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Tondo denuncia: “La Kater cade a pezzi”


Pierpaolo Tondo, politico di rilievo del Pdl otrantino, consigliere comunale d’opposizione e collaboratore dell’ex ministro Angelino Alfano, lancia l’sos per l’opera L’Approdo con delle foto e un post su Facebook.
Il 20 febbraio scorso, a poco più di un mese dall’inaugurazione dell’opera, correda un’immagine con il post “Arte in gabbia e a pezzi o degrado? A meno di un mese dall’inaugurazione del monumento all’umanità migrante, ne documentiamo lo stato. Credo che ogni parola di commento sia superflua”.
Nelle foto si vede l’opera tutta intorno transennata e circondata da pezzettini di vetro e ferro arrugginito cadente.
Si è scatenato il dibattito.
Presenti circa una quarantina di risposte che denotano come nella cittadina di mare non tutti abbiano accolto bene il relitto e alcuni non si siano ancora abituati.
Per il consigliere Leonardo Salzetti l’opera è brutta, un inutile spreco di denaro pubblico scaturita dalla volontà di pochi, anzi di uno solo, il sindaco Luciano Cariddi, mentre per alcuni semplici cittadini è solo brutta e per altri ancora è solo costosa, ma nel complesso c’è anche chi l’opera la difende, per il carico di valore simbolico e l’importanza dell’autore, Kostas Varotsos.
Nella discussione il punto fermo era però la manutenzione dell’opera e come scrive Tommaso Farenga: “Ma mi domando se l’opera è brutta o se manca semplicemente una manutenzione. Secondo me l’opera è apprezzabile e occorre un piano di gestione del sito e di contestuale valorizzazione. Se lo facciamo costruiamo e non demoliamo. E Otranto cresce”.
Pierpaolo Tondo risponde: “Caro Tommaso, non mi permetto di esprimere un giudizio estetico, trattandosi di un’opera d’arte. Sulle scelte tecniche, però permettimi di dissentire. Dici: mancanza di manutenzione. Consentimi di evidenziare: manutenzione dopo neanche un mese? E fra qualche anno? Criticheremo l’amministrazione di turno che non avrà da investire risorse? Sai, come me, quali difficoltà si trovano per reperire i fondi per mantenere la croce del Papa o il monumento del Bortone (la statua sul Lungomare n.d.r.)”.
Mentre Flavio Piconese sottolinea: “Tutti bravi a criticare ma quando si decidono queste opere nessuno ha il coraggio di opporsi? Oppure son tutti complici?”.
E Tondo risponde: “Caro Flavio, sarebbe vero quello che dici se ci fosse stata l’opportunità di discutere sulla questione. In realtà la decisione di far realizzare l’opera e il suo posizionamento sono stati decisi, per quanto riguarda Otranto, da una persona sola.
Quando si è saputo di questa intenzione (a dicembre ormai inoltrato) si è cercato di avviare una discussione (abbiamo proposto di coinvolgere la città, di far valutare spazi diversi, di verificare il progetto (che peraltro non c’era): tutto inutile. Noi (Alleanza per Otranto, n.d.r.) passiamo sempre per disfattisti, per quelli che non vogliono far fare le cose, nonostante abbiamo, in varie circostanze, cercato di contribuire al miglioramento delle decisioni. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. A Otranto, in questi anni, sei buono solo se accetti senza discutere quello che è stato già deciso da qualcuno. Se sei così, bene (hai mai sentito una parola discordante da parte di soggetti dell’attuale maggioranza?). Se no, fai parte di quei terroristi dell’opposizione. Speriamo in tempi migliori”.

Jenny De Cicco

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L’Approdo a Otranto


Da Kater I Rades a “L’Approdo. Opera all’Umanità Migrante”. Metamorfosi di una tragedia. Il vetro di Varotsos è il contrappasso dantesco per il relitto della disperazione.

L’opera è stata presentata la mattina del 29 gennaio alle 10,30 al Castello di Otranto, tramite conferenza stampa e a seguire alle 12.00, presso l’Area Fabbriche del Porto il varo in quella che per sempre sarà la sua collocazione.

L’Approdo apparirà una delle tante navi del porto idruntino, ma mai è giunta al sicuro, la Kater è stata protagonista della strage del Venerdì Santo del 1997. La trasformazione della Kater da emblema della tragedia, a simbolo d’accoglienza e riparo. Un viaggio di rinascita che è giunto a meta dopo 14 anni grazie all’idea dell’Istituto di Culture Mediterranee della Provincia di Lecce, a Klodiana Cuka dell’associazione umanitaria Integra Onlus e dei parenti delle vittime, all’amministrazione comunale di Otranto e a Giusi Giaracuni curatrice del progetto.

