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Scratch!

Oltre 300 corti provenienti da tutto il mondo, per una tre giorni dedicata alle magie della computer graphic e dell’animazione digitale. Questo è “Scratch! International Film Festival”, che si terrà a Lecce dal 22 al 24 giugno prossimi, presso il cineteatro Db D’essai dei Salesiani.
Organizzato dall’associazione culturale Animood, vincitrice del bando Principi Attivi 2010, Scratch! è il primo festival internazionale pugliese dedicato all’animazione. Una sfida ambiziosa per trasformare Lecce in punto di riferimento dell’animazione a livello internazionale.
Sono oltre 300 i lavori arrivati per “Scratch!” e dimostrano che il settore è ricco di fermento artistico. La mole di materiale indipendente o meno è stata scelta esclusivamente on line, attraverso open call su siti specializzati, forum e scuole di animazione. Questo dimostra che le grandi produzioni oggi arrivano nelle sale cinematografiche, la punta di un iceberg artistico un mercato che chiede spazi e tempi per essere riconosciuto e apprezzato.

L’Italia rispetto al resto d’Europa mostra ancora ritardi sotto il profilo della produzione di film animati, della ricerca applicata e degli eventi ad essi collegati. Non esiste ancora un vero e proprio movimento strutturato, seppure il sottobosco sia ricco di singole esperienze. Il secondo obiettivo del festival è riempire la sala del Db D’Essai dei Salesiani. Scratch! è un festival internazionale ad ingresso gratuito dedicato ai corti d’animazione, il primo in Puglia, finanziato nell’ambito del progetto Principi Attivi 2010, nell’ambito del quale si tengono anche 2 laboratori tematici, tre giorni dedicati alla proiezione di film d’animazione di massimo 20 minuti, selezionati nella fase preliminare dalla commissione artistica.
Le categorie di partecipazione per i corti d’animazione, per cui sono previsti premi della giuria internazionale, sono tre: animazione tradizionale, 2d digitale, mix media e stop motion, 3d e visual effect, music video, durante il festival saranno proiettati film animati che hanno fatto la storia del ed una retrospettiva in chiave musicale, ma si terranno anche due laboratori creativi dedicati allo stop motion, sempre a ingresso gratuito, nelle mattine del 22 e del 23 giugno.
A giudicare i film in concorso sarà una giuria di livello internazionale composta da esperti del settore dell’animazione quali Richard Squires (Inghilterra), Virginia Mori (Italia) e Patrik Jean (Francia). Durante il festival verranno allestite tre mostre una su Piero Schirinzi, dal 15 al 24 giugno presso le Officine Ergot, una su Hermes Mangialardo dal 16 al 30 giugno presso il Caffè Letterario e una su Virginia Mori e Annalisa Macagnino dal 22 al 24 giungo presso il Cineteatro Db D’Essai. Queste ultime saranno accompagnate da una sonorizzazione degli oggetti di vita quotidiana realizzata da Anna Martino e Luciano Lamanna.
Scratch! è organizzato dall’associazione culturale Animood, composta da Giorgio De Matteis, Pierpaolo Bisconti e Claudia Danisi e costituitasi a seguito della vittoria del bando di Principi Attivi. Nel corso del lungo viaggio di organizzazione del festival, la squadra si arricchita dell’esperienza di Hermes Mangialardo, direttore artistico del Festival insieme a Pier Paolo Bisconti.

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Catena Fiorello a Martano presenta Casca il Mondo, Casca la Terra

Catena Fiorello, sorella dei due noti attori e presentatori siciliani, presenta il suo libro a Martano, venerdì 22 giugno alle 19,30. Classe 1966, la Fiorello vive a Roma e scrive da sempre. Nel 2006 ha pubblicato Picciridda, mentre stavolta la sorella dei più noti Beppe e Rosario Fiorello presenta la sua ultima fatica letteraria Casca il Mondo, Casca la Terra, edito da Rizzoli, presso il Palazzo Ducale di Martano. L’amministrazione comunale di Martano, nell’ambito della rassegna “Prime Sere d’Estate”, ospita la scrittrice per la presentazione del libro: è previsto un ricco programma della serata.

