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A San Donato di Lecce il Mercatino Natalizio della Solidarietà e altre iniziative


Sabato 15, dalle 17 alle 2o e domenica 16, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20, presso il centro sociale di via Roma a San Donato di Lecce, si terrà il Mercatino Natalizio della Solidarietà, una lodevole iniziativa dal forte carattere sociale. Numerose le associazioni coinvolte nella realizzazione dell’evento, patrocinato dal Comune di San Donato: Amici del Presepe, Lilt, Gesù Confido in Te, Unitalsi, Imparagiocando, Gecos, Pro Loco di San Donato e Galugnano, Caritas e Croce Bianca.

Per l’occasione verranno proposti tanti articoli prodotti artigianalmente, sia di carattere alimentare che culturale, tra cui biscotti, purceddhruzzi (tipici dolci natalizi salentini), addobbi natalizi, libri sulla civiltà contadina, panettoni, la Natività di cioccolato.

Le diverse associazioni sono composte da volontari che credono nei propri progetti, portati avanti fermamente, con tenacia e dedizione. Sono proprio queste persone – che donano spontaneamente il loro tempo – ad aver realizzato i prodotti che saranno presenti nelle due giornate in questione. Gli addobbi natalizi, confezionati dalla Lilt, sono il passaggio finale di un corso di decorazioni floreali tenuto dalla professoressa Rossella Epifani, già organizzatrice dell’iniziativa Fiori di Barocco, che si svolge a Lecce. Tutto il ricavato degli appuntamenti verrà devoluto in beneficienza.

Nella pomeriggio del 15, inoltre, alle 18.30, presso Biovet-laboratorio di analisi veterinarie, sito in via Roma a pochi passi dal Mercatino Natalizio della Solidarietà, si terrà la presentazione del libro La Soglia di Fuoco di Marianna Burlando, edito da IlMioLibro.
Introdurrà la serata Simona Giannuzzi, titolare di Biovet. Tra gli ospiti che dialogheranno con l’autrice sarà presente Giuseppe Zilli, responsabile del Presidio del Libro di San Donato di Lecce. La Burlando è psicologa in campo oncologico e attiva volontaria nell’ambito della prevenzione. Il ricavato della vendita del libro, come già quello dei prodotti presenti nel mercatino, sarà completamente devoluto alla ricerca e alla prevenzione.

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A San Donato di Lecce “Inverticale” di Andrea Merico


L’arte del maestro Andrea Merico arriva a San Donato di Lecce con “Inverticale”, installazione presente presso l’Edicola di notte sita in Largo Chiesa. L’esposizione, inaugurata nei giorni scorsi, sarà visionabile fino al 30 giugno.

Merico, artista di indubbio spessore, nato a Poggiardo, ha avviato la sua ricerca artistica sul finire degli anni sessanta e pur essendo concentrata soprattutto nella pittura, non ha trascurato altre espressioni artistiche come il disegno, gli smalti a gran fuoco, lo sbalzo.

La tecnica del maestro è complessa, le sue opere, infatti, sono fortemente legate alle sue impressioni che si realizzano nella composizione di un linguaggio espressivo davvero originale, che, prendendo le mosse dall’arte astratta si è avviata verso un proprio e personalissimo percorso, fatto di scelte cromatiche dalle sorprendenti variazioni che mettono in risalto il fulcro centrale rappresentato dall’oggetto astratto.

Una peculiarità che contraddistingue l’artista è che i suoi lavori tendono a svilupparsi per lo più in verticale, rivelando la tendenza del maestro verso l’alto, fattore che, come ben specifica Giuseppe Zilli, presidente dell’associazione “Artenoa” e organizzatore della mostra, qualifica la sua produzione più recente: “Inverticale è un’installazione inusuale, come già il titolo lascia supporre, un’opera che si srotola in verticale per l’appunto. Non solo: l’originalità dell’idea si può apprezzare già nella sua geometria e nei materiali, poiché anziché avere un’installazione scultorea ci troviamo davanti ad una composizione pittorica, con una linea rossa che dalla tela si parte all’infinito”.

