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Porto Miggiano sarà pubblico?


Il destino di Porto Miggiano, scontro tra Pd (minoranza) e Pdl (maggioranza) di Santa Cesarea.
A seguito dell’accusa di ambiguità Daniele Cretì, sindaco della cittadina marittima, ha risposto ai gruppi di minoranza. Questi lo hanno accusato d’aver assunto una posizione ambigua in merito ai lavori di Porto Miggiano presso il comparto 19.
Cretì, secondo la minoranza, avrebbe prima rassicurato tutti i cittadini sul fatto i lavori fossero finalizzati esclusivamente alla messa in sicurezza del costone e quindi a rendere sicura la balneazione e poi, respingendo una proposta dei consiglieri di minoranza all’ultimo consiglio, di considerare possibile l’alienazione e l’affidamento in gestione delle aree del comparto 19.
Il Partito Democratico di Santa Cesarea Terme aveva diffuso una nota: ”Siamo esterrefatti. Il sindaco di Santa Cesarea Terme continua a fare solo dichiarazioni a mezzo stampa sulla volontà di mantenere pubblica la spiaggetta di Porto-Miggiano, le aree destinate a parcheggi e la strada di accesso a essa. Grida al complotto, alle dichiarazioni fatte solo per generare confusione e che, a suo avviso, non rappresentano il modo migliore per fare informazione istituzionale.
Lei signor Sindaco si arrampica sugli specchi e sostiene motivazioni faziose. Era suo compito, signor sindaco, convocare il consiglio comunale e non attendere la richiesta di convocazione dei gruppi di minoranza. Ciononostante, vi era la possibilità di poter deliberare all’unanimità, in consiglio comunale l’indirizzo per attivarsi a far rimanere pubblica la spiaggetta una volta terminati i lavori di consolidamento.
Invece Lei e suoi consiglieri avete votato contro. Né ci risulta che ha fatto altre proposte che andassero in tale direzione. Questi sono i fatti il resto sono solo parole. Chiediamo al sindaco e ai consiglieri di approvare al più presto un atto deliberativo che va in tale direzione, oppure il Piano Coste (quasi tutti i comuni interessati lo hanno già presentato) e inserire la spiaggetta di Porto Miggiano, ponendo fine alle schermaglie dialettiche, alle parole vuote”.
Cretì interviene pubblicamente per smentire ogni accusa: “Spiace quando l’informazione viene distorta volutamente da rappresentanti istituzionali con l’obiettivo di confondere i cittadini. Ribadisco che i lavori di consolidamento e messa in sicurezza di Porto Miggiano sono finalizzati esclusivamente a rendere sicura un’area destinata alla pubblica e libera balneazione, che tale rimarrà alla conclusione dei lavori”.
Interviene anche il “Comitato Tutela Porto Miggiano”, il quale chiamato in causa tramite un post Facebook ha detto: “Riteniamo sia inutile fare polemica politica ma parlare soprattutto di fatti. Ci sembra incredibile come possa soltanto essere messa in discussione la destinazione pubblica e libera dell’insenatura di Porto Miggiano, soprattutto dopo il consolidamento del costone roccioso costato la bellezza di 3 milioni di euro di denaro dei contribuenti. Una delle spiagge più belle d’Italia, un patrimonio della collettività dovrebbe vedere certificata nero su bianco la sua destinazione pubblica, soprattutto dopo aver perso tutto il panorama sovrastante per le assurde costruzioni edificate negli ultimi anni.
Il Comitato ha sempre preso le distanze da chi abbia provato a strumentalizzare la battaglia e continua su questa linea. Vogliamo che la spiaggetta resti pubblica, per sempre e che si faccia una delibera in tal senso. I gruppi di opposizione a Santa Cesarea chiedono la stessa cosa. Nessuna pubblicità, ma appoggio a un’iniziativa che condividiamo e che riteniamo giusta”.

