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Nuove destinazioni d’uso degli edifici comunali


Nuove sedi comunali, ipotesi o progetto concreto? Inaugurata la nuova sede delle scuola elementare di Otranto, non più in via Giovanni XXIII ma in via Nettario di Casole, si torna a parlare delle nuove destinazioni d’uso degli edifici di proprietà del comune.

Con la ripresa delle attività didattiche dopo le feste natalizie, gli alunni, i genitori, gli insegnanti, la dirigente scolastica Maria Antonia Luceri, il Sindaco Luciano Cariddi, l’assessore Michele Tenore e don Marcello Mangia, si sono dati appuntamento alle presso il nuovo plesso scolastico.
Nell’occasione il primo cittadino ha dichiarato:

Un felice momento quello vissuto tutti insieme, con i nostri piccoli della scuola primaria, alla riapertura dell’attività scolastica, dopo la pausa natalizia. Finalmente è stato completato il programma di riorganizzazione degli istituti scolastici con il plesso ampliato della scuola media ed elementare, inaugurato oggi, e con l’accorpamento presso l’edificio di viale Rocamatura dell’asilo nido e della scuola dell’infanzia. Questo consentirà di avere a disposizione dei nostri piccoli spazi adeguati e meglio attrezzati per le attività da svolgere, ma anche una ottimizzazione dal punto di vista della gestione degli edifici e delle relative manutenzioni che sarà necessario garantire e dei costi di funzionamento.

Resta ora da definire, l’ulteriore impegno programmato che prevede la consegna, in comodato gratuito, dell’edificio scolastico di via Giovanni XXIII ormai liberato dalla scuola elementare, alla Provincia di Lecce perché possa attrezzarlo per meglio ospitare l’istituto alberghiero di Otranto, la cui nuova sede realizzata non è sufficiente a garantire tutti gli spazi necessari a tale istituto.
In tal modo all’amministrazione comunale sarà restituito l’edificio di piazza De Gasperi che attualmente ospita gli uffici di direzione e segreteria dell’Istituto Alberghiero dove si prevede di poter trasferire il Municipio. Mentre per Palazzo Melorio, attuale sede municipale, è stata ventilata più volte l’ipotesi di destinazione d’uso museale, come suggerito nelle passate sedute di consiglio comunale e come sperato da molti otrantini.

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Anno nuovo, scuola nuova


Anno nuovo, scuola nuova. Da lunedì 7 gennaio 2013 i bambini di Otranto seguiranno le lezioni nella nuova sede dell’istituto comprensivo, presso via Nettario di Casole, nella palazzina alle spalle della scuola media inferiore. I lavori per la ristrutturazione e l’ampliamento della nuova sede delle elementari e medie inferiori dell’istituto comprensivo di Otranto sono finiti.

La palazzina, della ormai ex scuola elementare Giovanni XXIII, aveva dimostrato di non poter più accogliere in maniera idonea i piccoli otrantini e anche la sede delle medie mostrava segni di cedimento. Necessario, dunque, l’intervento di consolidamento e restauro per l’edificio delle medie inferiori e la costruzione della nuova sede per la scuola primaria. Dopo un paio d’anni di intenso e meticoloso la nuova sede è pronta.

La scuola elementare non sarà più ospitata nell’edificio di Via Giovanni XXIII, ormai dismesso. Gli alunni rientreranno dispiaciuti e rassegnati, come da cliché, alla fine delle vacanze natalizie il 7 gennaio? Oppure con la ripresa delle attività didattiche, accompagnati presso l’edificio scuola media, la nuova sede sarà una sufficiente sorpresa per farli ripartire con lo sprint giusto?

Di certo questo è un edificio all’avanguardia tecnologicamente, più sicuro e più salubre, moderno ed efficiente in grado di accogliere confortevolmente le menti del futuro.

