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Si alza il livello di attenzione sulla Tap a Melendugno


Avvistate piattaforme ispettive al largo di Melendugno. Torna la questione Trans Adriatic Pipeline per gli abitanti di San Foca, il gasdotto dovrebbe essere concluso e funzionante entro il 2018.

Lo scorso 4 gennaio è stata fotografata una piattaforma nei pressi della costa nord, lido San Basilio, vicino al punto di arrivo del gasdotto, ma sono quattro le chiatte in azione per l’effettuazione dei rilievi per poter integrare la documentazione da presentare al Ministero dell’Ambiente dalla società Tap. Infatti il Ministero nel dicembre 2012 ha concesso alla multinazionale 9 mesi in più per presentare lo Studio di impatto ambientale e sociale (Esia), da consegnare nel settembre 2013.
Il 24 gennaio, invece, il Tribunale amministrativo regionale di Lecce si pronuncerà sul ricorso richiesto dalla società contro il comune di Melendugno per il provvedimento con cui provvedeva a negare loro i rilievi su terra.

Le piattaforme in mare hanno dei nomi, sono Geosund, Geocat, Bucentaur e Odin Finder e stanno effettuando le indagini per gli approfondimenti necessari al Ministero per l’ottenimento del permesso di approvvigionamento del gas azero. Intanto a Bruxelles il sottosegretario allo sviluppo economico Claudio De Vincenti ha riferito, al termine del Consiglio dell’Unione Europea sull’energia dopo la firma dell’accordo a New York tra Italia, Grecia e Albania, che la Tap dovrebbe entrare in funzione entro il 2018, dunque nei tempi previsti.

Per questo motivo i melendugnesi e gli attivisti anti Tap sono pronti a far sentire più forte il proprio dissenso, al loro fianco il comune di Melendugno, oppositore del progetto ritenuto nefasto per l’ambiente e per l’economia salentina, basata sul turismo e la sostenibilità ambientale. Nello stesso giorno dell’avvistamento della piattaforma, a Melendugno si è tenuta un’assemblea spontanea dei cittadini contrari al gasdotto, segno della reale preoccupazione di un territorio attento alle proprie peculiarità ambientali.

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Il Tar dà ragione al Comune di Santa Cesarea


Il comune di Santa Cesarea ha ragione. Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce ha pronunciato la sentenza sul ricorso proposto dal Comune di Santa Cesarea Terme contro la Regione Puglia, e delle Terme di Santa Cesarea, rappresentata, per l’annullamento della determinazione del Dirigente Ufficio Pianificazione della N. 01581/2011.
Infatti la concessione per lo sfruttamento delle sorgenti termali di Santa Cesarea da parte della società Terme di Santa Cesarea è scaduta e il suo rinnovo va annullato. Questa è la sentenza del Tar di Lecce dello scorso 23 febbraio e depositata il 27 aprile, accogliendo il ricorso presentato dal Comune di Santa Cesarea contro il provvedimento di rinnovo emanato dalla Regione.
La società Terme di Santa Cesarea aveva ottenuto la concessione ventennale per lo sfruttamento delle sorgenti denominate “Santa Cesarea” il 30 luglio 1991 dal presidente della giunta regionale e ne ha chiesto il rinnovo, per altri 20 anni, ma il comune si è opposto, comunicando le proprie ragioni in una nota inviata alla Regione il 23 marzo 2011 e un’altra nota più dettagliata inviata dopo che la pubblicazione della richiesta di rinnovo sull’albo pretorio.
La Regione ha comunque rinnovato la concessione alla società Terme di Santa Cesarea, in data 19 luglio 2011, per la durata di altri 20 anni, decisione contro cui il comune ha presentato ricorso al tribunale amministrativo.
La Regione non avrebbe verificato, prima del rinnovo, se la società “Terme di Santa Cesarea” avesse rispettato le disposizioni e i requisiti richiesti. La domanda di rinnovo è stata infatti presentata oltre il termine, la regione non ha considerato le opposizioni avanzate dal comune secondo cui per assegnare la concessione si sarebbe dovuta fare una gara formale e dunque l’articolo 30 legge regionale 44/1975 è incostituzionale laddove prevede il rinnovo senza gara.
Al ricorso la società si è opposta con un controricorso, presentato il 14 novembre 2011, in cui si sostiene l’inammissibilità del ricorso del Comune per “carenza di legittimazione e di interesse”.
Con la sentenza del 23 febbraio, il Tar ha però dato ragione al Comune.
Daniele Cretì, sindaco della cittadina, si dichiara soddisfatto per il raggiungimento del risultato sperato e che “con il buon senso da parte di tutti si possa addivenire quanto prima ad una soluzione condivisa’.
“Credo che l’ azione politica di un amministratore pubblico debba essere sempre finalizzata alla tutela e valorizzazione del bene comune. La sentenza emessa dal TAR di Lecce interessa una porzione di terreno su cui circa vent’ anni fa è stato realizzato il Nuovo Centro Termale costato alle casse pubbliche quasi 40 miliardi di lire. Credo sia un dovere delle Istituzioni cercare soluzioni idonee per mettere in funzione questa struttura di proprietà comunale ed attualmente concessa in uso alla società Terme di Santa Cesarea dotandola delle necessarie acque minerali. Noi non intendiamo nel modo più assoluto mettere in ulteriore difficoltà un’azienda di cui il Comune di Santa Cesarea ne è socio quasi al 50%. Nell’assemblea dei soci che si è tenuta venerdì scorso per l’ approvazione del bilancio abbiamo già chiesto al socio Regione un tavolo di concertazione per discutere anche di questa problematica nell’interesse della comunità cesarina e del territorio: sono convinto che con il buon senso da parte di tutti si possa giungere quanto prima a una soluzione condivisa”.