La giornalista Ilaria Marinaci presenta il libro intervistando l’autrice Catena Fiorello con la partecipazione degli studenti dell’Iiss “ Salvatore Trinchese” di Martano. Seguiranno le letture di alcuni brani tratti dall’opera a cura dell’attore Antonio Calò, l’accompagnamento musicale di Antonio Traldi, Luca Chiriatti e Silvio Caracuta.

Il libro tratta di due sconosciute, due donne diversissime, ma unite da una verità scomoda e da un prepotente, feroce, bisogno di felicità. Ma per essere felici bisogna sfidare il destino. Due sconosciute davanti a una vetrina di via Condotti. Basta uno sguardo perché un anno intero scorra nella mente di una di loro. E come a un animale in pericolo, l’istinto le suggerisce un passo che solo una persona tenace come lei può osare. In un attimo ha deciso: la splendida donna che le sta accanto, Laura, anzi, Lalli, come la chiamava suo marito Alberto nei suoi teneri sms, deve diventarle amica. Avvicinarla con l’inganno, inventandosi una falsa identità, sarà la sua rivincita di moglie ferita, la chiave d’accesso alla verità su quel tradimento. E un modo per riaffermare la sovranità sul suo regno, di cui è sempre stata regina. Nessuno può toglierle ciò per cui ha lottato sin da ragazzina: un marito ricco, i suoi due meravigliosi figli, Eleonora e Matteo, baciati dalla fortuna e protetti da ogni male. E soprattutto la posizione che ha conquistato, fuggendo dal paesino pugliese, Squinzano, in cui è nata e cancellando con un colpo di spugna il mondo di miserie dove è cresciuta. Ma questa volta non tutto andrà secondo i suoi piani. Sarà, infatti, proprio Laura, inconsapevolmente, a disegnare sul volto di Vittoria tratti del tutto nuovi e inaspettati, perché c’è un dolore più grande del tradimento, un dolore che può stravolgere un’intera esistenza.

Eppure la donna a cui Catena Fiorello ha dato vita in questo suo nuovo romanzo troverà la forza di distruggere le sue certezze e di guardare oltre l’apparenza. Proprio lei, paladina delle apparenze, scoprirà infatti che per sentirsi viva non ha più bisogno di odiare. E che il mondo può cascare ma rialzarsi è possibile, attingendo a quella parte autentica di sé che solo le persone vere – come Vittoria è – hanno il coraggio di riconoscere.

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Maria Pia Romano presenta “L’anello inutile”

Lunedì 18 giugno, alle 18,30, presso il museo civico “Pietro Cavoti” a Galatina, Maria Pia Romano presenterà il suo ultimo romanzo “L’anello inutile”, edito da
Besa Editrice, che nello scorso aprile ha conquistato “tre penne” di Billy il vizio di leggere, rubrica letteraria del Tg1 Rai.

L’evento, che rientra nell’ambito delle attività dell’Università Popolare “Aldo Vallone”, sarà presentato dalla scrittrice Daniela Bardoscia.

Il libro della Romano è un’immersione completa nel mare, elemento visceralmente amato dall’autrice, un’immensa massa d’acqua che sulle pagine diventa un oceano di parole pronto ad entrare prepotentemente nella mente e nel cuore del lettore. L’acqua, insieme agli altri elementi ancestrali, aria, terra e fuoco, gli stessi elementi che da millenni sembrano plasmare la natura umana e che già il filosofo greco Empedocle riteneva essere le quattro radici (rhizómata) eterne del tutto, costituiscono il tessuto connettivo di questa emozionante opera.

Ma c’è dell’altro, ovvero il rapporto che attraverso la sua prosa l’autrice instaura con il Salento, terra magica e di confine: “Una dichiarazione d’amore
al Salento. Una storia di uomini e donne uniti, ciascuno a suo modo, da un anello… Il Salento prende alla gola. E ti sa rubare l’anima”. Con queste
premesse, ci si accorge fin da subito che il libro in questione viaggia su binari di emozioni forti, al cardiopalma, emozioni simili a quelle che soltanto
questa terra dal sangue vivo sa donare. Maria Pia Romano, nata a Benevento nel 1976 e salentina d’adozione, giornalista, scrive per testate regionali e nazionali. Ha già pubblicato quattro raccolte poetiche: “Linfa” (Liber Ars, 1998), “L’estraneo” (Manni, 2005), “Il funambolo sull’erba blu” (Besa, 2008), “La settima stella” Besa, 2008) e il romanzo “Onde di follia” (Besa, 2006). Ha inoltre ricevuto numerosi riconoscimenti letterari in ambito nazionale e internazionale e una segnalazione in sezione Cultura al premio “Michele Campione” Giornalista di Puglia, 2010. Le sue opere sono inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il Festival della Letteratura Italiana in Brasile, estate 2011.

