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Maglie città d’arte, il Comune ci crede e ci prova: a buon diritto

Il Comune di Maglie ha inoltrato la richiesta perché la città sia insignita della nomina a città d’arte. Si tratta di un preciso disegno politico dell’amministrazione, che da molti anni ormai investe sul marketing territoriale e si adopera perché Maglie si ponga come meta per il turismo dell’entroterra. Divenire città d’arte significherà infatti, per Maglie, essere inserita in un circuito particolare che permetterà ricadute economiche convenienti per tutti i settori della città. Che – anche se in maniera modesta e discreta – vanta un certo numero di beni culturali importanti, oltre a iniziative e a specificità enogastronomiche che costituiscono a tutti gli effetti la cultura di un luogo. Partiamo dai beni architettonici di un certo pregio, tra cui le quattro chiese barocche (chiesa della Presentazione del Signore, della Madonna delle Grazie, della Madonna Addolorata e della Madonna della Scala) e dal campanile del duomo, che si dice sia stato realizzato dall’artista Giuseppe Zimbalo o almeno dalle sue maestranze. L’architettura sacra, a Maglie, risulta infatti una componente fondamentale del patrimonio artistico cittadino, perché consente di stabilire la storia della cittadina, divenuta il centro commerciale più importante d’Italia quanto a rapporto tra gli esercizi commerciali e numero di abitanti. Come la chiesa di Sant’Antonio Abate, che potrebbe addirittura risalire al XIII secolo, anche se non ci sono dati certi a causa del “naufragio” documentario seguito nella diocesi idruntina dopo il massacro turco del 1480. Altri beni culturali di rilievo sono certamente i palazzi: uno su tutti Palazzo Capece, che ospita l’omonimo liceo ponendosi come centro culturale vivo per la città. Ai beni architettonici vanno aggiunti quelli più antichi, ovvero i menhir e il dolmen, che però andrebbe riportato all’antico splendore, nonché la necropoli di Rosemarine, che rappresenta il nucleo, di origine longobarda, più antico della città. In ambito culturale vanno ricordate poi la biblioteca “Francesco Piccinno”, tra le più antiche in Puglia essendo datata 1666, e il museo paletnologico “Decio de Lorentiis”. Senza dimenticare il patrimonio enogastronomico come l’olio, il vino e soprattutto il formaggio “tipo Maglie”, che proviene da una pecora autoctona la cui specie si sta cercando di proteggere. Infine, ultime ma non da ultime, le manifestazioni di promozione del territorio quali il Mercatino del Gusto, rassegna enogastronomica di bontà pugliesi promossa da Slow Food, “Chiari di Luna”, rassegna teatrale che porta sul territorio gli spettacoli migliori dell’intero Stivale, il festival organizzato dall’associazione Bud Powell “Maglie jazz festival” e “Corto Magliese”, rassegna sulla sicurezza stradale che ci ricorda quanto sia bello stare nel Salento, ma come sia altrettanto giusto prestare attenzione alle strade, non sempre perfette.

Angela Leucci


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Erosione costiera, stagione a rischio: sit-in di protesta per sensibilizzare la Regione

Sit-in di protesta il 26 marzo a Otranto: a metà mattinata, sulle spiagge di Frassanito, si sono ritrovati a manifestare Assobalneari, i giovani del Movimento Regione Salento e i proprietari degli stabilimenti.

Motivo, l’incertezza circa i fondi, circa 200mila, che spetterebbero agli enti locali per tamponare il fenomeno erosione, e in aggiunta anche le affermazioni dell’assessore regionale Fabiano Amati, il quale ha dichiarato non prioritario il problema. Questo nonostante la stagione turistica sia alle porte, e nonostante il comparto balneare muova grande investimenti anche nel Salento.

