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Salento, ancora terra di approdi


Non si fermano i traffici umani. Nuovo sbarco nel Salento, che anche per il 2012 si conferma terra d’approdo, di speranza e di accoglienza.
Il 31 maggio alle prime luci dell’alba un gruppo di 78 clandestini uomini, tra i quali 2 minorenni, sono stati rintracciati dalla polizia di Otranto, sulla strada provinciale di Uggiano La Chiesa, ma purtroppo sono stati solo i primi dell’ondata di profughi approdati sulle coste idruntine. Poche ore dopo sono stati rintracciati altri 48 stranieri, tutti uomini, bloccati dalla polizia presso la stazione ferroviaria di Otranto, probabilmente alla ricerca di mezzi di fuga via terra.
Questi primi 126 stranieri giunti in Salento appartengono a diverse nazionalità, secondo quanto constatato dai diversi accertamenti.
Poi ancora, nei pressi di Torre sant’Emiliano la finanza ha rintracciato un’imbarcazione di circa 30 metri, recante il nome “Gugei Istanbul” abbandonata, vuota e probabilmente utilizzata per il trasporto via mare degli uomini rintracciati per le vie di Otranto. Il natante staziona, per ora, nel porto di Otranto, ma non si esclude l’ipotesi di un suo trasporto nell’omologo più capiente di Brindisi, considerando le già provate e ben più ridotte capacità del molo San Nicola.
I clandestini rintracciati sono attualmente ospiti del centro “Don Tonino Bello” dove si sta procedendo alla loro identificazione.
Purtroppo il numero di clandestini, condotti presso il centro di prima accoglienza è salito fino a raggiungere quota 198 persone, identificate, soccorse e rifocillate dalle sempre presenti associazioni di volontariato come Croce Rossa e Misericordia, ma anche grazie alle forze dell’ordine. Numeri che riportano la mente ai drammatici avvenimenti dello scorso novembre, quando furono recuperati da un’imbarcazione in avaria ed incagliata nelle rocce otrantine, più o meno lo stesso numero di migranti al momento, i clandestini recuperati risultano 198 dei quali una 50ina di probabile origine pakistana è stata, in seguito, condotta a Bari dopo una tappa alla questura leccese.
Mentre oggi, primo giugno, non accennano a cessare gli approdi. Infatti presso Leuca, a 5 miglia dalla costa, sono stati recuperati 17 clandestini dalla capitaneria e dalla Finanza della locale tenenza.
Identificati gli stranieri, tra i quali 2 minori, si sono dichiarati provenienti dal Kashmire.
Il recupero è stato reso possibile anche dalla collaborazione delle autorità greche, che avevano indicato un mezzo alla deriva a largo dell’isola di Corfù, le quali hanno avvisato Immediatamente i mezzi della capitaneria e della guardia di finanza che hanno poi rintracciato una barca in vetroresina di circa 5 metri, con motore fuoribordo. I diciassette clandestini sono poi stati fatti salire a bordo della motovedetta CP 848 di stanza a Leuca. L’intera operazione è stata coordinata dal 6° nucleo Mrsc di Bari. Le operazioni di ricerca, tuttavia, continuano: non è escluso che altre imbarcazioni siano in viaggio verso le coste salentine, considerando gli avvenimenti degli ultimi 2 giorni.
Ancora una volta la domanda è cosa stia succedendo dall’altra parte del canale d’Otranto che spinge questi uomini ad abbandonare le proprie case e i propri affetti tentando un viaggio tanto periglioso.

