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Dimissioni di Caroppo dall’Unione dei Comuni: Verificate la legittimità degli atti

Con una lettera di qualche giorno fa, Ettore Caroppo. sindaco di Minervino di Lecce non nuovo a gesti spinti dalla passione, ha comunicato al Prefetto e al consiglio le sue formali dimissioni da presidente dell’Unione dei Comuni della Costa Orientale – Ortelle, Castro, Santa Cesarea e Minervino di Lecce – che si era tenuta questa estate.

Lla Prefettura si è riservata qualche giorno di tempo sul da farsi.

Infatti l’insediamento di Caroppo era avvenuto solo da poco e il fatto non ha precedenti.

Le motivazioni della rinuncia le spiega il protagonista nella lettera recante la propria firma, con cui invita il Prefetto alla verifica di legittimità degli atti concepiti durante il suo mandato e di quanto prodotto in precedenza.

“Le accuse infondate che mi sono state rivolte dai consiglieri dell’Unione – scrive Caroppo – sono veri e propri insulti nei confronti del sottoscritto e dei collaboratori di fiducia tanto da determinare le dimissioni del ragioniere Lucio Guida, espressi dal Comune di Castro nella seduta consiliare dell’11 ottobre scorso. Io ho sempre avuto piena fiducia nella correttezza istituzionale e gestionale dei miei predecessori”. Caroppo afferma che sono venute meno le condizioni per via di comportamenti quanto meno irrituali se non addirittura gravi, nell’attività amministrativa svolta tali da mettere in discussione persino l’efficacia della mia nomina a presidente. Atteggiamenti ostativi, dubbi e atteggiamenti di taluni palesemente scorretti lo avrebbero spinto all’abbandono della carica appena acquisita, poiché opposti alla sua visione politica sempre improntata, assicura, alla correttezza istituzionale e al pieno rispetto della legge.

Queste attività, a detta di Caroppo, avrebbero consentito la realizzazione di un gruppo di acquisto solidale – Gasuc – per la promozione dello sviluppo delle fonti rinnovabili e dello sviluppo sostenibile, grazie anche alla possibilità di acquisto per i cittadini e le famiglie di termo-camini, impianti fotovoltaici, solari termici e biciclette elettriche.

Sta ora alla Prefettura decidere sul commissariamento dell’Unione o, nell’attesa di un ripensamento, entro i 20 giorni a disposizione, del sindaco Caroppo.

Jenny De Cicco

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Droga: arrestato martanese

Lorenzo Hagi, 35enne di Martano torna in carcere per possesso di stupefacenti. I carabinieri di Martano hanno eseguito un’ordinanza di carcerazione, emanata ieri dal Tribunale di sorveglianza di Lecce lo scorso 17 ottobre.

In un primo momento Hagi era stato denunciato in stato di libertà, assieme a un’altra persona, per coltivazione e detenzione di sostanze stupefacenti. In quell’occasione furono trovate 12 piantine di marijuana e diversi grammi di droga, per la precisione erba, a seguito della perquisizione domestica messa in atto dalle forze dell’ordine. Sulla revoca dello stato di libertà del Tribunale di Lecce hanno pesato i precedenti del trentacinquenne, infatti aveva patteggiato quattro anni di reclusione, sempre con un complice, ritenuti responsabili del lancio di sassi da un cavalcavia, sulla statale 16 Lecce-Maglie e sulla 275 Maglie Leuca, colpendo molte auto, senza aver causato vittime.

Ventisette i casi di lancio accertati dai carabinieri della compagnia di Maglie, i quali primi episodi si verificarono a inizio 2008, in seguito i casi accertati furono più di trenta e i due, messi alle strette patteggiarono.

Jenny De Cicco

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Furto al Sacro Cuore, rubata la cassaforte

Non c’è più religione, è proprio il caso di dirlo. Così, stanotte, ignoti malfattori hanno preso di mira un luogo del culto sacro, la chiesa del Sacro Cuore di Maglie, penetrando al suo interno e commettendo un furto, che poco ha a che fare con la religione e con la fede. E’ stata infatti trafugata la cassaforte contenuta all’interno dell’ufficio del sacerdote e parroco don Antonio Carluccio. Oltre a una somma di denaro che attualmente non è stata ancora quantificata (e che serviva per la chiesa e per i poveri), all’interno della cassaforte c’erano anche pissidi e calici, “strumenti del mestiere” per gli uomini di chiesa, che oltre a valere molto, sebbene non abbiano mercato, sono benedetti. I ladri sono penetrati nell’ufficio della chiesa dalla porta posteriore, ma non si sa a che ora possa essere avvenuto il crimine esattamente. Sta di fatto che non si tratta della prima volta che una chiesa magliese viene presa di miro dai balordi. Poco protette o quasi per niente, le chiese diventano il ricettacolo delle brame di qualcuno evidentemente, ma forse non di un ladro professionista: tutti sanno infatti che gli oggetti sacri come calici e pissidi sono difficilissimi o meglio quasi impossibili da ricettare, sia per l’enorme pericolo di venire scoperti all’acquisto, sia per il rispetto che esiste verso la religione.