Jenny De Cicco

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La segretaria Nardelli si è dimessa


Si è dimessa nei giorni scorsi la segretaria generale del Comune di Maglie, Esmeralda Nardelli. D’accordo con il primo cittadino Antonio Fitto la professionista ha lasciato l’incarico per accettare di entrare a far parte dello staff del Comune di Tricase attualmente commissariato. La segretaria Nardelli aveva cominciato il suo lavoro presso l’amministrazione magliese nel settembre del 2005 per volontà dello stesso Fitto che l’aveva inserita nell’organigramma comunale. Da allora aveva ricoperto diversi incarichi oltre a quello di segretario generale: direttore generale della città di Maglie, presidente del nucleo di valutazione, dirigente dell’Uos (Unità Organizzativa di Servizio) “Attività produttive, Ufficio studi, ricerche e acquisizioni finanziamenti, servizio statistico” (quest’ultima responsabilità mantenuta fino al giugno 2008), dirigente dell’ufficio legale e del contenzioso e delle relazioni con il pubblico, dirigente del controllo di Gestione, dirigente del monitoraggio di processo sulle implementazioni delle politiche di sviluppo e progettazione e dirigente dei servizi di comunicazione ed informazione. Incarichi di un certo rilievo che non hanno impedito però, nell’ultimo anno, un deterioramento dei rapporti con il primo cittadino per divergenze di vedute sull’organizzazione degli uffici. Nel marzo scorso vi fu addirittura una proposta di ordine del giorno da parte del Partito Democratico per far luce su alcuni screzi (mai confermati) avvenuti durante una seduta di giunta proprio tra la segretaria Nardelli e il sindaco Antonio Fitto. Il Partito Democratico avrebbe voluto esprimere solidarietà alla professionista ma la discussione non si tenne per la mancata intesa sulle modalità dell’assemblea che avrebbe dovuto riunirsi, per motivi di privacy, in convocazione segreta. Negli ultimi mesi poi la segretaria aveva partecipato solo occasionalmente all’attività comunale a causa di problemi di salute personali. Intanto è stato aperto il bando per la sostituzione della professionista: nei prossimi giorni il sindaco Fitto, presa visione dei curricula pervenuti, sceglierà il nuovo segretario generale del comune.

Maurizio Tarantino

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Il Pd di Maglie e hinterland contro il taglio dei punti nascita


Tornano a riunirsi presso il circolo Pd di Maglie, alla presenza di Wilson Castellano, responsabile della Consulta Sanità del Pd provinciale e di Fabrizio Cananiello, coordinatore della segreteria provinciale del partito, i rappresentanti dei circoli del Partito Democratico dell’hinterland magliese per discutere del problema del taglio dei Punti Nascita in Puglia all’indomani dell’audizione in commissione regionale “Sanità e Servizi sociali”. I punti nascita che dovrebbero essere mantenuti sono due di secondo livello, il “Vito Fazzi” di Lecce e l’ente ecclesiastico “Panico” di Tricase, e due di primo livello, uno Gallipoli l’altro Copertino. “L’assemblea – dicono dal Pd – ha denunciato preoccupanti ritardi e incertezze nell’ammodernamento e razionalizzazione della rete ospedaliera come previsto dal Piano di Riordino regionale prima e imposto dal Piano di Rientro poi, ha registrato la totale mancanza di contestualità tra i tagli e la riconversione delle strutture dismesse che è causa della pressoché inesistente assistenza territoriale, dell’allungamento delle liste d’attesa e dell’inadeguata assistenza domiciliare, ha stigmatizzato la disparità di trattamento nell’individuazione del numero di Punti Nascita da mantenere nella provincia di Lecce rispetto alle altre province pugliesi, ha considerato irrazionale la soppressione del punto nascita di Scorrano, già dotato di una delle 4 divisioni fondamentali di un presidio ospedaliero, cioè il reparto di ostetricia-ginecologia”. Così, anche gli uomini del Pd, così com’è stato per le donne si impegneranno battendosi contro la soppressione di troppi punti nascita nel Salento.

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Finalmente Sud: parte il ricambio nel Partito Democratico