Jenny De Cicco

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Da Poggiardo i nuovi servizi agli immigrati


Più aiuto per gli immigrati sul fronte sanitario. Poste le firme tra il Consorzio per i Servizi Sociali e il distretto socio sanitario dell’Ambito di Poggiardo per offrire nuovi servizi agli immigrati: è stato ufficialmente sottoscritto, nei giorni scorsi, il protocollo d’intesa fra Asl Lecce e il Consorzio per i Servizi Sociali dell’Ambito di Poggiardo, per la realizzazione di attività in favore di cittadini immigrati nell’ambito di Poggiardo. L’offerta per i cittadini immigrati è una realtà da gennaio 2008 attraverso il progetto “Consultorio per Immigrati” attivato dall’unità operativa Assistenza Consultoriale del distretto socio sanitario di Poggiardo, diretta da Leonardo Giannuzzi psicologo-psicoterapeuta. Tali attività sono in sintonia con gli obiettivi di servizio del Piano Sociale di Zona per l’arco del triennio 2010-2012 perseguiti dal Consorzio per i Servizi Sociali di Ambito di Poggiardo. Si è convenuta così l’azione sinergica fra gli operatori consultoriali, l’Urp distrettuale e gli operatori del Consorzio per i Servizi Sociali di Ambito. “In particolare – spiega Giannuzzi – si porranno in essere iniziative di primo contatto nei luoghi di incontro e di aggregazione nei paesi di residenza o di domicilio degli immigrati che risiedono o dimorano presso i 15 comuni dell’ambito, sempre nella logica dell’accoglienza, integrazione e inclusione sociale. Verranno inoltre promosse attività di sostegno agli immigrati relativamente alla loro condizione socio-economica”. L’equipe consultoriale è composta da tutti gli operatori distrettuali interessati. Inoltre, si attiveranno corsi di formazione e di aggiornamento specifici con il coinvolgimento degli operatori di front office e delle professioni di aiuto di tutti gli enti del territorio.

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16 afgani approdati questa notte sulla costa idruntina


Sbarco nella notte sulle coste otrantine. Rintracciati in mattinata 16 migranti di origine afgana tra i quali una donna incinta e un minorenne.
Stamattina le forze dell’ordine hanno ritrovato nella zona di Porto Badisco i 16 migranti, tra i quali una donna in stato di gravidanza, che, colta da malore, è stata condotta per accertamenti presso il pronto soccorso di Scorrano, dove ora è in osservazione. Un altro degli uomini è stato accompagnato presso il Veris Delli Ponti, per un trauma alla spalla.
16 viaggiatori hanno affrontato il freddo e il maltempo di questo periodo, alla ricerca di un approdo sicuro.
Per adesso ancora nessuna notizia sull’imbarcazione e gli scafisti, probabilmente si sono dileguati dopo lo sbarco dei malcapitati, grazie alla velocità del mezzo.
Sono in corso le ricerche degli uomini del commissariato di Otranto e dei carabinieri della compagnia magliese e probabilmente, come per il caso di ieri di Torre Mozza, si pensa che il gruppo non sia al completo.
I migranti sono stati condotti al centro d’identificazione “Don Tonino Bello” d’Otranto, per le operazioni d’identificazione, le dichiarazioni di stato e la prime cure prestate dal personale medico locale e dalle associazioni di volontariato del territorio, come la Misericordia idruntina e della Croce Rossa.

Jenny De Cicco

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Immigrazione, Onofrio Introna è d’accordo con il presidente Vendola


