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Miasmi, ultimatum di Uggiano: “Soluzioni, o andremo dal giudice”

Dopo Maglie anche il Comune di Uggiano la Chiesa corre ai ripari per risolvere il problema dei miasmi. Il sindaco Salvatore Piconese auspica infatti un pronto intervento di ristrutturazione del depuratore consortile di Uggiano, Minervino di Lecce e Giurdignano. Per questo motivo è stato chiesto un incontro urgente all’assessorato regionale alle Opere Pubbliche e ai vertici dell’Acquedotto Pugliese, dell’Ato Puglia e di Pura Depurazione. Già un anno fa l’amministrazione comunale aveva inviato a questi enti una comunicazione, denunciando la fuoriuscita di miasmi dall’impianto di depurazione situato lungo la strada che collega il paese a Porto Badisco. Da segnalare che tale impianto di depurazione dista solo 1,5 chilometri dal centro abitato. Successivamente a questa segnalazione, precisamente nel novembre 2010, ci fu un incontro con tutti gli enti preposti ma, nonostante i buoni propositi, la situazione è rimasta invariata e rischia aggravarsi seriamente. Questa situazione, che sta diventando insostenibile a causa dei continui cattivi odori, ha spinto dunque Piconese a chiedere alle società e agli organismi preposti un incontro organizzativo presso il municipio e un successivo sopralluogo ispettivo presso l’impianto di depurazione. “Intendiamo risolvere la questione in tempi brevi e certi”, dice il primo cittadino di Uggiano, “perché la nostra pazienza è finita. Ѐ inconcepibile e inaccettabile sentire ogni giorno cattivi odori che minacciano anche la salute pubblica. Il Comune di Uggiano La Chiesa, se il problema dovesse persistere, si avvarrà degli strumenti giuridici previsti dalla legge vigente per difendere gli interessi della cittadinanza presso le sedi opportune”.

Alessandro Conte

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Maglie, divelta nel parco la lapide che ricorda la strage di Capaci

Cos’è il vandalismo? I soci del presidio di Libera “Antonio Montinaro” di Maglie lo sanno bene, dato che in questi giorni hanno trovato semidivelta la lapide che avevano posto a ricordo della strage di Capaci. È accaduto nel Parco della Rimembranza, dove l’associazione che lotta contro la mafia aveva posto, lo scorso 23 maggio, una pietra per ricordare le vittime della strage e un albero a perenne memoria. “Alcuni soci – scrivono dal presidio – recatisi a parco della Rimembranza per innaffiare l’albero posto a memoria della strage di Capaci in occasione dell’anniversario, hanno notato che, nei confronti della targa commemorativa in pietra leccese riportante i nomi dei caduti in quel delitto efferato, è stato perpetrato un atto di vandalismo da parte di ignoti. L’atto, di per sé grave, assume ulteriore importanza perché avvenuto in uno spazio frequentato, durante la giornata, prevalentemente da studenti, cioè proprio da coloro ai quali è indirizzato il messaggio che ricorda i Caduti di Capaci. L’albero e la targa posti in quel luogo vogliono infatti essere memoria per le giovani generazioni che devono sentirsi chiamate a rifiutare cultura e comportamenti mafiosi. Oltre a condannare simili episodi, è importante intensificare l’azione culturale contro manifestazioni di bullismo e di vandalismo, coinvolgendo le istituzioni pubbliche e scolastiche di ciascun territorio. Il presidio Libera di Maglie continuerà a stimolare ogni iniziativa che vada proprio in questa direzione”. Già chiesto alle autorità competenti, in ogni caso, il ripristino dei luoghi.