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Furto di rame, nessun colpevole individuato

Sgominato dalla vigilanza un tentato furto di rame presso le Terme di Santa Cesarea.

E’ successo ieri pomeriggio, verso le 15, 30, due vigilanti, intenti nel consueto giro di ronda hanno scoperto una coppia d’individui sospetti, che stavano armeggiando con cesoie dotate di manici telescopici e martelli all’interno dei locali termali, gli attrezzi sono stati rinvenuti dai vigilanti in seguito alla fuga dei sospetti.

I due presunti ladri si sono dileguati senza lasciare traccia di sé, se non gli stessi arnesi che avrebbero dovuto utilizzare, alcuni zaini, martelli e grandi cesoie con manici telescopici, forse l’armamentario da impiegare per il furto di rame, in seguito all’arrivo dei carabinieri della stazione di Poggiardo, gli utensili sono finiti sotto sequestro.

intorno alle 21,45, un altro vigilante, in seguito al consueto pattugliamento, ha individuato nuovamente due persone nella stessa area dell’episodio precedente. Non vi sono elementi per affermare che si tratti degli stessi uomini che avevano tentato l’azione pomeridiana. Anche questi non sono stati bloccati. I due avrebbero aggredito con pietre il sorvegliante, costringendo a desistere dall’impresa il malcapitato. In corso alcune indagini dei carabinieri della compagnia di Maglie.

Jenny De Cicco

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Maglie, Città libera sollecita una risposta alla Corte dei Conti

Città Libera sul piede di guerra contro l’amministrazione magliese all’indomani del consiglio comunale. Il motivo? L’amministrazione, secondo quanto riportato nel comunicato di Città Libera era tenuta a rispondere di una valutazione immediata, causata da una serie di questioni finanziarie dell’ente locale sollevate quest’anno e nel passato prossimo. “E’ noto che la Corte dei Conti ha rimesso all’amministrazione di Maglie una serie di rilievi – ha commentato il consigliere di opposizione Antonio Giannuzzi, capogruppo di Città Libera – per i quali chiedeva una valutazione e una risposta immediata sul perchè, tra l’altro, dello sforamento del Patto di Stabilità, dell’utilizzo delle anticipazioni di tesoreria per l’intero anno e dell’eccessivo ricorso al credito, al limite dell’affidamento”. Giannuzzi spiega che la Corte si riferiva all’esercizio 2009, anche se, il deliberato è pervenuto nel luglio 2011. “Era nostro dovere rispondere sollecitamente – continua Giannuzzi – illustrando le decisioni richieste che, secondo noi, potevano essere utili alla risoluzione del problema, che rischia di complicarsi ulteriormente. L’amministrazione, invece, sceglie di non rispondere, o meglio, di ignorare la deliberazione che sarebbe rimasta nel cassetto, se non fosse stato oggetto di un ordine del giorno presentato da Città Libera. Nel consiglio comunale di lunedì, ci aspettavamo una discussione approfondita, invece, i consiglieri di maggioranza, infastiditi, hanno preferito ignorare il problema, pronti, a votare contro l’ordine del giorno. E’ presuntuoso l’atteggiamento dell’amministrazione e del presidente del Collegio dei Revisori, pronti ad affermare, che le risposte che voleva la Corte, potevano essere desunte dalla lettura del bilancio 2010. Nemmeno una nota di riferimento, come se dicessimo, ai giudici della Corte: non abbiamo niente da dire, le risposte ai vostri quesiti ve le potete ricavare dal bilancio 2010, del quale, riceverete, prossimamente, l’informativa prevista. E’ sbagliato parlare di mancato rispetto delle istituzioni? Era meglio scrivere: Noi non abbiamo tempo da perdere”.