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Internet e il nuovo mondo dei ragazzi


Nelle scorse settimane, stavo informandomi sul movimento studentesco a Maglie, la cittadina in cui abito. Ho parlato con i ragazzi, ho compreso le loro questioni. Ci sono dei momenti in cui mi piacerebbe che non ci fosse tra a me e loro nessun gap generazionale, un po’ per non sentirmi vecchia, un po’ perché in molti di loro ci vedo qualcosa di me che ho solo messo da parte. Ma in ogni gruppo di giovani, in ogni scuola, in ogni classe, c’è sempre qualcuno che fa la cosa sbagliata. Anche a me è capitato molte volte di farla. Sarà capitato a tutti. Così ho beccato un video su Youtube non esattamente edificante. Mi ha disturbata.

Io parlo spesso con i ragazzi per gli articoli che scrivo, mi piace capire come cambiano le abitudini di generazione in generazione, comprendere quali siano i loro bisogni nei confronti della città in cui vivono e del Salento. Li trovo spesso molto più svegli di me alla loro età, più consapevoli, più intelligenti e vivaci. Però ci sono sempre le eccezioni, come accade quando si generalizza. Mi piace pensare che il “cattivo” sia un’eccezione, non la regola. Eppure, quando ho visto quel video non ho saputo non indignarmi, interrompere quel filo di comprensione verso una generazione che da me forse non è lontanissima.

Io non me lo ricordo come si facevano le bravate alla mia età. Mi ricordo che il preside mandava a chiamare i genitori e la cosa finiva lì, magari con una nota che non serviva a niente e via, chiusi in casa per una settimana. Però non c’era Internet, non c’erano gli smartphone che fanno i filmati, forse avevamo un concetto di privacy più spiccato, anche se pure noi ormai ce lo siamo venduto all’asta dei social network. Ma stavolta, quando ho visto quel video – e ne avevo visti altri che non approvavo in passato – ho scritto quest’articolo.

L’imbarazzo corre in rete. È stato diffuso su internet e poi rimosso, su Youtube, un filmato che nei giorni scorsi ritrae alcuni ragazzi di un istituto superiore di Maglie riunirsi in corteo e camminare per le strade della città, ma prima spicca addirittura un piccolo fuoco per strada, forse acceso con un giornale, è impossibile stabilire da chi. Il video dopo un giorno risultava rimosso dallo stesso utente che lo aveva inserito, forse le critiche ricevute da altri utenti lo hanno riportato a più miti consigli.

In questi giorni in Italia gli studenti si oppongono alle privatizzazioni e ai tagli, e anche a Maglie si riuniscono in assemblee per comprendere quale sia la migliore forma di protesta da attuare: nelle scorse settimane si era parlato di sciopero bianco. Che non c’è stato. Non sempre le proteste riescono, è molto difficile coordinare migliaia di studenti magliesi, soprattutto se si è mossi da motivazioni che spaziano e comprendono anche il microsistema piuttosto che il macrosistema. Sicuramente, la percezione della protesta oggi, per gli adulti, assume contorni sfocati e poco ha a che vedere con quelle del ’68, del ’77 e della Pantera negli anni ’80, ma le ragioni appaiono comprensibili: l’avvento del privato nel pubblico potrebbe sancire la fine dell’istruzione per tutti, è questo di cui hanno paura i ragazzi. Tuttavia, l’attenzione in rete è rimasta per qualche ora puntata su questo filmato.

Un gruppo di ragazzi nel video urla frasi e slogan contro i colleghi delle altre scuole, nonché slogan maschilisti e sessisti nei confronti delle ragazze. Un atteggiamento che ha raccolto commenti negativi in rete e ha fatto anche il giro dei social network. Oggi i ragazzi hanno spesso in mano una tecnologia che qualche anno fa era possibile solo sognare. E a volte la utilizzano in maniera errata. È loro la colpa? Come in ogni protesta che si rispetti, la colpa è del sistema, non di come sono i ragazzi, piuttosto di come siamo cambiati noi e della nostra incapacità di spiegare a volte dove sia lo sbaglio, evitando il dileggio o addirittura l’insulto. Naturalmente non si vuole criminalizzare gli studenti, ma solo cercare di comprendere come la tecnologia ci abbia cambiati. Un po’ tutti.

