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In 10 mila per dire no al petrolio

Si è svolta la manifestazione di Monopoli del 21 gennaio, organizzata dal comitato “No petrolio, sì energie rinnovabili”. Una marea gialla, il corteo di diecimila persone che a Monopoli ha detto no alle trivelle nell’Adriatico e sfilando ha fatto fare un passo in dietro sulle liberalizzazioni petrolifere previste nella manovra finanziaria Cresci Italia. La folla si è riunita alle 9 e alla partenza è stata preceduta dai Gonfaloni delle Regioni Puglia e Abruzzo, rappresentata dal capogruppo regionale di Rifondazione Maurizio Acerbo.
Il serpentone è confluito in piazza Vittorio Emanuele dove ha festeggiato, alla presenza di Antonio Stornaiolo, i musicisti baresi “I maltesi”, padre Alex Zanotelli in vivavoce per la difesa dell’acqua pubblica e Giobbe Covatta, che ha ironizzato a suo modo sul tema delle trivellazioni. Ha allietato la folla anche la cantante Erica Mou.
Presenti anche Bonelli dei Verdi e Debora Serracchiani del Pd.
Tutti presenti i politici pugliesi, il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e il capogruppo Pdl Rocco Palese e gli assessori regionali Fabiano Amati, Silvia Godelli, Nicola Fratoianni.
Il presidente del consiglio regionale Onofrio Introna ha ringraziato tutti, parlando a nome dell’assemblea pugliese, riunita in un coro unanime, Introna ha sottolineato il “grande messaggio lanciato a tutto il Paese da una mobilitazione. Dobbiamo continuare a batterci, perché i pericoli non sono stati superati con la decisione del governo nazionale di sospendere norme meno restrittive sulle coltivazioni di petrolio e gas in mare. Bruxelles deve garantire a milioni di cittadini sui mari del Mediterraneo europeo di poter contare su un ambiente marino al sicuro da torri, pozzi e chiazze di sostanze inquinanti”.
Al termine della manifestazione Vendola ha sottolineato la migliore espressione della cittadinanza territoriale, che “sta aiutando l’Italia a emanciparsi da un vecchio modello di crescita economica che uccide l’ambiente”.
Legambiente attraverso Stefano Ciafani e Francesco Tarantini, fa notare che “se estraessimo gli 11 milioni di tonnellate di riserve petrolifere stimate nei fondali marini del nostro Paese, li esauriremmo in soli 55 giorni. Le trivellazioni non servono a ridurre i costi delle bollette”.
Il capogruppo Udc regionale, Salvatore Negro, ha evidenziato il pericolo derivante dall’estrazione per Otranto: “I progetti delle compagnie petrolifere sono in contrasto con quelli di valorizzazione e di sviluppo della nostra regione”.
Soddisfazione a nome del comitato “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili”, promotore della manifestazione dalla coordinatrice Silvia Russo.
L’assessore all’ambiente regionale Lorenzo Nicastro esprime soddisfazione per la riuscita della manifestazione, ma si dice preoccupato per notizie nazionali. Non verrebbe rispettato il diritto all’autodeterminazione della Puglia, che “si oppone, non solo con la piazza ma anche con atti amministrativi.
Vogliamo vederci chiaro: abbiamo accolto con favore, qualche giorno fa, le rassicurazioni del ministro Clini sulla distanza minima delle trivellazioni dalle coste e dalle aree protette. Avevamo ritenuto un fatto positivo la dichiarazione secondo cui al centro degli obiettivi del governo ci fosse la tutela dell’ambiente. Eppure apprendiamo dalla stampa nazionale pessime notizie. In particolare si discuterebbe di modifiche al decreto legislativo 152/2006 che rischierebbero un vuoto normativo pericoloso in una materia delicata come questa”.

Jenny De Cicco

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Esulta FederBalneari, rimosso l’articolo 26

L’ipotesi di Federbalneari Italia si concretizza: eliminato l’articolo 26 dal pacchetto delle liberalizzazioni.

Federbalneari esprime la propria soddisfazione con una nota stampa dal titolo eloquente, “L’ondata di liberalizzazioni non travolge le coste italiane”.

