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Doppia identità, l’Art Cafè si mette in mostra

Prosegue la rassegna d’arte contemporanea di Art Cafè, la cui galleria ospita da anni ormai alcuni dei più promettenti talenti salentini. È la volta di una collettiva a otto mani, quelle di Carlo Dicillo, Piergiorgio Blasi, Giovanni Cimarrusti e Gianna Donno.

Si tratta di quattro artisti che, provenienti da storie, studi e tecniche differenti, raccontano sulla tela le proprie emozioni, facendo un excursus di generi, mode e modi sulle pareti del caffè letterario magliese. Alcuni di loro sono degli habituè del locale, avendo già esposto in precedenza nello stesso luogo, mentre altri sono delle new entry, che comunque si faranno apprezzare.

Tutti reduci da mostre, locali o internazionali, mettono in scena la propria arte, rendendo anziché una doppia identità, come nel titolo, una quadruplice identità, mentre caratteri e caratteristiche si fondono e si mescolano in un tutt’uno inscindibile che trascinerà dalla prima all’ultima tela.

La mostra, temporanea, potrà essere visitata ogni giorno negli orari di apertura del locale, dal prossimo 23 gennaio.

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A Guagnano la presentazione di “Fino alla fine del giorno”

Al circolo Arci Rubik di Guagnano il romanzo “Fino alla fine del giorno” di Osvaldo Piliego e il concerto di Above the tree.

Mercoledì 18 gennaio, a partire dalle 20,30, al circolo Arci Rubik di Guagnano, aperitivo letterario con la presentazione del romanzo d’esordio di Osvaldo Piliego “Fino alla fine del giorno”, edito da Lupo Editore. A seguire Above the tree in concerto.

Questo primo romanzo di Piliego (giornalista e scrittore, direttore di “Coolclub.it” e collaboratore del Nuovo Quotidiano di Puglia e di Rockerilla) è un lavoro audace e appassionante, che ci restituisce un Salento dai tratti oscuri, celato a tutti coloro che costringono questa terra a essere soltanto la patria di una pizzica idealizzata.

Quella contenuta nel libro del Piliego sembra essere una sorta di contestazione che, pur strizzando l’occhio alla nostalgia, respinge il quadro di un Salento da cartolina per entrare a fondo nella realtà in cui le storie si svolgono, facendoci interrogare sui rischi che comporta l’essere ciechi rispetto al mondo reale.

Nel romanzo un posto di primo piano occupa un pub che è il punto d’arrivo di generazioni smarrite, di storie di confine, di solitudini che si agitano illudendosi di trovare un’‘autostrada’ della vita che invece sarà solo l’inizio della dispersione.

Le radici – dalle quali è sempre difficile staccarsi – e perfino la pietrosa terra salentina, si spezzano, incapaci di trattenere valori e tradizioni nell’incedere confuso di tempi nuovi ma non per questo migliori.

Intorno a Danilo, figura centrale del romanzo, ruotano le storie di altri personaggi dalle quali emerge un insieme di persone il più delle volte inconsapevoli di ingannare se stesse, partecipi, in tutto e per tutto, delle inquietudini e dei decadimenti che segnano il mondo attuale, individui nel mezzo di una confusione rischiarata a stenti da accenni di autocoscienza e dagli affetti che si portano dietro dall’infanzia.

Marco Bernacchia, in arte Above the tree, incomincia il proprio percorso musicale fin dall’adolescenza, compiendo una ricerca sulle possibilità sonoro-rumoristiche date dagli strumenti musicali.

Le sue melodie non di rado rimandano a motivi popolari, strutture folk o ad un blues reso quasi minimale. Parallelamente al suo progetto solista, Bernacchia è stato membro di gruppi come Mazca e Gallina.

Above the tree, oltre che in Italia, ha suonato in Olanda, Belgio,Francia, Spagna e Portogallo, Svizzera, Slovenia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Germania.