Un importante sostegno è giunto dalla Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo, in collaborazione con la cooperativa Artemisia.

La Conferenza permanente dell’Audiovisivo Mediterraneo ha sostenuto l’iniziativa, che gode anche del patrocinio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati dell’Unesco, dell’Organizzazione Internazionale per i Migranti e del Comitato Italiano per i Rifugiati.

Il progetto vuole diventare il punto di partenza per la nascita di una vera e propria “residenza internazionale per il contemporaneo e le migrazioni”. Il Consiglio Generale dei Pugliesi nel Mondo ha aderito al progetto di residenza attraverso il coinvolgimento della propria rete internazionale.

L’opera è stata estratta dalle lamiere della tragedia che ha ispirato in altri campi Alessandro Leogrande nel suo ultimo libro “Naufragio. Morte nel Mediterraneo”, il regista brindisino Simone Salvemini nel documentario, in lavorazione, “L’approdo delle anime migranti” e tramite le sette note il gruppo musicale pugliese I MARinARIA con il brano inedito “Quattùrdici anni” ispirato alla tragedia della Kater I Rades.

Come ama dire il maestro Costas Varotsos, “L’Approdo è un’opera collettiva e tanti sono stati i soggetti istituzionali, multinazionali, imprese locali, artigiani e privati cittadini che hanno concorso per rendere possibile vincente questa sfida”.

Il sindaco Luciano Cariddi ha sottolineato: “La storia, a volte, sa scrivere pagine molto tristi, e anche il nostro Canale ha dovuto assistere a tragedie di un dolore assordante che si fa fatica a dimenticare.

Non dimentichiamo mai che anche il nostro Paese, e in particolar modo il Meridione, è stato interessato in passato dal fenomeno dell’emigrazione di massa verso Paesi esteri che ci hanno accolto. L’Approdo potrà contribuire a rafforzare nella nostra comunità la naturale predisposizione all’accoglienza e alla solidarietà sempre dimostrata”.

Costas Varostos invece fa notare come la proposta di trasformare la Kater I Rades è giunta in un momento in cui la Grecia si trova in una tempesta: ”Per me questo è un momento di riflessione e di ripensamento sul significato stesso di Europa, di cultura e di Mediterraneo. Ho guardato alla possibilità di trasformare una tragedia in un’opera d’arte come a una grande occasione. C’è un modo dire che viene dal greco antico molto diffuso nel mio paese il cui senso è che non ci può essere il bene se non c’è il male. E’ dal male che scaturisce il bene”.

Jenny De Cicco

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Otranto: la Kater e i Piccoli profughi


Il 29 gennaio due importanti eventi a Otranto ricorderanno che quello appena passato è stato il ventennale delle migrazioni albanesi in Salento.

“L’Approdo. Opera per l’Umanità Migrante”, la prestigiosa scultura ideata dal grande maestro greco Costas Varotsos, verrà presentata a Otranto dal comune e dall’Istituto di Culture Mediterranee della Provincia di Lecce, alle 12 presso l’Area Fabbriche del Porto.

Il relitto della motovedetta albanese Kater I Rades sta per subire la metamorfosi concettuale, oltre che materiale, da relitto protagonista della “Strage del Venerdì Santo” a opera monumentale simbolo di tutti i migranti morti in mare e di speranza per la società caratterizzata da nuovi tipi di migrazioni.

La trasformazione della carcassa di questa motovedetta è stata anche la battaglia contro l’indifferenza, che si è concretizzata nell’idea dell’Istituto di Culture Mediterranee della Provincia di Lecce e di Integra Onlus, di trasformare la Kater in un monumento da situare presso il porto d’Otranto.

Nonostante le polemiche legate ai costi di realizzazione, al mantenimento di un’opera d’arte contemporanea ed alla collocazione (che ha richiamato alla polemica del riccio di Gallipoli) resta di fatto l’idea e la sintesi artistica grazie alla quale Costas Varotsos, le cui opere sono presenti in tutto il mondo, ha accettato la sfida di creare un monumento a partire dal drammatico relitto della Kater. Il maestro greco, è stato affiancato da cinque giovani selezionati dalla Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo organizzata a Salonicco, ai quali si aggiungeranno un artista greco, un albanese e un italiano.

Il progetto artistico internazionale è stato ideato dalla Cooperativa Artemisia, in media partner con la Copeam.

L’inaugurazione sarà anticipata da una conferenza stampa di presentazione del nuovo progetto “Residenza internazionale per il contemporaneo e le migrazioni” presso il Castello Aragonese alle 10,30, nella quale interverranno Luciano Cariddi, sindaco d’Otranto, Nicola Fratoianni, assessore alle Politiche Giovanili della Regione Puglia, Bruno Ciccarese, assessore alle Politiche Giovanili della Provincia di Lecce, Luigi De Luca, presidente dell’Istituto di Culture Mediterranee della Provincia di Lecce e Luigi Ratclif, presidente della Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo e infine Alessandra Paradisi, segretario generale della Copeam.