Stracciato, come sperato dagli impreditori balneari italiane e salentini, l’articolo 26 dal testo definitivo del Decreto Liberalizzazioni. L’ipotesi di Federbalenari diviene realtà. “Quanto risulta dalla bozza del provvedimento che il governo presenterà domani – si legge nella nota – Uno slalom difficile quello che il comparto balneare ha messo in atto tra le 107 pagine e i 44 articoli del Decreto che sembrano non colpire, almeno in questa prima fase, il settore.

Il contenuto dell’articolo 26, stracciato dal testo definitivo del Decreto, minava di fatto, anni di sforzi delle rappresentanze di categoria rappresentando più un ostacolo che uno strumento di crescita. Siamo a favore delle liberalizzazioni e alle riforme strutturali che servono a favorire la crescita del nostro settore – afferma il presidente Renato Papagni – ma siamo contro le liberalizzazioni inutili. La disposizione ventilata dagli uffici tecnici del ministero del Turismo riduceva la durata della scadenza delle concessioni a 4 anni, ostacolando in questo modo la possibilità di fare degli investimenti e dei progetti di crescita a lungo termine.

Le concessioni devono essere ventennali. La crescita non si costruisce in laboratorio ma si avvale anche dell’esperienza di imprenditori che da anni hanno il polso della realtà.

L’ipotesi d’occupazione camorristica delle coste italiane innescata potenzialmente dal meccanismo delle aste e dall’innesto di denaro riciclato ha evidentemente attivato i tecnici che hanno ascoltato le ragioni di Federbalenari e rimesso in discussione le modalità con cui liberalizzare il sistema spiagge.

Non solo, l’articolo 26 così concepito non poteva essere presente sul teso definitivo del Decreto in quanto in totale disallineamento con il percorso intrapreso negli anni scorsi con l’Ue e si pone in aperto contrasto con l’intera normativa di settore e, in particolare, con l’articolo 11 della recente Legge Comunitaria che pone in atto l’evidenza pubblica delle concessioni demaniali marittime a partire dal 1 gennaio 2016.

Federbalneari si è subito messa in moto per presentare al ministro Gnudi il 23 Febbraio una proposta concreta che rappresenti tutta l’imprenditoria balneare e che possa essere condivisa con le strategie di liberalizzazione e soprattutto con l’obiettivo del Decreto: far ripartire la crescita e rimuovere quegli ostacoli che frenano le potenzialità di sviluppo del settore. Questo l’obiettivo della riunione di giunta di Federbalneari che si terrà il 27 gennaio al lido di Roma”.

Jenny De Cicco

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Anche Alternativa Comunista contro le trivelle

Un po’ tutti si stanno schierando contro le trivelle nell’Adriatico e a favore della manifestazione di Monopoli. Non poteva fare di certo eccezione Alternativa Comunista, partito forse non troppo spesso al centro della cronaca come altri, ma che ha fatto della causa ambientale una delle proprie cause a favore dei più deboli e del nostro territorio. Così, anche Alternativa Comunista dirà no alle trivelle a Monopoli, e manifesterà anche contro delle questioni inerenti le decisioni del governo Monti. “Saremo presenti – dice il segretario Michele Rizzi – perché riteniamo che nessuna compagnia petrolifera, nessuna lobby energetica deve distruggere il nostro ambiente marino e sottomarino per il profitto e per interessi capitalistici. Il nostro mare non è in vendita e la Northern Petroleum deve essere cacciata dalla Puglia perché assolutamente non gradita. D’altronde, la nostra opposizione alle lobby petrolifere è pari a quella nei confronti del governo Monti che, quale rappresentante diretto degli interessi capitalistici in Italia e in Europa, con manovre finanziarie fatte di attacchi a lavoratori, pensionati e precari, di fatti, attraverso il ministro Clini, con il decreto Salva Italia, liberalizza le ricerche di petrolio e quindi la distruzione dell’ambiente marittimo e non solo. E non è un caso, che centrodestra e centrosinistra appoggino in maniera bipartisan questo governo mentre a parole dicono di essere contrarie agli atti di politica economica che poi attua. Per questo, se il governo e la Northern Petroleum dovessero continuare nei loro propositi di distruzione ambientale in Puglia, a partire da tutta la fascia adriatica della Regione, si deve proclamare uno sciopero generale per fare come fatto qualche anno fa a Scanzano, ossia per sconfiggerli entrambi”.

