Giovani e Otranto, rapporto difficile, inesistente, da intendersi quasi come una separazione avviata, un divorzio di fatto. Non c’è da indagare motivi, la realtà è sotto gli occhi di tutti. Gli adulti chiedono, ma non ascoltano le risposte, i ragazzi non riescono ad esprimersi.
La sensazione che prevale è quella di un vuoto cosmico, materiale e spirituale, il quale ha creato un profondo stallo in cui ci sentiamo impantanati, un profondo divario: ci sentiamo traditi dalle passate generazioni, chiamati in causa come oggetti marginali delle discussioni, un peso per l’amministrazione, un’accusa per chi amministra, forse non contiamo, veniamo conteggiati. Vorremmo poter reagire, ma “ovviamente” non ci vengono dati i mezzi, siamo comparse accondiscendenti per registi mediocri, non abbiamo voce per dire la nostra.
Non esistono scintille per le nostre fucine, non una mediateca, non un centro di aggregazione, non dei laboratori dove mettere in materia le nostre emozioni, dove poterci confrontare tra noi, anche per proporre ai “vecchi” e qualora vi fossero già delle iniziative simili, non ce ne siamo accorti, forse per disinteresse, o perché disillusi da quella che non è stata una mancanza recente, ma un lutto dimenticato. Troppo spesso ci sentiamo lontani, forse per gli argomenti trattati, per nulla di nostro interesse: abbiamo il reale bisogno di sentirci coinvolti, accesi.
C’è necessità di un reale cambio di rotta, non noi rivolti verso la politica (cura della polis, città), essa esca dal palazzo. Non è rimasto neanche lo scontro, le piazze si svuotano, il disagio si cronicizza e si radica.
Queste sono mie considerazioni, la situazione è scoraggiante ma non tutto è perduto, serve uno “schiaffo terapeutico”.
Jenny De Cicco


La Betitaly Volley Maglie suona due campane