Va avanti da agosto il servizio del Distretto socio-sanitario di Maglie per il primo soccorso agli immigrati. Si tratta di una struttura che opera presso il centro “Don Tonino Bello”, e che consente ai clandestini che giungono sulla costa idruntina di ricevere il primo aiuto: queste persone, a volte, sono in mare per molto tempo e affrontano un viaggio che dura circa un mese, perché stavolta i clandestini non sono più albanesi o nordafricani, come avveniva in passato, ma iracheni, curdi, iraniani, pakistani e afgani, per cui potrebbero anche arrivare senza forze o molto debilitati dal lungo tragitto, che prevede il passaggio dalla Grecia o dalla Turchia. Il primo soccorso ai clandestini serve però anche al nostro territorio, ad evitare l’importazione di malattie che non sono di origine autoctona e che quindi potrebbero trovarci sprovvisti di difese immunitarie. Per lo più, però, i clandestini che giungono stanno tutti bene, anche per una questione anagrafica: oggi sbarcano a Otranto interi nuclei familiari con donne e bambini o anche molti giovani profughi, figli di qualcuno che magari ha preferito mettere in salvo la prole prima di se stesso, destinandola a un futuro decisamente migliore in Europa. Il centro di primo soccorso del Distretto è seguito dai medici del servizio pubblico, con il Centro di salute di Otranto, in collaborazione con la Croce Rossa e i volontari della Misericordia. I servizi di cui i clandestini possono fruire al loro arrivo sono il 118, ma anche alcune visite specialistiche in caso di necessità. “Ci sono sempre arrivi – dice alla Gazzetta del Mezzogiorno uno dei medici responsabili del servizio, Franco Mancarella – Il più delle volte i clandestini presentano buone condizioni di salute, complice il fatto che si tratta di persone giovani e forti, che al massimo risentono dei soliti disturbi che un lungo viaggio in mare comporta: una volta riabituatisi alla terraferma, però, si risolve tutto”.
Angela Leucci


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