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Muro, denunciato un macellaio che trasportava sangue di maiale in maniera non idonea

Fermato l’altro ieri presso Muro Leccese, da un posto di blocco della Guardia di Finanza, un macellaio che trasportava, in maniera non idonea e igienicamente carente, carne di manzo e sangue di maiale nella sua auto. Che non era adibita a cella frigo, eppure a seguito di un normale posto di blocco, di quelli che spesso s’incontrano su strada, la Guardia di Finanza del distretto di Maglie ha trovato nell’auto dell’uomo 32 taniche di sangue suino e 18 chili di carne bovina. Il macellaio della zona stava trasportando 160 litri di sangue di origine suina, forse provenienti dall’estero e forse destinati al confezionamento del tradizionale sanguinaccio, realizzato in questo periodo con sangue di maiale, interiora e aromi vari. Mentre i 18 chili di carne bovina erano contenuti in recipienti di cartone, di quelli utilizzati nella vendita all’ingrosso. Come dimostrato dalla documentazione in possesso del macellaio, la merce era stata acquistata da un grossista del Nord Salento, ed era diretta al suo punto vendita. L’uomo è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Lecce e tutti i prodotti sono stati posti sotto sequestro in seguito all’intervento di un veterinario e di un tecnico del dipartimento di prevenzione della Asl di Lecce.

Jenny De Cicco

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Carpignano, getta la droga dalla finestra per evitare il controllo

Nota i carabinieri in attività di controllo antidroga nel suo comune, torna a casa e cerca di nascondere la droga frettolosamente, ma viene scoperto e arrestato. È successo a Carpignano Salentino. Ieri i carabinieri del nucleo operativo radiomobile di Maglie hanno notato un giovane sospetto, mentre stavano effettuando dei controlli di routine per la prevenzione e la soppressione delle attività di spaccio di stupefacenti, e lo hanno seguito. AAR, 19enne carpignanese, incensurato, è tornato a casa dopo aver notato i militari, ha gettato la droga dalla finestra verso il giardino e poi, pare, si sia nascosto in terrazzo. Un tentativo inutile da parte del presunto spacciatore, perché i militari dopo averlo seguito hanno effettuato una perquisizione in casa del sospetto. Trovati 177 grammi di cannabis, tra cui 10 grammi pare fossero stati già confezionati in dosi pronte per la vendita. La droga è stata sequestrata, assieme a un bilancino di precisione trovato in casa del giovane. Che è stato condotto in stato di fermo presso la casa circondariale, borgo San Nicola di Lecce, in attesa che vengano formalizzate le accuse a suo carico.

Jenny De Cicco

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Cade dall’impalcatura: due indagati

Due persone sono indagate per l’incidente sul lavoro occorso a Antonio Tarantino, 63enne neretino, in questi giorni a Otranto. Nel pomeriggio di ieri sono iniziate le indagini sul titolare della ditta e l’architetto direttore dei lavori. Per entrambi l’ipotesi di reato è l’accusa di infortunio sul lavoro per gravi carenze sul cantiere. Antonio Tarantino è ora in prognosi riservata presso il reparto di rianimazione del Vito Fazzi di Lecce, per l’incidente sul lavoro avvenuto presso il cantiere di via 800 Martiri. Antonio era precipitato da un’altezza di circa sette metri mentre partecipava alla costruzione della palazzina posta di fronte all’ex pretura di Otranto. I sanitari del 118 hanno provveduto in tempo alla rianimazione dell’operaio e al suo trasporto presso l’ospedale di Scorrano. Ma le condizioni di salute gravissime, hanno obbligato il trasporto presso il Vito Fazzi di Lecce. Gli agenti del commissariato di polizia di Otranto hanno sottoposto a sequestro l’intero cantiere su disposizione del pm Paola Guglielmi e hanno provveduto a interrogare tutti i colleghi della vittima. Le indagini in corso mirano ad accertare se siano state rispettate le prescrizioni sulla sicurezza tramite l’intervento degli uomini della Spesal sezione di Maglie e sulla dinamica in generale che ha portato al grave incidente.