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Erosione costiera, il Salento la zona più a rischio d’Italia

Erosione costiera, effetto del riscaldamento globale. È quello che affermano gli esperti europei nella relazione del progetto “Clamer” (Climate change and European marine ecosystem research), con a capo lo scienziato Carlo Hipe. Lo studio avvalora gli allarmi e i richiami degli operatori del settore, e sempre secondo gli esperti la zona più a rischio in Italia sarebbe proprio il Salento: in particolare la costa Adriatica – ovvero Otranto, Santa Cesarea, Castro – ma anche Gallipoli e Porto Cesareo per lo Jonio, potrebbero vedere modificate radicalmente o andate perse le proprie risorse naturali principali fonti di reddito per il territorio, ovvero i litorali.

Cinque milioni di metri cubi di arenile sono infatti già spariti negli ultimi anni, con gravi conseguenze per il settore balneare e turistico salentino. Ne fanno le spese la flora e fauna costieri, che risentono di modificazioni ingenti, con gravi rischi anche per le città costiere, che della posizione geografica hanno fatto il loro punto di forza in termini di appeal turistico. L’aumento delle temperature, lo scioglimento dei ghiacci e il cambio dei venti ha portato all’accelerazione del 15% del preoccupante fenomeno per l’Europa. Già da anni vengono lanciati numerosi appelli da ambientalisti, operatori e nuovi fronti politici. È del marzo scorso la dichiarazione del presidente di Assobalneari Mauro Della Valle, che di concerto con il Movimento Giovanile Regione Salento aveva organizzato un sit-in di protesta presso le spiagge d’Otranto, per richiamare l’attenzione mediatica sul fenomeno, che rischiava di far saltare la stagione turistica allora alle porte. Il richiamo lanciato e ripetuto a gran voce su giornali e tv è stato sempre lo stesso: cercare una soluzione condivisa e sostenibile o permettere agli stessi operatori di fare qualcosa per conto proprio. Un esempio virtuoso è quello della Basilicata, che già nel 2009 ha affrontato il problema. Nella zona metapontina sono state studiate soluzioni di tipo naturale, come la realizzazione di scogliere di massi o il ricorso alla tecnologia dei “pennelli”, barriere di sabbia o tubi elastici posati sul fondo del mare che riducono l’azione delle correnti sull’arenile.

Jenny De Cicco

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Furto in un agriturismo tra Otranto e Uggiano, spariti 20mila litri di combustibile

Un furto ben architettato, quello messo in atto ai danni di un sessantatreenne uggianese che si è visto sottrarre dalle proprie cisterne, giorni addietro, circa 20mila litri di benzina agricola, gasolio e altri tipi di combustibile. È successo la notte del 13 settembre, ma il furto è stato scoperto dal malcapitato la mattina seguente, quando l’uomo si è recato verso le 9, come d’abitudine, presso il proprio deposito. La sottrazione indebita è avvenuta nei pressi di un noto agriturismo tra Otranto e Uggiano la Chiesa. Vista la mole della refurtiva, c’è ragione di credere che ai ladri sia occorsa più di un’autocisterna per il furto del prezioso liquido. La vittima del furto ha immediatamente chiamato le forze dell’ordine; i carabinieri della stazione di Minervino di Lecce e il nucleo operativo stanno cercando di ricostruire ora la dinamica del crimine e risalire così ai responsabili, che pare abbiano posizionato i mezzi necessari al furto nel perimetro di un agriturismo adiacente al deposito (sono stati rilevati i segni degli pneumatici, che sono penetrati attraverso la rete metallica di protezione posta sul confine). Con dei tubi rinvenuti sul posto, pare inoltre che i ladri abbiano poi aspirato tutto il carburante presente, causando al sessantatreenne un danno ingente, superiore ai 37 mila euro. Purtroppo per la vittima, il carburante non era stato coperto da assicurazione.