Gianluca Conte

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Arriva a Lecce “In viaggio alla ricerca della libertà” di Toti Bello

Lo scorso 13 giugno, presso il Vintage di Lecce, è stata inaugurata la mostra fotografica di Toti Bello dal titolo “In viaggio alla ricerca della libertà”,
che rimarrà aperta fino a mercoledì 20.

Salvatore “Toti” Bello, nato a Presicce, classe 1965, è fotografo freelance e ha all’attivo numerose collaborazioni con diversi giornali.

“In viaggio alla ricerca della libertà” conta sedici immagini che hanno come soggetto gli immigrati giunti a Manduria nella passata primavera. La mostra
proposta da Bello è davvero coinvolgente, soprattutto perché nelle sue istantanee raccoglie le storie, i sentimenti, le emozioni e le speranze di persone costrette a lasciare la propria terra per trovarsi davanti l’ignoto, l’incertezza.

Il punto di partenza – sia della storia dei migranti che dell’azione artistica del fotografo – può essere fatto risalire alla “Primavera araba”, ovvero l’inarrestabile successione di sollevazioni che ha interessato, in un recente passato, vaste aree, comprendendo Libia, Egitto, Tunisia. Tutte terre a due passi dalle coste europee.

Corollario delle rivolte non poteva che essere un’accentuazione del flusso migratorio che dalle terre in cui un numero esorbitante di esseri umani viveva un incubo a occhi aperti si spostava verso l’Europa.

Ed è proprio questo che viene impresso nelle immagini di Bello (oltre a una descrizione della condizione oggettiva dei migranti): lo stato d’animo di questa gente che per non doversi più scontrare con l’orrore quotidiano ha deciso di guardare oltre il confine della propria terra e cercare in altri luoghi lontani una vita migliore. In queste foto l’artista coglie appieno non solo quello che di brutto queste persone hanno lasciato alle proprie spalle ma anche la speranza di un futuro possibile, i sorrisi, la profondità degli sguardi, il colore degli occhi.

La mostra offre all’osservatore numerosi spunti di riflessione, e un pensiero non può non andare a quando – non troppi anni addietro – i migranti in cerca di
futuro eravamo noi italiani. Ritrovare noi stessi nello sguardo di un migrante è uno dei momenti più alti che le fotografie di Bello ci regalano.

Gianluca Conte

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Il saggio di fine anno della Corte de’ Miracoli

Splendido saggio di fine corso per gli allievi della Corte de’ Miracoli. Si è svolta martedì scorso la prova finale degli iscritti al corso di teatro promosso da Massimo Giordano e che sia avvale della direzione artistica del regista Matteo Tarasco. Già autore della trasposizione di “Pene di amor perdute” di Shakespeare messa in scena durante la scorsa stagione, Tarasco ha seguito durante l’anno i suoi 17 allievi (Adele Maruccio, Antonio Gemma, Antonio Botrugno, Beatrice Fracasso, Giuseppe Schimera, Giuseppe Resta, Raffaele Gili, Nicolas Errico, Patrizia Miggiano, Luca e Fabio Maniglio, Gianfranco Massaro, Fernando e Matteo Colazzo, Paola Gorgoni, Valeria Piccinno, Roberta Culiersi) preparandoli alla nuova rappresentazione. E gli stessi allievi hanno avuto il loro battesimo “stagionale” in un one-man show di pochi minuti in cui hanno deciso di confrontarsi con un testo a loro scelta. Aperto al pubblico, lo spettacolo ha avuto momenti irresistibili e intensi grazie alle diverse “anime” dei protagonisti, in scena con i brani più vari, realizzati per l’occasione o tratti da autori celebri: dallo stesso Shakespeare a Stefano Benni, passando per Gioele Dix fino ad un trascinante Massimo Triosi in salsa salentina. Tutti hanno proposto interpretazioni di livello, riscuotendo in più occasioni applausi a scena aperta. Menzione particolare per i gemelli Luca e Fabio Maniglio che dopo essersi esibiti ognuno per conto loro, hanno proposto, su invocazione del pubblico, una pièce famosissima, quella del “tic” resa immortale ai tempi dell’avanspettacolo, da Ric e Gian. L’appuntamento è adesso per la metà di luglio quando la Corte de’ Miracoli sarà impegnata con la prima de “Le nozze” ispirata alle opere di Cechov e che andrà in scena nella Villa Tamborino.

