Che Otranto sia un centro turistico di successo è sotto gli occhi di tutti. Ma nessuno sa quanto sia frutto dell’attività degli operatori locali e di tutti i cittadini e in quanta parte, invece, dipenda dalle preferenze, dai gusti e dalle scelte dei turisti. Esiste una circolarità tra offerta e domanda che, volendo essere intellettualmente equilibrati, si presenta inespugnabile sotto il profilo concettuale e valutativo. È impossibile capire le chiavi di questo successo, i motivi originari, le specificità scatenanti, da cui tracciare un percorso identificativo. Peraltro intrattenersi sullo sviluppo, basandosi esclusivamente sulle statiche puntuali del centro idruntino a poco serve per capire le sue tendenze di fondo. Come narrare, dunque, le recenti vicende del turismo legato a Otranto? Una strada, che mette in evidenza delle peculiarità inedite del fenomeno turistico idruntino e che, allo stesso tempo, ne mostri il suo volto, in maniera marcatamente verosimile, è quella per la quale occorre considerarlo non come manifestazione sganciata dal contesto territoriale in cui esso è inserito, ma come tassello. Ecco, qui e così rapidamente se ne dipingono le sue tendenze specifiche. Scorrendo i dati Istat degli ultimi 60 anni, si scopre che il fenomeno turistico in provincia di Lecce si muove secondo schemi precisi, in cui Otranto ha un ruolo ben specifico e di grande rilievo. Il turismo leccese, dal dopoguerra a oggi, si è connotato da tre fasi di sviluppo ben delineate e non è fuorviante dire che Otranto in queste si pone proprio come cuore pulsante. La prima fase di sviluppo va dagli anni ‘50 agli anni ’70 ed è contraddistinta da una crescita piuttosto omogenea a livello territoriale. La seconda va dagli anni ’80 e fino al 2003. Qui si assiste da una parte al rallentamento dei ritmi di crescita del turismo leccese nel suo complesso e dall’altra alla sua spiccata focalizzazione in tre centri specifici. Il primo di questi è Otranto, a seguire poi Gallipoli e infine Ugento. Tale triade, in questa seconda fase, addensando più del 50% degli arrivi e delle presenze in provincia di Lecce, caratterizza e connota il turismo del basso Salento, che in effetti, si identifica in maniera significativa con essa. Ma c’è di più. La sua rinomanza si sviluppa non solo a livello nazionale, ma anche internazionale, fungendo così da richiamo forte per il territorio leccese nel suo complesso. La terza fase, che prende le mosse dopo il 2003, si caratterizza nuovamente per una crescita diffusa e significativa. La crescita omogenea di tutti i centri turistici leccesi è stata favorita dalle notorietà di Otranto, di Gallipoli e di Ugento. Centri trainanti, soprattutto Otranto, che storicamente precede e anticipa le tendenze. Se si considera che il potenziale turistico della provincia di Lecce, avendo come punto di riferimento la lunghezza delle coste e il montante della popolazione, è stato sfruttato solo per un 20% ed è ragionevole prevedere ulteriori momenti di crescita e sviluppo. Ed è altrettanto ragionevole prevedere il rallentamento di questa terza fase e l’avvio di un nuovo processo di focalizzazione. Non sappiamo quando ciò avverrà, ma probabilmente indizi importanti li daranno le performance del turismo idruntino che inaugureranno una nuova stagione per il turismo leccese. Non deve distrarre il fatto che Otranto oggi rappresenti il polo turistico più importante della provincia, il cui primato, attualmente è insidiato solamente da Ugento. Ma ciò che deve interessare sono i fermenti, le idee, i progetti, i desideri, che ruotano intorno a Otranto e che sono preparatori di un nuovo scenario, in cui è molto probabile la città svolgerà ancora un ruolo da protagonista nel Salento e assisterà a una crescita che non ha precedenti.
Mauro Ragosta


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