Continua la battaglia delle opposizioni al Comune di Martano rispetto alla scelta della maggioranza di centrodestra di revocare il vincolo di edilizia economica e popolare riguardante il comparto tre del Piano regolatore generale.
I consiglieri di minoranza Antonio Bovino, Marco Casteluzzo, Luigi Calò, Ingrid De Nicola e Cesare Caracuta hanno presentato le loro osservazioni in merito alla deliberazione n. 4 del Consiglio comunale del 24 marzo scorso con la quale la maggioranza ha disposto la variante al Piano regolatore generale vigente (Prg) e la revoca del comparto n.3 del Piano per l’edilizia economica e popolare. Osservazioni note all’aula, giudizio immutato: “Quella delibera è illegittima in quanto frutto di grave e reiterata violazione dell’obbligo di astensione del Sindaco sancito dall’art.78 del decreto legislativo 267 del 2000”.
Secondo la denuncia delle opposizioni, il Consiglio comunale si è espresso sulla base di precedenti atti deliberativi alla cui approvazione “partecipò, o diede impulso al voto favorevole”, il sindaco Massimo Coricciati, “direttamente interessato nella vicenda in quanto proprietario – con altri componenti della famiglia – della maggior parte delle aree ricadenti nel comparto revocato”.
I consiglieri comunali hanno ricostruito l’intera querelle, prendendo le mosse da una lettera del 5 febbraio del 2010 (prot. n.1792) – quindi precedente alla sua candidatura – con la quale Coricciati chiedeva al Commissario prefettizio la modifica del comparto 3 del Peep e lo svincolo dei suoi terreni.
Ricostruiti passo a passo tutti gli atti approvati dall’attuale amministrazione, “molto spesso alla presenza del Sindaco”, i cinque consiglieri hanno documentato come Coricciati avrebbe continuato a perseguire il suo obiettivo di giungere alla revoca del Peep anche dopo il suo insediamento a Palazzo di Città. Nelle loro osservazioni, i consiglieri di minoranza mettono l’accento su diverse presunte violazioni: Legge 167/1962 art.3 comma 1; Legge 965/1971 art.29; art.2 Legge n.10/1977. Oltre all’art. 15 delle Norme tecniche di attuazione del Prg.
Ma non finisce qui. La citata deliberazione consiliare, con la soppressione del comparto Peep n. 3, ha infatti – secondo la minoranza – “operato una considerevole e indebita riduzione della percentuale di fabbisogno programmato in sede di redazione e approvazione del Peep (avvenuta con atto consiliare n. 36 del 29 novembre 2006), scendendo al di sotto della percentuale minima del 40 per cento stabilita dalla legge”.
E la lista delle contestazioni si allunga. “Violati gli articoli 16 e 20 della legge regionale n. 56/80”; mentre la deliberazione consiliare n. 4 del 24 marzo scorso è ritenuta illegittima “in quanto la stessa – nonostante la dicitura ‘adozione variante al Prg e revoca comparto n. 3 del Peep’- ritiene applicabile a detta variante solo la disciplina della legge regionale n.13/01, senza considerare che la revoca del Peep adottata dal Consiglio comunale (e la trasformazione delle loro aree in C1 – Zone residenziali di espansione) costituisce variante al vigente Piano regolatore generale del Comune, con la conseguente applicazione delle relative procedure previste dalla Legge regionale 56 /1980, ivi compreso l’inoltro alla Regione Puglia per la dovuta approvazione”.
Insomma, per i consiglieri Bovino, Casteluzzo, Calò, De Nicola e Caracuta i conti non tornano. Ma la storia è tutt’altro che chiusa. Mentre la maggioranza tace e il sindaco glissa sull’argomento, la città attende di conoscere come andrà a finire. Nuovi sviluppi potrebbero esserci nel prossimo Consiglio comunale, chiamato a discutere, punto su punto, proprio le osservazioni sopraelencate.


La Betitaly Volley Maglie suona due campane