Sul tema immigrazione è intervenuto il presidente del consiglio regionale pugliese, Onofrio Introna. “Immigrazione verso il vecchio continente: l’Europa non può fare finta di non vedere e non sentire – ha dichiarato Introna – Tantomeno può riprendere la vecchia strategia delle cannoniere. L’Europa non può lasciare sola la Puglia: la nostra politica di accoglienza non è un capriccio, è la consapevolezza di una necessità storica e di una opportunità”.
Il presidente Onofrio Introna continua schierandosi dalla parte del presidente Nichi Vendola. “Sono con il Presidente della Regione e con gli argomenti che ha lucidamente illustrato al Comitato delle Regioni. Sono anche orgoglioso della Puglia che ha rappresentato a Bruxelles: una Regione sempre più civile quanto più di frontiera, che in momenti così difficili ha la forza di indicare un modello di comportamento virtuoso a un intero continente, nei confronti di uno dei problemi più attuali. Un’Europa tanto progredita quanto sempre più anziana, per effetto dell’invecchiamento della popolazione e dei bassi indici di natalità, ha bisogno di energie giovani”.
Quello che alla Puglia è chiaro da tempo dovrà diventare una consapevolezza dell’intero sistema continentale, perché la “nostra regione – insiste Introna – non può essere abbandonata a se stessa davanti a masse di disperati, come se non fosse la porta meridionale dell’Europa ma una terra di nessuno”.
Introna conclude chiarendo un punto fondamentale, la legislazione. “Certo, gli afflussi vanno disciplinati, serve una legislazione che tenga conto dell’offerta di occupazione ai cittadini extracomunitari ma anche dell’esigenza di non impoverire paesi in via di sviluppo, sottraendo forza lavoro giovane e soprattutto energie intellettuali, i ‘cervelli’, la classe dirigente del futuro.”

Alessandro Conte

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Due giorni per ricordare i venti anni dal primo approdo dall’Albania


Una manifestazione culturale per raccontare l’esodo. A vent’anni dall’inizio dei primi approdi di speranza, un modo per narrare le sensazioni mai sopite di timore e accoglienza di quel marzo 1991.

Approdi e naufragi – Raccontare l’Esodo, è la manifestazione culturale che ricorda il ventennale dello sbarco albanese in Puglia.

Parteciperanno alcuni tra i maggiori scrittori europei che nel tempo hanno affrontato e analizzato il fenomeno della migrazione Venerdì 18 alle 18 presso il Castello Aragonese inizio della manifestazione con l’inaugurazione della mostra fotografica “IntegrAzione” di Vittorio Arcieri, fotoreporter del Corriere della Sera. Alle 18,30 presentazione il libro “Il naufragio” di Alessandro Leogrande con la partecipazione dell’autore.

Alle 20 momento musicale dei “Marinaria”, con esecuzione del brano inedito “Quattùrdici anni” ispirato alla tragedia della Kater I Rades.

Sabato 19 alle 9 a Maglie presso il liceo “Francesca Capece”, al liceo pedagogico “Aldo Moro”, a Martano all’istituto “Salvatore Trinchese” e a Otranto presso l’Ipsseoa sarà la volta de i “Dialoghi sulla letteratura delle Migrazioni”. Alle 11 presso la sezione otrantina della Lega Navale la conferenza stampa di presentazione del progetto “L’Approdo. Opera per l’Umanità Migrante”.

Alle 18 a Otranto presso l’auditorium delle Suore Maestre Pie Filippini presentazione dell’antologia “E il mare si lasciava attraversare”. Alle 19.00 la Compagnia delle Poete presenta “Madrigna – Voci dell’Esodo”.

La conferenza stampa di presentazione del progetto dell’opera realizzata dal relitto della nave albanese, alla presenza dello scultore greco Costas Varotsos e del presidente della Biennale dei Giovani artisti del Mediterraneo, Luigi Ratclif. A seguire le performances teatrali di valenti attori nel recital “Madrigne” della Compagnia delle Poete, tutte autrici che hanno raccontato l’esperienza dell’esodo e vissuto sulla loro pelle la condizione dell’esule.

Ogni elemento di questa vicenda è ricco di valori e significati: uomini, luoghi, avvenimenti, storia e memoria s’intrecciano per non dimenticare. Per ogni pugliese, per ogni italiano, il grande esodo albanese del 1991 rappresenta un punto di svolta, soprattutto nella vita di chi lo ha vissuto.

Ancora oggi, nel ventennale di quegli accadimenti, italiani e albanesi continuano a discuterne, a portarne i segni addosso.

