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Viviana Leo presenta “Lacrime d’ argento”


Venerdì 15 giugno, alle 20, presso la libreria “Volta la carta” a Calimera, Viviana Leo presenterà il suo romanzo “Lacrime d’argento”, edito da Sangel Edizioni.

Introdurrà Cesare Vernaleone, giornalista. A dialogare con la scrittrice sarà il giornalista Fulvio Carlino. Nel corso della serata l’attrice e regista Rosaria Ricchiuto interpreterà alcuni brani del libro.

Viviana  Leo, giovane autrice alla sua seconda pubblicazione – la prima “Tra zanne e artigli” (Albatros, 2011) è un godibilissimo romanzo – conferma le sue
doti di narratrice, intessendo in “Lacrime d’argento” una trama che intriga il lettore tenendolo inchiodato alle pagine.

Come nei migliori fantasy, in questo lavoro avventura, suspense e tensione sono le padrone indiscusse: “Vampiri, cacciatrice e umani. I tre elementi
essenziali del nuovo romanzo di Viviana Leo. Violet (la cacciatrice) si trova ad affrontare scelte difficili in un susseguirsi di momenti di azione che la
vedono protagonista in un mondo che non le appartiene. Un finale inaspettato lascia il lettore con la speranza di leggere presto un seguito. Le emozioni
non mancano e il tono ironico della narrazione rende la lettura semplice e piacevole”.

I personaggi, dotati di spessore e credibili, fanno un tutt’uno con la trama, ben costruita e delineata su vari piani. In particolare la figura della cacciatrice di vampiri, Violet, suscita un sentimento di immedesimazione nel lettore, che non potrà fare a meno di sentirsi coinvolto in tutto e per tutto
rispetto alle sorti della protagonista.

Ma c’è anche un ulteriore elemento che dona al libro un tocco di fascino, come la stessa autrice spiega: “Lacrime d’argento è un fantasy ambientato a Lecce in
cui ho introdotto anche la pizzica salentina, rivisitata per incarnarla all’interno del romanzo”. Una ritmata sorpresa, nascosta tra le righe, tutta da scoprire.

Non aggiungiamo altro, se non che questo nuovo lavoro della Leo ha tutte le carte in regola per appassionare quanti sono alla ricerca di una storia avvincente, ambientata in una Lecce dal sapore gotico, lontana dagli stereotipi di città mattacchiona.

Gianluca Conte

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Prima presentazione di “Tre noci moscate nella dote della sposa” di Simona Cleopazzo


Sabato 5 maggio, alle 20, presso l’Ammirato Culture House a Lecce, Simona Cleopazzo presenterà il suo libro “Tre noci moscate nella dote della sposa”, edito da Lupo Editore.

Ad introdurre sarà Osvaldo Piliego, mentre delle parti teatrali si occuperanno Ippolito Chiarello e Angela Albanese, la musica di Rebecca Wilson e Luigi Mariano.

L’evento, che vedrà la presenza dell’editore Cosimo Lupo, rappresenta la prima presentazione del romanzo della Cleopazzo, incentrato sulla storia di Silvia un’orfana che “approda a Lecce col gatto Michelone, carica di dolore e col cuore chiuso ai sentimenti. La lunga indipendenza sperimentata a Bologna le impedisce infatti la convivenza con la nonna-mà. Sorretta a distanza dalle vecchie amiche e arricchita da nuove condivisioni, Silvia riscopre il sud dal quale era fuggita e l’impegno politico-sociale; ritrova se stessa nel lavoro e nella partecipazione umana che le è propria, prendendo coscienza di sé nella memoria delle esperienze vissute, intrecciando i fili della sua storia. Alla rabbia dell’orgoglio lungamente ferito si sostituisce così, progressivamente, una visione sempre più lucida e generosa che le consente di aprirsi in modo nuovo alla vita. L’intreccio dei piani cronologici e la prevalenza della dimensione soggettiva che connota la narrazione trovano un fil rouge nelle citazioni di donne – dalla cantautrice Giuni Russo ad Alda Merini, da Renata Fonte a Simone de Beauvoir, da Rina Durante a Sylvia Plath, da Rebecca Wilson a Margherita Guidacci e Isabel Allende – il cui messaggio o esempio di vita guidano un’appassionante lettura che viaggia per tematiche e libera associazione di idee”.

