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A Galatina “Perseo” del maestro Mimmo Anteri


Sabato 5 maggio, alle 18,30, presso il Museo Civico Pietro Cavoti, verrà inaugurata la personale di pittura del maestro Mimmo Anteri da titolo “Perseo – identikit di un mito”.

La mostra, a cura del critico d’arte Angela Serafino, vedrà l’intervento del professor Gianluca Virgilio, presidente dell’Università Popolare Aldo Vallone.

Mimmo Anteri, nato a Grottaglie ma residente e operante a Gallipoli, è sicuramente un artista tra i più originali e significativi della cultura salentina, e non solo, in quanto le sue opere sono conosciute ed apprezzate non solo sul territorio nazionale ma anche all’estero. Un artista i cui lavori non a caso sono stati definiti ricchi di “geometrie esistenziali”, per dirla con Battiato.

La pittura del maestro Anteri esprime i segreti della natura, i suoi lati arcani, nascosti. Le sue scelte cromatiche, insieme all’equilibrio e all’armonia del tratto, rendono questo straordinario artista quasi un aedo della forma e dello spazio, dell’aria, dei cieli.

Il simbolismo della sua arte, che porta l’immagine verso una rimozione della realtà così come appare, è lo specchio di un cammino artistico che interseca in più punti il vissuto dell’artista, così che i paesaggi interiori e quelli fissati sulla tela convergano secondo la naturalità dell’essere.

La ricerca dell’Anteri pone come suo punto cardine i colori, nel cui mistero, secondo lo stesso artista, è nascosta la vita, e con la vita l’energia, la forza che consente all’uomo di innalzarsi ad un livello superiore d’astrazione.
È con i colori che il maestro esprime le proprie emozioni, i propri sentimenti, il proprio percorso, ricco di storia e di miti che, metaforicamente, rappresentano le profondità del sentire umano.

Gianluca Conte

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All’HEA 180 di Lecce la mostra “C’eri e non ceri” di Giuseppe Zilli


Giovedì 26 Aprile, alle 20, presso il pub HEA 180, si aprirà la mostra di pittura e scultura “C’eri e non ceri” di Giuseppe Zilli, che resterà visitabile fino al 6 maggio.

L’iniziativa continua la serie di eventi proposti da HEA 180, spazio alternativo che sotto la direzione artistica di Raffaele Quida ha già organizzato diverse esposizioni.

Questa mostra di Zilli, che nel titolo gioca con le parole “c’eri” e “ceri”, è l’ultima, in ordine di tempo, ad avere come caratteristica principale l’aspetto delle pratiche rituali nelle religioni – a prescindere dalle singole fedi – dopo “Riti della mente” e “Peccati celati”.

In “C’eri e non ceri” l’artista si approccia alla fede ortodossa e spiega come è nata l’idea portante di questi ultimi lavori: “All’interno dei loro templi, gli ortodossi usano accendere i ceri a suffragio sia dei morti che dei vivi. La distinzione tra i due atti consiste in questo: per i morti i ceri vengono accesi vicino al Crocifisso, per i vivi vicino alla Madonna”.

Le opere di Zilli seguono questa dinamica, anche sotto l’aspetto cromatico, come egli stesso chiarisce: “Per i lavori che corrispondono al cero posto vicino al Cristo Crocifisso, quindi ai morti, ho usato il ‘pigmento’ rosso, perché simbolo della Passione, del sangue, della violenza; per quelli che invece corrispondono al cero posto vicino alla Madonna, cioè ai vivi, ho scelto il ‘pigmento’ giallo. Quest’ultimo si rifà a un pezzo dell’Apocalisse di Giovanni, in cui l’evangelista descrive la Madonna come ‘la donna vestita di sole’”.

Una peculiarità che contraddistingue le creazioni pittoriche di “C’eri non ceri” è l’assemblaggio materiale delle stesse, create con l’utilizzo di carte cucite e dipinte con pigmento e appese alle pareti con grucce in metallo realizzate appositamente dall’artista, cosa che rappresenta una novità assoluta nel campo artistico.