Particolare singolare: nei suoi concerti Above the tree indossa una maschera di cartapesta che riproduce un gallo.

Gianluca Conte

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CON SYNCÒNIA NASCE UN ALTRO CANTAUTORE SALENTINO: LUCA ANTONAZZO

È uno dei tanti volti della musica pop-leggera italiana quello di Luca Antonazzo, giovane cantautore salentino che ai brani da lui scritti e composti ha dato risalto principalmente all’aspetto chitarristico, con uno stile minimal da cui emergono bellissimi e struggenti riff di chitarra acustica, come nello strumentale Intermezzo e su brani malinconici, dal tono intimistico, che raccontano di “parole che sanno di pioggia” e di “un mondo fuori posto”. Luca Antonazzo nasce infatti come chitarrista, studiando a Roma chitarra classica durante gli anni dell’adolescenza per poi proseguire con varie esperienze, suonando in diverse band generi differenti per giungere all’attuale collaborazione con la band post-rock strumentale, i SeaHouse. Nel 2011 ha registrato in uno studio casalingo una serie di brani, ai quali ha dato vita nel corso degli ultimi due anni, da cui emerge proprio il suo talento di chitarrista: il risultato è il minialbum Syncrònia. Da una terra che brulica di musicisti scopriamo con questo lavoro l’esistenza di un altro cantautore salentino. Anche se l’esecuzione vocale non è matura come la sua chitarra e le linee vocali povere, lo spirito complessivo dell’album custodisce buone idee, che evolvendosi attraverso una più attenta ricerca, possono raggiungere un risultato degno di essere considerato un buonissimo album. Per ascoltare i brani: http://soundcloud.com/lucaantonazzo

Luana Campa

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Tentato furto in un negozio di fiori

Tentativo di furto nella tarda serata di ieri.

Arrestato dai carabinieri del nucleo radiomobile della compagnia di Tricase con l’accusa di tentato furto aggravato uno dei tre giovani malviventi che la scorsa notte hanno tentato di fuggire con la refurtiva del negozio “L’Angolo del fiore”, con sede a Montesardo (Alessano).

Insieme ai due complici, che sono riusciti a fuggire prima dell’arrivo delle forze dell’ordine, il giovane ladro, un diciannovenne originario di Tricase, C. R., si era introdotto nel negozio di fiori, comunicante con l’abitazione dei proprietari.

I figli di questi ultimi, allertati dal campanello che segnala la presenza dei clienti nel negozio, ma valutando che a tarda ora non potesse trattarsi di potenziali acquirenti, hanno sorpreso i tre giovani mentre tentavano di aprire il registratore di cassa.

Nell’attesa dell’intervento dei carabinieri, i figli dei proprietari bloccavano C.R., che tentava di liberarsi e nella colluttazione perdeva gli occhiali da vista, mentre gli altri due riuscivano a fuggire scavalcando il cancello di ingresso.

Le dichiarazioni dei due fratelli sono state confermate dal ritrovamento degli occhiali di C.R. vicino al registratore di cassa e dai segni di effrazione sulla porta di ingresso.

Tanto è bastato per condurre il giovane presso il comando della compagnia di carabinieri di Tricase e arrestarlo.

Sono in corso le indagini per individuare gli altri due complici, che potrebbero avere le ore contate.

Antonella Cazzato

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“Lecce sbarocca” di Franco Ungaro alla libreria Feltrinelli Point di Lecce

Venerdì 13 gennaio, alle 18, presso la libreria Feltrinelli Point di Lecce, in via Cavallotti, Franco Ungaro presenterà il suo romanzo “Lecce sbarocca”, edito da Besa Editrice.

Dialogherà con l’autore Luisa Ruggio, la lettura di alcuni brani del libro sarà affidata ad Alessandra Crocco.

Il libro di Ungaro appare una dichiarazione d’amore dell’autore alla città di Lecce, e l’amore, come è risaputo, a volte può fare i capricci, come del resto fanno gli amanti.