Il lavoro dell’autrice è sicuramente uno dei più interessanti presenti tra le novità editoriali della stagione, ricco di venature psicologiche che scavano a fondo nell’umanità d’inizio millennio e donano allo scritto una ricchezza interiore che non può non coinvolgere il lettore.

Gianluca Conte

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“Tu prepara il filtro” di Francesco De Giorgi: il precariato messo a nudo


“Tu prepara il filtro”, romanzo d’esordio di Francesco De Giorgi, giovane autore salentino, edito da Besa Editrice, è un’opera narrativa generazionale che delinea in modo rigoroso il crollo degli ideali e il malessere dei trentenni di oggi, vittime della più grande insidia della contemporaneità: il precariato.
Raccontando le vicissitudini del ventinovenne Matteo Fabbri, l’autore invita ironicamente il lettore ad accostarsi al senso di vuoto e alla disillusione che sconvolgono non solo il protagonista (ovvero colui che narra la storia) ma anche i suoi amici di sempre, che si trovano a combattere contro lo stesso ale: l’inosservata ricerca di una realizzazione professionale che, specialmente al Sud, ai più appare come un’utopia .
Il romanzo si apre con l’arrivo del protagonista e di due suoi amici all’Università di Siena.
Non ci vuole molto a comprendere che le loro giornate di universitari saranno tutt’altro che dedicate allo studio. Matteo e soci sono ragazzi che con i libri hanno sempre avuto un brutto rapporto, anzi pessimo. Gli amici del protagonista, infatti, si ritirano quasi subito e al loro posto sopraggiunge una compagnia campana. Dopodiché arrivano gli esami, e tutto il percorso – assai noioso e mortificante – che porterà alla laurea del nostro. Ma il difficile viene dopo, quando, una volta ritornato a casa, Matteo dovrà scontrarsi con la cruda realtà della ricerca di un lavoro.
Una volta sgonfiatasi la bolla di letteratura inglobante le tematiche del precariato, che ha fatto nascere numerosi lavori più o meno conosciuti, sembrava arrivato il momento di scrivere la storia di un precariato non più episodico (se non eccezionale), ma uno stato di cose onnipresente che ormai taglieggia milioni di persone in Italia e altrove. Se poi a questo si aggiunge la disastrosa situazione dei tanti disoccupati e inoccupati, il quadro che ne viene fuori è tutt’atro che rassicurante.
Infine è interessante notare come quest’opera prima del De Giorgi tenga insieme, con molta cura, livelli elevati di linguaggio e modi di esprimersi quotidiani, traendo spunto da citazioni e film, libri e fumetti, strizzando l’occhio all’immaginario dei giovani e all’occorrenza (cosa davvero apprezzabile), canzonando un certo tipo di fare cultura sfociante nel culturalismo.

Gianluca Conte

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“Gli occhi di mia figlia” di Vittoria Coppola è libro dell’anno


Davvero un grande traguardo quello raggiunto dalla giovane scrittrice salentina Vittoria Coppola. Il suo romanzo d’esordio, “Gli occhi di mia figlia”, edito da Lupo Editore, è stato proclamato libro dell’anno dal concorso-sondaggio della rubrica “Billy, il vizio di leggere” del Tg1 Rai.

Il romanzo della Coppola si è cimentato in una sfida con opere di autori titolati del calibro di Carofiglio, Maraini e Pansa – per fare soltanto due nomi – e da questo confronto è uscita vincitrice. Intanto il volume verrà ripresentato a Maglie presso Libri & Musica sabato 28 gennaio alle 18,30, con la presenza di Francesca Rinaldi e Adele Maruccio.

“Un’avventura bellissima e inaspettata. Un’occasione importante in cui ho sentito il calore di centinaia di persone. Sono felice di aver vinto un concorso in cui sia stata la gente a decidere, perché il mio romanzo è nato da me, ma vive e cresce grazie a chi lo legge e lo accoglie”, dichiara a caldo l’autrice.

Molto interessante si è rivelata, di riflesso, l’altra sfida: quella tra una piccola realtà editoriale come Lupo Editore e i giganti dell’editoria italiana.

“Questo risultato rappresenta la realizzazione di un sogno ma anche il punto di partenza per allargare a un ambito più grande la nostra idea di casa editrice intesa come famiglia editoriale, dove ognuno dei componenti, pur con la sua diversità, concorre all’affermazione di tutti”, commenta l’editore Cosimo Lupo.