Jenny De Cicco

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Miasmi, a Maglie il sindaco chiede un incontro all’Acquedotto pugliese

Basta con i miasmi mefitici che infestano Maglie. Così il sindaco Antonio Fitto, che già aveva chiesto un incontro con l’Aqp per una valutazione del fenomeno, convoca un incontro per il 15 settembre, nella sede municipale, con i vertici dell’azienda per far luce sul problema e mettere fine una volta per tutte ai disagi per la popolazione. Da qualche anno, infatti, e soprattutto in estate, su Maglie scende un velo di cattivi odori che attanaglia la città e la sua popolazione, che ne risente fortemente, a causa di un problema all’interno dell’impianto di depurazione. Tante le proteste, tra cui una particolarmente sentita, lo scorso 10 agosto, di una delegazione di magliesi che si è recata dal primo cittadino a chiedere aiuto. “Non mi soffermo sulle reiterate richieste di intervento – scrive Fitto all’Aqp – che ho formulato nel corso degli anni e che sono rimaste sempre inascoltate, né sulle lamentele dei residenti nella zona il cui benessere e, conseguentemente, il livello di qualità della vita sono fortemente compromessi da questa situazione: numerose lettere e appelli ho rivolto in tal senso, ma a nulla sono serviti. Spiace constatare la totale insensibilità degli enti interessati alla gestione e alla manutenzione della piattaforma di sollevamento delle acque che, evidentemente, non risulta ancora essere efficiente. Ma spiace anche rilevare che al di là del malcontento dei cittadini, al di là dell’aria irrespirabile che ci affligge, rischiano di insorgere anche problemi di salute pubblica. Ho effettuato personalmente un ennesimo sopralluogo presso l’impianto, constatando la veridicità di quanto lamentato dai miei concittadini. Questi ultimi da quella data non hanno – a giusta ragione – cessato di manifestarmi il proprio disagio e, pertanto, nel periodo estivo mi sono recato numerose volte presso l’impianto, anche perché, com’è ovvio, complici le temperature elevate della bella stagione, la problematica diventa davvero pressante. A tutt’oggi amministrazione comunale di Maglie e cittadini sono ancora in attesa di un intervento serio e risolutivo”.

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Il costo dell’albergo lievita, turisti in difficoltà a Otranto

Prenotare una stanza a Otranto al prezzo di 50 euro a notte e ritrovarsi a pagarne 130? Ebbene sì, è quello che è accaduto a quattro turisti stranieri che, cedendo al fascino del mare cristallino e del mistero delle mura della città idruntina, hanno dovuto fare i conti con un pernottamento ritenuto decisamente esoso. A occuparsi della prenotazione un otrantino amico dei turisti e anche complice della scelta della meta della vacanza; fine agosto, certo, non è ancora bassa stagione, visto il caldo che ancora imperversa, ma il periodo che va dal 25 al 29 agosto non rientra tra quelli delle tariffe più elevate della prima quindicina del mese più caldo dell’anno, così un giro di telefonate ai vari hotel della città e alla fine si presenta una soluzione davvero allettante: un albergo nel centro del paese che propone cinque notti per un totale di 245 euro a stanza doppia, colazione inclusa, ovvero le prime tre notti a 160 euro totali e le altre due notti a 85 euro totali, per una media per notte di 49 euro. Un affare da non perdere, tanto che lo stesso otrantino, prima di proporlo ai suoi amici, vuole accertarsene telefonando ben tre volte. La prima incongruenza, però, non tarda ad arrivare. Alla prenotazione effettuata via mail dai turisti segue una risposta dell’hotel che conferma il prezzo di 160 euro per le prime tre notti, ma che presenta un costo totale di 100 euro, anziché 85, per le restanti due notti. Una telefonata sembra risolvere tutto, ma a una lettura più approfondita altra sorpresa: si chiede il versamento di una caparra di 320 euro. Nulla di male, se non che la cifra richiesta è decisamente superiore a quello che sarebbe il costo totale per stanza dell’intero pernottamento. Un’altra telefonata sembra chiarire l’equivoco. La somma della caparra è da intendersi in totale per entrambe le stanze, sarebbe dunque una caparra da 160 per stanza con una penale pari al 30% della somma rimanente da pagare in caso di partenza anticipata. È il 26 agosto che i conti iniziano a non quadrare per i turisti, arrivati a Otranto la notte precedente, perché il costo del pernottamento, raccontano gli interessati, passa da un ammontare di 245 euro a un totale di 650 euro a stanza per cinque notti. Importo che, per quanto assolutamente non rispondente ai patti intercorsi, i quattro turisti saldano immediatamente con carta di credito. Non appena l’amico, avvisato dell’episodio, si reca in albergo, invita i suoi amici a lasciare le stanze con almeno due giorni di anticipo, facendosi rimborsare la cifra eccedente già versata, ma in un batter d’occhio la penale per partenza anticipata lievita fino all’80% con tanto di documento firmato dal direttore che, tra l’altro, non è neppure in grado di esprimersi in inglese. Dopo discussioni varie, l’unica cosa che i turisti, con l’aiuto del loro amico, riescono ad ottenere è che gli vengano scontati 135 euro dal totale per stanza, somma irrisoria rispetto a ciò che hanno dovuto sborsare per fare una vacanza immersi in uno degli angoli più belli e caratteristici del Salento, in cui però hanno giurato di non tornare mai più.