Jenny De Cicco

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Otranto, incidente sul lavoro: grave un operaio di Nardò

Un operaio di Nardò è in fin di vita per un incidente sul lavoro avvenuto presso il cantiere di via 800 Martiri a Otranto. Alle prime ore del mattino, presso il cantiere in via 800 Martiri dov’è in costruzione una palazzina, si è verificato un grave incidente sul lavoro. Antonio Tarantino, 63 anni, neretino, è precipitato da un’altezza di circa sette metri mentre partecipava alla costruzione della palazzina posta di fronte all’ex questura di Otranto. Sul posto sono giunti tempestivamente i sanitari del 118 che hanno provveduto alla rianimazione dell’operaio e al suo trasporto presso il nosocomio di Scorrano. Le condizioni di salute dell’uomo, apparse subito gravissime, ne hanno consigliato il trasporto presso il Vito Fazzi di Lecce. Gli agenti del commissariato di polizia di Otranto hanno sottoposto a sequestro l’intero cantiere su disposizione del pm Paola Guglielmi e hanno provveduto a interrogare tutti i colleghi della vittima. Le indagini in corso mirano ad accertare se siano state rispettate le prescrizioni sulla sicurezza tramite l’intervento degli uomini della Spesal sezione di Maglie e sulla dinamica in generale che ha portato al grave incidente.

Elio Paiano

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Radon, che fare?

Il problema radon alla succursale del liceo scientifico De Giorgi di Lecce ha sollevato paura e polemiche. Abbiamo intervistato Tiziano Totaro, tecnico della Prevenzione e specialista Spesal dell’Asl di Lecce.

Cosa si deve fare per scongiurare il rischio radon?

La concentrazione di radon negli ambienti chiusi, principalmente se ubicati in aree a rischio, può accumularsi raggiungendo concentrazioni molto pericolose per la salute. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito il radon nel Gruppo 1, tra gli agenti cancerogeni certi per l’uomo. Risalendo dal suolo penetra negli edifici attraverso intercapedini, crepe, fessure, canaline di drenaggio, pavimenti e tubature. La prevenzione migliore passa dalla progettazione degli edifici con idonei materiali e tecniche di mitigazione come quella del vespaio o delle intercapedini, riempiendo il vespaio con ghiaia e stendendo sulla superficie di contatto suolo-edificio un foglio di materiale impermeabile al radon o, in alternativa, quella di uno o più pozzetti, stendendo sempre sotto la prima gettata uno strato di ghiaia di circa 5-10 centimetri e un foglio di materiale impermeabile al radon. Per ridurre la presenza nei luoghi chiusi, si interviene con le seguenti tecniche, già testate in anni recenti:

1. depressurizzazione del suolo, realizzando sotto o accanto la superficie dell’edificio un pozzetto per la raccolta del radon, collegato a un ventilatore. Così la depressione raccoglie il gas e lo espelle all’esterno;

2. pressurizzazione dell’edificio, aumentando la pressione interna, per contrastare la risalita dal suolo. L’aria interna spinge, grazie a un ventilatore, il radon fuori dall’edificio;

3. ventilazione dell’edificio e del vespaio per diluire il gas;

4. sigillatura parziale o totale delle vie di ingresso.

In caso di presenza, quali sono i rimedi?

Se non sono valori elevati basta una buona ventilazione naturale nel periodo estivo, mentre in quello invernale, a causa dell’effetto camino, si attua una ventilazione forzata artificiale immettendo aria nell’ambiente.

Ogni quanto tempo fare le rilevazioni?

Per gli ambienti di lavoro ubicati in sotterraneo o che ricadono in zone individuate dalle regioni, la legge ha stabilito che l’esercente entro due anni dall’inizio dell’attività deve effettuare la misurazione. Se il livello va da 400 a 500 bequerel al metro cubo, l’esercente assicura una nuova misurazione l’anno seguente e nel caso di superamento, avvalendosi dell’esperto, è tenuto ad attuare azioni idonee e rifare una nuova misurazione per verificarne l’efficacia. La misurazione della media annua di gas radon viene suddivisa in due semestri, periodi caldi (primavera-estate) e freddi (autunno-inverno). Per le case private, invece, non esistono norme ma solo raccomandazioni con valore indicativo. In Europa la raccomandazione 90/143/Euratom fissa il livello di concentrazione media annua a 400 bequerel al metro cubo per gli edifici esistenti, mentre per quelli in costruzione a 200. Anche qui vale la regola della suddivisione in due semestri e delle ripetute misurazioni previa bonifica. In caso di persistenza di alti livelli l’esperto deve adottare nuove strategie.

Chi bisogna chiamare per i rilievi?

Bisogna rivolgersi a un esperto qualificato che possieda cognizioni e addestramento necessari per eseguire misurazioni, esami, verifiche o valutazioni di carattere fisico, tecnico o radiotossicologico.