“Gli occhi di mia figlia”, il cui successo è ormai di portata nazionale, verrà a breve ripubblicato in coedizione “Lupo Editore” e “edizioni A Nordest”, distribuito sul territorio nazionale da Messaggerie Libri, con promozione Vivalibri e stampato presso Mondadori Printing.

Gianluca Conte

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“Fino alla fine del giorno” di Osvaldo Piliego vince il Premio Nabokov


“Fino alla fine del giorno”, romanzo d’esordio del giovane scrittore e giornalista salentino Osvaldo Piliego, edito da Lupo Editore, ha vinto il Premio Nabokov 2011 – sezione narrativa.

Il concorso, promosso dall’agenzia letteraria “Interrete”, è stato partorito per supportare e promuovere le opere edite, dando visibilità alle stesse e ai suoi autori, sfidando, il più delle volte, le logiche dei dinosauri dell’editoria.

La premiazione, tenutasi nel corso della manifestazione “Incipit: libri in primo piano”, è avvenuta sabato 21 gennaio presso il Teatro Comunale di Novoli.

Il romanzo di Piliego, già oggetto di attenzione del nostro giornale, è un’opera davvero densa ed emozionante, in cui spicca il ritratto di un Salento lontano dall’immagine patinata che vede questa terra soltanto come patria del “sole, mare e vento” e della pizzica. Uno scritto che ci mette di fronte a una realtà ben diversa rispetto a quella dello stereotipo del divertimento tout court e che ci fa riflettere sul rischio di estraniarsi dalla realtà stessa.

Quest’opera prima, pubblicata da una piccola ma intraprendente casa editrice salentina, è la dimostrazione di come possano crescere talenti anche nell’oscuro Salento così ben descritto dal testo del Piliego. Ma c’è un altro segnale importante da cogliere: il lavoro di chi guarda lontano e crede nel valore di ciò che ha fra le mani (investendo tempo e risorse) alla lunga viene premiato. E il raggiungimento di questo riconoscimento ne è la prova evidente.

Gianluca Conte

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A Guagnano la presentazione di “Fino alla fine del giorno”


Al circolo Arci Rubik di Guagnano il romanzo “Fino alla fine del giorno” di Osvaldo Piliego e il concerto di Above the tree.

Mercoledì 18 gennaio, a partire dalle 20,30, al circolo Arci Rubik di Guagnano, aperitivo letterario con la presentazione del romanzo d’esordio di Osvaldo Piliego “Fino alla fine del giorno”, edito da Lupo Editore. A seguire Above the tree in concerto.

Questo primo romanzo di Piliego (giornalista e scrittore, direttore di “Coolclub.it” e collaboratore del Nuovo Quotidiano di Puglia e di Rockerilla) è un lavoro audace e appassionante, che ci restituisce un Salento dai tratti oscuri, celato a tutti coloro che costringono questa terra a essere soltanto la patria di una pizzica idealizzata.

Quella contenuta nel libro del Piliego sembra essere una sorta di contestazione che, pur strizzando l’occhio alla nostalgia, respinge il quadro di un Salento da cartolina per entrare a fondo nella realtà in cui le storie si svolgono, facendoci interrogare sui rischi che comporta l’essere ciechi rispetto al mondo reale.

Nel romanzo un posto di primo piano occupa un pub che è il punto d’arrivo di generazioni smarrite, di storie di confine, di solitudini che si agitano illudendosi di trovare un’‘autostrada’ della vita che invece sarà solo l’inizio della dispersione.

Le radici – dalle quali è sempre difficile staccarsi – e perfino la pietrosa terra salentina, si spezzano, incapaci di trattenere valori e tradizioni nell’incedere confuso di tempi nuovi ma non per questo migliori.

Intorno a Danilo, figura centrale del romanzo, ruotano le storie di altri personaggi dalle quali emerge un insieme di persone il più delle volte inconsapevoli di ingannare se stesse, partecipi, in tutto e per tutto, delle inquietudini e dei decadimenti che segnano il mondo attuale, individui nel mezzo di una confusione rischiarata a stenti da accenni di autocoscienza e dagli affetti che si portano dietro dall’infanzia.

Marco Bernacchia, in arte Above the tree, incomincia il proprio percorso musicale fin dall’adolescenza, compiendo una ricerca sulle possibilità sonoro-rumoristiche date dagli strumenti musicali.