Maurizio Tarantino

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Viviana Leo presenta “Lacrime d’ argento”

Venerdì 15 giugno, alle 20, presso la libreria “Volta la carta” a Calimera, Viviana Leo presenterà il suo romanzo “Lacrime d’argento”, edito da Sangel Edizioni.

Introdurrà Cesare Vernaleone, giornalista. A dialogare con la scrittrice sarà il giornalista Fulvio Carlino. Nel corso della serata l’attrice e regista Rosaria Ricchiuto interpreterà alcuni brani del libro.

Viviana Leo, giovane autrice alla sua seconda pubblicazione – la prima “Tra zanne e artigli” (Albatros, 2011) è un godibilissimo romanzo – conferma le sue
doti di narratrice, intessendo in “Lacrime d’argento” una trama che intriga il lettore tenendolo inchiodato alle pagine.

Come nei migliori fantasy, in questo lavoro avventura, suspense e tensione sono le padrone indiscusse: “Vampiri, cacciatrice e umani. I tre elementi
essenziali del nuovo romanzo di Viviana Leo. Violet (la cacciatrice) si trova ad affrontare scelte difficili in un susseguirsi di momenti di azione che la
vedono protagonista in un mondo che non le appartiene. Un finale inaspettato lascia il lettore con la speranza di leggere presto un seguito. Le emozioni
non mancano e il tono ironico della narrazione rende la lettura semplice e piacevole”.

I personaggi, dotati di spessore e credibili, fanno un tutt’uno con la trama, ben costruita e delineata su vari piani. In particolare la figura della cacciatrice di vampiri, Violet, suscita un sentimento di immedesimazione nel lettore, che non potrà fare a meno di sentirsi coinvolto in tutto e per tutto
rispetto alle sorti della protagonista.

Ma c’è anche un ulteriore elemento che dona al libro un tocco di fascino, come la stessa autrice spiega: “Lacrime d’argento è un fantasy ambientato a Lecce in
cui ho introdotto anche la pizzica salentina, rivisitata per incarnarla all’interno del romanzo”. Una ritmata sorpresa, nascosta tra le righe, tutta da scoprire.

Non aggiungiamo altro, se non che questo nuovo lavoro della Leo ha tutte le carte in regola per appassionare quanti sono alla ricerca di una storia avvincente, ambientata in una Lecce dal sapore gotico, lontana dagli stereotipi di città mattacchiona.

Gianluca Conte

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Giovanni Vantaggiato simbolo dei nostri tempi