La Gazzella

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Brindisi: terrore davanti alla scuola


L’esplosione di tre bombole di gas (innescata con un detonatore) davanti all’Istituto Morvillo Falcone, fatto di orrenda barbarie accaduto a Brindisi lo scorso 19 maggio, che ha causato la morte di una studentessa di sedici anni e il ferimento di altri studenti – di cui una ragazza è molto grave – invita a una presa di posizione senza riserve contro ogni tipo di illegalità e ad un’urgente riflessione sulla deriva sociale e politica che già da tempo caratterizza la situazione italiana.

Stretti tra la sensazione di un eterno ritorno ai momenti peggiori della nostra storia – leggasi anni di piombo – e la dilagante crisi, non solo economica ma soprattutto valoriale, i cittadini onesti hanno voglia di dimostrare la vicinanza alle famiglie delle vittime dell’attentato e di dichiarare apertamente l’intenzione di non volersi sottomettere ai diktat delle mafie e del terrorismo.

Rimane tuttavia incerta la matrice dell’efferato episodio, sicura, invece, la volontà dei singoli e delle comunità, delle istituzioni e libere associazioni di schierarsi, senza nessuna esitazione, dalla parte delle persone colpite e di chi ha fatto e tuttora fa del rispetto della legge e dei diritti motivo della propria esistenza.

Questo attacco al cuore della gente, sferrato alla sua parte più tenera e allo stesso tempo più vivace e socialmente attiva, sembra essere l’extrema ratio, o un gesto inconsulto, di individui che hanno perso (semmai lo hanno avuto) il senso della dignità e della ragione. Al di là del possibile, ma non confermato, significato simbolico – l’attacco ad una scuola che portava il nome di Morvillo Falcone – la radice di tale brutalità è immersa comunque in “Un brodo di illegalità”, potremmo dire parafrasando don Ciotti.

L’accaduto forse potrebbe essere spiegato con le parole del giudice Antonio Caponnetto: “La mafia teme più la scuola della giustizia. L’istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa”, intendendo per “mafioso” qualsiasi comportamento che mini alla base il corso della legalità, oppure farsi strada nella mente di un folle che per un’incomprensibile quanto meschina ragione ha deciso di far esplodere l’ordigno proprio mentre le ragazze erano davanti all’entrata dell’istituto.

Ebbene, qualunque sia l’origine di questo crimine, la risposta della società civile all’orrore che ha segnato Brindisi non ha tardato a farsi sentire, perché non c’è rischio di retorica che tenga davanti ad episodi che strappano vite nel fiore degli anni. Tutti, indistintamente, cittadini, istituzioni, associazioni, organi di informazione, intellettuali debbono dare il loro contributo per una cultura della legalità, non solo a danno avvenuto ma in tutti i momenti della vita sociale.

Gianluca Conte

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La ragioneria magliese in finale a “Crea la tua impresa”


Una scuola sempre più proiettata verso il mondo del lavoro. È l’istituto tecnico commerciale di Maglie “Antonietta Cezzi De Castro”, impegnato il 16 marzo nella finale della nona edizione del business game “Crea la tua impresa”, progetto di learning by doing interattivo e innovativo promosso dall’Università Carlo Cattaneo di Castellanza. Sono stati coinvolti studenti del quarto e quinto anno delle scuole superiori di tutta Italia, che si sono cimentati negli ultimi due mesi nella simulazione di un mercato complesso e competitivo, costituito da aziende virtuali di cui sono stati manager. Tema della gara era simulare la produzione di t-shirt in cotone. Hanno preso parte 272 squadre per un totale di 84 scuole e 1431 studenti, provenienti da Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino, Umbria e Veneto. E mentre i ragazzi saranno impegnati nella gara, i docenti accompagnatori parteciperanno a un seminario di aggiornamento dal titolo “Scuola, università e mondo delle professioni. Contributo alla ri-definizione di uno scenario complesso”. Ma non finisce qui: il vincitore si saprà a stretto giro, perché la premiazione è prevista per le 14,30. Un grosso in bocca al lupo ai ragazzi, che si augurano, soprattutto frequentando una scuola tecnica, di riuscire a sfondare nel mondo del lavoro, sperando che dopo il gioco arrivi anche per loro una felice realtà.

