È in libreria Immagina la Gioia di Vittoria Coppola

È da pochi giorni in libreria Immagina la Gioia, il nuovo romanzo di Vittoria Coppola, edito da Lupo Editore. Questo secondo lavoro – il primo, Gli Occhi di Mia Figlia (sempre per Lupo), ha vinto il sondaggio della rubrica Tg1 Billy come miglior romanzo 2012 – rappresenta una conferma per la giovane autrice salentina.

La storia, che si apre in un ventaglio di emozioni man mano che scorrono le pagine, è incentrata sulla figura di Eva, giovane e inquieta donna dalla personalità curiosa quanto riservata, amante della vita eppure in conflitto con essa. Attorno alla protagonista altri personaggi importanti faranno poi la loro comparsa: dal fratello Pietro, con il quale Eva ha un rapporto in cui trova spazio la gelosia, a nonna Annina, che cerca di trovare le parole giuste per interagire con lei e la consiglia, a nonno Manfredi, una figura quasi mitologica, legata a certi amori che si pensano indissolubili.

All’apparenza Eva è una ragazza come tante altre, ma dentro di sé ha un mondo immenso e a tratti travagliato, che forse cerca di tenere celato con un abbigliamento variopinto e sgargiante, un po’ come quando si tende a dissimulare la timidezza con la loquacità, esternando il contrario di ciò che il proprio essere conserva all’interno. Suo fratello Pietro, invece, è solare e intraprendente, amante del calcio e realizzato in amore, tanto che ci potrebbe chiedere se non sia questa differenza caratteriale a far ingelosire Eva e a farla vivere come sull’orlo di un’eterna competizione.

Fin qui tutto normale – o quasi – ma all’improvviso, accade qualcosa che sconvolgerà gli equilibri personali così faticosamente tenuti assieme, perché si possa realizzare quanto appena suggerito in seconda di copertina: una vicenda di unione autentica, fatta di parole non dette e verità dolorose che fanno crescere.

Il nuovo lavoro della Coppola, in contintuità tematica con il romanzo d’esordio, segna un altro passo fondamentale nel percorso letterario dell’autrice, che così commenta questa tappa del suo cammino:

L’uscita di Immagina la Gioia è per me un momento importante e forte dal punto di vista emozionale. Dietro al romanzo c’è un lavoro costante, giornaliero, che si è tradotto in pagine che parlano di donne forti e famiglia, condite da sapori unici provenienti dalla terra. Mi auguro che il lettore possa sentirsi accompagnato tra le mura di quella casa e deliziato da quei profumi, che tanto mi hanno sorpreso durante la stesura del romanzo.

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Street art di Ennio Ciotta: intervista all’autore

Sabato 24 novembre, alle 16, presso la Sala Pinocchio della Città del Libro di Campi Salentina, Ennio Ciotta presenterà il libro Street Art – La Rivoluzione nelle Strade, edito da Bepress. Interverranno Osvaldo Piliego, giornalista e scrittore e Mariapia Scarciglia, avvocato. Alla vigilia dell’incontro abbiamo rivolto all’autore, che ringraziamo per la disponibilità, qualche domanda sul suo lavoro.

Come è nata l’idea di un libro sulla street art?

I graffiti e la loro fantastica quanto utopica idea di trasformare le città in una grande galleria d’arte mi hanno sempre affascinato. Quel senso di ribellione mi appartiene da sempre. Ho avuto tante fortune nella vita, una di queste è legata al lavoro che svolgeva mio padre: lui era ferroviere. Grazie a questo ho viaggiato gratis in treno fino al compimento del ventiseiesimo anno di età. In quel periodo, parliamo degli anni novanta, questo privilegio mi ha dato la possibilità di calarmi come insider all’interno dei movimenti antagonisti italiani. Viaggiavo ogni settimana e, dal finestrino del treno, i graffiti sui muri immediatamente prima dell’ingresso nelle stazioni ferroviarie, segnavano per me l’arrivo in una nuova città. Il mio background è principalmente letterario e musicale. Provengo dalla scena hardcore, dai dischi autoprodotti, dalle musicassette duplicate con le copertine fotocopiate, dalle chitarre distorte male e dal disagio urlato nei microfoni. Detto questo, ho deciso di scrivere un libro sulla street art quando mi sono reso conto che queste linee di vernice sulle pareti iniziavano a farmi lo stesso effetto di un brano dei Negazione (storica band italiana della scena hardcore).