Il presidente di Assobalneari Salento, Mauro Della Valle, esprime così i suoi dubbi: “La situazione non si può risolvere con queste risorse irrisorie. Il settore balneare è vitale per il turismo, ed è inutile presentare alle fiere le nostre spiagge se poi queste ultime sono destinate a scomparire. Bisogna intervenire subito per scongiurare l’emergenza che va prospettandosi: tra le proposte di intervento ve ne sono alcune poco dispendiose e assolutamente reversibili: i sacchi di iuta pieni di materiale inerte ecocompatibile, per esempio”. Dello stesso parere i giovani del Movimento Regione Salento: “Bari si dimostra ancora una volta distante dal nostro territorio”, spiega Cristian Sturdà, il presidente. “Migliaia di posti di lavoro sono a rischio e la nostra economia è in serio pericolo”.

La situazione è grave e operatori, hotel e villaggi sono costretti a rifiutare le prenotazioni per i posti in spiaggia: “Purtroppo il fenomeno erosivo è naturale e poco si può fare, ma siamo certi che tentar qualche intervento non nuoce”, dicono infatti i proprietari degli stabilimenti intervenuti alla manifestazione. “Noi, almeno, ci speriamo”.

Jenny De Cicco


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Lavori in corso sulla provinciale Otranto-Santa Cesarea, il sindaco tranquillizza: “Sospesi prima dell’estate”

“La stagione estiva non è a rischio, i lavori che interessano la strada provinciale 363 saranno consegnati, almeno in parte, nei primi giorni di aprile”. Lapidario quanto ottimista, il sindaco di Santa Cesarea Terme, Daniele Cretì, rassicura tutti gli operatori turistici placando di fatto i malumori che cominciavano a circolare in questi giorni. Malumori del tutto giustificati, se si pensa che la litoranea interessata dai lavori in corso è l’unica strada praticabile che unisce la cittadella termale ad Otranto e Porto Badisco.

“La provinciale 363 – chiarisce il sindaco – manifesta dei seri problemi di sicurezza lungo alcuni tratti. Non appena ci è pervenuta l’ordinanza di chiusura della litoranea da parte della Provincia, ci siamo subito mobilitati e abbiamo concordato con il presidente Gabellone e con l’ufficio tecnico del Comune l’avvio imminente dei lavori di risanamento e la successiva sospensione degli stessi prima della stagione estiva”.

Entro il dieci aprile, dunque, i cartelli stradali indicativi dei lavori in corso dovrebbero essere rimossi, permettendo così la parziale praticabilità (a senso alternato) dell’intero tratto Santa Cesarea-Porto Badisco, perché i lavori di risanamento riprenderanno in autunno. Restituendo a residenti e turisti la possibilità di godere della bellezza di quel tratto stradale.

Cristian Rizzo

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Cellina di Nardò, un tesoro anche in pasticceria: convegno sugli oli extravergini venerdì a Ugento

Quando si arriva in Salento, ci si sente letteralmente rapiti dall’infinita distesa di ulivi che s’incontrano, tra le cui fronde s’incontra la più importante ricchezza della nostra terra: le olive. Una delle specie autoctone è la Cellina di Nardò, a dispetto del nome non diffusa solo nel Neretino, ma in tutta la Puglia. Le caratteristiche di questo particolare tipo di frutto sono il gusto rustico, la notevole resistenza alle malattie, la drupa piccola e scura, utilizzata non solo per l’estrazione degli olii, ma anche come prodotto da tavola.

E la valorizzazione della Cellina di Nardò è proprio il tema del convegno che si terrà a Ugento il prossimo 25 marzo presso il Museo di Archeologia in via della Zecca, nell’ambito della manifestazione [email protected] (in programma fino al 27 marzo 2011 nel centro storico), organizzata con l’obiettivo di promuovere il territorio attraverso l’olio extravergine d’oliva, uno dei prodotti agricoli più importanti della realtà socio-economica salentina: durante la tre giorni, infatti, sono previsti spazi culturali e di confronto, mostre, visite guidate, esposizioni fotografiche e degustazioni gratuite.