Le sue melodie non di rado rimandano a motivi popolari, strutture folk o ad un blues reso quasi minimale. Parallelamente al suo progetto solista, Bernacchia è stato membro di gruppi come Mazca e Gallina.

Above the tree, oltre che in Italia, ha suonato in Olanda, Belgio,Francia, Spagna e Portogallo, Svizzera, Slovenia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Germania.

Particolare singolare: nei suoi concerti Above the tree indossa una maschera di cartapesta che riproduce un gallo.

Gianluca Conte

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“Lecce sbarocca” di Franco Ungaro alla libreria Feltrinelli Point di Lecce


Venerdì 13 gennaio, alle 18, presso la libreria Feltrinelli Point di Lecce, in via Cavallotti, Franco Ungaro presenterà il suo romanzo “Lecce sbarocca”, edito da Besa Editrice.

Dialogherà con l’autore Luisa Ruggio, la lettura di alcuni brani del libro sarà affidata ad Alessandra Crocco.

Il libro di Ungaro appare una dichiarazione d’amore dell’autore alla città di Lecce, e l’amore, come è risaputo, a volte può fare i capricci, come del resto fanno gli amanti.

Un rapporto di amore-odio, quello dello scrittore per Lecce, città della quale mette a nudo pregi e difetti, e questi ultimi sembrano appartenere per lo più alla classe dirigente e politica che nel corso degli anni si è rivelata inadeguata quando non inconsistente: “ Ha uno spazio molto ampio nella riflessione dell’autore, la città di Lecce, o meglio, la cosiddetta ‘leccesità’, con la spietata critica della mentalità e della cultura della sua classe dirigente, arroccata a difendere una mitica grandeur contro qualsiasi illusione di cambiamento, e con la denuncia delle responsabilità del suo ceto politico, malato di provincialismo, rivelatosi in più occasioni inadeguato ad affrontare le sfide della contemporaneità”, spiega Stefano Cristante, docente di Sociologia della Comunicazione presso l’Università del Salento.

Franco Ungaro si rivela un amante difficile che sa riconoscere il bene e il male del capoluogo salentino, ciò che di Lecce seduce e ciò che allontana il cuore e la mente.

L’autore, osservando a fondo l’ambiente che lo circonda, ne individua onori e disonori e pur tuttavia con la sua scrittura non rinuncia a un atipico riscatto – quello estetico: “Un libro liquido, una sorta di caleidoscopio o di labirinto narrativo che ha il suo filo d’Arianna nella fermezza e nella coerenza del punto di vista dell’autore, nella forte tensione morale che anima la sua vis di polemista brillante, nell’irriducibilità del senso estetico di chi forse continua a credere che la bellezza salverà il mondo”, aggiunge Cristante.

Gianluca Conte

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“Scrivere polvere” di Daniele Semeraro al BookBar PrimoCaffè di Veglie


Giovedì 12 gennaio, alle 19,30, al BookBar PrimoCaffè di Veglie, Daniele Semeraro presenterà il suo romanzo d’esordio “Scrivere polvere”, edito da Lupo Editore.

L’incontro, organizzato dall’editore Cosimo Lupo in collaborazione con Fucine Letterarie, sarà condotto da Stefano Donno e Michelangelo Zizzi.

“Scrivere polvere”, opera prima di Semeraro, è stato definito un romanzo geografico, intendendo per geografia non solo quella dei luoghi ma anche quella dell’anima.

Ambientato a Cisternino e nella Valle d´Itria nel dopoguerra, tra le rovine di luoghi e di anime, ulivi secolari, vigneti e campi desolati, questo romanzo si colora del bianco della polvere e della calce, ma anche del nero dei lutti e del ruggine della terra.

È in questo scenario, a tratti decadente, fatto di trulli diroccati e masserie abbandonate, che i due protagonisti – una tarantolata muta e un balbuziente senza nome – vanno incontro al proprio destino.

La pizzica intonata dal Semeraro, non è quella folklorica e snaturata che ormai imperversa in ogni dove, bensì quella autentica, dal tempo ossessivo e selvaggio, che dona ai personaggi della vicenda un ritmo frenetico che li aiuta a evadere la propria condizione di emarginati.