Un rapporto di amore-odio, quello dello scrittore per Lecce, città della quale mette a nudo pregi e difetti, e questi ultimi sembrano appartenere per lo più alla classe dirigente e politica che nel corso degli anni si è rivelata inadeguata quando non inconsistente: “ Ha uno spazio molto ampio nella riflessione dell’autore, la città di Lecce, o meglio, la cosiddetta ‘leccesità’, con la spietata critica della mentalità e della cultura della sua classe dirigente, arroccata a difendere una mitica grandeur contro qualsiasi illusione di cambiamento, e con la denuncia delle responsabilità del suo ceto politico, malato di provincialismo, rivelatosi in più occasioni inadeguato ad affrontare le sfide della contemporaneità”, spiega Stefano Cristante, docente di Sociologia della Comunicazione presso l’Università del Salento.

Franco Ungaro si rivela un amante difficile che sa riconoscere il bene e il male del capoluogo salentino, ciò che di Lecce seduce e ciò che allontana il cuore e la mente.

L’autore, osservando a fondo l’ambiente che lo circonda, ne individua onori e disonori e pur tuttavia con la sua scrittura non rinuncia a un atipico riscatto – quello estetico: “Un libro liquido, una sorta di caleidoscopio o di labirinto narrativo che ha il suo filo d’Arianna nella fermezza e nella coerenza del punto di vista dell’autore, nella forte tensione morale che anima la sua vis di polemista brillante, nell’irriducibilità del senso estetico di chi forse continua a credere che la bellezza salverà il mondo”, aggiunge Cristante.

Gianluca Conte

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“Scrivere polvere” di Daniele Semeraro al BookBar PrimoCaffè di Veglie

Giovedì 12 gennaio, alle 19,30, al BookBar PrimoCaffè di Veglie, Daniele Semeraro presenterà il suo romanzo d’esordio “Scrivere polvere”, edito da Lupo Editore.

L’incontro, organizzato dall’editore Cosimo Lupo in collaborazione con Fucine Letterarie, sarà condotto da Stefano Donno e Michelangelo Zizzi.

“Scrivere polvere”, opera prima di Semeraro, è stato definito un romanzo geografico, intendendo per geografia non solo quella dei luoghi ma anche quella dell’anima.

Ambientato a Cisternino e nella Valle d´Itria nel dopoguerra, tra le rovine di luoghi e di anime, ulivi secolari, vigneti e campi desolati, questo romanzo si colora del bianco della polvere e della calce, ma anche del nero dei lutti e del ruggine della terra.

È in questo scenario, a tratti decadente, fatto di trulli diroccati e masserie abbandonate, che i due protagonisti – una tarantolata muta e un balbuziente senza nome – vanno incontro al proprio destino.

La pizzica intonata dal Semeraro, non è quella folklorica e snaturata che ormai imperversa in ogni dove, bensì quella autentica, dal tempo ossessivo e selvaggio, che dona ai personaggi della vicenda un ritmo frenetico che li aiuta a evadere la propria condizione di emarginati.

Attraverso la scrittura del romanzo sembra attuarsi una sorta di catarsi, come spiega molto bene lo stesso autore: “Posso dire di aver cominciato a scrivere perché avevo il terrore di perdere, un giorno, i ricordi più preziosi. Ma anche paura di dimenticare il dolore, la rabbia, i momenti di abbandono. Anche questi sono preziosi.

Il mio, è sempre stato un tentativo di fermare il tempo, di dominarlo bloccando degli istanti. La scrittura mi ha permesso di riappropriarmi di ciò che il tempo mi aveva tolto. E questo, pur essendo a volte molto doloroso, è stato un appiglio per non scivolare nella pazzia pura. Una soluzione da folli, certo, ma assolutamente efficace.