Il convegno è organizzato da Unaprol in collaborazione con Coopolio Salento e Coldiretti Lecce, e vedrà relatori Ranieri Filo della Torre e Massimo Gargano, rispettivamente direttore e presidente di Unaprol; Gianluca Nardone, direttore di D.A.Re Puglia, Pantaleo Piccinno, presidente di Coldiretti Lecce, Antonio Torretti, cooperativa “Nuova Generazione”. Saranno presenti anche l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Dario Stefàno, l’assessore provinciale all’Agricoltura Francesco Pacella, la senatrice Colomba Mongiello membro della Commissione Agricoltura del Senato, e l’onorevole Raffaele Baldassarre, parlamentare europeo salentino.

Nel corso della manifestazione verrà anche presentato un brevetto per l’utilizzo della Cellina anche in pasticceria, il tutto grazie a un’invenzione dello chef salentino Andrea Serravezza e del maitre Massimo Gaetani, che spiegheranno la novità con l’ausilio dell’Associazione pasticcieri salentini e dell’ “Olivotto”, appunto.

L’evento è organizzato e realizzato dal centro di educazione ambientale “Posidonia” di Ugento col supporto tecnico di Coldiretti e O.L.E.A. Patrocinani di Regione Puglia e Provincia di Lecce, Comune di Ugento, Camera di Commercio di Lecce, Multilab, Confartigianato Lecce, DOP Terra D’Otranto, GAL Capo di Leuca, Apt di Lecce, Parco “Litorale di Ugento”, IIS Filippo Bottazzi, Città salentine dell’Olio quali Alessano, Caprarica di Lecce, Lizzanello, Martano, Melendugno, Otranto, Presicce, Sannicola e Uggiano la Chiesa. Durante l’evento si terrà anche “L’oro d’Italia 2011”, concorso degli oli extravergini di oliva italiani di eccellenza, e la Fiera Expo Oil.

Jenny De Cicco


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TUTTI PAZZI PER LA VELA: DOMENICA SCORSA A OTRANTO LE PREMIAZIONI DEL CAMPIONATO INVERNALE

Si è tenuta la scorsa domenica a Otranto, presso l’agriturismo “Monte Matino”, la premiazione del secondo trofeo di vela invernale “Più vela per tutti”, organizzato da UISP in collaborazione con Lega Navale Italiana e Assonautica Lecce, e svoltosi nelle acque adiacenti al porto tra ottobre 2010 e febbraio 2011, nella forma di regata a “bastone costiero”, su percorso di dieci miglia.

Sono stati premiati gli equipaggi che durante le gare si sono aggiudicati i migliori punteggi. Tirate dunque le somme, queste le classifiche: 4° categoria (imbarcazioni fino a 8 metri) 1° “Il Gabbiere”, 2° “Bella moi”, 3° “Sheriff”; 3° categoria (da 8,01 fino a 10 metri): “Emozione” e “Pesce Volante”, 2° “Samsara”, 3° “Phoenicussa”; 2° categoria (da 10,01 fino a 12 metri): 1° “Gavia” e “Merak”, 2° “Red Fox”, 3° “I Lazzari”; 1° categoria (oltre i 12 metri): 1° “Great Expectations”, 2° “Mashone”, 3° “Esperanza I”.

“Più vela per tutti” è stato patrocinato dalla Provincia di Lecce, dall’Azienda di promozione turistica e dal Comune di Otranto. Il campionato invernale è organizzato dalla Uisp (Lega Vela Puglia e Comitato di Lecce) in collaborazione con Lega Navale Otranto, Guardia Costiera di Otranto, Assonautica provinciale Lecce e le associazioni “Il Gabbiere”, “Salento in vela” e “Sudest Diving”.

Fuori campionato il “Trofeo di Pasqua”: sono già una trentina, le imbarcazioni iscritte, con partenza da Otranto giovedì 21 aprile 2011 e arrivo a Erikousa. Una tappa “lunga” per le 52 miglia di mare che separano le due sponde, ma anche perché gli equipaggi saranno liberi di sostare in Grecia per i riti della Pasqua ortodossa.

Ne parla alla videocamera di Otranto Oggi il presidente della Lega Navale Otranto, Paolo Forgione.