Jenny De Cicco

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Salento, terra di sbarchi: tre giorni a Otranto per raccontare vent’anni di storia


Salento, la terra dell’accoglienza. Definizione che sembra scontate, ma alla luce dei recenti avvenimenti – l’emergenza Lampedusa e l’allestimento del c.p.t. di Manduria – la memoria torna a quando, 20 anni fa, a Otranto in particolare si palesò una simile emergenza: i primi sbarchi di coloro che, allora, si chiamavano immigrati e ora definiamo giustamente migranti. Gente in continuo movimento per cui il Salento non fu un punto di arrivo: per la gran parte di loro, infatti, fu solo un passaggio, un approdo verso mete più sicure.

Vent’anni e non sentirli, poiché 65.000 persone passate da qui non si dimenticano, anche se qui non sono più presenti. Per questo, presso il castello di Otranto, si tiene da domani e fino al 22 maggio la tre giorni “Il sogno italiano. Albania – Puglia: vent’anni dopo (1991-2011) ”, organizzata da Università del Salento e Comune di Otranto per riflettere su uno degli eventi che ha segnato in modo epocale i nostri tempi. Quattro le sessioni del convegno “Il sogno italiano”: domani, giovedì 19 maggio, dalle 15.30 con “Italia – Puglia – Albania in dialogo”; venerdì 20 maggio, dalle 9.00, con “Cultura e Società”, e dalle 15.30 con “Emigrazione, economia, integrazione”; per finire il 21 maggio, dalle 9 in poi, con “Il patrimonio della cultura tradizionale”. Allestita per l’occasione anche la mostra fotografica “IntegrAzione”, del noto fotoreporter Vittorio Arcieri per Integra Onlus, “donata” per l’occasione all’Associazione Studenti Albanesi (ASAL – Student).

Ospite d’eccezione, nella giornata di domani, l’ambasciatore della Stato albanese in Italia Llesh Kola, che ha già inaugurato la mostra il 12 marzo presso l’Ambasciata albanese a Roma, e che per primo ha concesso l’alto patrocinio all’iniziativa. “IntegrAzione” rappresenta infatti un documento storico straordinario, dall’alto valore culturale e sociale riconosciuto con la concessione del patrocinio anche dal Ministero per gli Affari Regionali, dal Ministero della Gioventù, da UNAR (Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni), dall’Istituto di Culture Mediterranee della Provincia di Lecce, da Apulia Film Commission, da Cirpas UNIBA, dal Progetto Ripartiamo da Noi, dal Centro studi culturale Parlamento della Legalità: 26 scatti in bianco e nero, istantanee di grande umanità e intensità, volti, mani e occhi verso una nuova realtà e un futuro di speranza. L’accoglienza del popolo italiano, l’impegno delle Forze dell’ordine, gli sforzi delle istituzioni. Le foto, una dopo l’altra, sono pagine di storia per ricordare il significato profondo della parola “migrante”. La mostra, il 27 maggio, sarà trasferita nel castello Orsini del Balzo di Acquarica del Capo.

Jenny De Cicco


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Ieri albanesi, oggi italiani: come vivono i migranti di venti anni fa secondo Klodiana Cuka, presidente di Integra


Sono passati ormai vent’anni dai primi sbarchi di albanesi presso il Canale di Otranto. Immagini che fecero il giro del mondo, mostrando le traversie di una popolazione che si riversava in un altro Paese per sfuggire a una situazione politica difficilissima causata dal disgregamento dei regimi comunisti. Abbiamo ancora negli occhi quelle scene, anche se da allora molte cose sono cambiate. Gli albanesi che arrivarono, e in particolare coloro che sono rimasti nel Salento, sono una realtà non più alla prima generazione. Alcuni costituiscono una fondamentale forza lavoro per l’economia locale, ma molti sono anche professionisti impiegati nel terziario. Come Klodiana Cuka, giovane presidente di Integra Onlus, associazione che difende i diritti dei migranti.

Sono passati vent’anni dal primo sbarco, e molti albanesi sono rimasti nel Salento. A che punto è la loro integrazione?