Gianluca Conte

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A Veglie “Cromie d’inganni e finzioni” live performance pittorica di Paola Scialpi


Mercoledì 15 febbraio, alle 21, presso Cafè a Veglie, l’artista salentina Paola Scialpi eseguirà una live performance pittorica dal titolo “Cromie d’inganni e finzioni” che consisterà nella creazione di percorsi pittorici informali che si ispireranno alla maschera di Arlecchino.
L’evento, incluso nella rassegna “Bookatini… in maschera”, è l’ultimo, in ordine di tempo, dopo quelli che hanno visto protagonisti Franco Ungaro e Francesco Pasca.
La Scialpi ha scelto Arlecchino come fonte ispiratrice dell’appuntamento per delle caratteristiche proprie della maschera che l’accostano al mondo inquieto e stupefacente della pittura e della creazione artistica.
La maschera di Arlecchino, di origini antichissime, è una figura che sembra connessa ad un strano essere: nel XII secolo Orderico Vitale nella sua Historia Ecclesiastica scriveva di una “familia Herlechini” (ovvero un corteo di anime) guidata da un certo Arlecchino, entità spirituale gigantesca. Ma si potrebbe citare anche l’Alichino dantesco che compare nell’Inferno a capo di una stirpe diabolica.
Secondo l’artista, l’impeto “diabolico” dell’Arte rivivrebbe dunque nelle irriverenze e nella folle e diabolica giocosità di Arlecchino.
Paola Scialpi, ha esposto in alcune delle più importanti gallerie d’Italia: dallo Studio D’Ars di Milano alla Galleria d’Arte La Scaletta di Matera. A livello internazionale ha esposto negli Emirati Arabi Uniti presso lo Shariah Art Contemporary Museum, e a New York presso la Broadway Gallery. È, inoltre, autrice di saggi sull’intercultura e sue opere appaiono su diverse edizioni dell’Art Diary di Flash Art. Recentemente è stata inserita nel catalogo curato da Luciano Caramel per Giorgio Mondadori dal titolo “Mille Artisti a Palazzo”.
Attualmente dirige l’Overeco Academy e Workshop.

Gianluca Conte

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A Nardò l’esposizione “Dal Cuore al Colore” di Angela Fracella


Lo scorso 5 febbraio, presso il Dribbling di Nardò, in via Giuseppe Grassi, è stata inaugurata la mostra d’arte “Dal Cuore al Colore” di Angela Fracella, giovane artista copertinese attualmente residente a Nardò. L’esposizione sarà aperta al pubblico fino a domenica 19 febbraio.
La Fracella presenta 19 opere aventi come caratteristica principale il quotidiano, che, nella sua arte, si traduce in una ricerca di facce, atteggiamenti, mimiche, in ultima analisi, espressioni, che la pittrice trasferisce nelle sue creazioni.
L’artista usa diverse tecniche tra cui quelle dell’acquerello, del pastello e della matita. Si tratta, in buona sostanza, di primi piani che ritraggono volti di contadini, donne di casa, bambini, amici ma anche tipologie umane marginali come i clochard e uomini di strada.
Il suo sentire e vivere la pittura nasce dalla congenita passione per l’arte e il per colore che stimolano un’inclinazione ad esprimere stati d’animo e sentimenti del quotidiano, guadagnandosi per questo alcuni riconoscimenti in concorsi regionali e nazionali. Cromaticità, luce e tratto spaziano tra ritratti e paesaggi.

Gianluca Conte

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A Lecce arriva “Eresia” di Christian Montagna


Approda a Lecce una delle mostre più interessanti presenti sull’attuale scena artistica italiana; stiamo parlando di “Eresia” di Christian Montagna, giovane artista salentino che ha maturato importanti esperienze artistiche in Italia e all’estero a partire dalla metà degli anni novanta.

La mostra, inaugurata lo scorso 17 dicembre, rimarrà aperta al pubblico fino all’8 gennaio presso la sala espositiva museale dell’Agenzia per il Patrimonio Culturale “Euromediterraneo”, sita in piazzetta Duca d’Atene.

Le opere di Montagna possono essere definite come “figurazioni dello squilibrio”, nel loro richiamare, con decisione, luoghi metafisici dal carattere tra l’onirico e l’apocalittico.