Cento salentini a Napoli il 29 e 30 ottobre. Si è inaugurato il corso di formazione politica “Finalmente Sud” promosso e organizzato dal dipartimento formazione nazionale del partito democratico. Oltre cento giovani salentini aderenti al Pd hanno raggiunto la città partenopea per unirsi agli altri duemila che provenivano da tutto il Sud Italia e per partecipare alla fase di apertura del corso. Il segretario del Pd Pierluigi Bersani ha aperto i lavori con un messaggio chiaro “favorire ed accelerare il ricambio con cambiamento della classe dirigente del partito”. La questione che è emersa nella due giorni napoletana è stata, appunto, la questione del ricambio generazionale che “deve essere non solo anagrafica, ma strutturale, cioè deve portare nel partito un nuovo modo di declinare la politica, intesa come politica di prossimità, di aiuto dell’altro più vicino a te, la tua comunità, il tuo paese, la tua regione”. L’entusiasmo dei ragazzi è stato molto alto per un progetto pilota, che durerà un anno, si svilupperà su una piattaforma online open source, che vedrà momenti di condivisione fisica del progetto con altri meeting, e che non ha paragoni nella storia dei partiti italiani, un progetto che parte dal sud e che nei prossimi mesi riguarderà tutto il territorio nazionale. Negli interventi dei ragazzi non sono mancate le critiche alle mancanze di attenzione e di direzione politica che su molti temi il Partito Democratico dimostra, come il tema del precariato e dello sviluppo.

Fabio Tarantino

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Maglie, il Pd chiede la rendicontazione del cinque per mille


Il Partito Democratico chiede in un’interrogazione per avere delucidazioni sul cinque per mille destinato alle associazioni comunali. “Premesso – si legge nell’interrogazione – che l’amministrazione comunale negli anni 2009 e 2010, precisamente in data 11 maggio 2010 e 13 maggio 2009, con avvisi pubblici, invitava i cittadini magliesi contribuenti, in occasione della presentazione della dichiarazione dei redditi, a destinare la quota del 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche al Comune di Maglie o alle associazioni, che l’amministrazione comunale comunicava che avrebbe utilizzato tali fondi, aggiuntivi rispetto a quelli già previsti in bilancio, per interventi di promozione del benessere sociale e in particolare per incrementare le disponibilità del capitolo di spesa relativo al contributo per affitti, che annualmente viene destinato agli inquilini in particolare disagio sociale che dimostrino di avere sottoscritto un contratto registrato, che l’amministrazione comunale, confidando in un’ampia condivisione si impegnava a rendere pubblica ed esaustiva rendicontazione circa l’effettivo utilizzo dei fondi che i cittadini avrebbero inteso devolvere per migliorare le condizioni di vita dei propri concittadini meno fortunati, chiediamo all’amministrazione comunale, pubblica ed esaustiva rendicontazione circa gli eventuali introiti derivati dal 5 per mille dell’Irpef devoluti dai cittadini magliesi e l’effettivo utilizzo dei fondi così come previsto dagli avvisi pubblici del maggio 2009 e 2010”. In altre parole: che fine hanno fatto questi soldi, che seppur briciole possono essere finiti nelle casse comunali? Si potrebbe parlare di briciole in effetti, perché la maggior parte dei contribuenti decide di destinare soprattutto alle associazioni, che a Maglie sono tantissime, circa una ogni duecento abitanti, tuttavia il partito Democratico vuole vederci chiaro.

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Maglie Il Pd interroga la maggioranza sul pattinodromo


Il pattinodromo mai terminato al centro di un’interrogazione per il prossimo consiglio comunale dal gruppo di minoranza del Partito Democratico. “Premesso – si legge nell’intervento – che con un bando dell’aprile 2001 la Provincia di Lecce ha cofinanziato con il Comune di Maglie un progetto per la realizzazione di un pattinodromo, attraverso un finanziamento di 600 milioni di lire, che a causa di vari problemi emersi negli anni (lesioni del cemento armato della pista, scollamento dello strato di finitura, e così via) la pista non è mai entrata in funzione causando un contenzioso tra la Provincia e la ditta costruttrice, che mancano ancora di spogliatoi e l’illuminazione, che nel 2008 Piera e Raffaella Leone dell’Accademia di Pattinaggio Artistico vincevano il bando pubblico per la gestione della struttura, che nel consiglio comunale del 23 novembre 2009 si approvava delibera con la quale l’amministrazione sbloccava finalmente l’utilizzo del pattinodromo attraverso una convenzione che avrebbe dovuto ripianare la somma di 150mila euro dovuta alla Provincia affidando la gestione della struttura mediante bando di gara a una società iscritta al Coni, che avrebbe dovuto completare i lavori di ripristino della pista l’illuminazione, gli spogliatoi, provvedendo inoltre alla manutenzione, che il Comune di Maglie in cambio avrebbe garantito alla società un contributo annuo di euro 14mila per l’accesso gratuito di 50 giovani svantaggiati per 15 anni, e considerato che la struttura è ormai di fatto abbandonata al degrado con le conseguenze che conosciamo per le continue denunce dei cittadini che risiedono nel quartiere, che c’è ancora tanta incertezza sul futuro della struttura, che i cittadini hanno il diritto di usufruire degli spazi sportivi costruiti con soldi pubblici chiediamo quali sono i motivi che impediscono ancora l’utilizzo del Pattinodromo Comunale, se e quando è stata espletata la gara per l’affidamento della struttura così come deliberato nel consiglio comunale del 23 novembre 2009, quali iniziative sono state o saranno avviate per un definitivo utilizzo, da parte della collettività, della struttura sportiva”. Una questione annosa quella del pattinodromo: sono tanti i residenti della zona, la 167, in cui è ubicato a chiedersi quando sarà utilizzato, eppure i più sono disfattisti, per molti è l’ennesima cattedrale nel deserto realizzata a Maglie.

