La zona di Alimini fu oggetto di un enorme e lungimirante progetto di ingegneria ambientale. L’intera zona fu bonificata dagli stagni lacustri costieri, dai fiumi che li alimentavano e dalle paludi costiere. Enormi tratti di territorio, diverse migliaia di ettari, furono bonificati con i drenaggi che svuotarono il lago di Pozzello, le paludi di Traugnano e del Culacchio per poi scavare enormi canali gallerie di drenaggio costante. Tra Otto e Novecento si procedette alle bonifiche interne per poi giugere sulla fascia costiera. Qui si crearono dei pontili in mare per dragare il fondale sabbioso della spiaggia e costituire una grande e uniforme fascia di spiaggia oltre a rinforzare il cordone dunale costiero già esistente. Una enorme duna fu “spalmata sui lati e la sabbia dragata dal mare fu lasciata scorrere verso la spiaggia per costituire una prima barriera verso i flutti”. L’impianto della pineta retrostante e quello delle essenze sulle dune fecero crescere l’intero ecosistema di protezione dell’habitat di transizione al fine di renderlo di nuovo adatto alle esigenze di sfruttamento agricolo. Il lavoro fu fatto così bene che la malaria endemica di Alimini fu quasi debellata. Gli ultimi casi di malaria nel Salento, infatti, risalenti agli anni ’70, furono causati dalle zone dei canali intorno alla Castellana e non dalla zona di Alimini. Il lavoro fatto fu terminato sbancando l’area dunale di Porto Craulo e drenando ulteriormente la zona di Castellana-Cerra. L’idea ottocentesca, finalmente conclusa nella seconda metà del Novecento, fu attuata in un arco temporale di circa un centinaio di anni. Essa si basava sulla possibilità di sfruttamento economico del territorio grazie all’agricoltura. Furono questi terreni, in effetti, totalmente privi di vigneti, a dare a Otranto il primato nella coltivazione della vite americana che risolveva il problema della peronospora e della fillossera che distrussero gli antichi vitigni europei. Ma il sogno sarebbe stato di breve durata se non fosse giunto il turismo. Uno dei primi villaggi italiani (in realtà francese) aprì così a Otranto sfruttando l’immenso lavoro di bonifica dei nostri antenati. Sarebbe stato difficile, del resto, aprirne uno presso una palude. Da allora (1970) il turismo a Otranto è cresciuto in maniera esponenziale, solo che nessuno si è ricordato di effettuare la manutenzione della parte più delicata posta a protezione dell’intero territorio: la spiaggia, la fascia dunale e la pineta. Anzi, se non fosse stato per l’attivismo ambientalista che ha operato a Otranto avremmo avuto la distruzione della pineta per il famigerato “Centro Direzionale Turistico” e quello di molte dune per aprire varchi di servizio alle spiagge. La soluzione della chiusura delle aree pinetate alle auto, infine, ha consentito la salvaguardia di quello che è oggi un Sic tutelato dall’Unione Europea. All’inizio del 2000 c’è stato un primo, parziale, ripascimento dunale. L’opera è incompleta, ma per ora non ci sarà una prosecuzione. La vera sfida, tuttavia, è quella di rifare, con mezzi moderni, il ripascimento dell’intera linea di costa senza intaccare l’equilibrio ambientale fragile e delicato del luogo. Un fattore nuovo, infatti, ha accelerato il processo: il cambio di clima in corso. Ora, infatti, gli studi recenti evidenziano non solo il processo di innalzamento del mare, ma anche il cambio delle condizioni meteo marine. Il vento dominante di Alimini, infatti, era la tramontana rispetto alla quale il litorale era protetto dalle dune sottomarine. Da ragazzi, tutti gli idruntini, ricordano che entrando in acqua ad Alimini si incontrava dapprima una fascia di mare abbastanza profondo, per poi giungere a una fascia a pelo d’acqua prima di re immergersi in acque profonde. Tale cordone, oggi, è rotto in più punti e non garantisce l’effetto di frenare la furia delle onde. Il lavoro è impegnativo, la sfida è interessante, tuttavia c’è un enorme punto interrogativo. Oggi, un amministratore pubblico ragiona su di una arco temporale di 5 anni (il mandato di un sindaco) oppure di 10. Tale prospettiva è frammentata da varie elezioni: province, regione, politiche. In tale scenario si punta, ovviamente, a progetti che hanno una visione ridotta e limitata a pochi mesi, al massimo pochi anni. Uno dei maggiori punti su cui si scontrano le opposizioni e le maggioranze, del resto è quello in cui si dice: “questo progetto lo abbiamo avviato noi”. Ora, in tale scenario, quale amministratore prevederà un intervento da compiersi nell’arco di qualche decennio i cui frutti, come nel caso delle bonifiche, ricadranno sui nostri pronipoti?
Elio Paiano


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