La sua odierna ricerca pittorica tende all’approfondimento del processo con il quale la luce, impregnandosi di colore, definisce la natura delle figure facendo emergere una palpitante energia fatta di dissolvimento di materia e di violenti accostamenti cromatici, che anticipano un’atmosfera di imperscrutabile raccoglimento.

Questa nuova serie pittorica, questa “Eresia”, in parte generata nel periodo che l’artista ha trascorso a Berlino nell’estate del 2011, è di una potenza espressiva inaudita (complice l’ottimo allestimento della mostra ad opera dello stesso Montagna). “Eresia, un universo permeato di luci e ombre, mera desolazione e spirali architettoniche dall’incedere inquieto in una dimensione destrutturata”, spiega l’autore.

Ma l’arte di Montagna non è soltanto magnetismo cromatico dall’inquietante luminescenza e parti di universi che richiamano, in un certo senso, atmosfere post-orwelliane; l’artista sembra celare nelle sue opere – come egli stesso afferma – un messaggio psicologico e sociale: “L’attuale processo pittorico è un mondo alchemico attraverso il quale mi è stato possibile continuare a denunciare (in maniera indiretta) ciò che mi circonda in questa società, ma anche di esorcizzare i miei demoni. Ora, lascio scorrere il tutto: emozioni ed esistenza”.

Gianluca Conte

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A Lecce tra gli oceani di Oronzo De Matteis e i fiori di Celeste D’Anna


Il 28 dicembre, alle 19, presso la chiesa di Santa Maria della Pace, in via Palmieri a Lecce, si terrà l’inaugurazione di una mostra pittorica dai due volti, quello del maestro Oronzo De Matteis, da tutti conosciuto come il “pittore degli oceani” e quello di Celeste D’Anna, pittrice che del De Matteis è stata allieva, sia pur non nel senso accademico del termine. L’esposizione durerà fino al 5 gennaio.

Le opere di Oronzo De Matteis sembrano essere l’atto supremo di un amante che concentra tutta la sua attenzione sull’unico oggetto amato, in questo caso l’oceano e le sue onde. Sono proprio le onde, nel loro essere immensa massa d’acqua, a dominare l’arte di De Matteis. Lo spiega molto bene Giorgio Barba: “La superficie pittorica è occupata esclusivamente da onde gigantesche che nascono, s’innalzano, s’accavallano, s’ingorgano, turbinano, si spezzano, si rincorrono, si dividono, s’increspano, si spaccano, si arricciano, rullano, si placano, rifluiscono. Il pittore riesce a imprimere all’immagine in movimento tutta la forza sprigionata dal procedere dell’onda, una potenza che non suscita paura ma ammalia e nello stesso tempo annichilisce e trasporta in una dimensione equorea”.

La pittura del De Matteis mantiene le distanze dai sofismi e dalle lusinghe di maniera. Il suo essere artista non si risolve nel riprodurre o rappresentare la natura, esprime quella forza essenziale che muove l’uomo alla speranza, a dispetto della quotidianità, spesso livida e anonima, a quest’ultima oppone i colori vivi e mutevoli dell’oceano.

L’arte di Celeste D’Anna, che sfocia in un’esplosione cromatica floreale, respira la forza espressiva di quella del suo maestro: “L’ho conosciuto di persona in occasione di un convegno e gli ho chiesto di avere l’onore di imparare da lui”, dice la pittrice a proposito dell’incontro con il De Matteis.

D’Anna non dipinge per scendere nell’agone e scontrarsi col grigiore del quotidiano vivere, perché lei a quella cupezza, a quella malinconia che può assalire all’improvviso, risponde proprio con la sua vitalità e la sua arte: “La mia pittura è l’espressione di un sogno a colori, la gioia di vivere, una rinascita contro le avversità della vita, una forte passione come forza motrice per raggiungere la felicità. L’arte per me è toccare ed essere toccata da quelle corde che vibrano scatenando emozioni”.

Il messaggio dell’artista è chiaro: la vita è un’esperienza meravigliosa, nonostante tutto.