Eri già un appassionato della street art o ti sei approcciato a questo tipo di espressione artistica quando hai iniziato a lavorare al tuo libro?

La mia vita è interamente calata all’interno delle controculture. La mia curiosità si infiamma ogniqualvolta riesco a scorgere un qualcosa che varchi i confini della quotidianità. Le immagini della street art facevano parte già da molto del mio panorama. Il libro è stato un’ottima occasione di ricerca e confronto con la scena italiana.

Cosa pensi, in generale, della scena street italiana e, in particolare, di quella salentina?

Non sono abituato a dare giudizi. La figura dell’esperto o del critico, specie in ambito creativo, per fortuna tende a sparire grazie al fatto che ormai ogni singolo contenuto è disponibile per tutti in un click. Non leggiamo più le recensioni di un disco per capire se può valere la pena acquistarlo, preferiamo cercarlo in rete per soddisfare la nostra curiosità. Questo ragionamento vale per tutto. In Italia c’è moltissima gente in gamba e anche nel Salento non ci si può davvero lamentare. Il consiglio, in questo caso, è di uscire di casa per andare a scoprire i tanti angoli, muri, club, squat, invasi di interventi artistici. Usiamo la rete come mappa e riprendiamoci le nostre città.

Una domanda un po’ bizzarra: hai mai preso in mano pennelli, spray o qualcos’altro dell’armamentario street? O te ne è mai venuta la voglia?

Per quanto si possa considerare l’arte come un meccanismo democratico ed alla portata di tutti, nel rispetto di chi avrebbe dovuto guardare le mie presunte creazioni, ho sempre evitato volentieri di cimentarmi con colori e figure. Non ho una formazione artistica neanche come autodidatta. La street ert ha diffuso il falso mito dell’approccio possibile all’arte per tutti. I risultati, anche grazie ai social network, sono sotto gli occhi di tutti. Non a tutti bastano tre accordi per stregare il mondo intero.

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Ilva: verso la riqualificazione

Sembra finalmente che nell’annosa questione di una riqualificazione dello stabilimento Ilva di Taranto si sia fatto un passo in avanti che, se potrebbe non rappresentare ancora una svolta definitiva nell’abbattimento del presunto inquinamento ambientale, si muove quantomeno nella giusta direzione.

Si tratta dell’accettazione da parte della commissione istruttoria dell’Aia del piano presentato dall’impresa pochi giorni fa al Ministero dell’Ambiente, che in pratica mette in moto le disposizioni. La commissione, composta anche dalla Provincia e dal Comune di Taranto, ha riscontrato conformità tra i tempi fissati dall’Aia e le istruzioni contenute nel piano dell’azienda.

L’incontro presso il ministero ha visto la partecipazione di una delegazione dell’impresa, con la quale era presente anche il direttore dell’impianto tarantino Adolfo Buffo.

La commissione ha chiesto all’Ilva di far partire quanto prima i lavori per l’esecuzione del cronoprogramma stabilito dall’Aia. Le azioni previste per il contenimento delle emissioni inquinanti nell’atmosfera sono programmate lungo un arco di tre annualità e costeranno all’azienda tre miliardi e mezzo di euro.

Semaforo verde, dunque, da parte del Ministero dell’Ambiente al piano col quale la società dichiara apertamente di voler seguire le modalità di realizzazione di tutti gli interventi di bonifica indicati dall’autorizzazione integrata ambientale.

Tuttavia, in sede ministeriale, l’azienda ha ribadito che il sequestro degli apparati dell’area a caldo rappresenta un grave impedimento alla concretizzazione di quanto prescritto dall’Aia: sia perché gli impianti non sono disponibili, in quanto sotto sequestro e sotto controllo dei custodi giudiziari, sia perché il sequestro comporta che qualsiasi operazione debba essere precedentemente autorizzata dai custodi. Per tal motivi, viene confermata la volontà di procedere all’inoltro ai guidici istanza di dissequestro.

La popolazione pugliese si aspetta un’adeguata risposta di tutte le parti in causa per una realizzazione nei tempi debiti e con le giuste modalità della riqualificazione dei suddetti impianti.

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A Lecce arriva il Worldwide PhotoWalk

Sabato 13 ottobre, in tutto il mondo, si svolgerà il Worldwide PhotoWalk 2012. L’avvenimento, organizzato da Scott Kelby, presidente della National Association of Photoshop Professionals (Stati Uniti) e editore di Photoshop User Magazine, è giunto alla sua quinta edizione ed è attesissimo dagli amanti della fotografia.

