Posted on 22 Gennaio 2012. Tags: Fino alla fine del giorno, Lupo Editore, Osvaldo Piliego, Premio Nabokov, romanzo
“Fino alla fine del giorno”, romanzo d’esordio del giovane scrittore e giornalista salentino Osvaldo Piliego, edito da Lupo Editore, ha vinto il Premio Nabokov 2011 – sezione narrativa.
Il concorso, promosso dall’agenzia letteraria “Interrete”, è stato partorito per supportare e promuovere le opere edite, dando visibilità alle stesse e ai suoi autori, sfidando, il più delle volte, le logiche dei dinosauri dell’editoria.
La premiazione, tenutasi nel corso della manifestazione “Incipit: libri in primo piano”, è avvenuta sabato 21 gennaio presso il Teatro Comunale di Novoli.
Il romanzo di Piliego, già oggetto di attenzione del nostro giornale, è un’opera davvero densa ed emozionante, in cui spicca il ritratto di un Salento lontano dall’immagine patinata che vede questa terra soltanto come patria del “sole, mare e vento” e della pizzica. Uno scritto che ci mette di fronte a una realtà ben diversa rispetto a quella dello stereotipo del divertimento tout court e che ci fa riflettere sul rischio di estraniarsi dalla realtà stessa.
Quest’opera prima, pubblicata da una piccola ma intraprendente casa editrice salentina, è la dimostrazione di come possano crescere talenti anche nell’oscuro Salento così ben descritto dal testo del Piliego. Ma c’è un altro segnale importante da cogliere: il lavoro di chi guarda lontano e crede nel valore di ciò che ha fra le mani (investendo tempo e risorse) alla lunga viene premiato. E il raggiungimento di questo riconoscimento ne è la prova evidente.
Gianluca Conte
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Posted on 17 Novembre 2011. Tags: Fino alla fine del giorno, Lupo Editore, Osvaldo Piliego
Il Salento si riconferma una fucina di talenti. Osvaldo Piliego, trentaduenne giornalista leccese, ha infatti dato alle stampe la sua prima fatica letteraria: si tratta di “Fino alla fine del giorno”, edito da Lupo Editore, romanzo generazionale che ha tutte le carte in regola per avere una grossa presa sul pubblico. L’opera strizza l’occhio a Livio Romano, specialmente in “Mistandivò”, per i temi trattati. Nel corso delle pagine, le storie di Dora, casalinga frustrata che scopre la sua passione per il porno amatoriale e il sesso spinto, di Danilo e Francesca, due amici per la pelle fin dalla più tenera età, e di tutti gli altri, si mescolano e trovano il loro punto d’incontro nel pub di Settimio. I personaggi si muovono come in una girandola, tutti accomunati dal Salento, non solo gli scorci da cartolina con il mare di Otranto e il sole al tramonto. Perché il Salento è questo, ma anche molto altro, dalla storia omosessuale che Gianni e Nicola devono nascondere al mondo, ai rave, alla nostalgia. Chi è nel Salento vuole andare via, chi non c’è vuole tornarci. In questo insieme, trovano spazio le lame Shogun, nei brani in cui c’è Luca, fino alla sua fine. Ampio spazio anche per i suicidi seriali per le delusioni amorose, di cui si occupano le forze armate, chiaro segnale di una malinconia che attanaglia tutto. Infine, come non citare la biancheria intima Free Way, su cui si regge l’intero romanzo. Questa è la forza dell’autore, portare un particolare insignificante al centro delle vicende: Danilo perde un paio di mutande Free Way e le cerca lungo tutta la storia, sicuro che trovarle possa segnare per lui un nuovo inizio. E in mezzo, torna spesso la canzone dei Bee Hive, Free Way appunto, con l’intera serie televisiva Kiss Me Licia. Le troverà, ma non saranno più quelle che ha perso, a indicare che il cambiamento a volte può essere definitivo, come con Dora o Luca, ma altre volte porta a girare in circolo e tornare allo stesso punto di partenza.
PAOLO MERENDA
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