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Mega eolico nel Canale d’Otranto, Save Salento lancia l’allarme


Save Salento, lancia un allarme in un comunicato stampa. Il Canale d’Otranto rischia di diventare sito per un impianto di mega eolico previsto poco a largo di Tricase, ma che sarebbe visibile da tutta la costa orientale del sud Salento.

“La Regione Puglia ha fermato, come giusto, lo scempio eolico del mare del nord della Puglia, nello skyline antistante Manfredonia. E ora faccia lo stesso per il Canale d’Otranto – si legge nel comunicato – Non possono e non si devono applicare due pesi e due misure differenti”. Il comunicato viene da Save Salento, ed è una sorta di lettera aperta all’attenzione del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, dell’assessore all’Ambiente Lorenzo Nicastro, dell’assessore all’Assetto del Territorio Angela Barbanente, del commissario prefettizio del Comune di Tricase, della Provincia di Lecce, del Prefetto di Lecce, del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, del Ministero dei Beni Culturali, della Soprintendenza ai Beni culturali e paesaggistici di Puglia, dell’Ente Parco naturale costiero Otranto-Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase, del Corpo Forestale dello Stato, della Guardia Costiera di Otranto, dell’Agenzia Regionale per la Prevenzione e l’Ambiente di Puglia. “Il diniego delle autorizzazioni – dichiarò Nicastro nelle scorse settimane – per un mega progetto di pale eoliche off-shore, in mare, al largo della Capitanata nello skyline antistante Manfredonia, fu giustificato con il forte impatto paesaggistico oltre che sulle ripercussioni ambientali, in merito alle rotte prioritarie degli uccelli migratori in zona di Capitanata. La condivisione, in sede di conferenza dei servizi, di questi elementi ha determinato il parere negativo in ragione dell’eccessivo stress ambientale procurato dalla realizzazione del progetto e dalle ripercussioni in termini di attività di pesca e di navigazione con grave pregiudizio economico per il territorio, non compensato dalle ricadute previste dall’impianto“ L’impianto marino prevede decine torri eoliche in pieno Canale d’Otranto, alte più di cento metri e che sarebbero visibili a occhio nudo dalla costa di giorno e di notte, causando ripercussioni in termini d’inquinamento luminoso, causato delle spie di segnalazione delle pale, e sul valore ambientale della costa. “I comuni pugliesi – si legge ancora nel comunicato – devono tirarsi fuori dall’ubriacatura speculativa delle energie rinnovabili industriali di eolico. La Regione deve fermare l’impianto eolico off-shore in progetto nel Canale d’Otranto, a largo di Tricase, come fatto virtuosamente oggi con dignità e senso delle istituzioni e del valore dell’ambiente e della necessità di tutelarlo, per i mari del nord della Puglia, delle provincia di Foggia, di Andria-Trani-Barletta, e di Bari. In caso contrario, i Salentini si scoprirebbero trattati come pugliesi di serie B da parte dell’ente Regione, cittadini i cui diritti, e quelli del loro territorio, possono essere calpestati impunemente per interessi economico-speculativi assolutamente terzi, extra-territoriali”.

Jenny De Cicco

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Save Salento lancia a Martano il tema della difesa dei beni comuni e della biodiversità