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Asl Lecce, le donne del Pd contestano la possibile scarsità di punti nascita


Le donne dei circoli del Pd magliese e dell’hinterland cittadino hanno discusso sulla possibilità che la Asl Lecce chiuda alcuni dei punti nascita. Per cui hanno convocato un’assemblea per tirare le somme di alcune considerazioni che sono scaturite da questa, che è solo una delle facce dei tagli alla Sanità che stanno interessando in questo periodo la sanità pugliese. Per ora, i reparti di Ostetricia che dovrebbero essere chiusi, anche se uno di questi pare potrebbe avere un destino differente, sono quelli di Casarano, Gallipoli, Galatina e Scorrano, mentre resterebbero attivi Lecce, Copertino e Tricase. “Tre punti nascita – dicono in un comunicato le donne del Pd – per coprire un territorio lungo cento chilometri e costituito da 97 comuni: queste sarebbero le conclusioni formulate dalla Commissione Pugliese Punti Nascita, organismo tecnico-consultivo nominato dalla giunta regionale, che detta le linee di indirizzo per il miglioramento della qualità e della sicurezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo attraverso la chiusura dei punti nascita con meno di 5cento nati all’anno e la riorganizzazione degli altri con meno di mille nati all’anno”. Le donne del Pd si dichiarano aliene a qualunque campanilismo e spiegano come le loro considerazioni partano anche da un attento studio di quanto prescritto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che chiede che ogni punto nascita non preveda meno di mille parti l’anno, ma un numero eccessivo rischia di essere altrettanto problematico. “Secondo le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità – dicono – i punti nascita presenti nelle strutture ospedaliere devono svolgere almeno mille parti all’anno per garantire servizi ottimali: si vedono più casi clinici, si è meglio allenati, si lavora di più in gruppo e quindi si è più pronti e adeguati a ogni circostanza. In provincia di Lecce nascono ogni anno 6930 bambini, in provincia di Brindisi 3227 e a Taranto 3571. Se, come preannunciato dalla stampa, a Taranto rimanessero tre punti nascita mediamente in ognuno dei tre centri verrebbero alla luce 1200 bambini. Per Brindisi rimanendo attivi due punti nascita la media sarebbe di 1600 nati, mentre a Lecce se quattro centri su sette chiudessero, nei rimanenti tre si conterebbero circa 2300 nati per punto. La disparità tra province sarebbe evidente, come evidente sarebbe l’incapacità delle tre strutture pugliesi che rimanessero attive di sopportare una media di 2300 nati a causa delle loro dimensioni e del riallocamento di strumenti e personale”. L’appello è all’ascolto, alla possibilità di ragionare sulle scelte perché i cittadini non subiscano, ma partecipino alle decisioni.