Ho scritto per salvarmi, quindi, aggrappandomi all’idea che le parole potessero in qualche maniera dare un senso al concetto di eternità e ridimensionare quello di tempo. Un’illusione insomma, una pura illusione, inconsistente come la polvere del mio romanzo, ma necessaria”.

Nei cuori dei protagonisti del romanzo arde anche la fiamma del desiderio – quello di smarrirsi nelle rispettive maledizioni – tenuta accesa dal dolore e dalla rassegnazione; e saranno proprio questi sentimenti ancestrali a tessere la tela in cui cadranno prigionieri fino all’ultimo sacrificio che si consumerà nel silenzio più oscuro, complice, ma solo fino a un certo punto, l’autore che a tal proposito dice: “Il bello è farsi prendere per mano dai personaggi che tu stesso hai creato, farsi travolgere dalle loro storie, scivolarci dentro senza possibilità di scampo, perdere il controllo e lasciarsi andare. Scrivere è vivere un’altra vita”.

In questa storia la linea guida sembra essere la spaventosa fragilità della mente umana e della vita stessa, costretta a seguire lo stesso identico destino dei segni tracciati sulla polvere dal protagonista.

Gianluca Conte

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VII Edizione del Concorso “Il mio cuore, la mia terra, la mia vita”

Gli anziani come fonte di sapere e saggezza da tramandare alle nuove generazioni e un senso di appartenenza alla comunità da rafforzare e valorizzare.

È questo lo spirito con cui è indetta la VII edizione del concorso di poesie in vernacolo pugliese “Il mio cuore, la mia terra, la mia vita”, promossa dalla Uil Pensionati di Bari-Puglia e dall’Ada (Associazione di volontariato per i Diritti dell’Anziano) di Puglia.

L’iniziativa è riservata a tutti i cittadini che alla data 31 dicembre 2011 abbiano compiuto 55 anni, se donne, e 60 anni se uomini, nati o residenti in Puglia.

Le poesie, inedite, scritte in vernacolo di terra di Puglia con le specificità della provincia e della zona di provenienza e accompagnate dalla traduzione in italiano, corredate di una copia su supporto informatico, dovranno essere presentate entro il 15 aprile 2012.

Al primo classificato sarà assegnato un premio di 500 euro.

Saranno, inoltre, assegnati 6 premi (uno per ogni provincia) da 200 euro e sono previsti premi di consolazione, targhe e pergamene.

Ogni autore dovrà indicare la provincia per la quale concorre.

Gli elaborati saranno esaminati, a giudizio insindacabile e inappellabile, da una commissione scelta dalla segreteria generale della Uilp di Bari e di Puglia e dalla presidenza dell’Ada di Puglia.

Per maggiori informazioni, è possibile scaricare il bando completo del concorso dal sito www.uilpensionatipuglia.it.

Antonella Cazzato

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“Gli occhi di mia figlia” di Vittoria Coppola alla Libreria Idrusa di Alessano

Sabato 14 gennaio, alle 18,30, presso la Libreria Idrusa di Alessano, Vittoria Coppola, giovane e promettente scrittrice salentina, presenterà il suo romanzo “Gli occhi di mia figlia”, edito da Lupo Editore.

Dialogherà con l’autrice la titolare della libreria Michela Santoro.

Questo lavoro d’esordio, proclamato “libro sotto l’albero di Natale” (titolo assegnato al migliore libro scoperto in rete) nella puntata dello scorso Natale di Billy, rubrica di approfondimento del Tg1 Rai, parteciperà al sondaggio del Tg1 – che si protrarrà fino al 25 gennaio – con cui i telespettatori voteranno tra i magnifici undici “Il libro dell’anno”.

Nel romanzo della Coppola i sentimenti giocano un ruolo di primo piano, e se l’egoismo – come la fragilità – si intreccia perfettamente, all’interno della vicenda, con parole mai pronunciate che alle volte zittiscono l’anima, possiamo essere certi che ci saranno legami (uno su tutti: l’amicizia) che resisteranno all’assalto del tempo e apriranno spiragli di luce nella storia.