Alessandro Conte

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Tallonati due albanesi in auto dalla GdF. Rinvenuti 12 chili di eroina

Inseguimento sulla litoranea per San Foca terminato alle 20 di ieri con il ritrovamento di 12 chili di eroina e l’arresto di due presunti spacciatori albanesi. Quasi un film d’azione, l’inseguimento dei finanzieri di San Foca per fermare la folle corsa di due sospetti. All’alt intimato dai militari i due hanno opposto resistenza, fuggendo a tutto gas con l’auto e lanciando fuori dal finestrino un borsone, poi scoperto carico di 12 chili di eroina. L’auto degli arrestati ha speronato più volte quella dei militari. L’inseguimento è nato in seguito a un controllo di routine del territorio, in particolare sulla costa. Una pattuglia delle Fiamme Gialle ha intercettato una Ford Galaxy che, da una stradina secondaria sfrecciava per immettersi sulla principale in direzione San Foca. Insospettiti, i militari hanno intimato l’alt, esibendo la paletta e accendendo lampeggiante e sirena. L’auto non si è fermata e durante la fuga, il mezzo ha più volte speronato l’auto dei finanzieri. Poi, uno dei due ha lanciato dal finestrino un borsone. I militari hanno chiamato rinforzi e la Ford Galaxy ha terminato la sua corsa a San Foca. I due soggetti fermati con il sospetto di essere spacciatori, risultano essere entrambi albanesi, M.A. di 47 anni e S.P., 43, cognato del primo. I due sono stati così bloccati e arrestati per detenzione illecita di sostanze stupefacenti e resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale. Il borsone conteneva un totale di oltre dodici chili di eroina, per un valore di mercato minimo di 300mila euro. Immediato il sequestro della droga in attesa della sua distruzione. In possesso degli albanesi è stato rinvenuto anche contante per 800 euro in banconote da 50.

Jenny De Cicco

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Riceviamo e pubblichiamo: un saluto a Vittorio Potì

di Maria de Giovanni

Una pagina importante di storia politica e umana si chiude con la perdita di una persona come Vittorio Potì, la sua grinta e la sua voglia di vivere non hanno vinto la malattia che in poco tempo l’ha strappato a noi tutti. Nel momento del decesso si trovava in ospedale in compagnia solo dei familiari più stretti, la malattia lo aveva cambiato, aveva toccato la sua dignità di persona forte, austera, imponente e lui si era isolato da tutti, quasi a proteggere le sue fragilità nel dolore. Nella sala consiliare dell’ex comune si è allestita una camera ardente, dove chiunque ha potuto portare il cordoglio alla famiglia, i funerali si sono svolti in piazza, alla presenza di alte cariche politiche, militari e religiose. La sua scomparsa improvvisa ha lasciato un segno tangibile, un capitolo di storia che si chiude. La sua ascesa in politica risale a molto tempo fa, è tramite la politica che ha espresso nel tempo il suo senso del dovere verso le istituzioni, verso la pratica del governo, ma soprattutto con la povera gente per la quale aveva sempre una parola d’incoraggiamento. La sua vita da ragazzo era stata segnata dalla prematura scomparsa del padre e con la madre, un’insegnante, aveva sostenuto, aiutato e istruito tutti i fratelli. La loro forza era la coesione per realizzarsi nella vita. Con il tempo il suo affermarsi politicamente lo vide protagonista di cariche importanti a livello regionale. Quando era in Regione, lottava per il suo paese, per usufruire di contribuiti per realizzare opere nel suo comune. Era orgoglioso del porto di San Foca, una realtà importante, diceva, dato che è uno dei quattordici porti in Puglia. L’impegno era rivolto anche verso Roca Nuova: voleva renderla un museo virtuale, dove si sarebbero proiettate le iscrizioni rivenute sulle pareti della grotta della Poesia Piccola, in greco, in latino e messapico. Vittorio Potì è stato un’icona non solo politica: lascia un vuoto nell’anima di tutti coloro che lo amavano e lo stimavano, in primis come persona e poi come amministratore, peculiare la sua generosità che lo aveva portato a rinunciare all’ indennità di sindaco destinandola ai servizi sociali, alla povera gente che aveva bisogno . Un saluto personale a te, Vittorio, amico, confidente, sei volato via troppo presto, fra noi aleggia la tua essenza, il vuoto che hai lasciato è tanto grande quanto la saggezza che possedevi, ogni cosa intorno ci riporta a te, hai vissuto per Melendugno e Borgagne, come un padre di famiglia cercavi di realizzare tutti gli obiettivi e, pensandoti in quest’arcobaleno di ricordi, rimarrai il primo raggio di sole di ogni giorno.

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