Gianluca Conte

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A San Donato di Lecce Gabriele Torsello presenta “Afghanistan, CameraOscura”


Mercoledì 8 febbraio, alle 19, presso la sede dell’associazione culturale “Artenoa”, Gabriele Torsello presenterà il suo libro “Afghanistan, CameraOscura”, edito da Kash Gt Edizioni.
L’evento, organizzato dal Presidio del libro di San Donato e da Artenoa, si svolgerà in occasione della serata conclusiva della mostra sulla Shoah “Sensibili memorie” inaugurata lo scorso 27 gennaio.
Gabriele Torsello, in arte “Kash”, fotografo e giornalista salentino, è noto, oltre che per la sua bravura come fotoreporter, per essere stato rapito in territorio afghano.
Il rapimento, che risale al 12 ottobre del 2006, avvenne sul tragitto che collega Lashkargah a Kabul. Torsello, che si trovava a bordo di un autobus pubblico, sembrava essere sparito nel nulla e di lui non si avevano più tracce.
L’unica cosa che egli riuscì a fare fu inviare un messaggio privo di testo all’ospedale di Emergency di Lashkargah, che pochi giorni prima del rapimento era stato oggetto di una sua visita.
Fortunatamente, l’episodio si concluse con il suo rilascio, dopo circa tre settimane. Ma l’intera vicenda rimane tuttora avvolta da un alone di mistero sul quale non è stata fatta piena luce.
Col suo libro Torsello ripercorre proprio i momenti principali di quella terribile esperienza, esponendo in modo preciso e appassionante fatti ed emozioni che contribuiscono a chiarificare i tanti aspetti controversi di quel drammatico frangente della sua vita.
L’autore, rammentando la prigionia, offre al lettore uno spaccato dell’Afghanistan veramente toccante e suggestivo, senza tuttavia perdere mai la capacità di analisi lucida della situazione di quella terra, non temendo di addentrarsi nella cultura e nelle incoerenze di un paese in costante conflitto.

Gianluca Conte

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Passaggio rosso di Mina D’Elia


Lo scorso 30 dicembre, a San Donato di Lecce, presso l’Edicola di Notte sita in Largo chiesa, è stata inaugurata la mostra “Passaggio rosso” di Mina D’Elia.

L’opera, che rimarrà in esposizione per due mesi, è stata presentata dallo storico e critico d’arte Cecilia Leucci.

È un’opera dal forte impatto visivo quella della D’Elia, artista salentina di grande talento e spontaneità, per la quale esprimersi artisticamente è una funzione vitale al pari del respirare, dormire, mangiare, come l’artista stessa scrive nella sua (auto)biografia: “In realtà tutto accade fisiologicamente, si attraversa con coraggio la certezza del proprio limite e ci si lascia portare dall’‘organo dell’immaginazione’ che, invero, ha sede in ciascuna parte del nostro essere”.

“La mostra rappresenta l’opportunità della presentazione al pubblico di un’opera inedita dell’artista, da sempre indirizzata verso la ricerca in campo femminile e ambientale.

‘Passaggio rosso’ si delinea come una sorta di soccorso nel momento del bisogno, poiché come un estintore, si ipotizza la surreale possibilità di ‘rompere il vetro in caso di necessità’.

L’opera è allegoria di un’evoluzione latu sensu, del proprio corpo e di quello di chi ci attornia; un viaggio all’interno di fantasie, aspirazioni e memorie, di obiettivi raggiunti o abbandonati.

Tutto fuoriesce da una valigia rossa, colore del desiderio e della passione.

Tutto, compresa la storia di un territorio, fatta di valigie di cartone e speranze dei nostri avi migranti. Il colore è però soprattutto una delle tinte guida dell’artista, la quale – tramite l’uso del rosso e del bianco – diviene messaggera di un mondo in frantumi, che si può ricomporre solo con la consapevolezza di sé e di ciò che ci assedia”, spiega Cecilia Leucci, curatrice della mostra, alla quale abbiamo rivolto alcune domande in merito all’opera e, più in generale, all’arte della D’Elia.