Facebook è come una piazza e ognuno la pensa a modo suo. Alcune volte si esagera: è questo il caso del gruppo “pro” Giovanni Vantaggiato? Nato da poco sul noto social network, i membri definiscono eroe moderno il benzinaio e non risparmiano battute di dubbio gusto sulle vittime della tragedia.
La copertina sono tre bombole di gas propano, per la pagina che pare essere più un troll – pagine o individui che tentano di attirare l’attenzione su di sé e cercano di fomentare il dibattito – che un gruppo votato alla goliardia, all’irriverenza e alla dissacrazione satirica di un sistema, quale quello informativo, spesso morboso e viziato.
Molti ricorderanno anche le polemiche suscitate da Checco Zalone-“zio” Michele Misseri, che in una puntata del suo show Mediaset mescolava ingredienti da cucina e tragedia, mostrando proprio la facilità della tv di fagocitare e digerire qualsiasi dramma reale. Checco dettava la ricetta delle orecchiette all’Avetrana e ritrattava ingredienti e procedimenti, sottolineando e seppellendo sotto una risata la creazione dei nuovi personaggi derivate dalle tragedie, che da fatti vergognosi diventano pane quotidiano e avvenimenti mediatici.
Fu accusato e aspramente criticato, eppure la sua è una nobile risata, una caricatura da commedia latina palliata, mettendo in scena non il dolore, ma i modi di operare di una certa televisione che sarebbe meglio non trasmettere, quella della speculazione e spettacolarizzazione del dolore per fini di audience.
Sul tema Michele Misseri sono nate anche numerose parodie e fanpage e gruppi facebook in cui gli utenti e gli iscritti potevano esternare i propri pensieri sulle vicende, affrontando i cambi d’opinione e la giustizia con lo stesso intento di Zalone, una risata fragorosa e amara di condanna al sistema.
Molte di queste pagine e indirizzi sono stati chiusi e magari non tutti lo avrebbero meritato, come la pagina “Il nuovo look da intellettuale di Michele Misseri”, che canzonava la trasformazione improvvisa di un uomo da contadino a Steve Jobs in salsa pugliese, rappresentando l’indignazione nei confronti dei carnefici e la condanna a certe situazioni tutte italiane. Mai hanno offeso la memoria delle vittime, se non in quest’ultimo caso, quello della pagina “Giovanni Vantaggiato un eroe contemporaneo” (all’indirizzo http://www.facebook.com/groups/414731801904580/), tanto irriverente, forse troppo con la creazione dell’evento “Festa della liberazione del Gpl”, che a dispetto del nome non ha alcun intento etico o economico, ma solo l’intenzione di far parlare di sé, come spiegato da uno dei creatori della pagine e dell’evento Roby Kassis: “Melissa non è morta invano perché ora i suoi sono invitati in tv spesso e stanno facendo soldi a palate e sono felici. Perdonate perciò Vantaggiato il nuovo messia, tutti i giornali parlano del nostro gruppo Giovanni Vantaggiato eroe contemporaneo basta andare su Google e vedrete”.
Come dice Umberto Galimberti i giovani sono nichilisti e anche se fanno finta o non sanno di stare male, soffrono, Dio è morto e la filosofia non gli accompagna più.

Jenny De Cicco

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“Cusutu ‘ncoddu”, proiezione a Otranto

Presentazione del cortometraggio “Cusutu ‘ncoddu – Cucito addosso” a Otranto presso largo Porta Alfonsina alle 21.00.
Girato lo scorso anno presso masseria Ceppano, “Cucito addosso” ha ottenuto già diversi premi internazionali. L’organizzazione è a cura Club Unesco e con il patrocinio della città di Otranto.
A un anno dall’inizio lavorazione verrà presentato a Otranto il corto “Cusutu ‘ncoddu”, cogliendo l’occasione per sottolineare l’importanza e le potenzialità della masseria come contenitore culturale, in accordo con gli intenti dichiarati lo scorso anno dallo stesso comune. Il film verrà proiettato dopo una breve presentazione.
A seguire si terranno gli interventi di esperti nel campo culturale e di storia locale. Presente il regista Giovanni La Pàrola per discutere della lavorazione e di cinematografia giovanile. Elio Paiano del Quotidiano di Lecce illustrerà il destino di Ceppano e la sua storia, mentre Angela Leucci della Gazzetta del Mezzogiorno parlerà del cinema nel Salento a partire dalla figura di Raf Baldassarre, attore, caratterista e regista di origini giurdignanesi, il quale collaborò con Sergio Leone in varie pellicole, tra le quali lo spaghetti-western “Per un pugno di dollari”.
Verranno proiettate anche l’intervista al regista a cura del collettivo di produzione audiovisiva DoubleCut .“Cucito addosso” è uno spaghetti western, ma ne rende moderno lo stile con del pulp alla Robert Rodriguez. Per la realizzazione si è avvalso del lavoro delle maestranze cinematografiche italiane d’eccellenza, come i macchinisti che hanno lavorato a capolavori come Apocalipse Now e L’esorcista.Biografia del regista:
Giovanni La Pàrola è nato a Palermo. Bolognese d’adozione ha frequentato il Dams e iniziato li la sua carriera dirigendo cortometraggi, documentari e video installazioni. Nel 2001 realizza il corto “Still Life” con cui ottiene il premio Cesare Zavattini, grazie al quale realizza “Il puglie”, corto del 2004 con cui si fa notare e viene ingaggiato per “E se domani” Medusa 2005, con Luca bizzarri, Paolo Kessisoglu e Sabrina Impacciatore.
Prosegue la sua attività e vince numerosi premi che lo portano a realizzare “Cusutu ‘ncoddu”, realizzato grazie al premio Nuove Arti della fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, e ai finanziamenti del Mibac e dell’Apulia Film Commission.

