Tag Archive | "Sbarchi"

17 uomini sbarcati a Otranto


Riprendono gli sbarchi sulle coste salentine. Il bel tempo favorisce le traversate della speranza, in questi giorni sono ripresi gli sbarchi a Lampedusa e dopo una breve pausa anche nel Salento.
A pochi chilometri da Otranto in località Orte, nel tardo pomeriggio di ieri, sono approdati 17 migranti.
I profughi sono tutti maschi e maggiorenni. Gli uomini sarebbero salpati dalla Grecia col fine di arrivare in Italia, sono tutti in ottime condizioni, considerando l’apprensione generata in questi casi dai migranti, aumentata anche dai recenti avvenimenti di Lampedusa e il ritrovamento di 5 cadaveri a bordo di una barca clandestina.
Quasi tutti gli extracomunitari si sono dichiarati di provenienza pachistana e del Bangladesh.
Dopo essere approdati, i diciassette sono stati avvistati in piccoli gruppi, recuperati e radunati sono stati accompagnati presso il “Don Tonino Bello” di Otranto, in attesa del procedimento di rito e che il ministero dell’Interno disponga eventuali trasferimenti, in altri centri.
La Guardia di finanza di Otranto prosegue con le ricerche lungo le coste per intercettare le tracce dell’imbarcazione e accertarsi che non sia rimasto nessuno a bordo del natante.

Jenny De Cicco

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16 afgani approdati questa notte sulla costa idruntina


Sbarco nella notte sulle coste otrantine. Rintracciati in mattinata 16 migranti di origine afgana tra i quali una donna incinta e un minorenne.
Stamattina le forze dell’ordine hanno ritrovato nella zona di Porto Badisco i 16 migranti, tra i quali una donna in stato di gravidanza, che, colta da malore, è stata condotta per accertamenti presso il pronto soccorso di Scorrano, dove ora è in osservazione. Un altro degli uomini è stato accompagnato presso il Veris Delli Ponti, per un trauma alla spalla.
16 viaggiatori hanno affrontato il freddo e il maltempo di questo periodo, alla ricerca di un approdo sicuro.
Per adesso ancora nessuna notizia sull’imbarcazione e gli scafisti, probabilmente si sono dileguati dopo lo sbarco dei malcapitati, grazie alla velocità del mezzo.
Sono in corso le ricerche degli uomini del commissariato di Otranto e dei carabinieri della compagnia magliese e probabilmente, come per il caso di ieri di Torre Mozza, si pensa che il gruppo non sia al completo.
I migranti sono stati condotti al centro d’identificazione “Don Tonino Bello” d’Otranto, per le operazioni d’identificazione, le dichiarazioni di stato e la prime cure prestate dal personale medico locale e dalle associazioni di volontariato del territorio, come la Misericordia idruntina e della Croce Rossa.

Jenny De Cicco

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Incerto il destino del Don Tonino Bello


Ancora una volta il centro d’identificazione Don Tonino Bello di Otranto mostra i suoi limiti. E’ alle porte il nuovo anno e si fa avanti l’ipotesi che il centro d’identificazione d’Otranto torni alla funzione centro d’accoglienza, ma il sindaco nega l’eventualità.

Ironia della sorte, nell’anno del ventennale dai primi approdi dei profughi albanesi in Puglia, sono ripresi con intensità, da circa un anno, gli sbarchi sulle coste salentine.

Diverse le motivazioni che spingono all’esodo i nuovi migranti, diversa la nazionalità, provengono dalle zone calde del Medio Oriente e tra di essi si scorgono molti più giovani.

Il Salento si riconferma terra dell’accoglienza, che a più riprese è stata accostata al Nobel per la Pace proprio per questo spirito altruistico, dimostrato al mondo da 20 anni a questa parte. Ma le buone intenzioni e la bontà salentina non aiutano a risolvere i problemi, così gli ultimi sbarchi hanno dimostrato quanto le risorse materiali siano limitate rispetto a quelle spirituali della terra tra i due mari. Ieri la situazione al centro di prima accoglienza di Otranto “Don Tonino Bello” era infatti critica. Più di due approdi in un giorno e la struttura s’intasa, l’utilizzo in senza sosta della struttura e la machina dei soccorsi mostra i suoi limiti. Così il Don Tonino d’Otranto, che dovrebbe servire solo per l’identificazione e il soccorso, operazioni solitamente della durata di poche ore, diventano attese di un giorno intero. Così spiegava a fine agosto il responsabile del centro, Raffaele De Cicco, quando la situazione aveva già toccato momenti d’alta criticità. “Abbiamo problemi che diventano sempre più seri –spiegò Raffaele, che si occupa del centro per il Comune di Otranto – Ci manca ormai di tutto. Se il ritmo di arrivi resta questo presto la situazione diventerà critica”.

Oggi il numero di sbarchi è aumentato e il centro spesso ospita più persone di quante potrebbe accoglierne, come successo in questi giorni. Non ci sono posti nei Cara di Puglia e Calabria che hanno superato la soglia di contenimento, nuovi arrivi sosteranno a Otranto fino al 2 gennaio e nella piccola struttura otrantina gli ospiti devono attendere in condizioni precarie.

Solo grazie al buon cuore e alla ferrea volontà dei volontari della Croce Rossa, dei militari e della Misericordia che si possono evitare situazioni peggiori di un semplice sopraffollamento.