Jenny De Cicco

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Tassa di soggiorno dal Tar ha rigettato il ricorso


La tassa di soggiorno è legittima.
Il Tribunale Amministrativo di Lecce rigetta il ricorso presentato lo scorso anno, in seguito all’introduzione dell’Imposta di soggiorno, da Confindustria, Confesercenti e un gruppo di albergatori idruntini contro il Comune di Otranto.
Questi avevano chiesto, infatti, l’annullamento della delibera del consiglio comunale con la quale è stata istituita la tassa e il suo regolamento.

Il Tar di Lecce si è pronunciato respingendo i ricorsi. Soddisfatto della sentenza il Sindaco Luciano Cariddi: “La decisione del Tar conferma la convinzione avuta sin dall’inizio dall’amministrazione comunale che l’operato amministrativo relativo all’iter istitutivo dell’Imposta di soggiorno fosse legittimo e giusto. Siamo particolarmente contenti della sentenza che rigetta le tesi sostenute da alcune associazioni di categoria che avevano proposto ricorso. Una vicenda quella dell’imposta di soggiorno che testimonia la grande competenza degli uffici comunali, i quali, in un breve lasso di tempo messo a disposizione dall’allora governo per decidere sull’istituzione, sono riusciti, in collaborazione con noi amministratori e con gli operatori turistici del territorio, a prevedere un regolamento in grado di conciliare le diverse esigenze rappresentate. L’Imposta di soggiorno, tanto avversata nei dibattiti pubblici e in consiglio comunale dalla opposizione che suggeriva in alternativa di incrementare la tassa sui rifiuti, ci consente di recuperare nelle casse comunali un gettito che per il 2011 è stato pari a circa 500mila euro e che, a regime, potrebbe anche raggiungere la somma di circa 750mila euro. Risorse importanti e indispensabili, soprattutto in periodi di difficoltà come quelli che viviamo, per i bilanci pubblici per far fronte alle tante esigenze che una città turistica come Otranto rappresenta quotidianamente. Grazie all’imposta di soggiorno sarà possibile mantenere livelli adeguati nei servizi al turista e ai cittadini che la Città ha sin qui garantito, senza dover far ricorso a incrementi sulle tasse ai residenti. Siamo anche orgogliosi dell’esperienza realizzata sull’Imposta di soggiorno in quanto molte località turistiche italiane hanno preso a riferimento il nostro impianto regolamentare per l’adozione dell’imposta sui propri territori. È segno evidente della efficienza e delle capacità che il Comune di Otranto sa mettere in campo e, a tal proposito, voglio ringraziare i collaboratori dipendenti comunali impegnati su questa vicenda. Un plauso anche ai legali difensori del comune, gli avvocati Mauro Finocchio e Antonio Chiarello, per aver saputo dimostrare le nostre ragioni in una materia nuova e non facile”.