L’evento consiste in delle passeggiate fotografiche, disposte per il medesimo giorno, che vedrà coinvolto un numero impressionante di patiti dell’obiettivo. Si tratta, in pratica, di approfittare delle occasioni offerte dai tragitti percorsi a piedi, in città o in altri luoghi, per scattare foto, in linea con la filosofia della street photography.

A partire da quest’anno, grazie alla passione e all’impegno di diversi fotografi e appassionati salentini, anche Lecce è stata inserita nel circuito internazionale legato a tale pregevole iniziativa. Per il popolo salentino l’appuntamento è alle 9.45 in piazza Sant’Oronzo, per essere più precisi, nei pressi della colonna del patrono.

Da qui si percorreranno le vie del corso vecchio (il tutto avrà una durata di circa due ore), quindi si farà ritorno in piazza, dove ognuno avrà la possibilità di confrontare le proprie foto con quelle degli altri partecipanti. Le migliori foto parteciperanno al concorso internazionale, che mette in palio diversi premi. Un’opportunità davvero allettante per chi ha fatto della fotografia la propria passione.

Gli interessati che intendano prendere parte all’iniziativa dovranno registrarsi al seguente indirizzo web: worldwidephotowalk.com/lecce-puglia-italia/. Per maggiori informazioni si può visitare il sito worldwidephotowalk.com.

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La discarica di Cavallino si fa sentire ancora

Il problema dei cattivi odori provenienti dalla discarica di Cavallino, situata presso zona Guarini, va avanti ormai da anni tra le proteste di tutto il circondario.
Ovviamente, le esalazioni fetide sono particolarmente avvertite dalla popolazione nella stagione estiva che – complice la calura e le finestre aperte – viene
letteralmente sommersa da olezzi nauseabondi. Il fastidio è stato avvertito anche in quel di San Cesario, fatto che ha spinto il sindaco Andrea Romano a prendere una posizione decisa a riguardo.

Per il primo cittadino di San Cesario l’essere vittime di questi cattivi odori permanenti è causa di disagio non solo per chi non ha impianti di climatizzazione,
e che quindi deve tenere chiuse le imposte – pensa soprattutto ad anziani e persone sofferenti – ma anche per i gestori di locali commerciali che si vedrebbero
penalizzati nell’esercizio delle loro attività. Non è difficile intuire che mangiare una pizza mentre arrivano folate di vento impestante è, oltre che
disgustoso, anche poco igienico.

D’altronde le zone colpite dai cattivi odori sono diverse nel raggio di una decina di chilometri a partire dalla discarica, a seconda dell’indirizzo del vento.
Disagi si avvertono anche presso il centro commerciale Leclerc-Conad di Cavallino, nel comune di San Donato di Lecce e nella frazione di Galugnano, nonché a
Lizzanello.

Stando così i fatti, il sindaco di San Cesario, facendosi portavoce del malessere di tutti i cittadini, ha ribadito alla Provincia di Lecce di rafforzare il controllo sulle emissioni nell’aria e di far ordinare i necessari accertamenti con lo scopo di appurare le cause che determinano i miasmi derivanti dall’impianto di trattamento e smaltimento rifiuti di Cavallino, e a prendere i dovuti provvedimenti per una soluzione definitiva di tale problematica.

Non è la prima volta che privati cittadini, esponenti delle istituzioni e di libere associazioni tentano di far presente a chi di dovere la gravosità della situazione, ma tutti sperano che l’interesse degli addetti ai lavori si risvegli quanto prima e che finalmente di possa procedere ad un’azione risolutiva.

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Scirocchi barocchi di Giuseppe Resta: l’indignazione non è morta

Tra le novità editoriali del 2012, Scirocchi barocchi – sottotitolo: racconti meridiani di amore e rancore – di Giuseppe Resta (Kurumuny Edizioni)
occupa sicuramente un posto di primo piano.

Impreziosita dalla prefazione di Livio Romano, questa raccolta di racconti parla chiaramente, senza mezzi termini, con una scrittura dalla forza dirompente, di presente e passato, di persone e vita vissuta. Il tutto in un Salento vero e a tratti disorientante.

Come pervase da fotogrammi e disegni tipici del meridione, le storie presenti in questo libro si snodano lungo percorsi a volte lisci a volte accidentati,
attraversando non solo geofraficamente l’estremo lembo di Puglia ma anche quei luoghi sociali, tra cui la politica, che molto hanno dato (e tolto) ai cittadini.