Sabato 28 verrà presentato il volume per raccontare le storie dell’esodo albanese in Salento. Il Salento visto dai profughi, terra d’approdo ma anche terra di partenza rappresentante un nuovo inizio, raccontato tramite le amicizie.

Alle 18 a Otranto, presso la sala triangolare del Castello Aragonese, verrà presentato il volume Piccoli Profughi. Il tomo è la vera storia dell’amicizia tra i due autori, Alessandro Santoro e Edison Duraj, il loro dialogo, le lettere e i diari di bordo che li hanno accompagnati dal loro primo incontro nel 2005 sino al ritorno di Edison in Albania.

Il volume è presentato da Maria Rosaria De Lumè, presidente dell’Istituto di culture mediterranee della Provincia, dal rettore dell’università di Lecce Domenico Laforgia, dalla ex preside della media Galateo di Lecce Rita Bortone, dal sindaco di Otranto Luciano Cariddi.

Jenny De Cicco

Invito inaugurazione “L’approdo. Opera all’umanità migrante”

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Presentazione dell’opera L’Approdo a Otranto


Presentate le opere dei giovani artisti che collaboreranno con Costas Varotsos alla realizzazione della tanto attesa opera “L’Approdo”.

Durante la presentazione delle opere dei giovani artisti di Ieri pomeriggio il sindaco d’Otranto, Luciano Cariddi ha spiegato il significato dell’opera e dell’iniziativa: “Otranto, la città più a est d’Italia, vive un rapporto di reciproca apertura con le genti che popolano l’area orientale dell’Adriatico. Le poche miglia di distanza tra le due coste hanno rappresentato da sempre una via di comunicazione e di contaminazione tra diverse civiltà, culture e religioni. Questa è certamente la maggiore ricchezza di una terra in cui la stratificazione della storia ha lasciato tracce chiaramente leggibili delle varie influenze esercitate da quanti, nei secoli, hanno trovato approdo sul nostro territorio. Un mare, il Canale d’Otranto, che non separa, ma unisce. Non una frontiera chiusa, ma una via d’acqua che facilita flussi in grado di alimentare costantemente il dialogo con l’altro.

Questo è il messaggio che il nostro mare ci consegna, consapevoli di un destino che accomuna tutti i popoli dell’area Mediterranea. Un destino che non sempre ci ha riservato giorni felici”.

Un senso di memoria, dunque, quello che l’artista vuole condividere tramite la metamorfosi della Kater I Rades, come spiegato da Cariddi: “Noi non vogliamo dimenticare, anzi, vogliamo ricordare quei momenti. Crediamo sia giusto coltivare la memoria. Il progetto è stato sposato e fatto proprio dalla città affinché resti sempre vivo il ricordo della tragedia del naufragio nel Venerdì santo 1997, in cui persero la vita in molti tra uomini, donne e bambini. Ma anche affinché resti alta l’attenzione sulle politiche da attuare per governare al meglio un problema che continua a far registrare, ancora oggi, tantissime vittime nei nostri mari.

L’Approdo potrà contribuire a rafforzare nella nostra comunità la naturale predisposizione all’accoglienza e alla solidarietà sempre dimostrata, e a non indurci a rifiutare mai quel primo abbraccio che ci viene chiesto da quanti, fuggendo da luoghi in cui non si riesce a condurre una vita libera e dignitosa, chiedono di poter avere una possibilità per guardare al futuro con fiducia e speranza”.

Jenny De Cicco

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Approda a Otranto, in un mare di polemiche, la Kater I Rades


Ieri è arrivato a Otranto il relitto della Kater I Rades.

La mattina del 14 dicembre 2011 alle 10 circa, la nave albanese Kater I Rades è approdata su una piattaforma di cemento in zona fabbriche, adiacente al porto di Otranto, in un punto ben visibile dal Bastione dei Pelasgi.

Trova finalmente pace il relitto della strage del Venerdì Santo, alla presenza di cittadini, rappresentanti del mondo politico e a una rappresentanza albanese.

Grande entusiasmo espresso da Francesco Vetruccio, vice sindaco della cittadina, per il futuro monumento.

Continuano le lamentele dei detrattori dell’opera, chi si lamenta per l’esosità della manutenzione e trasformazione del relitto, chi per paura che possa subire la stessa fine del riccio di Gallipoli, chi ancora perché la nave non è associata direttamente alle storie dei flussi migratori otrantini, ma a quelli della provincia di Brindisi.