Jenny De Cicco

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Nuove noie e forse soluzioni al nuovo porto di Otranto


Porto turistico, il Consiglio di Stato accoglie l’istanza di sospensione in via cautelare, esprimendosi sull’appello di vincolo storico-monumentale, posto sulla baia interna del porto e per il quale il Comune di Otranto aveva avuto ragione al Tar, sul Ministero per i Beni e le attività culturali.
Entro il 5 giugno prossimo è la data in cui i giudici del Tar del Lazio sono chiamati a esprimersi per il parere del Consiglio di Stato. Intanto sono state date diverse interpretazioni sulla sospensione temporanea e noie burocratiche dall’avvocato Corrado Sammarruco, candidato sindaco di Alleanza per Otranto (Pdl), il quale sottolinea un problema di “metodo”, ma non di opere che si devono fare.
Dal proprio canto l’attuale sindaco e candidato per la lista Otranto (civica mista Pd, Udc ed altre componenti) Luciano Cariddi dichiara come la sospensiva riguardi l’infrastruttura esterna e a breve è previsto anche un incontro con la Soprintendenza per la ricerca di soluzioni alla tutela dei luoghi senza rallentare ulteriormente l’iter procedurale.
A difendere il Comune di fronte al Tar laziale, come nelle precedenti occasioni, l’avvocato Mauro Finocchito, il quale sottolinea l’esigenza di valutare e approfondire le posizioni delle parti, e la necessità di avere indicata una strada entro due mesi e mezzo, essendo stata riconosciuta la strategicità dell’opera portuale.

Jenny De Cicco

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Il Tar sulla centrale a biomasse di Cavallino: decisione entro aprile


Di nuovo in stato d’allerta i comuni, i cittadini e i vari comitati no-biomasse per la decisione presa dal Tribunale amministrativo di Lecce. Con un termine, ai più apparso davvero breve, di quaranta giorni, il Commissario nominato dal Tar si dovrà pronunciare sulla richiesta di autorizzazione per la costruzione del megaimpianto.
Per i primi giorni di aprile Francesco Luci, nominato commissario al posto di Maria Grazia Fusco, che aveva rinunciato all’incarico lo scorso novembre, dovrà far sapere la sua decisione.
La storia infinita della centrale va avanti ormai da quattro anni, e la Tg Energie Rinnovabili srl rimane sempre dell’idea di voler realizzare un impianto di cogenerazione alimentata a biomasse da 37 megawatt nel territorio di Cavallino, che, come sostiene il Comitato No-Centrale, oltre ad essere un impianto di grandi dimensioni da alimentare con biomasse oleose vergini non presenti in loco, sarebbe fonte di non pochi rischi per la popolazione.
Per affrontare questo compito gravoso, Lusi aveva richiesto una proroga di sei mesi, che alla Tg Energie Rinnovabili ha ritenuto essere troppo lunga. Fatto sta che attraverso gli avvocati Andrea Sticchi Damiani e Simona Viola, la società ha formulato il suo ricorso, poi accettato dal Tar.
I cittadini di Cavallino e dei comuni limitrofi sono allarmati dalla piega che hanno preso gli eventi, anche perché la Regione (che a molti pareva un baluardo ecologista) dalla nomina del Commissario non ha più potestà decisionale.
Comuni, privati cittadini, comitati e associazioni ambientaliste esprimo comunque il loro fermo diniego alla realizzazione dell’impianto e non escludono la possibilità di una nuova mobilitazione.