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Maglie, manifesto dell’opposizione: “La giunta non blocchi il nuovo ospedale”


La delibera della giunta magliese con cui si chiede di bloccare le attività precedenti alla costituzione del nuovo ospedale non sta bene alle minoranze in Consiglio comunale. Che stanno facendo affiggere un manifesto a firma dei quattro gruppi di opposizione (“Città Libera”, Udc, Partito Democratico e “Per Cambiare Maglie”), in cui si spiegano le ragioni per cui sono sfavorevoli alla delibera di giunta. “La giunta comunale, il 7 giugno, ha deliberato di chiedere alla Regione di bloccare ogni attività prodromica ed esecutiva finalizzata alla realizzazione del nuovo ospedale d’eccellenza già previsto nel territorio di Maglie dal piano sanitario regionale. Noi non siamo d’accordo, e voi? Maglie non deve essere privata ancora una volta e per oscuri motivi del nuovo ospedale. Fitto e la sua giunta revochino l’assurda decisione che fa perdere al nostro territorio un’insostituibile opportunità di crescita sociale ed economica”. Seguono le firme dei consiglieri di opposizione Mario Chirilli, Antonio Marotta, Antonio Giannuzzi, Raffaele Cesari, Antonio Tau, Sabrina Balena, Salvatore Moscaggiuri e Roberta Culiersi. Il manifesto si collega direttamente con l’ordine del giorno proposto nel penultimo Consiglio comunale da Città Libera e Udc, con cui si chiedeva di bloccare la delibera, ritenuta illegittima, ma che per la giunta significava invece un modo per valorizzare l’esistente, in attesa che il nuovo ospedale divenga realtà. Chi la spunterà tra i due blocchi politici rappresentati da maggioranza e opposizione? Forse l’ultima parola potrebbe toccare proprio alla Regione. In ogni caso la querelle continua, nonostante si sia fermata in Consiglio a causa di un vizio di forma: l’assemblea non avrebbe potuto pronunciarsi su una decisione della giunta.

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Il Pd di Maglie torna sulle strade di Copersalento


Focus del Pd di Maglie sulla situazione della zona artigianale: il quartiere ha infatti bisogno di evidenti cure, dice il Pd, così il gruppo consiliare composto da Raffaele Cesari, Sabrina Balena, Salvatore Moscagiuri e Antonio Tau ha presentato una richiesta di ordine del giorno, in vista del prossimo Consiglio comunale, per sollecitare interventi di bonifica ambientale e manutenzione della zona Pip. Si mira anche alla programmazione e realizzazione dell’intervento di allacciamento diretto della viabilità tra quella zona di Maglie e la statale 16.

La questione non è esattamente poco spinosa, perché rientra in un capitolo che sembra chiuso, per Maglie, quello sulla Copersalento; ma così non sarà, in realtà, finché le ombre sul funzionamento dello stabilimento non smetteranno di gravare sulla città. “Collocazione geografica, storia e tradizioni – dice infatti il capogruppo Pd Cesari – avrebbero potuto fare di Maglie un punto di riferimento territoriale nel settore della produzione artigiana, un polo di attrazione per imprese e investimenti. Ma questo non è accaduto per la mancanza di una programmazione efficace e di scelte strategiche lungimiranti da parte delle amministrazioni comunali. Si è scelto di investire nelle grandi opere pubbliche, i cui risultati fallimentari sono sotto gli occhi di tutti, piuttosto che offrire sostegno effettivo al mondo delle imprese e del lavoro attraverso servizi e strutture logistiche adeguati. Ancora oggi, purtroppo, nulla sembra cambiare”, prosegue Cesari. “Lo dimostrano le condizioni di degrado in cui si trova, nonostante le denunce e le sollecitazioni degli operatori economici, la zona artigianale posta alla periferia nord della città: discariche a cielo aperto in attesa di bonifica, pessima manutenzione dei luoghi e dei tragitti interni di percorrenza, mancata recinzione delle superfici non ancora fabbricate, assoluta assenza di collegamento dell’area con i fondamentali snodi viari”. Con l’ordine del giorno in questione, dunque, si mira a ottenere dal Comune di invertire questa tendenza, “per avviare da subito, di concerto con gli altri enti interessati, un percorso virtuoso diretto al potenziamento e allo sviluppo della zona artigianale, sinora pesantemente compromesso anche dalla contigua presenza dell’inceneritore Copersalento e dei suoi miasmi”. Anche se sulle discariche abusive – questo va detto – l’amministrazione comunale si è sempre dimostrata solerte e disponibile alla pulizia, e spesso anche all’individuazione dei responsabili degli scempi, poi regolarmente multati.

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Leader a confronto: come risponde la politica idruntina ad un questionario di sei domande?