“La storia ha sempre legato l’Italia e l’Albania e le nuove migrazioni hanno segnato i nostri Paesi, disegnando un ponte di pace e solidarietà. Siamo chiamati ad affrontare insieme un percorso fatto di sforzi comuni, di azioni concrete e operose che si accompagnano alle speranze di chi lascia il proprio Paese per vivere in un’ altra terra. Chi vuole crescere e portare una testimonianza di vita autentica e dignitosa sa bene che ogni scelta passa dalla volontà di creare un ponte ideale tra le culture, un legame solidale tra due realtà diverse che si completano. Ridare a tutte le comunità migranti il dovuto rispetto e abbattere tutti i pregiudizi: questo l’obiettivo di chi, come me, è profondamente consapevole che ognuno è artefice del proprio destino. Il mio percorso personale e professionale dimostra come lo straniero possa inserirsi e integrarsi perfettamente in un tessuto sociale diverso da quello d’appartenenza, fino a diventarne parte integrante anche dal punto di vista giuridico, acquistando la cittadinanza italiana”.

Crede che una società multietnica possa essere un valore aggiunto per la crescita collettiva e individuale in una comunità?

“Come mediatrice e presidente di Integra Onlus mi spendo da anni per far sì che la nostra società prenda coscienza del migrante come valore aggiunto e come risorsa, affinché anche in Italia si affermi un processo di valorizzazione dei migranti che superi gli stereotipi e veda i soggetti migranti non più solo come coloro che possono aiutare il PIL del Paese con il lavoro – troppo spesso in nero – ma come portatori di conoscenza, cultura, apertura a nuove realtà. Oggi, in coscienza, ritengo che gli immigrati siano pronti a prendere in mano il proprio destino e a contribuire alla sviluppo dell’Italia, partecipando anche attivamente alla vita politica del Paese e dando il proprio apporto per trovare soluzioni che possano portare ad un rinnovamento proficuo in materia di immigrazione”.

Ieri gli immigrati svolgevano i mestieri abbandonati dagli Italiani, oggi sono professionisti e svolgono altre mansioni: quali le difficoltà iniziali per l’affermazione personale? Ci sono ancora difficoltà e pregiudizi?

“Se da un lato, come ci ricorda Riccardo Staglianò nel suo libro”Grazie – Ecco perché senza gli immigrati saremmo perduti”, è vero che senza gli immigrati l’Italia sarebbe perduta. Se infatti proviamo a immaginare una giornata italiana di 24 ore, a ogni ora corrisponde un mestiere nel quale, ormai, il lavoratore straniero è diventato maggioranza. Mestieri che, come conferma un solidissimo studio della Banca d’Italia, gli italiani non vogliono più fare. D’altro canto è altrettanto vero che gli immigrati non sono più solo forza-lavoro: tanti sono oggi gli immigrati professionisti qualificati che si trovano ad affrontare tante difficoltà, a partire dal riconoscimento dei titoli di studio, che una volta arrivati in Italia vengono azzerati, fino ad arrivare alla preoccupazione della possibile concorrenza sul mercato del lavoro qualificato da parte del Paese di arrivo”.

Esiste il razzismo nel Salento, ed è più o meno forte che altrove?

“La Puglia e il Salento sono terra da sempre multiculturale, accogliente non solo perché coinvolta, suo malgrado, dai processi migratori, ma soprattutto per la propensione dei suoi cittadini al sorriso e all’ospitalità. Certo, spesso io e Integra affrontiamo la diffidenza di chi non conosce la realtà del “diverso”, il vissuto personale. Non è facile affrontare ogni giorno i problemi che si presentano. Penso a quando mi sono attivata per fronteggiare l’emergenza degli sbarchi a Otranto, in particolare in quel triste giorno in cui morirono nel Canale tanti immigrati. Trovare posti letto, pensare alle cure mediche, insomma all’accoglienza in senso lato…. Ma mi sono rimboccata le maniche, e grazie a una grande sinergia tra le istituzioni anche Integra ha dato il suo contributo per tamponare l’emergenza.

Angela Leucci

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