l’idea lanciata in un tavolo di confronto ieri presso il Comune di Otranto. Alla riunione erano presenti il sindaco Luciano Cariddi, il consigliere Michele Tenore, il presidente di Assobalneari Salento Mauro Della Valle e una nutrita rappresentanza di gestori di lidi balneari. Il problema è evidente e generalizzato, l’erosione si sta mangiando le alte falesie del Mulino d’acqua e della Grotta Monaca, le spiagge della Baia dei turchi, gli Alimini e Frassanito e persino i lidi storici cittadini come Camillo e Miramare. Insomma, se non si interviene subito si potrà solo assistere a un disastro economico e ambientale annunciato. Per questo motivo nell’incontro si è stabilito che il Comune di Otranto si farà carico di un progetto preliminare (ma così spinto da essere quasi un esecutivo) che entro un mese o due sarà a disposizione. Su tale ipotesi il comune cercherà di acquisire i pareri necessari, magari in conferenza di servizi, per poi iniziare i lavori. I fondi per tale intervento saranno ricercati sia attraverso finanziamenti che con conferimenti propri. Da questo punto di vista, c’è stata la positiva disponibilità dei gestori a investire e magari a coinvolgere anche l’intero comparto economico del turismo. “Pensiamo di raggiungere quanto meno lo stadio di un progetto quasi esecutivo – ha spiegato il primo cittadino – con l’acquisizione di tutti i pareri scientifici, tecnici e anche quelli degli enti preposti a rilasciare le autorizzazioni. Quest’ultimo punto è fondamentale, in quanto tutti gli studi concordano nel descrivere il nostro territorio come delicatissimo. Del resto a terra abbiamo un Sito d’Interesse Comunitario e a mare il Sic marino delle poseidonia di Alimini”. Gli interventi, pertanto, dovranno avere il massimo grado di compatibilità ambientale e di eventuale reversibilità. Insomma, una soluzione che punta al sodo senza nascondere la delicatezza e le difficoltà di un tale intervento. Comunque si punta a un’azione concreta, aspetto su cui il presidente di Assobalneari Mauro Della Valle ha dato la massima disponibilità della categoria a collaborare, purché si arrivi a una soluzione condivisa, che permetta di combattere alla radice il problema. “Gli imprenditori del settore balneare – ha spiegato Della Valle – sono pronti a supportare il Comune di Otranto nella ricerca dei finanziamenti, come anche a verificare le disponibilità al cofinanziamento dell’intervento da parte dei privati. L’importante è ricercare soluzioni stabili, condivise e durature”.

Elio Paiano

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Il problema di Alimini e della costa salentina