Mercoledì 9 novembre a Martano si terrà un convegno di Save Salento per discutere su come costruire percorsi di crescita alternativi a partire dai beni comuni e dalla necessità di proteggerli dai processi di privatizzazione e dall’attacco degli interessi economico-finanziari. “L’accesso da parte di tutti i cittadini a diritti fondamentali come acqua, suolo, cibo, salute, biodiversità e saperi tradizionali – sostiene il segretario di Save Salento Antonio Bonatesta – è a rischio non soltanto nel Sud del mondo, ma anche nei luoghi della nostra quotidianità. La loro trasformazione da beni comuni in beni privatizzati è una tendenza sempre più incalzante”. Le multinazionali a caccia dei beni comuni, organizzato dall’associazione Save Salento per il prossimo 9 novembre 2011 a Martano, nella sala convegni di Piazza Caduti alle 18,30, attraverso interventi, proiezioni, dibattiti, si pone il duplice obiettivo di evidenziare, a partire dall’esperienza salentina, i processi di depauperamento e di privatizzazione che hanno colpito in questi anni i beni. All’introduzione di Antonio Bonatesta, segretario di Save Salento, faranno seguito gli interventi di Salvatore Colazzo, docente di Pedagogia Sperimentale presso l’Università del Salento, di Ada Manfreda, Salvatore Patera ed Ezio Del Gottardo, tutti ricercatori presso l’ateneo salentino. L’iniziativa del convegno nasce dall’attenzione che l’associazione Save Salento ha riservato in questi ultimi tempi alla campagna di sensibilizzazione promossa da Sblocchiamoli. “La campagna ha stimolato il nostro interesse – dichiara il segretario Antonio Bonatesta – dal momento che essa sembra richiamare problematiche che, sul versante energetico, ci vede impegnati da tempo. L’esperienza delle energie rinnovabili ha mostrato in questi anni come uno strumento potenzialmente positivo, sotto la pressione di interessi economico-finanziari votati alla speculazione, si sia potuto risolvere in un’inaudita aggressione a danno dei beni comuni, nelle forme di sottrazione di terreno fertile all’agricoltura, di compromissione dei valori storici, ambientali e paesaggistici, di consumo di suolo. In questo senso, soprattutto il suolo, quale matrice fondamentale della produzione materiale e dei valori collettivi, è stato sottoposto anche nel Salento a un pervasivo processo di privatizzazione e di depauperamento da parte di un numero ristretto di lobby e di gruppi bancari con il loro seguito di mediatori locali e società aleatorie”. La soluzione non può che prendere necessariamente le mosse dalla dimensione locale e comunitaria, partendo dal recupero di ciò che stiamo irrimediabilmente perdendo. Agricoltura a chilometro zero e impianti energetici pubblici da fonti rinnovabili promossi da consorzi comunali sono le prime leve di questo cambiamento.

Fabio Tarantino

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Comparto 13, “Save Salento” diffida il Comune di Santa Cesarea: “Lottizzazione abusiva”


L’associazione radicale “Save Salento” diffida il Comune di Santa Cesarea dal dare seguito alla lottizzazione del Comparto 13, denuncia il recente incendio avvenuto in quel luogo e chiede l’intervento della Regione Puglia, del ministro per i Beni e le attività culturali e della Procura di Lecce. Il presidente di Save Salento Catia Stomeo, il segretario dell’associazione Antonio Bonatesta e la deputata radicale e socia fondatrice di Save Salento Elisabetta Zamparutti hanno depositato oggi un’ulteriore diffida nei confronti del Comune di Santa Cesarea Terme, affinché si astenga “dal porre in essere qualsiasi atto idoneo a consentire la trasformazione edilizia e urbanistica delle aree ricomprese nel Comparto 13/s”, che prevede la costruzione di circa 566 unità abitative, di un albergo di tre piani e di altri servizi residenziali. “Il piano di lottizzazione del Comparto 13 – sostengono infatti da Save Salento – e la relativa convenzione sono ampiamente scaduti da circa quindici anni. Del resto il piano, in quanto tale, non ha mai acquisito l’autorizzazione paesaggistica, e appare in evidente violazione del decreto ministeriale del 4 luglio 1970 che tutela il territorio di Santa Cesarea Terme in virtù del suo straordinario valore naturalistico e paesaggistico. Inoltre il piano, dopo la sua decadenza, non è mai stato sottoposto al Piano Urbanistico Territoriale Tematico della Regione Puglia”. La diffida è stata inoltrata, per conoscenza, anche all’assessore e al dirigente all’Urbanistica della Regione Puglia e al ministro per i Beni e le Attività Culturali perché intervengano, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze istituzionali, a tutela di un bene paesaggistico protetto. “L’ultimo misfatto dell’intera vicenda – proseguono da Save Salento – è avvenuto nei giorni scorsi, quando il Comparto 13 è stato interessato da incendi di natura chiaramente dolosa appiccati su tutta l’area del Comparto destinata a strada, che hanno distrutto non solo la macchia mediterranea posta al di sopra, ma anche quella presente ai margini dello sterrato ormai coperto da vegetazione, compresi alcuni alberi di pino”. A tal proposito Save Salento ha segnalato quanto accaduto alla Procura di Lecce. “Un piano di lottizzazione approvato e convenzionato 25 anni fa – concludono da Save Salento – è ormai del tutto anacronistico, e frutto di un’operazione dagli intenti meramente speculativi su uno dei tratti di costa più affascinanti del Salento che oggi si presenta completamente ricoperto da un’intensa macchia mediterranea, con boschi ed essenze arboree di eccezionale importanza”.