Jenny De Cicco


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Tavole di San Giuseppe, Convegno “Nel Nome del Pane” – Uggiano la Chiesa

Nell’occasione del convegno “Nel Nome del Pane”, è stato presentato il progetto consortile Salento-Palestina “Esperanto, voci di speranza”, il quale prevede la creazione di una scuola di musica per bambini e ragazzi di Betlemme. “Esperanto, voci di peranza”, culminerà con il concerto del 16 aprile 2011, presso il teatro Politeama Greco di Lecce, a cui parteciperanno alcuni grandi della musica italiana.

Ne parlano con noi di Otranto Oggi, il Sindaco di Uggiano la Chiesa, Salvatore Piconese e l’ideatore, Nabil Salameh, lider-cantante dei Radiodervish, intervenuto “Nel Nome del Pane” come relatore, spiegandoci l’importanza della musica e della condivisione.

Jenny De Cicco

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Video-Intervista al Prof. Sammarco: “Otranto, il Salento e le Istituzioni”

Il prof. Fernando Sammarco, presidente dell’Etharia dei Leoni di Messapia, intervistato da Otranto Oggi (C. Giannetta), in occasione del festival della cultura a Galatina. Otranto, le politiche culturali, lo spazio per le iniziative del territorio.

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Su Raiuno domattina le magiche bellezze del Mosaico di Otranto

Il suggestivo Mosaico della cattedrale idruntina sarà domattina oggetto di una trasmissione televisiva di Raiuno. Si tratta di “Magica Italia, turismo&turisti”, che va in onda alle 9,30 sull’ammiraglia Rai ed è prodotto in convenzione con la struttura di missione per il rilancio dell’immagine dell’Italia della Presidenza del Consiglio dei Ministri: una vetrina televisiva importante per scoprire gli scorci più suggestivi del centro storico di Otranto e il Mosaico pavimentale della cattedrale, realizzato fra il 1163 e il 1165 da Pantaleone, monaco basiliano e mosaicista del XII secolo di origine greca dell’Abbazia idruntina di san Nicola di Casole. Il Mosaico ha da sempre ispirato suggestioni per la ricchezza di simboli che vi sono contenuti ed è una vera e propria opera d’arte, che ancora oggi testimonia un senso della bellezza vivo qui nel Salento a partire da epoche antiche. Ospite nella trasmissione della TV di Stato don Pietro Marti, parroco della Cattedrale, che racconterà lo spaccato della cultura dell’alto Medioevo in cui si alternano scene dell’Antico Testamento riprodotto nel Mosaico: la cacciata di Adamo ed Eva dal giardino dell’Eden, la storia di Caino e Abele, la costruzione della Torre di Babele, Noè e l’arca, Sansone e Giona, unitamente a personaggi della cultura pagana come Diana cacciatrice, Atlante che sorregge il mondo sulle spalle, il Minotauro, Alessandro Magno e scene ispirate dalla cultura cavalleresca delle “chanson” come quella di re Artù e Parsifal. Inoltre la troupe del programma, regia di Daniele Carminati, ha realizzato un piccolo cortometraggio di soli 5 minuti in cui lo storico e giornalista Elio Paiano esplora alcuni degli edifici sacri di Otranto. La città, che è patrimonio dell’Unesco, è infatti ricca di beni culturali, dall’architettura alle arti figurative, tra cui spicca il Mosaico. Un’arte che serve a raccontare una storia secolare, nota soprattutto in alcuni aspetti tragici: la cattedrale è dedicata agli 800 martiri che persero la vita dopo l’attacco dei Turchi ottomani nel 1480-81.

Angela Leucci

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Le Tavole, tradizione da valorizzare ma anche da difendere dalle tentazioni consumistiche

La Tavola di San Giuseppe, oltre ad essere una espressione religiosa profondamente radicata nella popolazione e densa di significati, rappresenta anche il simbolo di valori universali che sono peculiari della nostra civiltà e sui quali siamo chiamati quotidianamente a riflettere e a riferirci: la convivialità e la condivisione. Convivialità, ossia tutti siamo ospiti e pellegrini sulla terra e come tali ci accostiamo alla “tavola”, aperta a tutti, per assaggiare qualcosa; condivisione, ossia condividere con altri il cibo.