Lei dice che Mina D’Elia è da sempre orientata verso la ricerca in campo femminile e ambientale: può chiarirci questo punto?

I termini “femminile” e “ambientale” non sono casuali.

Mina D’Elia si occupa da sempre della figura femminile, delle sue peculiarità, del mondo che circonda l’essenza stessa dell’essere donna, riferendosi alla sfera fisica, con la realizzazione – ad esempio – di busti o interi corpi in gesso, che simboleggiano l’involucro per mezzo del quale la donna si racconta; ma anche psicologica, indirizzandosi verso oggetti non prettamente femminili, come la serie degli elmi e dei copricapo, che si rivelano però allegoria di una donna milite, combattiva, in grado di fronteggiare le avversità e di occupare posti di comando comunemente associati all’uomo (si veda in questo senso la serie de “Le papesse”).

L’ambiente è un altro tema molto caro all’artista, la quale ha intrapreso una battaglia personale contro il massacro della nostra terra causato dall’incontrollato sfruttamento di risorse e dallo smodato abbondare di impianti per energie rinnovabili, che se da una parte potrebbero risultare una sostanziale soluzione all’inquinamento ambientale, dall’altra rappresentano il totale annichilimento delle nostre ricchezze territoriali, devastando lo skyline salentino e distruggendo le potenzialità dei suoli coltivabili.

Si potrebbe dire che in questa installazione l’aspetto cromatico – come il titolo sottolinea – sia preponderante?

Assolutamente si! Il rosso (come il bianco) è uno dei colori cardine nell’arte della D’Elia. Nel caso specifico di “Passaggio rosso” la scelta del rosso è da riferirsi alle caratteristiche che il colore notoriamente racchiude in sé: passione, calore, energia, pericolo, eccitazione. L’installazione rappresenta una provocazione: è il modo che l’artista ha scelto per esortare al cambiamento, per stimolare la ricerca dell’altro da sé, per sollecitarci a seguire i nostri desideri. Il rosso per la D’Elia diviene inoltre metafora della “forza semantica dell’arte” – come lei stessa la definisce – ovvero la capacità di dare vita ad un cambiamento, di indirizzarsi verso la salvazione, di riappropriarsi della capacità di scegliere, che oggi ci viene spesso negata dalla necessità di omologarci per renderci più gestibili e governabili, tramite l’assenza di archetipi emozionali.

Quale è il rapporto, nella ricerca artistica di Mina D’Elia, tra le aspirazioni del singolo individuo e quelle della moltitudine che insieme diventano quelle di un territorio – il Salento – che si è scontrato più volte con il fenomeno della migrazione?

Presumo che questa domanda derivi dal fatto che la valigia è stata associata anche agli “avi con le valigie di cartone”. Certo, è un simbolo anche quello, ma nella fattispecie l’artista vuole solo ricondursi ad un momento storico in cui le valigie erano piene di speranze e di prospettive; un momento in cui ci si spostava dalla propria terra per cercare un posto migliore, per garantirsi e garantire una vita più agevole e serena. “Passaggio rosso” non è un inno alla migrazione né vuole banalmente ricondursi alle gesta dei nostri antenati; è piuttosto un simbolo ed è notorio che nella storia dell’arte il simbolismo ha un valore non da poco, che permette di generare collegamenti mentali, stimolando le associazioni di idee e la capacità di comprendere determinati messaggi. Gli avi con le valigie cariche di aspettative devono essere da esempio per intraprendere un viaggio verso l’ignoto, che potrebbe regalare nuove prospettive interiori.

È possibile attribuire a “Passaggio rosso” una valenza catartica?

Speriamo di sì! L’obiettivo della D’Elia è proprio quello di scrollare il pubblico dormiente, sebbene parlare di catarsi potrebbe risultare presuntuoso.

Sicuramente chi ha avuto o avrà modo di affrontare l’installazione, un certo cambiamento interiore lo accuserà, sempre che sia in grado di spogliarsi delle sovrastrutture formali, troppo legate al pragmatismo del mondo contemporaneo, spesso incapace di affacciarsi oltre le apparenze.

Gianluca Conte

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