Gianluca Conte

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Con “Pugni chiusi” di Frank Lucignolo a Lecce è di nuovo Street Art


La Street Art fa ritorno a Lecce con “Pugni chiusi”, personale di pittura di Frank Lucignolo, giovane e promettente artista salentino.

La mostra, organizzata da Street Art South Italy e Bar Bluebeat, sarà inaugurata presso lo stesso Bluebeat, in via Reale (zona Rudiae), lunedì 19 dicembre alle 21.00, e resterà aperta al pubblico fino al 4 gennaio.

La Street Art è una forma espressiva la cui maggiore peculiarità è senz’altro quella di materializzarsi in spazi pubblici, non di rado illecitamente.

In seguito all’affermarsi del fenomeno Street (che avvenne anche per merito di artisti – uno su tutti: Andy Warhol – che ne riconobbero immediatamente la portata culturale), quest’arte è approdata alle gallerie e ai luoghi convenzionali della cultura, pur mantenendo inalterate le proprie caratteristiche di arte proveniente dalla strada.

È in questa duplice ottica che va considerato il lavoro di Frank Lucignolo, il quale fa il verso alla politica e al potere, mettendo in risalto gli aspetti paradossali dell’attuale società.

Questa personale, è il caso di dirlo, dipinge un quadro della contemporaneità senza veli, colorato ora con l’ironia ora con la ben più seria necessità di urlare un disagio generazionale lasciato il più delle volte senza risposta.

“Pugni chiusi parla di storie di personaggi fantastici che rispecchiano la realtà nelle sue varie sfaccettature”, spiega l’autore, “I miei soggetti, rappresentano alcune qualità – per lo più negative – dell’uomo come la superbia, l’ignoranza, la paura, il non essere sinceri; infatti, la maggior parte delle figure umane che compaiono nelle mie opere non sono sorridenti ma hanno un’espressione assente, triste, nervosa, quasi a voler raffigurare lo stato d’animo dell’Italiano medio”.

Ma non è finita. Le tematiche affrontate dall’artista, che nonostante la giovane età può già vantare esperienze di esposizioni in Italia e all’estero, spaziano dall’ecologia alla guerra, dalla giustizia sociale al razzismo, in una progressione cromatica di grande impatto emotivo.

Gianluca Conte

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“Il genio di Dalì” protagonista dell’estate idruntina. In mostra al Castello Aragonese di Otranto


Il conto alla rovescia per l’evento-cardine dell’estate, che coinvolgerà il Salento e non solo, è iniziato: dal 28 maggio al prossimo 25 settembre il Castello Aragonese, simbolo incontrastato dell’arte idruntina, si vestirà di una luce surreale e misteriosa; a dominare la scena le opere del maestro spagnolo Salvador Dalì.

Dopo il grande successo degli ultimi due anni con le mostre di Joan Mirò e Pablo Picasso, che hanno registrato un totale di 90mila visitatori, le mura della città salentina aprono i battenti al genio baffuto, al surrealista per eccellenza, a colui che spingendosi fino all’esasperazione fece dell’arte una continua e vincente provocazione. La mostra, curata da Alice Devecchi, sarà inaugurata il 27 maggio alle 18, e ospiterà sei sculture originali in bronzo e una selezione di cinquantaquattro litografie originali che illustrano, secondo i canoni del mondo surreale, temi e testi letterari come le “Fiabe giapponesi” dai colori tenui, e ancora “Tristano e Isotta”, definiti da un quasi inquietante vuoto di colore, per finire con gli “Amours Jaunes”, colorati attraverso le nuance dorate su fondo nero.

Il maestro di Figueras, passato alla storia per gli “orologi molli” posizionati in modo disorganico sullo scenario inquietante de “La persistenza della Memoria”, era un artista a tutto tondo, che ha saputo esprimere il suo talento anche attraverso la scultura. Le sei opere in bronzo presenti alla mostra, “Elefante cosmico” di grandi dimensioni, e “Perseo”, “Hombre sobre delfin”, “Trajano a Caballo”, “Mujer Desnuda” e “Mujer con faldas” di medie dimensioni, nel loro fluttuare continuo seducono il visitatore: figure melliflue, senza ossa che sembrano far parte di un instancabile e vorticoso movimento, e che non sono altro che la materializzazione dei personaggi che ricorrono nelle tele del maestro catalano.