Non esiste una Tavola senza coinvolgimento. Il coinvolgimento è necessario in quanto momento di socializzazione, non di idee, ma del concreto. Le pietanze sono povere, sobrie e dignitose, preparate con compartecipazione. Gli alimenti, solo prodotti della terra, parlano di una pacificazione tra l’Uomo, il Creato e Dio. Le Tavole quindi sono la preparazione alla mensa divina ed esprimono non la tradizione, ma la nostra identità legata alla fede, a cui il fedele arriva a Dio attraverso il Santo, che non deve essere personificato, ma rappresentato, per condividere tutto ciò che Dio ci porta. Preparazione alla mensa di Dio assumendo così un valore escatologico: Tavole – fede – fedele che arriva a Dio attraverso il Santo; fiori non comprati dal fioraio, ma colti dal proprio giardino o donati della vicina, poiché rappresentano l’essenzialità.

Purtroppo oggi si assiste a un imbastardimento e ad una affinazione del rito, per renderlo soltanto un prodotto commerciale e vendibile, a cominciare dalla trasformazione del nome che da Tavole (ossia assi di legno= taule) sono diventate – in molti casi – “Tavolate”, falsandone ovviamente il vero significato. La conservazione del rito e la sua salvaguardia dovrà essere un impegno sentito e costante a tutti i livelli, civili e religiosi, delle comunità. Necessaria, quindi, non è la conservazione del rito fine a se stessa, ma un suo corretto uso. E l’unico modo che abbiamo per proteggere e valorizzare questo patrimonio è quello di dare coscienza di tale risorsa soprattutto alle giovani generazioni. E’ necessario concentrare il suo focus non nell’oggetto, ma nel messaggio che questo comunica. Non dobbiamo dimenticare che ogni cosa che esiste oggi ha un perché antico quanto la sua origine.

Ed ecco perché dobbiamo essere sì liberali, ma contemporaneamente conservatori o tradizionalisti. Liberali perché amiamo le libertà, per noi e per gli altri. Tradizionalisti e conservatori perché vogliamo e dobbiamo conservare e rispettare la nostra identità, senza la quale quelle libertà non hanno senso e prospettiva. Conservatori perché dobbiamo liberalizzare la nostra società e conservare i nostri costumi, la nostra cultura, i nostri valori, la nostra tradizione. Inoltre, liberali perché vogliamo la società libera, e conservatori perché vogliamo custodire la casa dei nostri padri e trasmetterla più vivibile ai nostri figli.

Si è aperta una profonda discussione e un proficuo confronto sulla riaffermazione e sul rilancio delle radici storiche e culturali, della nostra tradizione, in cui trova solide basi la nostra identità e da cui scaturisce l’unica possibilità di fronteggiare senza soccombere le sfide che ci stanno di fronte, impreviste o inesistenti fino a pochi anni fa; constatato che aspetti peculiari sono la difesa, la tutela, la riaffermazione delle radici spirituali e morali della nostra cultura, il recupero delle tradizioni, con particolare attenzione per quelle manifestazioni anche riconducibili alla sfera religiosa che, trasposte nella vita quotidiana, laica, richiamano ai valori fondanti di una società eticamente e moralmente forte. Il nostro obiettivo è quindi quello di contrastare il relativismo culturale che cancella l’identità, la nostra civiltà e i suoi simboli, perfino quelli religiosi.

Anna Daniela Vizzino

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Finito il Carnevale, arriva la Caremma: storia di una tradizione salentina