“Il mio romanzo parla di sentimenti, di legami di vita. Il tema centrale è la maternità, che, in casi limite, è vissuta in modi contorti, che possono portare molta sofferenza nelle vite delle protagoniste”, spiega l’autrice.

E proprio il rapporto genitore-figlia sottende la trama di questo libro; un rapporto inficiato dall’iperprotettività della madre nei confronti di Dana, ragazza che vive nel benessere e nella ricercatezza ma ciononostante – o forse proprio per questo – non è soddisfatta della propria vita.

Ma la vita, si sa, riserva delle sorprese, e l’amore, che la protagonista scopre in tutto il suo essere dirompente, è uno dei più grandi e imprevedibili oceani dentro cui ci si può trovare immersi.

Un sentimento destinato a sconvolgere le esistenze di chi lo incontra, e che bisognerebbe vivere nella più totale sincerità, come la stessa Coppola suggerisce: “Ciò che più di tutto, però, vorrei emergesse dalle pagine, è l’importanza di trovare in sé il coraggio di vivere pienamente i sentimenti, nella verità”.

Il romanzo di Vittoria Coppola ci ricorda che il cammino verso l’autenticità dell’esistenza, alle volte, si percorre in “direzione ostinata e contraria”.

Gianluca Conte

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Passaggio rosso di Mina D’Elia

Lo scorso 30 dicembre, a San Donato di Lecce, presso l’Edicola di Notte sita in Largo chiesa, è stata inaugurata la mostra “Passaggio rosso” di Mina D’Elia.

L’opera, che rimarrà in esposizione per due mesi, è stata presentata dallo storico e critico d’arte Cecilia Leucci.

È un’opera dal forte impatto visivo quella della D’Elia, artista salentina di grande talento e spontaneità, per la quale esprimersi artisticamente è una funzione vitale al pari del respirare, dormire, mangiare, come l’artista stessa scrive nella sua (auto)biografia: “In realtà tutto accade fisiologicamente, si attraversa con coraggio la certezza del proprio limite e ci si lascia portare dall’‘organo dell’immaginazione’ che, invero, ha sede in ciascuna parte del nostro essere”.

“La mostra rappresenta l’opportunità della presentazione al pubblico di un’opera inedita dell’artista, da sempre indirizzata verso la ricerca in campo femminile e ambientale.

‘Passaggio rosso’ si delinea come una sorta di soccorso nel momento del bisogno, poiché come un estintore, si ipotizza la surreale possibilità di ‘rompere il vetro in caso di necessità’.

L’opera è allegoria di un’evoluzione latu sensu, del proprio corpo e di quello di chi ci attornia; un viaggio all’interno di fantasie, aspirazioni e memorie, di obiettivi raggiunti o abbandonati.

Tutto fuoriesce da una valigia rossa, colore del desiderio e della passione.

Tutto, compresa la storia di un territorio, fatta di valigie di cartone e speranze dei nostri avi migranti. Il colore è però soprattutto una delle tinte guida dell’artista, la quale – tramite l’uso del rosso e del bianco – diviene messaggera di un mondo in frantumi, che si può ricomporre solo con la consapevolezza di sé e di ciò che ci assedia”, spiega Cecilia Leucci, curatrice della mostra, alla quale abbiamo rivolto alcune domande in merito all’opera e, più in generale, all’arte della D’Elia.

Lei dice che Mina D’Elia è da sempre orientata verso la ricerca in campo femminile e ambientale: può chiarirci questo punto?

I termini “femminile” e “ambientale” non sono casuali.