Un’arte torbida, contraddittoria, visionaria, che nasce dall’inconscio, ma che prende forma solo attraverso la razionalizzazione del delirio; è questa la base di partenza per quello che lui definirà “metodo paranoico-critico”. Le sue opere, secondo il genio spagnolo, nascono dalla paranoia, ma in tutte le sue tele e le sue sculture più coinvolgenti ciò che emerge chiaramente è un distacco sublime, che prende forma attraverso elementi onirici, tabù, fobie che riemergono dagli abissi della coscienza per materializzarsi nitidamente con una perfezione tecnica che ci riporta alla memoria l’iperrealismo.

Una personalità complessa, quella dell’ultimo grande protagonista dell’avanguardia artistica del Novecento, un uomo eclettico e incoerente, che rimase poi prigioniero del personaggio altezzoso e imprevedibile che si era costruito negli anni; lui che amava ribadire il suo completo distacco dalla borghesia è passato alla storia come l’artista à la page, e ciò ha suscitato giudizi alle volte estremamente sfavorevoli dalla critica, che non si limitava a giudicare la sua insindacabile arte ma coinvolgeva il suo modo di essere, sempre troppo sulle righe, e anche per questo estremamente interessante.

Alessandra Ragusa

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“Mille piedi”, un Microfono Aperto e un mare d’arte a Giuggianello


L’associazione “Mille Piedi” ha preso vita nell’ottobre del 2009 a Giuggianello, con l’intento di riunire le giovani menti del territorio e di diffondere cultura attraverso manifestazioni ed eventi senza alcun fine di lucro . Non è un caso, quindi, il progetto “Microfono Aperto”, grazie al quale l’associazione mira a dare spazio, nel suo garage, ad artisti e opere di ogni genere: obiettivo, esprimere l’arte e non metterla da parte, anzi sponsorizzarla, sia essa poesia, pittura, illusionismo, musica. La prima serata si terrà domenica 20 marzo alle 18 e il proposito è trasformarla in appuntamento fisso per i performer, improvvisati o meno. Non è la prima iniziativa di “Mille piedi”. A ottobre 2010 è stato il turno della “Festa dei piccoli comuni”, realizzata in collaborazione con l’Ancpi (Associazione nazionale piccoli comuni d’italia) e con tutte le realtà associative del paese, tutte impegnate a garantire l’intrattenimento musical-culturale della serata, cui hanno preso parte Bandadriatica, Aria corte e P40.

Tra le ultime iniziative, poi, si segnala l’accattivante “Mille e una donna – Cosa racconterebbe oggi Sheherazade” ,storie al femminile raccontate attraverso l’arte in un momento in cui in Italia il sesso cosiddetto debole vive una situazione molto delicata. Con interventi di Angela Leucci (proiezioni), Stefano Marsilio, Simone Melissano (cortometraggio), Andrea Cananiello, Selene Bolognino e Francesco Pellizzari (dialogo, “Elise/Clara”), Luisa Campa , Valentina Negro, Dionisia, Marta De Giuseppe, Leslie (videoclip GRANMA – sentimento inGORDO), Laura Quarta, Enza Magnolo, Roberta Melissano, Skarpina, Matteo Resta, Alessandro Casciaro, Salvatore d’Alba e Arthur Sanzo’. L’associazione ha inoltre promosso molte altre manifestazioni: “Diritti dei migranti, diritti di tutti” a febbraio 2010 in collaborazione con l’associazione “Mediazioni”, poi, ad agosto 2010 – in collaborazione con l’associazione “Antitapas” di Bruxelles, “Folk trai, tappa a Sud-Est”, con l’intervento di gruppi musicali provenienti da tutta Europa. Per chiunque volesse collaborare con l’associazione millepiedi09@libero.it (tel. 328.4242240); albertocaroppo@libero.it (tel 339.3436897); riccardobenegiamo@gmail.com. Ulteriori informazione sull’associazione sul http://millepiedi.forumfree.it/.

Jenny De Cicco

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