È ormai la nostra compagna da sempre, la Caremma, una vecchia signora che in molti centri del Salento fa la sua comparsa alla fine del Carnevale. La parola “caremma”, infatti, deriva da Quaresima, ossia il periodo di digiuno che porta alla Pasqua per il calendario cristiano. E se i turisti ne sembrano spesso stupiti, per i salentini è invece una sorta di avvenimento normale e molto atteso. Le persone, in gruppi organizzati e non, danno vita a questi pupazzi, collocandoli sui tetti delle loro casa o in altri luoghi importanti per la comunità. Com’è avvenuto in questi giorni a Palmariggi, dove hanno fatto la loro comparsa le Caremme, a colorare il piccolo centro salentino definito dal regista Giovanni Albanese (che l’ha utilizzato come location per il film “Senza arte né parte” con Vincenzo Salemme) “uno di quei libri, in cui, girando le pagine, si sollevano le immagini”. In questo scenario da favola torna così una tradizione importante. Le foto che vedete sono state concesse dalla Pro Loco di Palmariggi, sul cui profilo Facebook è comparsa una lunga didascalia: “Finito il Carnevale, si affaccia in alto, su cornicioni, pensiline, balconi, una signora vestita di scuro, in abiti contadini, un foulard per coprire i capelli bianchi, scialle di lana e occhiali spessi…

Questa è l’immagine tipica della Caremma, più o meno simpatica, più o meno austera, più o meno aggraziata vecchietta, simbolo del folclore popolare salentino. Nella tradizione popolare, la Caremma rappresenta infatti la moglie del Carnevale, morto di libagioni nel giorno di martedì grasso; veniva appesa sui terrazzi delle case, sui pali a crocicchi delle strade il mercoledì delle Ceneri, a ricordare l’inizio della Quaresima. La Caremma serviva infatti a ricordare ai cristiani che la Chiesa stava vivendo un periodo di penitenza e di astinenza, per cui le feste, le baldorie e gli eccessi del Carnevale dovevano essere eliminati, perché ci si apprestava ad affrontare giorni di digiuno, di sacrificio e di astinenza dalla carne. In più, era una sorta di rudimentale calendario, utile a tener il conto delle settimane che avvicinavano alla Pasqua. Abito nero in segno di lutto, il fantoccio-vegliarda aveva in una mano il fuso e la lana da filare quale simbolo della laboriosità, del tempo e della vita che scorre. Il tempo della penitenza e dell’astinenza veniva invece rappresentato e scandito dalle sette piume di gallina (una per ogni settimana di Quaresima), conficcate in un’arancia (o in una patata) attaccata all’altra mano. Di queste piume se ne toglieva una per settimana, fino al Sabato santo, giorno in cui la stessa Caremma veniva fatta scendere e data alle fiamme, in segno di purificazione e dell’auspicato inizio di una nuova stagione di vita; il rito avveniva subito dopo il suono delle campane che annunciavano la resurrezione del Cristo. Una tradizione carica di significati e fortemente legata alla vita e alla quotidianità del mondo contadino. Uno dei tanti simboli caduti nel dimenticatoio, che l’associazione Pro Loco ha deciso di far riapparire in paese. Oggi, a differenza di allora, esistono infatti meno povertà, meno rinunce, meno sacrifici, ma la suggestione della Caremma resiste al tempo.

Angela Leucci


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Tra le Tavole di San Giuseppe, spunta il progetto Salento-Palestina