Gianluca Conte

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Nuovo porto di Otranto, il Tar annulla il vincolo


Nessun vincolo per la baia del porto di Otranto. Il Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, Lecce – sezione prima si è infatti pronunciato sul vincolo imposto dalla Soprintendenza per i Beni culturali, annullandolo, dunque liberando di fatto le acque antistanti la baia e “tranquillizzando” così i progettisti del nuovo porto. Con il decreto della Soprintendenza per i Beni culturali, che era stato impugnato dal Comune di Otranto il 16 novembre 2010 , il direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Puglia aveva dichiarato d’interesse particolarmente importante il “tratto di mare antistante il centro antico di Otranto”, sottoponendolo a vincolo diretto e dunque rendendo impossibile qualsiasi tipo di intervento che non fosse puramente a fini conservativi o di studio. Relatore nell’udienza pubblica del 15 giugno 2011 il giudice Claudia Lattanzi che, ascoltati l’avvocato Finocchito per il Comune e l’avvocato Pedone per l’Avvocatura dello Stato, ha deciso su un atto non solo giuridico, ma ricco di risvolti politici: il progetto di ampliamento del porto, così come disegnato, rischiava infatti di non veder la luce per i vincoli posti sulla baia. E lo specchio d’acqua coinvolto risultava molto esteso, includendo tutta l’area che intercorre tra il faro in zona Punta e oltre l’attuale molo San Nicola: sostanzialmente, quindi, tutto il tratto interessato dalla cantierizzazione per il nuovo porto turistico di Otranto. Di qui il ricorso al Tar da parte del Comune, e il blocco era giunto proprio nel momento dell’approvazione delle pratiche progettuali per il nuovo porto, destando non poca preoccupazione circa l’eventuale avvio dei lavori. Per questo il Comune ha ritenuto opportuno ricorrere al Tar contro il decreto di vincolo archeologico, incaricando dell’impugnazione l’avvocato Mauro Finocchito. Le motivazioni che giustificano la decisione del Tar in favore della scelta dell’amministrazione locale sono di seguito riportate: “Il notevole interesse archeologico di tutto il territorio che gravita intorno al porto di Otranto, per l’estraneità dei rinvenimenti all’area vincolata e la discutibilità dei riferimenti alla stessa, non appare sufficiente a giustificare l’imposizione del vincolo diretto su tutto il tratto di mare antistante il centro antico di Otranto”. Il decreto di vincolo, poi, ha come unico supporto “una grande quantità di materiali ceramici dispersi sui fondali e concrezionati agli scogli”, cioè uno solo degli elementi su cui si fonda il vincolo, peraltro di dubbio rilievo ai fini della dichiarazione di particolare interesse” di un’area così vasta e tanto importante nell’economia locale. Questa decisione del Tar segna dunque un’altra vittoria della giunta Cariddi, dopo il ricorso degli operatori alberghieri per la sospensione della tassa di soggiorno che il Tar non ha concesso.

Jenny De Cicco

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Tassa di soggiorno, si pagherà: no del Tar alla sospensione cautelare del provvedimento


Il Tribunale Amministrativo Regionale si è espresso sulla tassa di soggiorno, e con buona pace di chi la tassa avrebbe voluto sospenderla ha detto che questo non è possibile: i turisti dovranno pagarla e gli albergatori dovranno esigerla all’arrivo dei propri ospiti.

Così recita il decreto: “Il Tar, visti il ricorso e i relativi allegati, vista l’istanza di misure cautelari monocratiche proposta dal ricorrente, considerato che il provvedimento impugnato non determina una situazione caratterizzata da estrema gravità e urgenza tale da giustificare la concessione dell’invocata misura cautelare provvisoria, respinge la suindicata istanza. Lecce 14.7.11”. Il giudice Luigi Costantini, presidente della seconda sezione del Tar di Lecce, ha così motivato respinto così la richiesta di sospensione in via provvisoria presentata da parte dell’avvocato Luca Bruni, rappresentante legale di Assohotel, Confindustria e di una decina di operatori alberghieri otrantini, contro la nuova tassa introdotta dal Comune lo scorso 4 luglio.

Sarà comunque la camera di consiglio a decidere, il prossimo 7 settembre, nel merito dei ricorso, quando l’estate sarà finita al termine e le migliaia di turisti che affollano la perla del Salento saranno notevolmente diminuiti. Il presidente Costantini ha giustificato la decisione della non sospensione affermando che il provvedimento impugnato non determina una situazione caratterizzata da estrema gravità e urgenza. Ma non è detta l’ultima parola, appunto: per ora quella del Comune di Otranto è una vittoria a metà.

Jenny De Cicco

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