La zona di Alimini fu oggetto di un enorme e lungimirante progetto di ingegneria ambientale. L’intera zona fu bonificata dagli stagni lacustri costieri, dai fiumi che li alimentavano e dalle paludi costiere. Enormi tratti di territorio, diverse migliaia di ettari, furono bonificati con i drenaggi che svuotarono il lago di Pozzello, le paludi di Traugnano e del Culacchio per poi scavare enormi canali gallerie di drenaggio costante. Tra Otto e Novecento si procedette alle bonifiche interne per poi giugere sulla fascia costiera. Qui si crearono dei pontili in mare per dragare il fondale sabbioso della spiaggia e costituire una grande e uniforme fascia di spiaggia oltre a rinforzare il cordone dunale costiero già esistente. Una enorme duna fu “spalmata sui lati e la sabbia dragata dal mare fu lasciata scorrere verso la spiaggia per costituire una prima barriera verso i flutti”. L’impianto della pineta retrostante e quello delle essenze sulle dune fecero crescere l’intero ecosistema di protezione dell’habitat di transizione al fine di renderlo di nuovo adatto alle esigenze di sfruttamento agricolo. Il lavoro fu fatto così bene che la malaria endemica di Alimini fu quasi debellata. Gli ultimi casi di malaria nel Salento, infatti, risalenti agli anni ’70, furono causati dalle zone dei canali intorno alla Castellana e non dalla zona di Alimini. Il lavoro fatto fu terminato sbancando l’area dunale di Porto Craulo e drenando ulteriormente la zona di Castellana-Cerra. L’idea ottocentesca, finalmente conclusa nella seconda metà del Novecento, fu attuata in un arco temporale di circa un centinaio di anni. Essa si basava sulla possibilità di sfruttamento economico del territorio grazie all’agricoltura. Furono questi terreni, in effetti, totalmente privi di vigneti, a dare a Otranto il primato nella coltivazione della vite americana che risolveva il problema della peronospora e della fillossera che distrussero gli antichi vitigni europei. Ma il sogno sarebbe stato di breve durata se non fosse giunto il turismo. Uno dei primi villaggi italiani (in realtà francese) aprì così a Otranto sfruttando l’immenso lavoro di bonifica dei nostri antenati. Sarebbe stato difficile, del resto, aprirne uno presso una palude. Da allora (1970) il turismo a Otranto è cresciuto in maniera esponenziale, solo che nessuno si è ricordato di effettuare la manutenzione della parte più delicata posta a protezione dell’intero territorio: la spiaggia, la fascia dunale e la pineta. Anzi, se non fosse stato per l’attivismo ambientalista che ha operato a Otranto avremmo avuto la distruzione della pineta per il famigerato “Centro Direzionale Turistico” e quello di molte dune per aprire varchi di servizio alle spiagge. La soluzione della chiusura delle aree pinetate alle auto, infine, ha consentito la salvaguardia di quello che è oggi un Sic tutelato dall’Unione Europea. All’inizio del 2000 c’è stato un primo, parziale, ripascimento dunale. L’opera è incompleta, ma per ora non ci sarà una prosecuzione. La vera sfida, tuttavia, è quella di rifare, con mezzi moderni, il ripascimento dell’intera linea di costa senza intaccare l’equilibrio ambientale fragile e delicato del luogo. Un fattore nuovo, infatti, ha accelerato il processo: il cambio di clima in corso. Ora, infatti, gli studi recenti evidenziano non solo il processo di innalzamento del mare, ma anche il cambio delle condizioni meteo marine. Il vento dominante di Alimini, infatti, era la tramontana rispetto alla quale il litorale era protetto dalle dune sottomarine. Da ragazzi, tutti gli idruntini, ricordano che entrando in acqua ad Alimini si incontrava dapprima una fascia di mare abbastanza profondo, per poi giungere a una fascia a pelo d’acqua prima di re immergersi in acque profonde. Tale cordone, oggi, è rotto in più punti e non garantisce l’effetto di frenare la furia delle onde. Il lavoro è impegnativo, la sfida è interessante, tuttavia c’è un enorme punto interrogativo. Oggi, un amministratore pubblico ragiona su di una arco temporale di 5 anni (il mandato di un sindaco) oppure di 10. Tale prospettiva è frammentata da varie elezioni: province, regione, politiche. In tale scenario si punta, ovviamente, a progetti che hanno una visione ridotta e limitata a pochi mesi, al massimo pochi anni. Uno dei maggiori punti su cui si scontrano le opposizioni e le maggioranze, del resto è quello in cui si dice: “questo progetto lo abbiamo avviato noi”. Ora, in tale scenario, quale amministratore prevederà un intervento da compiersi nell’arco di qualche decennio i cui frutti, come nel caso delle bonifiche, ricadranno sui nostri pronipoti?

Elio Paiano

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Erosione costiera, il Salento la zona più a rischio d’Italia


Erosione costiera, effetto del riscaldamento globale. È quello che affermano gli esperti europei nella relazione del progetto “Clamer” (Climate change and European marine ecosystem research), con a capo lo scienziato Carlo Hipe. Lo studio avvalora gli allarmi e i richiami degli operatori del settore, e sempre secondo gli esperti la zona più a rischio in Italia sarebbe proprio il Salento: in particolare la costa Adriatica – ovvero Otranto, Santa Cesarea, Castro – ma anche Gallipoli e Porto Cesareo per lo Jonio, potrebbero vedere modificate radicalmente o andate perse le proprie risorse naturali principali fonti di reddito per il territorio, ovvero i litorali.