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Ritrovamento di un daino morto a Tricase Porto

Risale a mercoledì scorso il ritrovamento nei pressi di Torre del Sasso (Tricase Porto) di un esemplare di daino maschio, animale certo insolito per la nostra macchia mediterranea.

Dopo aver ricevuto una telefonata, che avvisava della presenza dell’animale, la Polizia Municipale si è recata sul posto assieme alla Forestale, al servizio veterinario area C e al biologo dell’Ente Parco Naturale Regionale “Costa di Otranto – Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase”, Francesco Minonne, area all’interno della quale rientra la zona di Torre del Sasso.

Qui non è stato possibile fare altro che constatare il decesso del daino, ormai dilaniato dai morsi di altri animali e privo delle orecchie.

Particolare questo che ha fatto pensare a un abbandono volontario dell’ animale in un posto in cui purtroppo tale pratica sembrerebbe molto usuale.

Si ipotizza che il daino sia deceduto per cause ignote, ma il proprietario, anziché provvedere allo smaltimento secondo l’iter previsto, abbia deciso di disfarsene abbandonando la carcassa nel bosco di Torre Sasso e amputandone le orecchie, dotate di marchi identificativi, per non essere individuato.

L’illecito commesso è di duplice natura: da un lato di ordine giuridico, dal momento che è assolutamente illegale abbandonare carcasse a cielo aperto, creando di fatto delle vere e proprie discariche di animali morti, e dall’altro di ordine etico, perché si può verosimilmente pensare che si trattasse di un animale cresciuto e allevato con affetto, e poi invece abbandonato senza scrupolo.

Il Corpo Forestale dello Stato ha provveduto a smaltire la carcassa secondo le procedure previste e a sporgere denuncia contro ignoti.

Antonella Cazzato

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Erosione e legge 26, inizia l’anno degli imprenditori balneari

Sono molteplici i problemi che affliggono gli operatori balneari e le coste pugliesi.

In particolar modo le coste del Salento sono state preda del maltempo e vittime della sua azione erosiva fin dall’inizio dell’anno. Intanto in parlamento si è discusso l’articolo 26 relativo le concessioni demaniali, aspramente criticato da FederBalneari.

Secondo quanto riferito da Mauro Della Valle, di Federbalneari, “il sopralluogo del sindaco di Lecce Paolo Perrone, presso alcune spiagge delle marine di Lecce la scorsa settimana, ha individuato un’immediata e ottima strategia di pronta operatività”.

Il sindaco ha annunciato ai numerosi balneari presenti al sopralluogo l’urgente volontà di riunire gli amministratori che rientrano nell’unità fisiografica rilevata dalle linee guida dalla regione Puglia.

In questa unità fisiografica individuata dalla Regione e dunque al tavolo tecnico dovrebbero prendere parte anche i sindaci di Brindisi, San Pietro Vernotico, Torchiarolo, Lecce, Vernole, Melendugno e Otranto, i quali appartengono ai limiti amministrativi alla subunità che va da Torre Cavallo (Br) al porto di Otranto.

E’ bene precisare che in questa area-unità, litorale Torre Cavallo-Otranto, il 46,6% è rappresentato da spiagge sabbiose, il 14,20% da costa rocciosa, il 23% da falesie, dal 7,1% da falesia con spiaggia sabbiosa, dall’1,3% da spiaggia ciottolosa, dall’1,1% da costa rocciosa con spiaggia sabbiosa.

Da questi studi si rileva che tutto il cordone dunale è in erosione.

Dalla discussione tra Assobalneari Salento e gli imprenditori balneari è giunta anche la proposta al sindaco Perrone di riconoscere all’Università del Salento la regia scientifica di supporto agli uffici tecnici comunali. Università e tecnici comunali possono progettare interventi di tutela costiera in conformità delle linee guida regionali.

Oltre alla lotta all’erosione, la battaglia va avanti burocraticamente tra gli scranni parlamentari.

Gli operatori balneari chiedono la modifica dell’articolo 26. In seguito alla discussione con FederBalneari, il ministro del Turismo Piero Gnudi pare aver cambiato opinione. Secondo le indiscrezioni, al Dipartimento del Turismo sarebbe giunto l’ordine di eliminare l’articolo oggetto della disputa dalla bozza del decreto liberalizzazioni che è stato votato il 19 gennaio prossimo nel pacchetto delle liberalizzazioni.