Alessandra Ragusa

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Ma l’albergatore non ci sta: “I clienti hanno frainteso”

Punti di vista diametralmente differenti, tra i turisti stranieri ospiti a Otranto dal 25 al 29 agosto e l’albergatore otrantino proprietario dell’hotel interessato. I quattro turisti stranieri, ormai tornati da giorni nella loro città di residenza, restano infatti fermi sulle loro posizioni, e ribadiscono, apportando a testimonianza lo scambio di e-mail intercorso tra loro e l’albergatore, che per i primi tre giorni del soggiorno era stato fissato un corrispettivo totale di 160 euro, e per i restanti due giorni una cifra pari a 85 euro, sempre da intendersi a stanza doppia. A confermare la loro versione dei fatti, secondo quanto riferito dagli stessi, l’equivoco venutosi a creare sulla richiesta della caparra. Dopo gli accordi telefonici, infatti, l’albergatore, che ci tiene a restare anonimo, richiede una caparra, comprensiva dei primi tre giorni di pernottamento, che ammonta a 320 euro. Una richiesta bizzarra, secondo i turisti, certi che l’intera durata del soggiorno avrebbe avuto un costo inferiore. Una telefonata chiarisce l’equivoco: la caparra, riferisce l’albergatore ai clienti, è da dividere tra le coppie di turisti, quindi ammonta a 160 euro a stanza doppia.

Di altro avviso l’albergatore, però, che preferisce pensare all’episodio come a un brutto malinteso. Perché è vero, si è parlato di 160 e 85 euro, racconta, ma soltanto per una notte nel suo albergo: a testimonianza del fatto, appunto, la stessa richiesta della caparra, così come il listino prezzi dell’hotel presente su vari siti Internet. Secondo l’albergatore, insomma, la richiesta del pagamento anticipato dei tre giorni di pernottamento fatta via mail per un totale di 320 euro avrebbe dovuto far capire ai turisti stranieri che probabilmente avevano frainteso le tariffe. Ma perché non specificare chiaramente la dicitura “a notte” nell’e-mail di conferma della prenotazione? E soprattutto, visto che il bonifico per la caparra ammontava a 160 euro a stanza, perché l’albergatore non ha subito contattato i turisti richiedendo la restante parte? A quanto racconta ancora l’interessato, la dicitura “a notte” era invece presente sull’e-mail, e per quanto riguarda la caparra replica di aver evitato di sembrare troppo fiscale. Altro dubbio: al momento del saldo dei conti, dopo le rimostranze dei turisti e dell’amico originario di Otranto che li accompagnava, l’albergatore ha apportato un sconto di 135 euro a stanza doppia. Perché scendere a compromessi se si è certi di essere nel giusto? L’albergatore ha una risposta pronta anche per questo: ha voluto mettersi nei panni dei suoi ospiti che, per quanto non avessero compreso il contenuto delle e-mail e le tariffe, avevano messo in conto spese decisamente più basse.