Sinossi:
In un piccolo feudo siciliano, alla fine dell’800 periodo delle rivolte di Bronte, un gruppo di contadini si rivolta contro il proprietario terriero, capeggiati da Salvo il campiere, che ha mire di potere. Salvo decide di non uccidere Peppino, il sarto del feudatario perché realizzi un abito aristocratico su misura per lui. In un duello il sarto metterà in atto il suo antico disegno di vendetta.

Premi:
“Cusutu n’ coddu” ha vinto, ex-aequo con “Ombre” di Emanuele Pica, l’undicesima edizione del prestigioso “Rome Independent Film Festival” (Riff) del 2012, ha ottenuto il riconosciuto d’interesse culturale dal Mibac, ha fatto parte della cinquina per l’assegnazione del David di Donatello 2012 come Miglior cortometraggio italiano, vincitore con lode del Michelangelo Antonioni come miglior cortometraggio all’ultimo Bif&st a Bari e anche se alcune voci lo davano partecipante a Cannes, non ne ha preso parte.
Cast e Produzione:
Regia, soggetto, sceneggiatura, produzione e montaggio: Giovanni La Parola, anno 2012, durata 17′, drammatico, Italia
Musica: Francesco Cerasi

Suono: Flavio Moro
Produzione: Davide Giglio, Giovanni La Pàrola
Prodotto da: Filmando, Mithril production, contributo della Apulia Film Commission, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, premio Nuove Arti della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.
Formato di ripresa: Red Cam 4k Colore
Effetti e trucco scenico: Virtualstudiosfx di Stefano Pizzolitto
Costumi: Giuseppe Avallone
Attori: Filippo Pucillo (Respiro, Terraferma), Giovanni Calcagno (I cerchi nell’acqua, Malavoglia, Noi Credevamo, Si può fare, Buongiorno notte), Francesco Foti (Il capo dei capi , Intelligence – Servizi & segreti, Alla luce del Sole)

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Vis, Valorization of common Identity around the Stone

“Valorizzare l’architettura, il lavoro degli artigiani e la promozione turistica dei territori coinvolti nella partnership”. Sono queste le linee guida emerse dal “Kick off meeting” del progetto europeo di cooperazione territoriale Interreg Grecia – Italia “Vis, Valorization of common Identity around the Stone”. I partner presenti all’incontro, svoltosi nella giornata di oggi presso la sala consiliare del comune di Maglie, hanno illustrato le idee che nel corso dei prossimi mesi prenderanno forma e che puntano ad unire in un collegamento di intenti il Salento e la Grecia.

Ad aprire i lavori il sindaco di Maglie, Antonio Fitto che ha accolto Sofia Garbi della Municipalità di Cefalonia, Antonio Buccarello, sindaco di Gagliano del Capo, Maria Fedela Vantaggiato, sindaco di Caprarica di Lecce, Michele Sperti, assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Miggiano e Bernardo Notarangelo, dirigente del Servizio Mediterraneo della Regione Puglia.

Tutti i partecipanti hanno sottolineato l’importanza di riconoscere e preservare il patrimonio comune nell’ambito di una sempre più intensa collaborazione tra le due sponde dell’Adriatico, individuando nella “pietra”, l’elemento fortemente aggregante e simbolico dell’intera cooperazione Interreg.

Ad illustrare le specifiche del progetto Vis è intervenuta la dottoressa Elisabetta Ciccarese: si partirà dall’individuazione di un marchio caratteristico e riconoscibile, si creerà un percorso artistico e culturale che abbia come filo conduttore l’architettura del Mediterraneo e il lavoro artigiano e si procederà quindi a realizzare un catalogo e un sito internet utili alla promozione economica e turistica dei territori coinvolti.

Il prossimo passaggio sarà quello di mettere a punto le strategie di marketing e di comunicazione, attraverso altre tavole rotonde e incontri mirati.

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A Martignano una serata a sostegno della libera informazione

Sabato 9 giugno, a partire dalle 18,30, presso palazzo Palmieri a Martignano, si terrà un incontro a sostegno del quotidiano il Manifesto che ormai da tempo versa in una difficile situazione economica, soprattutto a causa dell’incerta politica del governo sul finanziamento della stampa.