La nave è stata posata al termine del suo ultimo viaggio verso Otranto, e comunque è carica di significato storico e umano, sia per l’Italia, che per l’Albania.

Presente alla cerimonia anche Klodiana Cuka, presidente d’Integra Onlus che ha definito un traguardo la trasformazione del relitto, per chi tanto si è battuto perché un sogno diventasse realtà e anche per il Salento. Ora il compito per la metamorfosi del relitto sarà nelle mani di Costa Varotsos e del suo gruppo di giovani artisti. Il monumento prenderà il nome di Approdo – opera all’umanità migrante.

La Kater I Rades era destinata alla rottamazione e così intervenuta l’associazione Integra che ha espresso il desiderio d’occuparsi del recupero del relitto. E’ stata avviata la procedura di recupero, raccogliendo l’appello dell’avvocato Francesca Conte, legale delle famiglie delle vittime. La Cuka ha inviato una lettera indirizzata al giudice responsabile del procedimento relativo all’abbattimento del relitto e al sindaco di Otranto, Luciano Cariddi, che ha comunicato la disponibilità ad accogliere la nave.

Jenny De Cicco

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Workshop artistico per la trasformazione della Kater I Rades


Parte la metamorfosi della Kater I Rades, attraverso il workshop d’arte contemporanea di Otranto dal 12 al 20 dicembre. Otto giovani artisti guidati dallo scultore greco Costas Varotsos si dedicheranno come alchimisti, alla trasmutazione dell’ammasso di ruggine, da tragico relitto albanese a opera d’arte di speranza e ricordo per tutti.

Rami Farah dalla Siria e Mohamed Ziada egiziano, la cipriota Victoria Lenidou, Dusica Ivetic del Montenegro, Arta Ngucaj e Arben Veqiraj di origine albanese, l’italiana Raffaela Zizzari e Sandra Lorenzi dalla Francia.

Saranno questi gli otto giovani che faranno da ponte tra le aspettative della comunità di Otranto e Varotsos e che in seguito allestiranno una collettiva con i propri prodotti.

Otranto sarà il contenitore ideale, considerando le particolari trascorsi storici, di un progetto di arte pubblica.

Il progetto, ideato dalla cooperativa Artemisia, si è reso possibile grazie alla collaborazione con la Biennale degli artisti d’Europa e del Mediterraneo, che ha contribuito fattivamente al coinvolgimento dei giovani. Il workshop è inserito nel programma della rassegna Alba dei Popoli.

Il progetto, voluto dal Comune di Otranto e dall’Istituto di culture mediterranee della Provincia di Lecce, si avvale del sostegno della Regione Puglia, della Provincia di Lecce, del patrocinio dell’Unesco, dell’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr) e dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), del Consolato d’Albania in Italia.

Il 29 dicembre si terrà la presentazione del monumento ottenuto dalla motovedetta affondata, foriera della storia tragica degli 81 albanesi morti nella Kater durante “la strage del Venerdì Santo”, il 28 marzo 1997, e che sarà esposta all’ingresso del porto di Otranto, nei pressi della spiaggetta di fronte al Bastione dei Pelasgi in zona ex fabbriche.

Forse l’ultimo vero viaggio della Kater I Rades da quando salpò da Valona con a bordo 140 albanesi. Nel Canale d’Otranto la Kater incontrò la “Sibilla”, una corvetta della Marina militare italiana e in seguito, per cause ancora da chiarire, colò a picco uccidendo 81 migranti. Il relitto fu recuperato dopo sei mesi dalle profondità marine e ormeggiato nel porto di Brindisi. Sulla vicenda si aprì una sorta di diatriba diplomatica tra il governo albanese che riteneva che la nave dovesse essere recuperata e riportata a Valona a spese del governo italiano e il governo italiano, che invece non riteneva che questo fosse un atto dovuto. A giugno di quest’anno i giudici hanno condannato il comandante della nave albanese Xhaferi Namik e il comandante della “Sibilla” Fabrizio Laudadio, affidando la nave alla Marina militare italiana per la rottamazione.

La nuova vita del relitto è un atto che concilia la memoria delle vittime e l’atto di liberazione artistica?

Non tutti gli otrantini la pensano allo stesso modo, così su invito di Francesco Vetruccio vicesindaco di Otranto, Otranto Oggi con un post Facebook ha raccolto, il 3 dicembre, alcune opinioni dei cittadini riguardo al nuovo monumento. L’opera costerà 150 mila euro, come riferito dallo stesso Vetruccio, e prevede una spesa annuale per la manutenzione.

Alcuni otrantini, per nulla d’accordo, hanno chiesto la rinuncia del finanziamento destinato alla realizzazione dell’opera, che in un periodo di crisi potrebbe sembrare uno sperpero di fondi pubblici.

Jenny De Cicco

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