di Valentina Luberto
C’era una volta, e forse c’è ancora, un ranocchio rosso che si
chiamava Gustavo. Gustavo era un ranocchio con gli occhiali e
la cravatta blu. Era sempre solo perché era un po’ strano. Era
strano perché, tutte le volte che doveva fare un passo avanti,
prima faceva la ruota e, quando si trovava in situazioni
imbarazzanti, balbettava e alzava la zampina.
A Gustavo era successa una cosa bellissima: si era innamorato!
Amava, con tutto il cuore e nonostante il suo sangue freddo,
una giraffa di nome Guendalina.
La giraffa si chiamava così perché i suoi genitori erano indecisi
tra Guenda e Lina. In verità, speravano nella nascita di un
maschietto, in quel caso, l’avrebbero chiamato Astrolabio,
nome molto comune tra le giraffe. Nonostante i vari rituali,
allestiti dalle streghe giraffe del posto, per far nascere un
giraffo, nacque una femminuccia e, dopo una intensa contesa
tra il papà giraffo e la mamma giraffa, il giudice, perché
dovette intervenire lui per definire la questione, decise per
Guendalina.
Gustavo amava segretamente Guendalina. Si appostava
sull’albero più alto per riuscire a guardarla negli occhi e, con
tutti i problemi di timidezza che aveva, era difficile riuscire a
stare in equilibrio, per non parlare di quel fastidioso
inconveniente di balbuzie che gli impediva di fare discorsi
d’amore in tempi ragionevolmente rapidi.
Più di una volta, infatti, era successo che la ruota o l’alzata di
zampa l’avessero fatto precipitare giù.
“Non ci riuscirai mai a conquistarla!”, gli dicevano gli
scoiattoli che, nonostante l’aspetto inoffensivo, erano parecchio
antipatici!
Gustavo, però, era sicuro del suo grande amore per Guendalina.
Sapeva d’amarla d’un amore rosso, più rosso di lui, talmente
rosso che quasi s’imbarazzava anche solo a pensarlo.
Guendalina, dal canto suo, non l’aveva mai neppure notato e
continuava a vivere serena anche senza sapere dell’intenso
sentimento rosso che ardeva nel cuore di Gustavo.
Un giorno Gustavo, nel tentativo di scorgere i meravigliosi
occhi di Guendalina, si arrampicò, come sempre, sull’albero
più alto, cercando di stare in equilibrio per evitare i soliti
ruzzoloni.
Tutto sembrava tranquillo, anche un po’ troppo tranquillo, così
tranquillo che gli scoiattolini antipatici decisero di rompere
questo stato di calma e non solo!
“Ehi, Gustavo! Ranocchio rosso e fesso, perché non la fai finita
e ti dichiari?”, dissero gli scoiattoli canzonando, irrispettosi, il ranocchio rosso.
Gustavo, nonostante fosse timido, non era fesso, come
pensavano gli scoiattolini antipatici. Così, senza dire una
parola, soprattutto per non perder tempo, e
decisione di cui era capace, prese un ramo, lo tirò verso di sé,
più forte che potesse, e lo lasciò in direzione degli scoiattoli
che, a seguito del colpo, stramazzarono al suolo ammutoliti.
Il caso volle che Guendalina si trovasse a passare da quelle
parti e, dopo aver assistito alla prodezza di Gustavo, esclamò:
“Che forza! Chi sei? Come mai non ti ho mai visto?”.
Gustavo sembrava aver dimenticato tutti i suoi problemi di
timidezza. Il duro colpo inferto agli odiosi scoiattolini gli
aveva dato una tale sicurezza che, adesso, era perfettamente in
equilibrio e a suo agio sul ramo dell’albero e guardava
Guendalina dritto negli occhi.
Era tanto sicuro che non esitò neppure un minuto a risponderle,
senza più balbettare: “Sono Gustavo, il ranocchio rosso, e ti amo
d’un amore rosso più rosso di me. Tu mi piaci e vorrei che ci
fidanzassimo. Anzi no, vorrei ci sposassimo e avessimo dieci
girafforospi. Che ne dici? Ci stai?”
Guendalina, senza pensarci un secondo rispose: “Sì! Eccome se
ti voglio sposare!”.
A Gustavo non sembrò vero. Solo a lui, perché tutto il resto
degli animaletti conosceva bene Guendalina e sapeva come si
innamorasse facilmente di chiunque.
Tutti vissero felici e contenti: gli scoiattolini riuscirono a
rimettersi in poco tempo tornando a essere, con loro grande
soddisfazione, più antipatici che mai; Gustavo superò per
sempre i suoi problemi di timidezza vivendo, finalmente, il suo
amore rosso più rosso di lui e Guendalina non pianse più al
pensiero che non avrebbe mai trovato qualcuno disposto a
sposarla e passar sopra alla sua facilità a innamorarsi.


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