Alessandra Ragusa

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Melendugno, ricomincia l’anno scolastico ma la scuola non c’è

L’istituto primario di Melendugno non è ancora agibile, ma i bambini sono ormai pronti a tornare tra i banchi: una vera e propria corsa contro il tempo per consentire di iniziare l’anno scolastico, e un’ordinanza del sindaco fa slittare al 19 settembre il rientro in classe. Negli ultimi mesi del precedente anno scolastico, l’immobile fu dichiarato inagibile a causa di due episodi di cedimento strutturale: c’era infatti pericolo di crollo dei solai delle ali nord e sud dell’edificio. Così ben tre sezioni di cinque classi l’una furono dislocate in alcuni locali della scuola media, altre nei locali dell’ex mattatoio adibiti, negli ultimi anni, a museo, e altre classi nel centro culturale “Rina Durante”, gestito dai laboratori urbani Koinè. Nonostante l’impegno dell’amministrazione, i lavori non sono terminati in tempo e non permetteranno il regolare svolgimento delle lezioni. Infatti i bambini saranno dislocati in diversi ambienti. Alcune classi saranno disposte nell’asilo nido, altre nelle scuole medie e altre ancora nell’ex mattatoio, nonostante l’anno scorso due aule arrangiate in quest’ultimo furono dichiarate inagibili a causa di strani odori che provenivano dalle pareti, provocando di conseguenza una bonifica estiva dell’immobile. Dove il comitato dei genitori è stato invitato dall’amministrazione a fare un sopralluogo per accertare lo stato dei luoghi, e verificare che lo stabile non presenti più nessun tipo di odore, né all’interno né all’esterno. Si è inoltre ottenuto un ribasso di gara e i soldi rimasti dall’appalto dei lavori, promette il vicesindaco Mauro Russo, saranno reinvestiti su tutti gli edifici scolastici di Melendugno (ai genitori che lamentavano la mancanza di laboratori informatici, di laboratori di lingua, e della mancanza di lavagne multimediali, Russo ha risposto che “prima di pensare alla tecnologia avanzata, bisogna intervenire sugli edifici scolastici di Borgagne”). Ma i genitori e il comitato che li rappresenta, che hanno partecipato anche a un incontro con il vicesindaco sull’argomento, si oppongono con tutta la loro forza all’utilizzo dell’ex mattatoio, perché evidentemente non soddisfatti delle assicurazioni circa la bonifica dello stabile e di tutta la sua area circostante, pertanto hanno chiesto a gran voce di poter avere accesso a tutti i dati riguardanti le analisi: secondo alcuni genitori, l’anno scorso alcuni bambini a scuola in quell’edificio avrebbero accusato ripetuti mal di testa e difficoltà respiratorie.

Serena Cappello

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Trivellazioni in Adriatico, pochi giorni e si parte. Ma gli ambientalisti non mollano