Cinque milioni di metri cubi di arenile sono infatti già spariti negli ultimi anni, con gravi conseguenze per il settore balneare e turistico salentino. Ne fanno le spese la flora e fauna costieri, che risentono di modificazioni ingenti, con gravi rischi anche per le città costiere, che della posizione geografica hanno fatto il loro punto di forza in termini di appeal turistico. L’aumento delle temperature, lo scioglimento dei ghiacci e il cambio dei venti ha portato all’accelerazione del 15% del preoccupante fenomeno per l’Europa. Già da anni vengono lanciati numerosi appelli da ambientalisti, operatori e nuovi fronti politici. È del marzo scorso la dichiarazione del presidente di Assobalneari Mauro Della Valle, che di concerto con il Movimento Giovanile Regione Salento aveva organizzato un sit-in di protesta presso le spiagge d’Otranto, per richiamare l’attenzione mediatica sul fenomeno, che rischiava di far saltare la stagione turistica allora alle porte. Il richiamo lanciato e ripetuto a gran voce su giornali e tv è stato sempre lo stesso: cercare una soluzione condivisa e sostenibile o permettere agli stessi operatori di fare qualcosa per conto proprio. Un esempio virtuoso è quello della Basilicata, che già nel 2009 ha affrontato il problema. Nella zona metapontina sono state studiate soluzioni di tipo naturale, come la realizzazione di scogliere di massi o il ricorso alla tecnologia dei “pennelli”, barriere di sabbia o tubi elastici posati sul fondo del mare che riducono l’azione delle correnti sull’arenile.

Jenny De Cicco

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Erosione costiera, in Provincia si fa il punto con la Regione e l’Università del Salento


Erosione costiera, al via un tavolo tecnico per esaminare le possibili soluzioni al problema. Convocato dall’assessore alla Gestione territoriale e alle Politiche dell’energia della Provincia di Lecce, Gianni Stefano, il tavolo si terrà lunedì 11 luglio alle 10, nella sala giunta di Palazzo Adorno, per condividere la proposta di modifica del protocollo d’intesa sottoscritto con la Regione Puglia in merito all’utilizzo della somma di 200mila euro, e per fare il punto della situazione sugli studi e progetti realizzati in tema di erosione costiera. “Attraverso questo incontro – spiega Stefano – metteremo a punto la proposta progettuale che la Provincia di Lecce sta coordinando, e che verrà nei prossimi giorni sottoposta all’attenzione della Regione. Ancora una volta la Provincia cerca di venire incontro alle esigenze dei comuni costieri e degli operatori di settore, con l’auspicio che la Regione Puglia possa a breve completare l’emanazione delle linee guida anche per le coste alte e individuare, così, le risorse finanziarie disponibili da impegnare per la realizzazione di quanto programmato”. Sono stati invitati al tavolo tecnico il capo-sezione Demanio e ambiente della Capitaneria di Porto di Bari Alessandro Cortesi, il rettore dell’Università del Salento Domenico Laforgia, il presidente della commissione provinciale Ambiente, Risorse naturali ed Energia Francesco Bruni, il presidente di Confcommercio Lecce Luca Mangialardo e il presidente di Assobalneari Salento di Confindustria Mauro Della Valle. Parti in causa saranno i sindaci dei comuni interessati: Alessano, Alliste, Andrano, Castrignano del Capo, Castro, Corsano, Diso, Gagliano del Capo, Galatone, Gallipoli, Lecce, Melendugno, Morciano di Leuca, Nardò, Otranto, Patù, Porto Cesareo, Racale, Santa Cesarea Terme, Salve, Taviano, Tiggiano, Tricase, Ugento e Vernole.

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