“L’ipotesi di occupazione camorristica delle coste italiane ha colto nel segno accendendo l’attenzione del ministro del Turismo e degli addetti ai lavori che hanno rimesso in discussione le modalità con cui liberalizzare il sistema spiagge. Siamo convinti che il dialogo debba avvenire nelle sedi istituzionali opportune con proposte concrete – afferma Renato Papagni, presidente nazionale di FederBalneari – Come richiesto dal ministro ci presenteremo all’incontro del 23 febbraio con un documento che possa essere condiviso con le strategie di liberalizzazione. L’elaborato che sarà pronto già per il 30 gennaio si baserà sull’accordo attualizzato che le rappresentanze imprenditoriali del sistema balneare hanno già firmato due anni fa. Un messaggio alle altre sigle (Confcommercio e Confesercenti) che non si ripeta l’errore di non comprendere il momento storico politico. Potremmo finire dalla padella alla brace. Papagni e Mussoni non erano stupidi quando volevano firmare con l’allora ministro Fitto il protocollo d’intesa. Forse l’esperienza e la visione strategica avevano già allora indicato la strada buona”.

Jenny De Cicco

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Maglie, torna alla luce il frantoio ipogeo

Saranno più di mezzo milione gli euro che l’amministrazione comunale utilizzerà per risistemare tutta l’area del frantoio ipogeo di piazza Domenica Rosa Garzia. Il progetto elaborato dall’architetto Antonio Monte prevede il “risanamento, la pedonalizzazione, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio storico culturale” non solo della struttura sotterranea ma anche dell’area soprastante, per molti anni destinata a parcheggio in pieno centro storico. Il frantoio era stato già oggetto di attenzioni nel 2003 quando venne interamente perlustrato dalla direttrice del Museo, Assunta Medica Orlando ma per mancanza di finanziamenti non fu previsto alcun tipo di intervento.

Negli anni successivi alcuni smottamenti avevano fatto temere per la stabilità della costruzione e l’ufficio tecnico aveva provveduto a effettuare nuovi rilievi e nuove ispezioni sotterranee, realizzate questa volta dal dirigente Giovanni Puce, dall’architetto Antonio Monte e dal geologo Francesco Gianfreda. I risultati dimostrarono la fessurazione di una parte della volta e la necessità di un urgente consolidamento. L’amministrazione quindi come primo atto aveva disposto la pedonalizzazione dell’area e successivamente si era attivata per il recupero delle somme necessarie per la ristrutturazione. Il finanziamento di 538mila euro arriverà dalla Regione Puglia nell’ambito del Programma di Attuazione dell’asse VII del Pon Fesr 2007/2013 “Competitività ed attrattività delle città e dei sistemi urbani”. Si tratta di un progetto per lo sviluppo della rete di interconnessione tra centri minori per la mobilità lenta di cui fanno parte dieci i comuni associati da ambiti operativi comuni: il capofila San Cassiano, Supersano, Surano, Nociglia, Botrugno, Scorrano, Sanarica, Giuggianello, Maglie e Muro Leccese. Si interverrà sull’intera area: in superficie sarà rimosso tutto l’asfalto della piazza, sarà sistemato un basolato con elementi di pietra calcarea di Apricena e verrà quindi realizzato un nuovo impianto di illuminazione.

Negli ambienti ipogei invece saranno recuperate le vasche e gli splendidi torchi presenti, uno del tipo “alla calabrese” in legno e l’altro “alla genovese”.

Maurizio Tarantino

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Due operazioni contro l’abusivismo edilizio nel Salento

Due le operazioni messe a segno per contrastare l’abusivismo edilizio nel Salento.

Nel primo caso, le fiamme gialle della Tenenza di Casarano hanno sequestrato una struttura ricettiva sita in Supersano e denunciato la proprietaria, originaria del posto, per violazione delle norme in materia di edilizia.

L’edificio, immerso nella macchia mediterranea e circondato da ulivi secolari, registrato come deposito per attrezzature agricole, in realtà con le sue cinque stanze sontuosamente arredate e i relativi servizi igienici, si presentava come un’accogliente struttura ricettiva per turisti in cerca di pace e tranquillità.