Al via le trivellazioni sulla costa adriatica. Il conto alla rovescia sembra volgere al termine, e a nulla sono valse le tante mobilitazioni ambientaliste: ancora pochi giorni e si darà il via alle trivellazioni al largo del mare di Brindisi. E dopo le operazione di monitoraggio del sottosuolo marino legate alla ricerca dell’oro nero al largo delle isole Tremiti e al largo di Monopoli, ancora la Puglia al centro di un allarme ambientalista legato ai permessi in possesso dell’azienda inglese Northern Petroleum che, oltre ad aver ottenuto la possibilità di trivellare le coste brindisine, lo scorso giugno ha presentato nuove istanze per la ricerca del petrolio in tratti di mare che interessano la costa otrantina e di Melendugno e, a nord di Lecce, il litorale da Ostuni fino a Polignano a mare. Il progetto delle trivellazioni al largo delle coste brindisine affonda le sue radici nel lontano 1981, anno in cui venne individuato il giacimento petrolifero che prese il nome di “Campo aquila”. Ma è tra il 1993 e 1995, dopo la presentazione ufficiale all’allora ministro dell’Industria Paolo Savona, che risalgono i primi lavori di perforazione da cui trassero origine i due pozzi sottomarini collegati alla piattaforma “Floating production storage offloading”. L’estrazione del greggio iniziò nel 1998, per poi fermarsi a causa della manutenzione degli impianti nel 2006. E ora, nonostante non vi sia ancora l’ufficialità, l’attesa per ripartire con i lavori di estrazione è solo legata all’arrivo dell’unità “Fpso”, attualmente in cantiere a Dubai e in arrivo in Adriatico a metà settembre. A 25 miglia da Brindisi, circa 42 chilometri a nord-est della costa brindisina, due pozzi satelliti sottomarini verranno collocati a una profondità di 850 metri circa. L’area interessata dalle attività di estrazioni assegnate dall’Eni alla Saipem si estende fino a 79 chilometri dal lungomare e conta una superficie totale di 75mila ettari. Numeri inquietanti, che diventano ancor più tali nel momento in cui si parla di quantità: capacità di stoccaggio di 700mila barili e capacità produttiva giornaliera di 12mila barili di olio. Un territorio, quello salentino, già fortemente compromesso dal punto di vista ambientale dalle attività dell’Ilva e dai suoi scarichi, dal carbone di Cerano, dal fotovoltaico selvaggio che ha deturpato molte meraviglie paesaggistiche, dalla cementificazione irragionevole. Infatti il comitato “No al carbone” giura battaglia e avanza richieste di informazioni e chiarimenti alle amministrazioni locali quali il Comune di Brindisi, ora commissariato, la Provincia e la Regione Puglia, enti dai quali tutti i cittadini attendono risposte. Ma i lavori per predisporre il necessario all’impianto offshore, nel frattempo, procedono.

Alessandra Ragusa

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“Don Tonino Bello” chiuso per disinfestazione. “E speriamo che non arrivi nessuno”

Il centro “Don Tonino Bello” di Otranto è ancora in difficoltà. Dopo l’affollamento dei giorni scorsi manca un po’ di tutto, a partire dai materassi e dalle bottiglie d’acqua da distribuire ai migranti ed alle forze dell’ordine, per finire al latte per i bambini. Ora un’ordinanza del sindaco di Otranto Luciano Cariddi – emessa su richiesta dell’Asl fatta dal dottor Francesco Mancarella, che presta servizio al Centro- ne ordina la temporanea chiusura. Perché il centro ha bisogno di una disinfestazione generale e di un intervento che scongiuri qualsiasi rischio di contagio. In alcuni casi, infatti, si è registrata la presenza di migranti affetti da scabbia. Ora, dunque, il centro resterà chiuso per alcuni giorni a partire da oggi, e i migranti verranno smistati negli altri centri di permanenza pugliesi. Solo così l’intervento sarà effettuabile. La situazione potrebbe, tuttavia, creare problemi se ci dovessero essere sbarchi in questi giorni, visto che il centro di identificazione e il presidio sanitario non potranno operare per via della disinfestazione, né sarà possibile ospitare i migranti neanche per le poche ore di permanenza previste. Le difficoltà del centro, del resto, sono molteplici: “Noi possiamo espletare solo le operazioni di prima identificazione, di accoglienza per poche ore e offrire un primo presidio sanitario” – spiega il sindaco Luciano Cariddi – “questa nuova emergenza, invece, sta creando disagi perché i migranti sono costretti a pernottare al centro, che non è attrezzato per questo servizio. Abbiamo già chiesto alla Prefettura istruzioni su come poterci attrezzare, ma servirebbero nuovi servizi, molto altro personale, convenzioni con ditte esterne. Tutto questo, però non è possibile”. Ma come potrà funzionare allora la struttura? “A tutt’oggi non lo sappiamo” – dice Cariddi – “Oggi come oggi noi non possiamo neanche pagare gli straordinari per via del tetto di spesa in vigore dal 1 gennaio 2011 (decreto Brunetta e decreto Tremonti). Qualsiasi operazione ci è preclusa: non possiamo neanche pagare il personale per progetti-obiettivo, né fare assunzioni per casi di emergenza, quindi siamo disarmati. Ci sostiene solo la solidarietà dei cittadini di Otranto e del Salento, la fratellanza e i volontari, per ora. Ma dopo non sappiamo cosa accadrà”.

