Tag Archive | "Pro Loco Palmariggi"

“Santu Lazzaru”, una tradizione pasquale antichissima rivivrà a Palmariggi domenica prossima


Un evento per riportare in auge una tradizione lontana. Si tratta dellu “Santu Lazzaru”, una manifestazione organizzata dalla Pro Loco “Montevergine” di Palmariggi e dal Servizio civile Unpli, che con il suo progetto annuale “La Grecìa Salentina” vuole diffondere la conoscenza sulla tradizione popolare su “Santu Lazzaru”. Negli ultimi anni la manifestazione veniva portata avanti da movimenti cattolici, che contattavano la popolazione porta a porta per una raccolta che sarebbe stata destinata ai poveri. Ma “Santu Lazzaru” ha radici più antiche: molti anni fa si recavano, tra gli altri centri, a Palmariggi cantori che facevano ascoltare per le strade i canti popolari della Passione e della Pasqua. Da qui prende le mosse questo evento, che si tiene il 17 aprile alle presso la chiesa della Madonna della Palma: si esibiranno, con canti non liturgici sul tema della Passione di Cristo, Consuelo Alfieri (fisarmonica, organetto e voce), Mino Alfieri (chitarra) e Antonio Paolo (percussioni). Le tradizioni popolari pasquali trovano completa espressione in questo periodo in cui anche i turisti accorrono per assistere ai riti a ridosso della Settimana Santa, che presentano caratteristiche antiche di una suggestività unica. Come la processione del Venerdì Santo di Maglie, che in questi giorni ha conquistato il premio “A crone de spine” da parte del Comitato per la Qualità della Vita di Taranto: la processione di Maglie è Processione dei Misteri, in cui sfilano le statue che ritraggono i momenti salienti e i personaggi della Passione, rigorosamente d’epoca e con i costumi originali ottocenteschi.

Angela Leucci

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Finito il Carnevale, arriva la Caremma: storia di una tradizione salentina


È ormai la nostra compagna da sempre, la Caremma, una vecchia signora che in molti centri del Salento fa la sua comparsa alla fine del Carnevale. La parola “caremma”, infatti, deriva da Quaresima, ossia il periodo di digiuno che porta alla Pasqua per il calendario cristiano. E se i turisti ne sembrano spesso stupiti, per i salentini è invece una sorta di avvenimento normale e molto atteso. Le persone, in gruppi organizzati e non, danno vita a questi pupazzi, collocandoli sui tetti delle loro casa o in altri luoghi importanti per la comunità. Com’è avvenuto in questi giorni a Palmariggi, dove hanno fatto la loro comparsa le Caremme, a colorare il piccolo centro salentino definito dal regista Giovanni Albanese (che l’ha utilizzato come location per il film “Senza arte né parte” con Vincenzo Salemme) “uno di quei libri, in cui, girando le pagine, si sollevano le immagini”. In questo scenario da favola torna così una tradizione importante. Le foto che vedete sono state concesse dalla Pro Loco di Palmariggi, sul cui profilo Facebook è comparsa una lunga didascalia: “Finito il Carnevale, si affaccia in alto, su cornicioni, pensiline, balconi, una signora vestita di scuro, in abiti contadini, un foulard per coprire i capelli bianchi, scialle di lana e occhiali spessi…

Questa è l’immagine tipica della Caremma, più o meno simpatica, più o meno austera, più o meno aggraziata vecchietta, simbolo del folclore popolare salentino. Nella tradizione popolare, la Caremma rappresenta infatti la moglie del Carnevale, morto di libagioni nel giorno di martedì grasso; veniva appesa sui terrazzi delle case, sui pali a crocicchi delle strade il mercoledì delle Ceneri, a ricordare l’inizio della Quaresima. La Caremma serviva infatti a ricordare ai cristiani che la Chiesa stava vivendo un periodo di penitenza e di astinenza, per cui le feste, le baldorie e gli eccessi del Carnevale dovevano essere eliminati, perché ci si apprestava ad affrontare giorni di digiuno, di sacrificio e di astinenza dalla carne. In più, era una sorta di rudimentale calendario, utile a tener il conto delle settimane che avvicinavano alla Pasqua. Abito nero in segno di lutto, il fantoccio-vegliarda aveva in una mano il fuso e la lana da filare quale simbolo della laboriosità, del tempo e della vita che scorre. Il tempo della penitenza e dell’astinenza veniva invece rappresentato e scandito dalle sette piume di gallina (una per ogni settimana di Quaresima), conficcate in un’arancia (o in una patata) attaccata all’altra mano. Di queste piume se ne toglieva una per settimana, fino al Sabato santo, giorno in cui la stessa Caremma veniva fatta scendere e data alle fiamme, in segno di purificazione e dell’auspicato inizio di una nuova stagione di vita; il rito avveniva subito dopo il suono delle campane che annunciavano la resurrezione del Cristo. Una tradizione carica di significati e fortemente legata alla vita e alla quotidianità del mondo contadino. Uno dei tanti simboli caduti nel dimenticatoio, che l’associazione Pro Loco ha deciso di far riapparire in paese. Oggi, a differenza di allora, esistono infatti meno povertà, meno rinunce, meno sacrifici, ma la suggestione della Caremma resiste al tempo.

Angela Leucci


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