Dai primi accertamenti compiuti dai finanzieri presso l’ufficio tecnico di competenza, è emerso che la struttura era stata adibita abusivamente all’accoglienza di un numero maggiore di clienti e che risultava peraltro priva delle relative autorizzazioni, perché costruita in un’area con precisi vincoli idrogeologici, superficiali e geomorfologici.

Del caso si sta ora occupando la Procura della Repubblica di Lecce.

Un’altra operazione, sempre per contrastare l’abusivismo edilizio, è stata condotta dalla guardia forestale di Tricase nella zona di Diso. Qui gli agenti, durante un controllo, hanno rinvenuto un seminterrato in cemento armato di due vani, adibiti rispettivamente a cantina e garage, per una superficie totale di 160 metri quadrati.

L’immobile risulta costruito senza le necessarie autorizzazioni perché situato in una zona che rientra nel piano urbanistico territoriale tematico (Putt) della Regione per la tutela, la valorizzazione e la salvaguardia degli assetti paesaggistici soprattutto nelle aree agricole.

Il fabbricato è stato posto sotto sequestro e il padre del proprietario ne è stato nominato custode giudiziario.

Antonella Cazzato

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Niente vincoli su Vaste, gli ambientalisti si oppongono

Carte in regola per l’edificazione a Vaste. La Soprintendenza dei Beni Culturali dà il via libera alla lottizzazione del terreno adiacente al Parco dei Guerrieri di Vaste, frazione del comune di Poggiardo.

Proprio nei pressi dell’importantissimo sito messapico è prevista la realizzazione di abitazioni isolate o addossate con una fascia per la realizzazione di verde e parcheggi pubblici, in quanto rientrante nella categoria C d’espansione edilizia.

L’allarme è scattato in questi giorni, quando sui social network sono comparse le immagini dei cartelli. Le associazioni ambientaliste e i cittadini informano della vendita di lotti di suolo edificabile nella frazione di Vaste.

Il Parco archeologico dei Guerrieri è costituito da 20 ettari in zona Melliche ed è stato inaugurato ufficialmente nell’aprile 2011, è un sito noto a livello internazionale per gli importanti reperti messapici. Il sito è dimora dei resti di un tempio pagano, capanne e tombe provviste di corredo funerario, che per pura fortuna non hanno subito l’onta dei tombaroli.

Un’area d’interesse storico per la città di Poggiardo che sulla sua valorizzazione ha fondato gli ultimi anni di politica.

Per gli ambientalisti il sito e l’ambiente circostante, comprese le contrade Melliche e Fonda Pizzinache vanno protetti e non vanno toccati. Gli indignados poggiardesi sulla propria bacheca Facebook divulgano la notizia che passa di bacheca in bacheca tra le associazioni ambientaliste. E’ intervenuto con veemenza anche Oreste Caroppo, membro e portavoce del Forum Ambiente e Salute: “Vaste è la nostra Pompei. I reperti trovati in contrada Melliche sono il fiore all’ occhiello del Museo Archeologico di Vaste e oggetto di pubblicazioni internazionali di archeologia e storia antica. E sul cartello dello scandalo che invita ad acquistare lì casa e divenire complici dello scempio, si ha pure il coraggio di scrivere: indagini archeologiche già effettuate, ben sapendo dunque e tentando inutilmente di scongiurare l’estrema criticità dell’assurdo intervento. Fermate chi profana il sonno dei guerrieri. Colate di cemento e svellimento a colpi di ruspa della nostra storia più nobile di gesta e cultura, quella dei Messapi, i popoli italico-greci del Salento, coevi degli etruschi e dei latini.

Questo è troppo”. Ma l’area non è sottoposta a vincolo archeologico, l’unico strumento che potrebbe strappare i terreni attorno al parco archeologico alla cementificazione. Lo ha spiegato nei giorni scorsi Francesco D’Andria, direttore della Scuola di Specializzazione in Archeologia dell’Università del Salento.

Nel frattempo il sindaco Giuseppe Colafati, eletto lo scorso aprile, dichiara che la sua amministrazione osserverà la massima vigilanza sul rispetto, da parte dei titolari della lottizzazione, dei rilievi e delle prescrizioni avanzate nel tempo dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici della Puglia. La storia di questa lottizzazione, come spiegato da Colafati, approvata dal Consiglio comunale di Poggiardo nel gennaio del 2002 e approvata, senza alcuna osservazione-opposizione, in via definitiva il 24 luglio sempre del 2002. Negli anni è stato sottoposto al vaglio della Soprintendenza la quale ha verificato l’eventuale presenza di reperti archeologici o altro materiale di pregio, ha trasmesso ai privati interessati e al Comune una serie di prescrizioni alle quali coloro che lottizzeranno, dovranno attenersi.