Fabio Tarantino

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Secondo sit-in a Porto Miggiano, 400 firme raccolte in due ore


Si è tenuto in questi giorni il secondo sit–in di protesta contro le nuove costruzioni che stanno interessando il Comparto 13 di Porto Miggiano, località di Santa Cesarea Terme. Ormai la Torre Saracena rappresenta il luogo simbolo della protesta di cittadini del Salento, turisti e associazioni ambientaliste. È iniziata contestualmente al secondo sit-in la raccolta firme per chiedere alla Regione Puglia di intervenire sul comparto, oggetto della contesa, modificando il progetto che determinerebbe un cambiamento radicale dell’assetto naturale dei luoghi. In poco meno di due ore sono state raccolte oltre 400 firme, e ora la raccolta sta procedendo online e nei paesi della provincia. È intervenuto tra gli altri Antonio Bonatesta, segretario di “Save Salento”, associazione ambientalista che ha sposato la vertenza ambientale e paesaggistica di Porto Miggiano. “La Torre è il simbolo della protesta, ma siamo consapevoli che le ruspe sono sul Comparto 13 e che occorre chiedere con forza all’assessore regionale Angela Barbanente il suo intervento, richiamando la legge che tutela i coni visuali di particolare pregio”. La protesta si fa sempre più intensa e richiama tantissimo interesse, e molte sono le personalità del mondo della musica e della cultura che stanno aderendo. Sabato prossimo nuovo sit- in.

Fabio Tarantino

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Emergenza Roghi, “Save Salento” al prefetto: “Subito i catasti delle aree bruciate”


L’associazione radicale “Save Salento” ha scritto una lettera al prefetto di Lecce, Mario Tafaro, affinché intervenga nell’emergenza roghi nel Salento, ormai rivelatasi in tutta la sua gravità e virulenza. “Save Salento” ha richiamato infatti l’attenzione sull’importanza della legge quadro 353 del 2000 sulla prevenzione degli incendi, che prevede l’obbligo, in capo ai Comuni, di redigere un apposito catasto delle aree bruciate, finalizzato a disincentivare le speculazioni sui terreni incendiati, impedendo cambi di destinazioni d’uso, fabbricazioni successive e attività di caccia e pastorizia. “Save Salento” denuncia anche come spesso, dietro un incendio appiccato, si nasconda il tentativo di sbarazzarsi di boschi, pinete e macchia al fine di liberare da vincoli ambientali, naturalistici e paesaggistici intere aree del territorio salentino, e renderle disponibili allo sfruttamento economico e produttivo o, peggio, al cemento. In tal senso l’associazione ha rivolto un appello al prefetto affinché proceda a una verifica puntuale dello stato di attuazione e di aggiornamento dei catasti in tutta la provincia di Lecce, per obbligare i comuni eventualmente sprovvisti a un pronto e immediato adempimento. Il fenomeno degli incendi estivi parte anche da questo tipo di omissioni, e si avvantaggia anche della sensazione dell’impunità:. luoghi come Porto Miggiano, Porto Selvaggio e le Cesine sono da tempo sotto la grave pressione, più o meno manifesta, di interessi volti allo sfruttamento economico e all’insediamento di strutture sui litorali e sui costoni di roccia. “La politica – afferma Antonio Bonatesta, segretario di “Save Salento” – ha il compito di tornare al centro della scena, e l’azione del prefetto servirà sicuramente a riaccendere l’attenzione delle classi dirigenti e dell’opinione pubblica sull’esistenza e sulla validità di strumenti che, come i catasti delle aree bruciate, aspettano solo di trovare pronta applicazione”.

Fabio Tarantino

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