L’autore fa un ampio uso di sana ironia, che fa mantenere i racconti in equilibrio tra commedia e tragedia, e che fa trapelare quel sentimento di amore-odio per
la propria terra che molti artisti spesso portano dentro. Il lavoro di Resta contiene numerosi spunti di riflessione e, a questo proposito, molto interessante si rivela quello sulle differenze tra gli uomini di un tempo e quelli di oggi. Pensieri non giudicanti, non punti di non ritorno ma punti dai quali ricominciare, magari per diventare uomini migliori.

Scrive Livio Romano:

“Resta mette in scena frammenti di realtà paesana, attuali e antichi, appunti diviaggio, notarelle nostalgiche sulla propria e altri esistenza: costantemente animatodall’indignazione, valore che sembrava morto e sepolto in questo scorcio di inizio secolo dominato da uno svergognato narcisismo collettivo”.

Giuseppe Resta, classe 1957, nato a Galatone, è architetto e blogger. Operatore culturale di indubbia poliedricità, è impegnato nella difesa e nella valorizzazione
del territorio e si spende per l’etica in politica. Partecipa alle attività culturali e politiche della provincia, è membro della direzione del sito di storia medievale
dell’Università di Bari. Scrive, inoltre, su varie testate.

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A Collepasso Donne in thriller

Sabato 28 luglio, alle 21, presso il palazzo baronale di Collepasso, si terrà Donne in thriller, un incontro con racconto e presentazione delle opere narrative Café des Artistes di Angela Leucci e L’Avvocato del Re di Maria Serena Camboa, entrambe edite da Lupo Editore. L’evento è organizzato da Cantieri Ideali, associazione promozione sociale. Presenta e modera Mario Vecchio.

Due donne per due libri mozzafiato, adrenalinici e ricchi di suspense, che accompagnano il lettore in un susseguirsi caotico di scene magnetiche e d’azione,
di viaggi nei territori bui della psiche e nei luoghi di confine da dove questi singolari romanzi fanno capolino.

Angela Leucci è di tutto di più: giornalista, blogger, scrittrice, ha pubblicato diverse raccolte di racconti e poesie. Café des Artistes è un romanzo breve che ci
conduce attraverso storie quasi inenarrabili, ma al tempo stesso mescola ironia e malinconia. Maria Serena Camboa è una giovane avvocato cassazionista, autrice di numerosi articoli e saggi. E’ alla sua prima opera narrativa, un legal thriller all’italiana dove si intrecciano giochi di potere, cinico arrivismo, ma anche un po’ di candido amore, il tutto tra Foro leccese e campagne salentine.

Gli organizzatori invitano il pubblico dei lettori a essere presente a quella che si rivelerà senz’altro un’interessante quanto intrigante serata in compagnia delle
storie al cardiopalma delle due autrici, tra le migliori rappresentati del Salento in giallonero.

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A Koreja presentazione del catalogo Senso Plurimo 3

Lunedì 2 luglio, alle 20, presso i Cantieri Teatrali Koreja a Lecce, sarà presentato il catalogo Senso Plurimo 3, appuntamento che chiuderà la rassegna arti visive
2012. Il catalogo, a cura di Marinilde Giannandrea, include testi critici di Simona Caramia, Marinilde Giannandrea, Salvatore Luperto, Lorenzo Madaro e Franco Ungaro ed è edito da Locopress.

L’evento è la perfetta conclusione di una successione davvero notevole di mostre, le quali sono state allestite in un box collocato nel vestibolo del teatro. Un modo
di esporre che si è andato affermando nel corso degli ultimi tre anni – siamo infatti alla terza edizione – e che dona al visitatore un colpo d’occhio considerevole,
mettendo in risalto le opere dei giovani artisti pugliesi.

Quattro gli artisti che in quest’edizione si sono confrontati con il box di Rune Ricciardelli: Sandro Marasco, Pierpaolo Miccolis, Maria Grazia Carriero,
Alessandro Passaro, che hanno dato vita a un iter sviante sui livelli dell’esistenza e delle forme espressive, muovendo il pubblico a raffrontarsi con uno
spazio che è andato in direzione della pluralità creativa.