Jenny De Cicco

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Manifestazione di Monopoli, la politica aderisce al di là delle bandiere

Fronte compatto della politica della regione che si prepara alla manifestazione del comitato “No Petrolio” di Monopoli il prossimo 21 gennaio. Nell’eventualità non dovesse essere sufficiente al cambio di rotta c’è chi, come il presidente del consiglio regionale Onofrio Introna, propone una petizione comunitaria per impedire l’estrazione d’idrocarburi nell’Adriatico.

Adesione di tutti i gruppi politici presenti in Regione, dei rappresentanti pugliesi in parlamento e probabile presenza del leader dell’Idv Antonio Di Pietro.

Durante la conferenza stampa di presentazione della manifestazione del 16 gennaio, Nichi Vendola ha sottolineato il ruolo della Puglia come ”la prima produttrice d’energia rinnovabile d’Italia. Per noi il petrolio è il mare. Cercare il petrolio nel mare significa invece rischiare di distruggere quel tesoro che già abbiamo. Noi metteremo insieme tutto il potere istituzionale delle comunità, faremo tutti i passi che si potranno fare sul piano giuridico, diremo tutto ciò che si può esprimere sul piano politico per fare una grande rivolta, un grande momento di disobbedienza civile”.

L’iniziativa, promossa dal comitato “No petrolio” di Monopoli vede coinvolte anche province, amministrazioni comunali e associazioni.

Il presidente del consiglio Onofrio Introna ha sottolineato l’importanza della manifestazione, che rappresenta “un ulteriore passo in avanti nella battaglia per la salvaguardia dell’ecosistema e che si colloca nel solco della politica ambientale della Regione. Un modo per sollecitare il governo nazionale e il parlamento europeo ad approvare una legge contro lo sfruttamento delle risorse nell’ Adriatico”.

“A difesa non di un’idea, ma di un diritto”, si è schierato il capogruppo Pdl Rocco Palese, “pronto a scendere in piazza non solo a Monopoli, ma ovunque serva”.

A concludere l’incontro l’assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro, che ha puntato il dito contro le scelte di politiche energetica del governo nazionale,”dietro le quali si nascondono interessi economici e tentativi di controllo sul nostro territorio da parte delle multinazionali del petrolio che è necessario scongiurare”. Al termine della conferenza stampa il capogruppo dell’Idv regionale Orazio Schiavone ha dichiarato: “Quanto i governi nazionali hanno fatto negli ultimi anni rispecchia una forte influenza delle multinazionali. La Puglia ha un ruolo pionieristico nel settore delle rinnovabili e per questo può diventare la testa di ponte per orientare diversamente le linee energetiche nazionali. Il gruppo consiliare dell’ Idv, come pure il presidente nazionale Antonio Di Pietro, aderisce alla manifestazione del prossimo 21 gennaio, ritenendola una occasione fondamentale per il popolo pugliese e per l’Adriatico”.

Il presidente del consiglio regionale Onofrio Introna intanto propone una raccolta firme per dire no alle piattaforme petrolifere nelle acque italiane a livello europeo, se non si dovesse pervenire in tempi brevi ad una moratoria per le prospezioni nel Mediterraneo, sarà necessaria una grande petizione popolare all’Unione Europea contro il petrolio in mare. L’obiettivo è la raccolta di un milione di firme che servono per sostenere un’iniziativa popolare davanti alle autorità comunitarie, non sarà difficile ottenere la più ampia adesione al documento da inviare alla Commissione Europea e al Commissario europeo all’Ambiente, perché prendano atto della volontà univoca, effettiva, di tutti i pugliesi e di tutti gli italiani, di difendere l’ambiente e scegliere un futuro di bandiere blu e di mare pulito”.

Jenny De Cicco

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Discarica abusiva in un uliveto

Un uliveto trasformato in un deposito abusivo di ferraglia e altri rifiuti ingombranti. È quanto scoperto dalla Guardia di Finanza di Leuca nei pressi di Castrignano del Capo.