L’evento, organizzato dal gruppo degli amici del Manifesto di Lecce, prevedrà un dibattito con la partecipazione di Valentino Parlato e a seguire interventi musicali di Claudio “Cavallo” Giagnotti e Carlo “Canaglia” De Pascali e rinfreschi gastronomici.

Gli organizzatori fanno sapere senza mezzi termini che “il Manifesto rappresenta in Italia una delle pochissime voci critiche e alternative, ha lungo i suoi quarant’anni di vita condotto molte e importanti battaglie a presidio della democrazia e dalla parte dei lavoratori: sarebbe perciò un danno sociale e culturale per tutti se fosse costretto a smettere la pubblicazione”.

Al di là del rischio di una facile retorica – che in questi casi è sempre dietro l’angolo – e di un altrettanto facile dissenso di parte avversa, non si può non essere d’accordo su un punto: la libertà d’informazione, come del resto la sua efficacia e trasparenza, viaggia di pari passo con la pluralità delle voci che scendono in campo. La chiusura di un giornale, qualunque ne sia la causa, è sempre una sconfitta. Quest’appello, dunque, dovrebbe essere accolto da tutti i cittadini che credono nel valore aggiunto che qualsiasi organo d’informazione dovrebbe rappresentare e non solo dai simpatizzanti del Manifesto. Di questi tempi la vecchia massima voltairiana “Non condivido le tue idee, ma darei la vita perché tu possa liberamente professarle”, dovrebbe ancora far riflettere.

Gianluca Conte

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“Tu mi Ruby l’anima”: gli studenti del Capece tra consapevolezza e risate

Quello che non ti aspetti. È così che riesco a definire lo spettacolo di Pierluigi Mele “Tu mi Ruby l’anima”, che ha preso vita grazie agli studenti del liceo Capece di Maglie (Sara Rinaldi, Ilaria Tunno, Mariella Cerfeda, Francesca Ruberti, Giusy Capasso, Martina Mele, Giorgio Bavia, Elisa Antonazzo, Denise Cerfeda, Giulia Orlando, Luca Afrune, Claudia Cazzetta, guidati dai docenti Fausto Melissano, Laura Quarta, Ida Vinci e dal regista-scrittore Pierluigi Mele) questa mattina, a conclusione di un percorso sulla legalità. È uno spettacolo che lascia l’amaro in bocca: dispiace che sia stato messo in scena tra quattro mura, con i soli studenti, e non aperto al pubblico magari in orario serale e nell’atrio di palazzo Capece. Anche la baronessa sulla statua poco distante avrebbe apprezzato.

Mentre scrivo sento oltre la finestra le grida dei ragazzi per le strade di Maglie: è l’ultimo giorno di scuola, sono tutti festosi e felici. E da oggi anche consapevoli. La consapevolezza della legalità, dell’idea di legalità, non è qualcosa che si inventa, ma qualcosa che si costruisce: di questo va il merito agli insegnanti, quelli che con esempi positivi guidano i nostri studenti, quelli che non finiscono sulle pagine dei giornali per negligenza.

Ero lì stamattina, nel buio dell’aula magna intitolata all’ex preside Nicola De Donno, cui avrebbe fatto un gran piacere vedere il lavoro svolto da questi ragazzi, se fosse ancora in vita. Il Rubygate non è stato per loro semplicemente qualcosa che è successo: una loro coetanea ha scelto una strada diversa, una strada che le sembrava più facile anche se il processo potrebbe stabilire illegale, loro hanno scelto di studiare. Perché lo studio è una responsabilità molto grande, verso se stessi più che verso la società. Comprendere in maniera profonda, e anche molto ironica, è il modo giusto per essere delle brave persone, ancor prima che essere buoni cittadini.