Elio Paiano

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L’appello dei volontari: “Necessitiamo di tutto, dal latte ai materassi”

“Il centro va sistemato. Ci occorrono almeno i materassi per coprire il numero di letti disponibili, le bottiglie d’acqua per i migranti, i volontari e le forze dell’ordine, il latte per i bambini e per le colazioni”: questol’appello di Raffaele De Cicco, che si occupa della struttura per conto del Comune. In realtà i problemi sono ancora più gravi. La struttura è nata per ospitare i migranti per poche ore, al massimo una trentina di persone e per non più di tre-quattro ore, giusto il tempo di smistarle negli altri centri dopo averle identificate e visitate. Ma con gli arrivi in aumento e i pernottamenti non previsti la struttura è andata in crisi. Ci sono necessità sanitarie, visto che dopo ogni sbarco il centro va disinfestato, ma anche di personale. Per fare un esempio, lo stesso De Cicco, visto che il Comune ha già raggiunto il tetto massimo per il progetto-obiettivo, se non ci sono clandestini è costretto ad andare in ferie, poi a rientrare e ancora a rimettersi in ferie. Un calvario cui non si può dare sollievo perché neanche un uomo in più può essere assunto dal Comune.

Elio Paiano

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Immigrati, allarme rosso al “Don Tonino Bello” di Otranto: “Non ce la facciamo più”

La situazione al Centro di Prima Accoglienza di Otranto “Don Tonino Bello” è molto critica. Gli arrivi di migranti sono sempre di più, il viavai è incessante e la struttura mostra i suoi limiti. L’altro ieri sono arrivati in 149, poi 14, altri 43 ieri, in un luogo dove è prevista l’identificazione e la destinazione degli immigrati. Operazioni che dovrebbero durare poche ore, per via del sovraffollamento, richiedono almeno un’intera giornata. La situazione è difficile, e se gli sbarchi continueranno con questo ritmo la struttura non riuscirà più ad operare. “Abbiamo problemi che diventano sempre più seri” –spiega Raffaele De Cicco, che si occupa del Centro per il Comune di Otranto – “solo per dare l’idea, in un luogo con 50 brandine, ma solo 30 materassi, abbiamo ospitato 140 persone. Abbiamo creato giacigli di fortuna con coperte ripiegate etc. Ma ci manca ormai di tutto”. Raffaele ufficialmente sarebbe in ferie, ma rientra per prestare servizio e poi deve riandare in “vacanza”. Il tutto perché il Comune non può pagargli gli straordinari, anzi, anche il normale stipendio è a rischio. Le risorse sono poche, ma Raffaele si preoccupa per gli immigrati: “Non abbiamo più latte, neanche un goccio per i bambini e per le colazioni, fino al 20 settembre non avremo più acqua, ci servono almeno 45 materassi, perché 5 ce li ha regalati un imprenditore di Otranto, qualcuno dovrebbe aiutarci, se il ritmo di arrivi resta questo presto la situazione diventerà critica”. Insomma, mancano i materassi, il latte e –soprattutto – l’acqua in una stagione così calda ed afosa. Del resto, con le limitate risorse di cui dispone il Comune, fornire le 20 casse al giorno circa che si sono consumate ultimamente è già un problema serio. Figuriamoci tutto il resto.

Elio Paiano

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