Mina D’Elia si occupa da sempre della figura femminile, delle sue peculiarità, del mondo che circonda l’essenza stessa dell’essere donna, riferendosi alla sfera fisica, con la realizzazione – ad esempio – di busti o interi corpi in gesso, che simboleggiano l’involucro per mezzo del quale la donna si racconta; ma anche psicologica, indirizzandosi verso oggetti non prettamente femminili, come la serie degli elmi e dei copricapo, che si rivelano però allegoria di una donna milite, combattiva, in grado di fronteggiare le avversità e di occupare posti di comando comunemente associati all’uomo (si veda in questo senso la serie de “Le papesse”).

L’ambiente è un altro tema molto caro all’artista, la quale ha intrapreso una battaglia personale contro il massacro della nostra terra causato dall’incontrollato sfruttamento di risorse e dallo smodato abbondare di impianti per energie rinnovabili, che se da una parte potrebbero risultare una sostanziale soluzione all’inquinamento ambientale, dall’altra rappresentano il totale annichilimento delle nostre ricchezze territoriali, devastando lo skyline salentino e distruggendo le potenzialità dei suoli coltivabili.

Si potrebbe dire che in questa installazione l’aspetto cromatico – come il titolo sottolinea – sia preponderante?

Assolutamente si! Il rosso (come il bianco) è uno dei colori cardine nell’arte della D’Elia. Nel caso specifico di “Passaggio rosso” la scelta del rosso è da riferirsi alle caratteristiche che il colore notoriamente racchiude in sé: passione, calore, energia, pericolo, eccitazione. L’installazione rappresenta una provocazione: è il modo che l’artista ha scelto per esortare al cambiamento, per stimolare la ricerca dell’altro da sé, per sollecitarci a seguire i nostri desideri. Il rosso per la D’Elia diviene inoltre metafora della “forza semantica dell’arte” – come lei stessa la definisce – ovvero la capacità di dare vita ad un cambiamento, di indirizzarsi verso la salvazione, di riappropriarsi della capacità di scegliere, che oggi ci viene spesso negata dalla necessità di omologarci per renderci più gestibili e governabili, tramite l’assenza di archetipi emozionali.

Quale è il rapporto, nella ricerca artistica di Mina D’Elia, tra le aspirazioni del singolo individuo e quelle della moltitudine che insieme diventano quelle di un territorio – il Salento – che si è scontrato più volte con il fenomeno della migrazione?

Presumo che questa domanda derivi dal fatto che la valigia è stata associata anche agli “avi con le valigie di cartone”. Certo, è un simbolo anche quello, ma nella fattispecie l’artista vuole solo ricondursi ad un momento storico in cui le valigie erano piene di speranze e di prospettive; un momento in cui ci si spostava dalla propria terra per cercare un posto migliore, per garantirsi e garantire una vita più agevole e serena. “Passaggio rosso” non è un inno alla migrazione né vuole banalmente ricondursi alle gesta dei nostri antenati; è piuttosto un simbolo ed è notorio che nella storia dell’arte il simbolismo ha un valore non da poco, che permette di generare collegamenti mentali, stimolando le associazioni di idee e la capacità di comprendere determinati messaggi. Gli avi con le valigie cariche di aspettative devono essere da esempio per intraprendere un viaggio verso l’ignoto, che potrebbe regalare nuove prospettive interiori.

È possibile attribuire a “Passaggio rosso” una valenza catartica?

Speriamo di sì! L’obiettivo della D’Elia è proprio quello di scrollare il pubblico dormiente, sebbene parlare di catarsi potrebbe risultare presuntuoso.

Sicuramente chi ha avuto o avrà modo di affrontare l’installazione, un certo cambiamento interiore lo accuserà, sempre che sia in grado di spogliarsi delle sovrastrutture formali, troppo legate al pragmatismo del mondo contemporaneo, spesso incapace di affacciarsi oltre le apparenze.