Le opere, tutte davvero originali, coinvolgono i visitatori in tutto e per tutto. Prendiamo, ad esempio, l’installazione di Marasco, in cui il contenitore espositivo
diviene una camera in disordine resa ancora più caotica dal pubblico, una zona individuale ricca di riferimenti psicologici. Il sapiente uso degli acquerelli da parte di Miccolis, che con il suo lavoro tratta tematiche legate alle relazioni, passando per aberrazioni contemporanee come l’inquinamento ambientale e il rapporto malato che l’uomo d’oggi ha con gli alimenti. E poi ancora il tumulto creato dalla Carriero, che ha sconvolto le regole mediante un’opera dall’atmosfera dilatata figlia di un codide digitale che riecheggia l’infinito e il vuoto. Infine Passaro, la cui pittura è esplosione, colore scagliato sulla tela e fuoriuscito dalla scatola espositiva, che è andato a occupare le pareti del foyer, perché ciò di cui parla questa detonazione artistica è un conflitto universale dell’esistenza e dell’arte.

Degno di nota appare poi il contributo di Carlo Michele Schirinzi (fuori rassegna) su Carmelo Bene, da cui risulta evidente una denuncia – tra ironia e severità –
riguardo una memoria che, il più delle volte, sembra essere insincera e funzionale a interessi di parte.

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Il Presidio del libro di Massafra ospita Vittoria Coppola

Venerdì 29 giugno, il Presidio del libro di Massafra ospiterà Vittoria Coppola, giovane autrice del fortunato romanzo d’esordio Gli occhi di mia figlia, edito da
Lupo Editore (in seguito editato anche da EdizioniANordest), vincitore de titolo di migliore romanzo dell’anno 2011, conferito da Billy, il vizio di leggere, rubrica
letteraria del Tg1 Rai.

L’evento, organizzato in occasione del decennale dei Presidi del libro in collaborazione con la biblioteca comunale di Massafra, la Regione Puglia,
l’Università Popolare delle Gravine Ioniche, l’associazione culturale MassafrArte e il Leo Club Massafra-Mottola Le Cripte, avrà inizio alle 18.30 presso la sede del Presidio.

L’incontro sarà un’occasione per rivisitare la trama e i personaggi di questo romanzo, rivelatosi un fenomeno della piccola editoria impensabile alla vigilia
del concorso. Un successo che, battendo nomi importanti e giganti dell’editoria, ha catapultato la Coppola verso una ribalta nazionale, ponendola all’attenzione di prestigiosi salotti letterari.

Dichiara la scrittrice:

“Sono felice di essere ospite di questa città in occasione dei dieci anni del Presidio del libro. Mi emoziona sapere che il mio romanzo sia stato scelto per onorare un’occasione così bella, in cui, ancora una volta, la cultura diventa motore di una città, regalando semplici – ma essenziali – emozioni a chi vorrà esserne partecipe.”

Gli occhi di mia figlia, romanzo impregnato di sentimenti forti e giochi del destino, è stato subito amato dal pubblico dei lettori, forse perché, nella sua semplicità e scorrevolezza, è riuscito a toccare il cuore dei tanti che si sono avventurati tra le sue pagine.

Difficile rimanere indifferenti davanti alle sorti di una ragazza il cui avvenire sembrava scritto da una madre despota e manipolatrice, nella quasi involontaria
indifferenza di un padre succube della moglie. E difficile risulta non riconoscersi nella protagonista, mettersi nei suoi panni. L’eterno cruccio dell’amore ostacolato, avversato dalla perversione di chi non sa amare se non possedendo e controllando le vite degli altri. E poi c’è l’amicizia, questo valore dei valori che non muore mai quando è vero. Un romanzo, dunque, capace di emozionare e far sognare che forse, nonostante tutto, sarà l’amore a trionfare.

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A Copertino l’arte è contagiosa

Venerdì 29 giugno, dalle 17 alle 2, presso il parco della Grottella a Copertino, si terrà la seconda edizione della rassegna artistica e musicale Epidemia d’Arte. L’evento, organizzato da Chiu Stili Pe Tutti e L’auramente, ha lo scopo di favorire la cultura del territorio con mostre di pittura e fotografia, danza, teatro, realizzazioni artistiche, arte di strada, performances, musica dal vivo.

Trattasi di un appuntamento sicuramente apprezzabile, che già nella prima edizione ha dimostrato come si possa promuovere la cultura in questa terra che ha tanti problemi ma che offre, a ben guardare, anche molteplici risorse. L’impegno degli organizzatori ha saputo ripagare gli sforzi impiegati per creare una possibilità in più per chi, come i giovani, necessita di una vetrina che non si riduca a mero strumento pubblicitario ma rappresenti una vera occasione di crescita culturale.