E poi l’ho visto come in un’epifania, il ragazzo che interpretava Ruby Rubacuori, con ancora indosso la cravatta per aver impersonato un carabiniere poco prima, mostrare la gamba pelosa ai compagni mentre la regia mandava nell’aria “Via del campo” di Fabrizio De Andrè, per poi lanciarsi in una sfrenata lap dance. L’unica nota stonata ero io, che avevo difficoltà a leggere i sottotitoli delle intercettazioni telefoniche mandate incessantemente sullo schermo: avevo le lacrime agli occhi, sia per le risate che per l’empatia verso questi ragazzi che mi hanno letteralmente commossa con il loro sguardo scanzonato eppure consapevole. Perché la risata non ci seppellisce, ma ci eleva, ci rende migliori. Questi ragazzi non hanno dato giudizi, hanno messo in scena fatti, in cui emergeva sempre quella presunzione di innocenza o colpevolezza, necessaria prima che la giustizia italiana dica cos’è successo. Perché come accade per esempio nelle commedie di Woody Allen non ci sono giudizi morali, che sono appannaggio del solo spettatore.

La mia Maglie, che io amo alla follia, oggi mi sembrava più luminosa. Standing ovation.

Angela Leucci

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FAIcciamo di Otranto un luogo del cuore

Si colga l’occasione, censiamo il luoghi di Otranto e salvaguardiamoli.
Prende il via la sesta edizione del Censimento dei luoghi italiani da non dimenticare, promosso dal Fai, Fondo Ambiente Italiano, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, per la prima volta aperto ai cittadini di tutto il mondo, “perché la bellezza non ha confini”.
“Conosci la terra dove fioriscono i limoni?”, scriveva Goethe rapito dalla bellezza del paesaggio italiano. È solo una delle tante prestigiose testimonianze di come il nostro Paese, con la sua storia millenaria e il suo straordinario patrimonio d’arte e natura, da secoli incanti l’animo di ogni viaggiatore, diventando spesso la “seconda patria” per ciascun cittadino del mondo. Otranto, città dalle mille torri, ne ha di luoghi da segnalare, sarebbe bello puntare su quello meno in vista, ma tanto meritevole, come può essere il monastero di San Nicola di Casole, o anche masseria Ceppano, ma spostandoci di poco sarebbe bello segnalare anche il monastero di Centoporte dei santi Cosma e Damiano nelle campagne Giurdignanesi, al confine con Otranto.
Luoghi che non sono i soli, e la lista è lunga, ma la speranza non sarebbe vana se ci si colaizzasse per una volta e si riuscisse a far confluire i voti verso un unico obiettivo: salvaguardare l’immenso patrimonio storico di cultura e bellezza che il Salento tutto ha da offrire.
Ed è proprio ai cittadini di ogni nazionalità, italiana o estera, che si rivolge la sesta edizione de “I Luoghi del Cuore”, il Censimento che invita a segnalare, fino al 31 ottobre 2012, il proprio luogo italiano del cuore, quel luogo unico, a cui ci si sente legati, che si vuole proteggere e tutelare per sempre.
Sarebbe un sogno se i salentini stessi indicassero un luogo in maniera univoca. In tempi di televoto che ha visto i leccesi coalizzarsi e far vincere le beniamine Emma Marrone e Alessandra Amoroso, vincitrici di Amici grazie al talento e all’affezione nei loro confronti della propria terra d’origine, non è una remota possibilità che lo stesso possa avvenire con un luogo del cuore.
La storia del Censimento insegna che i Luoghi del Cuore più votati, nelle precedenti edizioni, sono quelli attorno ai quali si genera un vero e proprio movimento civico, grazie anche all’azione di comitati spontanei nati sul territorio.
Ancora di più quest’anno, quindi, sarà importante attivarsi, anche valicando i confini nazionali, per raccogliere più segnalazioni possibili attraverso il sito dedicato www.iluoghidelcuore.it, le cartoline – che si trovano in tutte le filiali di Intesa Sanpaolo e le Banche del Gruppo, presso le Delegazioni e i Beni Fai sul territorio – fino alle raccolte firme spontanee che si potranno organizzare a fianco di comitati e associazioni locali.
Quante più persone si mobiliteranno spontaneamente per un luogo, tanto più il FAI potrà agire nel concreto per dare seguito alla segnalazione, sollecitando le Istituzioni locali e nazionali competenti affinché mettano a disposizione le forze necessarie per salvaguardarlo, o intervenendo direttamente, quando possibile, nel suo recupero. Perché la bellezza non ha confini ed è nostro dovere preservarla per sempre e per tutti. La prossima potrebbe essere una delle tante bellezze otrantine.

Jenny De Cicco

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