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Saverio Congedo esprime solidarietà per i lavoratori socialmente utili della scuola


Il consigliere regionale del Pdl, Saverio Congedo, ha espresso la propria solidarietà per i lavoratori socialmente utili della scuola penalizzati da una situazione mai definitivamente risolata. “Non si può non solidarizzare – ha dichiarato Congedo – con i lavoratori socialmente utili della scuola che da oltre 16 anni svolgono servizi di pulizia nelle scuole statali, dopo essere stati fatti transitare in ditte private convenzionate all’insegna di una promessa di stabilizzazione. A questi lavoratori, padri e madri di famiglia, già provati da una difficile situazione di precarietà lavorativa, viene ora negato anche il diritto alla percezione dello striminzito stipendio, con ricadute pesanti sulle proprie famiglie”. Già un anno fa il consiglio regionale, con un ordine del giorno, impegnò il governo regionale ad “attivare ogni soluzione utile e praticabile per venire incontro alle loro giuste istanze”, percorrendo anche strade già percorse per altro personale scolastico precario. “A oggi – continua il consigliere Congedo – la situazione non solo non è stata risolta, ma ove possibile si è anche ulteriormente aggravata”.
Infine, Congedo conclude il suo intervento con un appello: “Di qui un nuovo appello a tutte le istituzioni del territorio, ivi compreso il Prefetto di Lecce, affinché venga individuata e attuata ogni soluzione utile a dare soddisfazione alle loro giuste istanze e al sacrosanto diritto allo stipendio”.

Alessandro Conte

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Cursi chiude le scuole per allarme idrogeologico


Scuole chiuse a Cursi nella giornata scolastica appena trascorsa, per un’ordinanza del sindaco Edoardo Santoro. Il primo cittadino ha voluto dare seguito a un allarme inviato da Regione Puglia e Protezione Civile, che segnalavano per oggi e per le successive 24-36 ore un livello di criticità elevata per rischio idrogeologico e idraulico localizzato nella Penisola Salentina. L’avviso era stato preceduto da un preallarme, per cui l’amministrazione di Cursi aveva ritenuto necessario e urgente dover adottare tutte le misure indispensabili per prevenire situazioni di pericolo per il territorio disponendo, quindi, la chiusura degli edifici scolastici presenti sul territorio comunale per il giorno. Gli edifici chiusi sono stati quelli dell’elementare “Don Bosco” di parco Rimembranza, dell’infanzia “Angeli di San Giuliano” di via Edmondo De Amicis, della media “Edmondo De Amicis” nell’omonima strada, della materna “Sacro Cuore di Gesù” e dell’asilo nido di via Santuario. Questi allarmi vengono presi molto seriamente, non a torto: quando di mezzo ci potrebbero andare i bambini, i rischi per la comunità sono sempre altissimi. Così, per questo motivo, l’amministrazione comunale ha espresso anche la riserva di dover continuare a tenere le scuole chiuse, un rischio probabilmente scongiurato dal maltempo che ha cessato per ora di lanciare i suoi strali sulla zona. Le previsioni per i prossimi giorni indicano un miglioramento meteorologico, ma come sempre le previsioni sono giuste solo una volta su tre.

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Melendugno, ricomincia l’anno scolastico ma la scuola non c’è