Ecco che torna l’ipotesi che la destinazione del Don Tonino Bello possa cambiare per tornare da centro di prima accoglienza a centro di permanenza per migranti, l’opposto di quanto avvenuto nel 2005. Tanto forte l’ipotesi che il Sindaco della cittadina che in queste ore si prepara a festeggiare il nuovo anno, si è trovato costretto a smentire.

Il sindaco riferisce come non ci sia possibilità che il don Tonino Bello torni a svolgere funzione di centro permanente, anche perché lui stesso non è stato informato dell’eventualità, il Don Tonino è un immobile di proprietà comunale e l’amministrazione dovrebbe essere la prima a conoscere queste decisioni.

La situazione assumerebbe risvolti negativi, il protocollo firmato in Prefettura ha chiarito il ruolo del Don Tonino Bello, che oggi accoglie in se non solo migranti ma realtà associative ormai essenziali per la città e la sala convegni, sempre più spesso utilizzata come ritrovo per i giovani e gli anziani d’Otranto.

Quale sarà il destino del plesso?

Jenny De Cicco

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Due giorni per ricordare i venti anni dal primo approdo dall’Albania


Una manifestazione culturale per raccontare l’esodo. A vent’anni dall’inizio dei primi approdi di speranza, un modo per narrare le sensazioni mai sopite di timore e accoglienza di quel marzo 1991.

Approdi e naufragi – Raccontare l’Esodo, è la manifestazione culturale che ricorda il ventennale dello sbarco albanese in Puglia.

Parteciperanno alcuni tra i maggiori scrittori europei che nel tempo hanno affrontato e analizzato il fenomeno della migrazione Venerdì 18 alle 18 presso il Castello Aragonese inizio della manifestazione con l’inaugurazione della mostra fotografica “IntegrAzione” di Vittorio Arcieri, fotoreporter del Corriere della Sera. Alle 18,30 presentazione il libro “Il naufragio” di Alessandro Leogrande con la partecipazione dell’autore.

Alle 20 momento musicale dei “Marinaria”, con esecuzione del brano inedito “Quattùrdici anni” ispirato alla tragedia della Kater I Rades.

Sabato 19 alle 9 a Maglie presso il liceo “Francesca Capece”, al liceo pedagogico “Aldo Moro”, a Martano all’istituto “Salvatore Trinchese” e a Otranto presso l’Ipsseoa sarà la volta de i “Dialoghi sulla letteratura delle Migrazioni”. Alle 11 presso la sezione otrantina della Lega Navale la conferenza stampa di presentazione del progetto “L’Approdo. Opera per l’Umanità Migrante”.

Alle 18 a Otranto presso l’auditorium delle Suore Maestre Pie Filippini presentazione dell’antologia “E il mare si lasciava attraversare”. Alle 19.00 la Compagnia delle Poete presenta “Madrigna – Voci dell’Esodo”.

La conferenza stampa di presentazione del progetto dell’opera realizzata dal relitto della nave albanese, alla presenza dello scultore greco Costas Varotsos e del presidente della Biennale dei Giovani artisti del Mediterraneo, Luigi Ratclif. A seguire le performances teatrali di valenti attori nel recital “Madrigne” della Compagnia delle Poete, tutte autrici che hanno raccontato l’esperienza dell’esodo e vissuto sulla loro pelle la condizione dell’esule.

Ogni elemento di questa vicenda è ricco di valori e significati: uomini, luoghi, avvenimenti, storia e memoria s’intrecciano per non dimenticare. Per ogni pugliese, per ogni italiano, il grande esodo albanese del 1991 rappresenta un punto di svolta, soprattutto nella vita di chi lo ha vissuto.

Ancora oggi, nel ventennale di quegli accadimenti, italiani e albanesi continuano a discuterne, a portarne i segni addosso.

Jenny De Cicco

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Natante in difficoltà nel Canale d’Otranto, a bordo 60 migranti: anche otto bambini


Ennesimo sbarco sulle coste otrantine. Già ieri era partita la segnalazione di un natante in difficoltà tra le acque della Sicilia, la Calabria e il Canale d’Otranto, in cui si pensava ci fossero una settantina di persone; l’imbarcazione è stata intercettata infatti a diverse miglia a largo del Canale d’Otranto e subito scortata dagli uomini della Guardia di Finanza presso il porto di Otranto.

Sulla barca a vela, recante il nome “Thomas VII” – un 14 metri – erano stipate una sessantina di persone. All’attracco sono giunti i soccorsi della Misericordia di Otranto, del 118, della Croce rossa e della Protezione Civile, che si sono subito accertati dello stato di salute del gruppo di migranti. La Guardia di Finanza ha peraltro individuato subito i due scafisti, di cui si deve ancora accertare la nazionalità, che sono stati subito arrestati.

Una sessantina i giovani a bordo, di etnia mista, probabilmente curdi, iraniani e iracheni, quasi tutti al di sotto dei trent’anni. Tra loro anche tre donne (una in evidente stato di gravidanza, subito portata presso l’ospedale di Scorrano per gli accertamenti del caso) e otto bambini in tenerissima età, da uno ai sette anni.

Così, subito dopo le perquisizioni e i primi accertamenti, i migranti sono stati trasportati presso il centro di primissima accoglienza “Don Tonino Bello” per l’identificazione e le prime cure, dopo di che verranno trasferiti nei centri di accoglienza pugliesi.

Jenny De Cicco

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