Gianluca Conte

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Bagnolo, un presepe per la solidarietà

Ultime occasioni per poter visitare il bellissimo presepe a grandezza d’uomo realizzato a Bagnolo dall’associazione Arcobaleno dai Mille Colori. Nella foto ne vediamo alcuni particolari, quelli della sacra famiglia ma senza il bambinello, dato che l’immagine è stata scattata prima del 25 dicembre. Il presepe sarà visitabile ancora il 5 e il 6 gennaio dalle 17 presso la fondazione Papaleo. Ed è atteso quindi l’arrivo dei Re Magi, i personaggi mitologici che, secondo quanto scritto nella Bibbia, giunsero alla capanna guidati dalla stella cometa per omaggiare il Re dei Re. Il presepe, come molte delle iniziative dell’organizzazione no profit, è realizzato per beneficenza: da tempo infatti il circolo è impegnato in una raccolta fondi per costruire un parco giochi all’asilo di bagnolo. Oltre ad augurarsi che questa iniziativa vada a buon fine, per la nobile causa che viene supportata, che in un piccolo centro assume sempre particolare rilevanza, vi invitiamo a visitare il presepe, composto da più stanze e in cui i manichini sono stati costruiti a grandezza d’uomo. Nel cortile figura anche una stupenda cascata. Il tutto grazie alla solerzia dei volontari, che si sono messi all’opera con martelli e chiodi al solo fine di poter ricreare la suggestione che queste festività portano con sé, e per poter mandare avanti la propria causa.

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A Martano si presenta il volume “Nei giardini del passato”

Venerdì 13 gennaio alle ore 18 presso il monastero di Santa Maria della Consolazione dei padri Cistercensi a Martano verrà presentato il volume “Nei giardini del passato”, studi in memoria di Michele Paone a cura di Ilario D’Ancona e Mario Spedicato, edito da Edizioni Grifo.

Michele Paone, noto ricercatore e collezionista, ha lasciato ai padri cistercensi di Martano la custodia di un patrimonio culturale accumulato in anni di studio e di viaggi.

Introduce la presentazione Mario Spedicato, Università del Salento e presidente della Società di Storia Patria per la Puglia sezione di Lecce, i relatori saranno Clara Gelao, direttrice della Pinacoteca Provinciale di Bari, Gaetano Sabatini, Università di Roma Tre, Francesco Dandolo, Università Federico II Napoli.

Concluederà i lavori Ilario D’Ancona, superiore del monastero di Santa Maria della Consolazione.

Fabio Tarantino

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Caffè al sangue, a Maglie la prima presentazione di Cafè des Artistes

Come si sopravvive alla provincia denuclearizzata? Forse si sopravvive scrivendo: è da questo che prende le mosse “Cafè des Artistes”, nuovo volume narrativo di Angela Leucci edito per Lupo editore, che contiene anche due racconti scritti a quattro mani con Paolo Merenda. Il romanzo racconta della vita di un piccolo bar di provincia, al centro di uno strano giallo, attorno a cui si riuniranno nuove e vecchie conoscenze nate dalla fantasia della narratrice: da Luca Harlem, spacciatore con un sedicesimo di sangue sioux, Clarita Lasalerosa, detective argentina bulimica di sentimenti, Fanny Millefoglie, giornalista frustrata e sovrappeso, che forse aiuterà a risolvere il mistero. All’interno del volume si trovano anche altri racconti delle materie più disparate, dal precariato scolastico agli incidenti stradali, dal mondo delle chat a quello delle macellerie metropolitane, passando per periodi accattivanti e poetici che pongono sempre l’accento sull’ironia nell’occhio di chi scrive. Il volume sarà presentato il 4 gennaio all’Art Cafè di Maglie alle 21,30, in un evento organizzato dalla Biblioteca di Sarajevo, per cui il libro sarà introdotto dalla presidente Paola Cillo. Giornalista, blogger e incantatrice di serpenti, Angela Leucci è la direttrice responsabile di Otranto Oggi, ma collabora attivamente con numerose testate locali e nazionali, come La Gazzetta del Mezzogiorno, Belpaese e DireDonna.

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