Attraverso la scrittura del romanzo sembra attuarsi una sorta di catarsi, come spiega molto bene lo stesso autore: “Posso dire di aver cominciato a scrivere perché avevo il terrore di perdere, un giorno, i ricordi più preziosi. Ma anche paura di dimenticare il dolore, la rabbia, i momenti di abbandono. Anche questi sono preziosi.

Il mio, è sempre stato un tentativo di fermare il tempo, di dominarlo bloccando degli istanti. La scrittura mi ha permesso di riappropriarmi di ciò che il tempo mi aveva tolto. E questo, pur essendo a volte molto doloroso, è stato un appiglio per non scivolare nella pazzia pura. Una soluzione da folli, certo, ma assolutamente efficace.

Ho scritto per salvarmi, quindi, aggrappandomi all’idea che le parole potessero in qualche maniera dare un senso al concetto di eternità e ridimensionare quello di tempo. Un’illusione insomma, una pura illusione, inconsistente come la polvere del mio romanzo, ma necessaria”.

Nei cuori dei protagonisti del romanzo arde anche la fiamma del desiderio – quello di smarrirsi nelle rispettive maledizioni – tenuta accesa dal dolore e dalla rassegnazione; e saranno proprio questi sentimenti ancestrali a tessere la tela in cui cadranno prigionieri fino all’ultimo sacrificio che si consumerà nel silenzio più oscuro, complice, ma solo fino a un certo punto, l’autore che a tal proposito dice: “Il bello è farsi prendere per mano dai personaggi che tu stesso hai creato, farsi travolgere dalle loro storie, scivolarci dentro senza possibilità di scampo, perdere il controllo e lasciarsi andare. Scrivere è vivere un’altra vita”.

In questa storia la linea guida sembra essere la spaventosa fragilità della mente umana e della vita stessa, costretta a seguire lo stesso identico destino dei segni tracciati sulla polvere dal protagonista.

Gianluca Conte

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“Gli occhi di mia figlia” di Vittoria Coppola alla Libreria Idrusa di Alessano


Sabato 14 gennaio, alle 18,30, presso la Libreria Idrusa di Alessano, Vittoria Coppola, giovane e promettente scrittrice salentina, presenterà il suo romanzo “Gli occhi di mia figlia”, edito da Lupo Editore.

Dialogherà con l’autrice la titolare della libreria Michela Santoro.

Questo lavoro d’esordio, proclamato “libro sotto l’albero di Natale” (titolo assegnato al migliore libro scoperto in rete) nella puntata dello scorso Natale di Billy, rubrica di approfondimento del Tg1 Rai, parteciperà al sondaggio del Tg1 – che si protrarrà fino al 25 gennaio – con cui i telespettatori voteranno tra i magnifici undici “Il libro dell’anno”.

Nel romanzo della Coppola i sentimenti giocano un ruolo di primo piano, e se l’egoismo – come la fragilità – si intreccia perfettamente, all’interno della vicenda, con parole mai pronunciate che alle volte zittiscono l’anima, possiamo essere certi che ci saranno legami (uno su tutti: l’amicizia) che resisteranno all’assalto del tempo e apriranno spiragli di luce nella storia.

“Il mio romanzo parla di sentimenti, di legami di vita. Il tema centrale è la maternità, che, in casi limite, è vissuta in modi contorti, che possono portare molta sofferenza nelle vite delle protagoniste”, spiega l’autrice.

E proprio il rapporto genitore-figlia sottende la trama di questo libro; un rapporto inficiato dall’iperprotettività della madre nei confronti di Dana, ragazza che vive nel benessere e nella ricercatezza ma ciononostante – o forse proprio per questo – non è soddisfatta della propria vita.

Ma la vita, si sa, riserva delle sorprese, e l’amore, che la protagonista scopre in tutto il suo essere dirompente, è uno dei più grandi e imprevedibili oceani dentro cui ci si può trovare immersi.

Un sentimento destinato a sconvolgere le esistenze di chi lo incontra, e che bisognerebbe vivere nella più totale sincerità, come la stessa Coppola suggerisce: “Ciò che più di tutto, però, vorrei emergesse dalle pagine, è l’importanza di trovare in sé il coraggio di vivere pienamente i sentimenti, nella verità”.

Il romanzo di Vittoria Coppola ci ricorda che il cammino verso l’autenticità dell’esistenza, alle volte, si percorre in “direzione ostinata e contraria”.

Gianluca Conte

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