In via del tutto sperimentale, abbiamo utilizzato i moderni social forum e internet per proporre ai leader politici cittadini un questionario in sei quesiti. Abbiamo dato loro una settimana di tempo per elaborare le risposte e abbiamo ricevuto i loro elaborati senza mai incontrarli di persona, senza andare nelle sedi dei partiti, senza essere troppo invadenti. Non abbiamo dato loro limiti di spazio e pubblichiamo integralmente le loro proposte, certi che perdoneranno quei piccoli refusi e “barocchismi” che sono stati attenuati, per adeguare il “politichese” ad una lettura più agile. Qui di seguito i quesiti così come sono stati proposti a Francesca Bortone del Pdl di Otranto e a Gabriele Temis della locale sezione Pd.

  1. Si assiste ad un vivace dibattito teso tra il locale e il globale: da un lato c’è la voglia di una parte del Salento di chiedere l’autonomia dalla Regione Puglia, dall’altro c’è invece la visione “Euro-mediterranea” o “Euro-Asiatica” dell’ Unione europea che apre le porte alla Turchia. La nostra Città guarda a questi fenomeni come “Porta d’ Oriente” o come “capitale” della “Terra d’Otranto”?
  2. L’economia idruntina ha tante vocazioni ma poca identità. Il comparto di Alimini e Frassanito sono ormai votati più al turismo che all’agricoltura; quest’ultima si esprime nel privato in poche aziende di pregio, ma a conduzione familiare e nel pubblico, oltre ad un nuovo consorzio vivaistico, si attende il rilancio con i Farmer’s market; le attività commerciali sono ancora troppo legate al turismo e alla sua stagionalità; negli ultimi anni c’è una certa vivacità immobiliare e nelle imprese edili; pochi i nuovi insediamenti produttivi in Area P.i.p. Dove bisogna puntare?
  3. Il Piano urbanistico generale programmerà lo sviluppo cittadino per i prossimi 20 anni. Qual è il vostro punto di vista? Quali le priorità? Ci saranno nuovi insediamenti abitativi e infrastrutture per l’uso urbano e della cittadinanza? Ci saranno nuove aree produttive, commerciali e turistiche o si punterà a completare con nuovi servizi quelle già esistenti? In altre parole, il Pug avrà anche un’ “anima” o si dovranno colmare i vuoti tra le zone abitative esistenti e le aree votate all’ interesse turistico e agli insediamenti produttivi? E il patrimonio storico-naturalistico e ambientale?
  4. Durante le festività natalizie, alcune realtà associative giovanili hanno dato prova di saper spendere le proprie energie, vocazioni e professionalità in attività creative degne di nota. La Città si sta “risvegliando” grazie a queste iniziative, ma rischiamo di perdere la linfa vitale dei giovani in fenomeni quotidiani di “Fuga dei cervelli” e della manovalanza. C’è una soluzione a tutto questo? E quale?
  5. Il porto turistico, il Palazzetto dello sport, il depuratore delle acque reflue, un piano integrato del traffico, sono alcune tra le opere pubbliche di cui si è parlato a più voci negli ultimi 20 anni. Da dove partire per ultimare queste (o eventualmente altre) opere incompiute?
  6. Il nostro gonfalone porta l’immagine della leggendaria “Torre del Serpe”: cosa butterebbe giù da quella torre e cosa salverebbe tra le iniziative, progetti e obiettivi dell’ attuale Amministrazione comunale in carica?

Risponde alle nostre domande Francesca Bortone, alla guida della sezione Pdl di Otranto:

  1. La caduta del muro di Berlino ha aperto degli scenari a noi sconosciuti fino a qualche anno fa. L’economia globale, che ne è conseguita, ha di fatto disorientato tutto l’occidente abituato a vivere chiuso nei propri confini. Otranto è parte di questo mondo occidentale. Ricordo, quando dalle nostre radio usciva esasperante una litania della radio albanese che ci sembrava la voce dell’ “oltre”. Oggi, tutti siamo disorientati di fronte alla velocità degli scambi, ma soprattutto alla velocità delle delocalizzazioni. Il Salento ha perso molti posti di lavoro, e con essi tanta serenità sociale. Non possiamo perciò fare altro che pensare “G-locale”, e non lo scopro io. Valorizzare cioè le produzioni tipiche, l’arte ed il nostro patrimonio unico ed irripetibile per farlo conoscere sui mercati globali. Siamo chiamati, cioè a valorizzare il nostro passato e le nostre tradizioni. Su questi valori non abbiamo concorrenti: il lavoro potrà essere remunerato in maniera degna. Otranto, quindi, sia Porta d’Oriente, per la sua storia e per il suo carattere unico, diventando nodo strategico, crocevia di scambi.
  2. Un’amministrazione comunale può giocare il ruolo di cornice, non di quadro. Il quadro deve essere dipinto dagli otrantini. In un’economia liberale nessuno si può sostituire al tessuto imprenditoriale, tanto meno un’Amministrazione Comunale. La cornice, però, deve essere di valore: regole certe e non contraddittorie, tanto meno nel corso della stagione turistica, quando gli imprenditori hanno già programmato gli investimenti. Tornando alla domanda, ritengo che dobbiamo puntare ad un disegno strategico di città fondato sulla valorizzazione delle nostre unicità che, agli occhi dei turisti che ascoltiamo d’estate sono davvero tante. Basta guardare al nostro territorio, con la curiosità e la freschezza del turista e ci si renderà conto che si può lavorare, tutti, tutto l’anno. L’importante è coniugare lo sviluppo con il rispetto del nostro patrimonio, il che non significa dire no a priori a tutto. Non dico nulla di nuovo con la formula dello “sviluppo sostenibile”.
  3. Il Pug è un momento strategico per il nostro territorio e come tale va redatto avendo come stella polare l’idea di Otranto che perseguiamo. Quindi, prima di ogni altro quesito, bisognerebbe porsi una domanda:“cosa vogliamo fare da grandi?”. Il resto è consequenziale. Avverto, però, tra i concittadini un’esigenza: Otranto deve tornare ad essere più nostra, a partire dalla prima casa.
  4. Credere nel proprio lavoro quotidiano, senza mai stancarsi. I giovani hanno fatto grandi cose durante le ultime festività natalizie, ma ora devono puntare ad andare avanti scommettendo su se stessi. Chi fugge, non ha mai ragione. I risultati non si possono attendere nel breve periodo, ma sul medio e lungo periodo. Si può anche sbagliare, ma come dicono i popoli di lingua anglosassone “Learning by doing” (impara facendo). Ecco su cosa dobbiamo puntare: deve crescere la “cultura del fare”. I giovani e del resto tutti noi, dobbiamo rimboccarci le maniche e trarre il meglio dalla nostra Otranto.
  5. Dai fatti, lasciando da parte le parole. Puntiamo su ciò che è fattibile ora, sulla base delle risorse finanziarie europee e proprie disponibili, ascoltando il parere di tutti, perché tutti possono suggerirci qualcosa di importante.
  6. Butterei giù il vecchio modo di fare politica, che punta a svendere il nostro prezioso territorio come il caso di Largo Porta Alfonsina e dei Fossati del Castello, dietro fantomatiche opportunità di marketing territoriale. Salverei tutte quelle iniziative che sono partite grazie al contributo di idee e di risorse delle associazioni otrantine, e di privati cittadini.

Risponde ai nostri quesiti Gabriele Temis alla guida della locale sezione del Pd:

  1. Il Pd otrantino non è particolarmente affezionato all’idea della Regione Salento, in quanto ritiene che bisogna favorire processi di accorpamento e non di parcellizzazione delle realtà amministrative esistenti. In un momento particolare, in cui si tende a razionalizzare la spesa pubblica, non si capisce come si possa pensare a creare altri centri di spesa e altro potere burocratico. Data la posizione geografica di Otranto invece il Pd locale, ritiene che si possa e si debba costruire una Europa allargata al bacino mediterraneo e quindi ad una Europa policentrica, nella quale la Puglia ed il Salento possono svolgere una funzione di cerniera.
  2. Otranto ha nel tempo costruito una propria identità nel settore economico e produttivo, legata soprattutto alla specificità del turismo ed alla tipicità della cultura della barbatella, che a tutt’oggi rappresenta il 90% della produzione regionale. Il problema adesso è il futuro. Bisogna ormai puntare non più sulla residenza turistica ma sui servizi legati al turismo. Il lavoro da svolgere, in sostanza, è promuovere una seria indagine sui servizi di eccellenza che la città deve offrire e qualificare, di conseguenza, gli operatori interessati. Per esempio occorre mettere a sistema i beni culturali attraverso iniziative di impresa; occorre considerare il patrimonio ambientale come supporto identitario per un turismo di qualità e quindi organizzare servizi in tal senso; occorre, ancora, organizzare un sistema di accoglienza al turista che accompagni lo stesso dal suo arrivo sino alla partenza. Molti progressi sono stati fatti poi nella qualificazione della produzione della barbatella, anche se il mercato presenta oggi delle oscillazioni non sempre favorevoli. Sono anche necessarie altre attività agricole di qualità che offrano al mercato turistico prodotti non reperibili altrove: lanciare le colture biologiche di frutta ed ortaggi, giungere alla produzione di olio extra-vergine di qualità. Nel settore poi secondario noi soffriamo la carenza di una cultura artigianale e della trasformazione che potrebbe invece essere incentivata e rappresentare una possibilità di lavoro anche nei periodi invernali. Registriamo purtroppo il fallimento della zona P.I.P. del comune che è diventata di fatto una zona residenziale con pochissime attività artigianali. Occorre invece d’intesa con i comuni vicini puntare ad una nuova zona P.I.P. con terreni da offrire a piccole imprese artigianali per incentivare un settore che potrebbe garantire un certo sviluppo per il futuro. In sostanza il PD ritiene che bisogna puntare ad una economia integrata tra turismo, agricoltura ed artigianato di trasformazione in modo da evitare il rischio della monoculutura.
  3. La priorità assoluta è la salvaguardia del patrimonio ambientale del nostro territorio, poiché siamo convinti che esso sia l’identità e la base su cui si poggia ogni discorso riguardante il futuro. Riteniamo che oramai non ci sia più bisogno di seconde case o di altri alberghi; c’è invece necessità e priorità assoluta di una proposta concreta per dare ai giovani una casa di proprietà, secondo criteri trasparenti. Non dovrebbero esistere aree votate solo “all’interesse turistico”, ma tutto il territorio deve essere attrattivo per il turismo. Per questo deve nascere una cultura nuova, da tradurre in strumenti di piano ed operativi, che punti alla manutenzione urbana e territoriale. Questo concetto di “manutenzione” dovrebbe essere la chiave di volta per il futuro che renda un luogo particolarmente attraente e quindi appetibile dal punto di vista turistico. Per esempio recuperare le aree marginali e periferiche, decongestionare il centro storico, curare i beni culturali piccoli e grandi, curare la viabilità rurale, le pinete, i canali di sgrondo delle acque, la Valle dell’Idro, la Valle delle Memorie, gli accessi al mare, le spiagge, i cordoni dunali.
  4. Il problema della “fuga di cervelli” è un fenomeno nazionale e non solo otrantino. Otranto comunque potrebbe rispondere lanciando la sfida dei servizi di qualità nel settore della cultura, degli eventi, del turismo e dell’agricoltura in senso lato. La griglia dei possibili settori è ampia, occorre una regia da parte del governo cittadino per individuarla e organizzare le attività d’impresa. L’esempio delle festività natalizie parla da sè. Occorre continuare su questa strada mettendo a disposizione dei giovani strutture, progetti condivisi e possibilità di formazione e tutoraggio.
  5. La locale sezione Pd si augura e lavora in seno all’amministrazione affinché si realizzi il porto turistico che secondo noi, è prioritario per lo sviluppo equilibrato del territorio, in quanto andrebbe a coprire una domanda ancora sostanzialmente inevasa. Per quanto riguarda lo sport e la depurazione delle acque reflue è chiaro che occorre migliorare le strutture esistenti. Per il traffico invece pensiamo ad una più radicale chiusura a tutti i mezzi a motore nel centro cittadino, cercando di realizzare dei parcheggi privati più efficienti, moderni e dotati di servizi a ridosso della città.
  6. Il PD butterebbe giù dalla torre tutte le false case agricole costruite in questi anni, che non servono all’agricoltura e stanno compromettendo il nostro paesaggio agrario. Molte cose sono da salvare: ad esempio la riqualificazione dell’area portuale (la spianata del porto), lo spostamento del mercato settimanale, la nuova disciplina sugli artisti di strada che tende a tutelare gli spazi del centro storico, il fervore delle attività culturale nel periodo estivo, l’avvio della raccolta differenziata anche se deve essere molto migliorata.

Salvo Sammartino

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