Numerosi gli artisti delle più svariate discipline che hanno aderito all’iniziativa, certi che il modo migliore di fare arte sia quello plurale e partecipativo. Mettersi
in gioco non è mai facile, ma è una condizione insispensabile con la quale deve confrontarsi chiunque abbia l’aspirazione di far conoscere le proprie opere e
ragioni.

Tra gli ospiti, una menzione speciale meritano Vito Mazzotta, storico artista che ha fatto dell’uomo e della terra, dell’essere cosmico e della nudità la sua costante ricerca e Maurizio Leo, poeta schivo e mai banale, per certi versi figlio della beat generation, che ha all’attivo diverse pubblicazioni, alcune delle quali diventate dei piccoli fenomeni cult.

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A Squinzano va in scena la Divina Commedia

Domenica 24 giugno, alle 21,30, all’interno dello spettacolo Un pozzo di novità, che si terrà in piazza della Vittoria a Squinzano, verrà messo in scena un estratto de La Divina Commedia, l’opera, musical di Marco Frisina su libretto di Gianmario Pagano per la regia di Michele Blasi.

L’evento, presentato da B2 Musica e Spettacolo, vedrà un cast composto da Giorgio Martina, Emanuele Perlangeli, Gennie Terrasi, Marco Mancino,
Maria Garzia ed Eleonora Presta, con la partecipazione della scuola di ballo Queen Dance School di Regina Lombardo.

Questa rappresentazione mette insieme una compagnia dalle vesti inedite, in cui i partecipanti hanno in comune lo slancio verso una tipologia teatrale dove il
connubio tra musica e parole inonda e coinvolge sia i personaggi interpretati dagli attori sia il pubblico.

Potrebbe sembrare pleonastico affermare che confrontarsi con il poema per antonomasia non è cosa delle più semplici, ma l’impegno e la preparazione di quanti
hanno reso possibile questa messa in scena, ha contribuito alla creazione di uno spettacolo davvero affascinante che ha già dato prova di fermare l’attenzione degli spettatori, evitando l’eccessiva formalità che, il più delle volte, porta ad appesantire il tutto.

Una lettura originale del poema dantesco, tesa ad evidenziare come la Divina Commedia possa parlare – e con quale potenza – anche agli uomini del terzo
millennio. Perché si è uomini sempre, e, oggi come ieri, la vita pone interrogativi, infligge pene e tormenti, ma dona anche grandi gioie e spinge a migliorarsi.
Ed è proprio in questo che risiedeva per Dante la grandezza dell’uomo: nel suo essere ad un tempo così fragile e così forte, creatura imperfetta ma dotata di
ragione e sentimento.

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A Calimera si accendono i lampioni

Anche quest’anno, come di consueto, il centro storico di Calimera si illuminerà con la Festa dei Lampioni, tradizionale appuntamento che fortunatamente ha resistito all’assalto del tempo.

La Festa dei Lampioni – che probabilmente affonda le proprie radici negli antichi riti per il solstizio d’estate e attualmente è dedicata a san Luigi (21-23 giugno) – è stata organizzata dalla Pro Loco di Calimera e da Ghetonìa in collaborazione con il Comune di Calimera, Arci Festa della Musica e la Camera di Commercio di Lecce.

Questa usanza, che avrebbe i suoi natali in Cappadocia, è stata fin da subito apprezzata dalle popolazioni locali che ben presto l’hanno adottata. In buona
sostanza, svariati gruppi di persone realizzavano i lampioni con l’ausilio di canne (utilizzate per l’intelaiatura), di colla a base di farina e di carta velina. Una volta confezionati i lampioni, al loro interno si poneva una candela e il gioco era fatto. Dopodiché venivano appesi per le strade cittadine dove chiunque poteva
ammirarli. Chi oggi è erede di questa tradizione ha cercato, per quanto possibile, di rispettare le antiche modalità di assemblaggio.

Ma la festa, oltre ai lampioni e alle celebrazioni religiose, offrirà anche musica popolare e la possibilità di immergersi tra le bancarelle gastronomiche e di
artigianato. Tra le prelibatezze che si potranno gustare merita un plauso speciale lu cuturusciu, un tipico prodotto da forno di Calimera.

Numerosi poi i musicisti che si esibiranno nell’arco delle tre serate, ricordiamo Roberto Licci, Salvatore Cotardo e Franco Nuzzo dei Ghetonìa, il gruppo occitano
Chambra d’Oc, il Canzoniere Grecanico Salentino, Antonio Castrignanò con Emanuele Licci e Ninfa Giannuzzi.

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