L’associazione radicale “Save Salento” ha scritto una lettera al prefetto di Lecce, Mario Tafaro, affinché intervenga nell’emergenza roghi nel Salento, ormai rivelatasi in tutta la sua gravità e virulenza. “Save Salento” ha richiamato infatti l’attenzione sull’importanza della legge quadro 353 del 2000 sulla prevenzione degli incendi, che prevede l’obbligo, in capo ai Comuni, di redigere un apposito catasto delle aree bruciate, finalizzato a disincentivare le speculazioni sui terreni incendiati, impedendo cambi di destinazioni d’uso, fabbricazioni successive e attività di caccia e pastorizia. “Save Salento” denuncia anche come spesso, dietro un incendio appiccato, si nasconda il tentativo di sbarazzarsi di boschi, pinete e macchia al fine di liberare da vincoli ambientali, naturalistici e paesaggistici intere aree del territorio salentino, e renderle disponibili allo sfruttamento economico e produttivo o, peggio, al cemento. In tal senso l’associazione ha rivolto un appello al prefetto affinché proceda a una verifica puntuale dello stato di attuazione e di aggiornamento dei catasti in tutta la provincia di Lecce, per obbligare i comuni eventualmente sprovvisti a un pronto e immediato adempimento. Il fenomeno degli incendi estivi parte anche da questo tipo di omissioni, e si avvantaggia anche della sensazione dell’impunità:. luoghi come Porto Miggiano, Porto Selvaggio e le Cesine sono da tempo sotto la grave pressione, più o meno manifesta, di interessi volti allo sfruttamento economico e all’insediamento di strutture sui litorali e sui costoni di roccia. “La politica – afferma Antonio Bonatesta, segretario di “Save Salento” – ha il compito di tornare al centro della scena, e l’azione del prefetto servirà sicuramente a riaccendere l’attenzione delle classi dirigenti e dell’opinione pubblica sull’esistenza e sulla validità di strumenti che, come i catasti delle aree bruciate, aspettano solo di trovare pronta applicazione”.
Fabio Tarantino


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