L’istituto primario di Melendugno non è ancora agibile, ma i bambini sono ormai pronti a tornare tra i banchi: una vera e propria corsa contro il tempo per consentire di iniziare l’anno scolastico, e un’ordinanza del sindaco fa slittare al 19 settembre il rientro in classe. Negli ultimi mesi del precedente anno scolastico, l’immobile fu dichiarato inagibile a causa di due episodi di cedimento strutturale: c’era infatti pericolo di crollo dei solai delle ali nord e sud dell’edificio. Così ben tre sezioni di cinque classi l’una furono dislocate in alcuni locali della scuola media, altre nei locali dell’ex mattatoio adibiti, negli ultimi anni, a museo, e altre classi nel centro culturale “Rina Durante”, gestito dai laboratori urbani Koinè. Nonostante l’impegno dell’amministrazione, i lavori non sono terminati in tempo e non permetteranno il regolare svolgimento delle lezioni. Infatti i bambini saranno dislocati in diversi ambienti. Alcune classi saranno disposte nell’asilo nido, altre nelle scuole medie e altre ancora nell’ex mattatoio, nonostante l’anno scorso due aule arrangiate in quest’ultimo furono dichiarate inagibili a causa di strani odori che provenivano dalle pareti, provocando di conseguenza una bonifica estiva dell’immobile. Dove il comitato dei genitori è stato invitato dall’amministrazione a fare un sopralluogo per accertare lo stato dei luoghi, e verificare che lo stabile non presenti più nessun tipo di odore, né all’interno né all’esterno. Si è inoltre ottenuto un ribasso di gara e i soldi rimasti dall’appalto dei lavori, promette il vicesindaco Mauro Russo, saranno reinvestiti su tutti gli edifici scolastici di Melendugno (ai genitori che lamentavano la mancanza di laboratori informatici, di laboratori di lingua, e della mancanza di lavagne multimediali, Russo ha risposto che “prima di pensare alla tecnologia avanzata, bisogna intervenire sugli edifici scolastici di Borgagne”). Ma i genitori e il comitato che li rappresenta, che hanno partecipato anche a un incontro con il vicesindaco sull’argomento, si oppongono con tutta la loro forza all’utilizzo dell’ex mattatoio, perché evidentemente non soddisfatti delle assicurazioni circa la bonifica dello stabile e di tutta la sua area circostante, pertanto hanno chiesto a gran voce di poter avere accesso a tutti i dati riguardanti le analisi: secondo alcuni genitori, l’anno scorso alcuni bambini a scuola in quell’edificio avrebbero accusato ripetuti mal di testa e difficoltà respiratorie.

Serena Cappello

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Minervino, “nuova” scuola materna comunale: più grande, più efficiente. Anche dal punto di vista energetico


Presentato il 7 aprile scorso nella sala consiliare del Comune di Minervino il progetto di ampliamento e sistemazione energetica della scuola materna di via Macchi. L’intervento di edilizia scolastica, che sta per essere appaltato, prevede, per un importo complessivo di 379.560 euro, la costruzione di una nuova sezione dell’istituto, il suo ampliamento, la riorganizzazione dei servizi (cucina, deposito, wc disabili), la realizzazione di una sala mensa e la sostituzione degli infissi con un “cappotto” termo-isolante.

Particolare attenzione è stata posta anche alle tecniche costruttive, nonché alla creazione di un ambiente a “dimensione di bambino”, con materiali edili in grado di garantire moderni criteri di risparmio energetico. “Stiamo continuando a lavorare con la massima determinazione: l’enorme mole di lavoro portato a termine in questi anni ha di fatto portato Minervino tra i comuni salentini più attivi”, sottolinea infatti il sindaco Ettore Caroppo. “Il nostro obiettivo non si limita infatti soltanto alla riqualificazione della scuola materna: vogliamo recuperare tutti gli edifici scolastici del territorio entro la fine del mandato.”

Il progetto si presenta insomma come realmente innovativo, anche perché per la sua messa a punto sono stati coinvolti anche i bambini, ai quali era stato chiesto di disegnare la scuola ideale, dunque di fornire spunti utili ai tecnici e un esempio di cittadinanza attiva. I “progetti” dei bambini, poi, saranno utilizzati per arredare la scuola al termine dei lavori, previsti entro la metà di settembre prossimo. Alla presentazione di ieri erano presenti, oltre a numerosi cittadini e ai docenti della scuola di Minervino, la dirigente Anna Rita Corrado e la progettista dell’opera, l’architetto Cinzia Tarantino.

Jenny De Cicco

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