Una ricca programmazione per il comune di Uggiano la Chiesa per le giornate del 18 e 19 marzo, in occasione della festività di san Giuseppe. Si tratta di una ricorrenza tradizionale che si ispira alla proverbiale ospitalità salentina, che però nella modernità ha assunto nuovi contorni, mantenendo comunque un vivo senso di ospitalità. L’amministrazione comunale, in collaborazione con la Pro Loco e con il Comitato Santi Medici, organizzano un ricco programma che prevede il 18 marzo alle 18, presso il Palazzo Marchesale di Casamassella, il convegno: “Nel nome del pane: dialoghi, devozioni e tradizioni”, cui prenderanno parte il primo cittadino Salvatore Piconese, l’assessore regionale alle Politiche Agroalimentari Dario Stefano, il consigliere provinciale Francesco Bruni, il commissario dell’APT di Lecce Stefania Mandurino, e il docente di Marketing ed esperto di De.Co Roberto De Donno. Ci sarà inoltre la presentazione del libro di Vittorio Stagnani “I racconti della pentola – Storie per donzelle e cavalieri di gola”, per poi concludere in bellezza, all’interno della sala adiacente alla sala del convegno, con la vera e propria Tavola di san Giuseppe. Il 19 marzo alle 12, sempre presso il Palazzo Marchesale di Casamassella, si tiene il pranzo della Tavola di san Giuseppe. “L’Amministrazione comunale è impegnata nella valorizzazione e nella promozione delle tradizioni locali – spiega il sindaco Piconese – a partire dai festeggiamenti in onore di san Giuseppe, che rappresenta per tutti noi un appuntamento importante con la devozione e con la fede. Per questo stiamo predisponendo un convegno per intrecciare l’elemento religioso con la produzione agroalimentare locale, in particolare il pane, prodotto strettamente legato alla tradizione”. Uggiano accoglie infine l’invito della Provincia di Lecce e sposa pienamente il progetto “Salento-Palestina”, tanto che nel convegno del 18 marzo interverrà il leader dei Radiodervish Nabil Salameh. Il cantante palestinese sarà tra i relatori e illustrerà il progetto “Esperanto, voci di speranza”, nato per sostenere l’Accademia musicale di Betlemme e che ha l’appoggio della Provincia di Lecce, dell’Istituto di Cultura Mediterranea e del Consorzio Salento-Palestina. Il Comune di Uggiano ha così inserito nel programma la “questione palestinese” e il rapporto con i popoli del Mediterraneo. “La presenza di Nabil – continua Piconese – testimonia il rapporto che il paese vuole istaurare con il Mediterraneo. Uggiano e Casamassella, partendo dalle proprie tradizioni e peculiarità storiche e culturali, si aprono al rapporto con gli altri. Costruiamo una nuova politica di promozione del territorio all’insegna della fratellanza tra i popoli del Mediterraneo”.

Angela Leucci

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Casamassella, tutto (quasi) pronto alle “Costantine” per le Tavole di San Giuseppe.

Sono iniziati i preparativi delle Tavole di San Giuseppe presso la fondazione “Le Costantine”, nata nel 1982 per volontà della nobildonna Giulia Starace per “mettere in rete” le donne devote di Uggiano e Casamassella.

Si respira infatti aria di festa nelle sale della struttura: le signore impastano alacremente, con gesti antichi e sapienti, la farina e l’acqua per far la pasta; nell’aria piena di pollini si diffonde l’odore dolciastro della preparazione; il clima è mite. La storia si ripete assieme ai movimenti delle mani e le memorie riaffiorano, ricordando di quando erano le nonne a farlo, lasciandoci guardare in punta di piedi ai margini di quel tavolo imbiancato di farina, in attesa di assaggiare la pasta cruda.

Per otto giorni la masseria sarà quindi un brulicare di vita, un richiamare gesti ancestrali per la preparazione di questi piatti della tradizione, fino alla Rappresentazione delle Tavole: un tempo necessario proprio alla particolarità di questi pasti caldi durante i quali saranno serviti i vermicelli, la “massa” e altre pietanze caratteristiche e certamente estranee alle “tavole fredde”, approntate con cibi di veloce preparazione. Attori principali della rappresentazione saranno i “Santi” che consumeranno il pasto il 18 e 19 marzo, impersonati dai ragazzi della scuola media di Uggiano, e dunque i futuri custodi delle tradizioni.

Presidente della fondazione è Maria Cristina Rizzo (ex sindaco di Uggiano), appassionata di cultura popolare salentina e promotrice dell’evento, proprio perché ”in passato questi appuntamenti erano momento autentico di condivisione con i meno fortunati, e un modo per chiedere intercessione al Santo, mentre oggi le Tavole sono allestite solo per mantenere le tradizioni locali”. Infatti anche questo evento comincia a diventare turisticamente interessante: fino ad ora sono stati principalmente visitatori locali, ad accorrere alle Tavole, ma ora comincia a prevedersi un’affluenza turistica considerevole: complice anche la proverbiale stizza di San Giuseppe nei confronti delle massaie devote mal organizzate, che si traduce – racconta la leggenda – nella decisione di far inacidire il cibo appena preparato o di apparire in sogno per chiedere maggiore impegno nel rituale.

Jenny De Cicco

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