Circa 30 le tonnellate tra rottami ferrosi, residui di demolizioni edilizie, pneumatici, traversine ferroviarie e teloni di plastica rinvenute dalle fiamme gialle della Tenenza di Leuca in un terreno agricolo di 7 ettari.

Grazie agli accertamenti compiuti dalla Guardia di Finanza è stato possibile risalire alla società proprietaria del fondo agricolo, un’impresa del luogo operante nel settore del commercio all’ingrosso di materiali da costruzione.

Successivamente è stato individuato colui che materialmente avrebbe depositato questi rifiuti. Si tratterebbe del rappresentante legale della stessa società, un uomo di 45 anni, anch’egli originario della zona.

A seguito dei controlli effettuati e avendo appurato che il responsabile della ditta non possedeva alcuna autorizzazione per il deposito e la gestione dei rifiuti, i finanzieri hanno proceduto alla sua denuncia alla Procura della Repubblica di Lecce.

L’intera area è stata posta sotto sequestro.

Antonella Cazzato

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Centrale a biomasse di Cavallino: la parola alla Regione

La sorte della centrale a biomasse di Cavallino, a distanza ormai di qualche anno, sembra essere ancora incerta.
Stiamo parlando di una centrale da 37 megawatt che sarà alimentata con olio vegetale (per la precisione ne verranno bruciati 150mila litri al giorno).
Secondo il Forum Ambiente e Salute la centrale biodiesel, al di là delle sue emissioni dirette, provocherà inquinamento ambientale in ogni caso, poiché il trasporto del combustibile avverrà via mare con imbarcazioni e via terra con autocarri per la tratta Brindisi-Cavallino. Ma non solo, la costruzione dell’impianto avvelenerà e deforesterà ampie zone del terzo mondo; il tutto per un guadagno di circa cinquanta milioni di euro che, per la maggior parte, andranno a finire nelle casse di un’azienda emiliana.
Dopo la Conferenza dei Servizi, tenutasi a Bari lo scorso dicembre, in cui si è cercato di venire a capo di un’odissea che tiene con il fiato sospeso cittadini e associazioni ambientaliste ormai da molto tempo, e in cui sia l’Arpa che l’Asl hanno ribadito il parere negativo (quest’ultima presentando una nuova integrazione epidemiologica) contro quello favorevole del Comune di Cavallino e dell’azienda Tg Energie Rinnovabili, la palla rimbalza alla Regione.
A questo proposito abbiamo sentito Andrea Savonitti, portavoce del Comitato intercomunale contro la centrale a biomassa di Cavallino: “Adesso che il Ministero dell’Ambiente ha definitivamente chiarito che l’ente preposto a decidere sul procedimento unico è la Regione Puglia. Ci auspichiamo un rapido epilogo per questa vicenda che va avanti da quasi tre anni. Chiaramente, visto anche i pareri negativi ribaditi da Arpa e Asl all’ultima Conferenza dei Servizi del 16 dicembre, ci aspettiamo un inequivocabile diniego alla richiesta della società.
A tutto ciò aggiungiamo che questo tipo di impianto è già normativamente superato in quanto il Piano Paesaggistico Regionale, di recentissima adozione, vieta tali insediamenti nei terreni agricoli. La legge regionale n. 31/2008 impone la filiere corta dell’approvvigionamento e la direttiva europea 2009/28/CE del 23 aprile 2009 inserisce tra gli elementi da considerare ai fini della valutazione ambientale anche il contesto sociale in cui esso viene prodotto e la distanza tra il luogo di produzione, nel nostro caso l’Africa, e il luogo di utilizzazione del combustibile.”
Savonitti, inoltre, ci rammenta che di una decisione così importante per la tutela e la salute del nostro territorio non si dovrebbe far carico un solo comune: “Questa vicenda ha dimostrato in maniera inequivocabile che nella nostra Provincia, fatta di quasi 100 paesi addossati a pochi chilometri gli uni dagli altri, non è possibile lasciare che un singolo comune adotti autonomamente scelte che risulteranno quanto mai dannose per le comunità vicine.
E’ già successo per la discarica a servizio dell’Ato Lecce 1, formalmente in territorio di Cavallino ma a poche centinaia di metri da San Donato, sta succedendo con la discarica di servizio e soccorso abbinata all’impianto dei biotunnel, che dista meno di un chilometro da San Cesario, potrebbe succedere in maniera ancora più incisiva se il Comune di Cavallino riuscisse a farsi autorizzare dalla Regione a trasformare tutta l’area, circa cento ettari, in zona industriale, avendo in questo modo mano libera per la realizzazione di un grande polo energetico costituito da impianti eolici, solari, biomasse solide e liquide così come formalizzato nella delibera del consiglio comunale del 6 marzo 2009”.

Gianluca Conte

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Manifestazione di Monopoli, al via la conferenza stampa

La manifestazione per fermare le trivellazioni nell’Adriatico, prevista il 21 gennaio a Monopoli, verrà presentata lunedì 16 gennaio, alle 11 nella sala Guaccero, presso il palazzo consiliare in via Capruzzi a Bari.
Verranno spiegate le modalità della manifestazione dai presidenti della Regione e del Consiglio regionale, Nichi Vendola e Onofrio Introna tramite una conferenza stampa.
Interverrà l’assessore regionale all’ambiente Lorenzo Nicastro e sono stati invitati i componenti dell’ufficio di presidenza dell’assemblea, i presidenti dei gruppi consiliari, i parlamentari pugliesi, il presidente della Provincia di Bari, i sindaci di Bari Michele Emiliano, di Monopoli Emilio Romani e i rappresentanti di Legambiente, Wwf, dei movimenti e associazioni di tutta la regione che aderiscono alla mobilitazione.
Istituzioni regionali e locali, forze politiche e sociali e cittadini di ogni età saranno in piazza a Monopoli per mostrare il volto di una Puglia unita senza distinzioni a difesa dell’ambiente e del territorio.
Il consigliere regionale Giuseppe Longo Udc ha rimarcato i rischi che la Puglia sta corre in questi periodi: “Rischio di trivelle nei nostri mari, megaparchi fotovoltaici o eolici in zone di pregio e che deturpano il paesaggio: adesso è giunto il momento di dire un grande no. La Regione non deve mai ritirare la mano che ha teso ai comuni e camminare, ora più che mai, al loro fianco per tutelare il territorio.
Il nostro territorio attira gli interessi dei tanti che, con la scusa delle energie pulite, corrono il rischio di danneggiarlo irreparabilmente. Adesso basta. Intanto si avvicina la data della manifestazione contro le trivelle nell’Adriatico. Un appuntamento importante, da non mancare e che servirà a far sentire a Roma la nostra voce contraria”.
Da Monopoli è partito in questi giorni il messaggio del sindaco Emilio Romani alla cittadinanza, al fine di promuovere la manifestazione pubblica, di dimensioni regionali, del 21 Gennaio 2012 a Monopoli.
“Le associazioni di Monopoli, insieme alle istituzioni locali e regionali, ai sindacati, alle imprese, alle forze politiche, alla società civile e a ogni singolo cittadino pugliese, sono invitati a dare vita ad un’ imponente manifestazione che richiami l’attenzione dei media nazionali. La manifestazione avrà inizio alle ore 9 in piazza Vittorio Emanuele per seguire un percorso che interesserà via Polignani, via Cadorna, largo Portavecchia, via Papacenere, via San Vito, lungomare Santa Maria, largo Castello, via Comes, via Porto, piazza Garibaldi, via Cristoforo Colombo, cala Fontanelle, largo Fontanelle, via Pintor Mameli, via Magenta, via Barone Ghezzi, corso Umberto, per concludersi nuovamente in piazza Vittorio Emanuele.
La città di Monopoli, sede del comitato “No petrolio, sì energie rinnovabili”, ispiratore dell’iniziativa, che ha già ospitato una riuscita manifestazione nel 2010 sullo stesso tema, è stata confermata dalla Regione Puglia, quale luogo per la prossima manifestazione, ruolo che certamente saprà svolgere con lo spirito di accoglienza che da sempre la caratterizza.
Al fine di fornire informazioni ai forestieri, per chi arriva da fuori città, è stato consigliato l’ingresso nord di Monopoli dalla Ss 16, ed è stata individuata un’area di parcheggio per autobus e auto come indicato nella mappa disponibile sulla rete civica.

Jenny De Cicco

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