Posted on 26 Aprile 2012. Tags: Giuseppe Zilli, HEA 180, Lecce, mostra, pittura, scultura
Giovedì 26 Aprile, alle 20, presso il pub HEA 180, si aprirà la mostra di pittura e scultura “C’eri e non ceri” di Giuseppe Zilli, che resterà visitabile fino al 6 maggio.
L’iniziativa continua la serie di eventi proposti da HEA 180, spazio alternativo che sotto la direzione artistica di Raffaele Quida ha già organizzato diverse esposizioni.
Questa mostra di Zilli, che nel titolo gioca con le parole “c’eri” e “ceri”, è l’ultima, in ordine di tempo, ad avere come caratteristica principale l’aspetto delle pratiche rituali nelle religioni – a prescindere dalle singole fedi – dopo “Riti della mente” e “Peccati celati”.
In “C’eri e non ceri” l’artista si approccia alla fede ortodossa e spiega come è nata l’idea portante di questi ultimi lavori: “All’interno dei loro templi, gli ortodossi usano accendere i ceri a suffragio sia dei morti che dei vivi. La distinzione tra i due atti consiste in questo: per i morti i ceri vengono accesi vicino al Crocifisso, per i vivi vicino alla Madonna”.
Le opere di Zilli seguono questa dinamica, anche sotto l’aspetto cromatico, come egli stesso chiarisce: “Per i lavori che corrispondono al cero posto vicino al Cristo Crocifisso, quindi ai morti, ho usato il ‘pigmento’ rosso, perché simbolo della Passione, del sangue, della violenza; per quelli che invece corrispondono al cero posto vicino alla Madonna, cioè ai vivi, ho scelto il ‘pigmento’ giallo. Quest’ultimo si rifà a un pezzo dell’Apocalisse di Giovanni, in cui l’evangelista descrive la Madonna come ‘la donna vestita di sole’”.
Una peculiarità che contraddistingue le creazioni pittoriche di “C’eri non ceri” è l’assemblaggio materiale delle stesse, create con l’utilizzo di carte cucite e dipinte con pigmento e appese alle pareti con grucce in metallo realizzate appositamente dall’artista, cosa che rappresenta una novità assoluta nel campo artistico.
Gianluca Conte
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Posted on 20 Dicembre 2011. Tags: Cultura, Fondazione Palmieri, Giuseppe Zilli, Luciana Palmieri, lutto, Salento
La cultura e l’arte salentina sono in lutto per la recente scomparsa di Luciana Palmieri, protagonista di una delle storie culturali più interessanti di Terra d’Otranto.
Personalità particolarmente dotata, dopo essersi laureata a pieni voti presso l’Ateneo Salentino, ha completato gli studi in Francia sotto la guida di alcuni luminari della Sorbona. E proprio a Parigi, e in altre celebri località francesi, Luciana ha partecipato a numerosi eventi, lasciando sempre il segno del suo passaggio.
Tornata in Italia, si è specializzata in Scienze e Storia della letteratura italiana con Mario Petrucciani, subentrato a Giuseppe Ungaretti alla cattedra di Letteratura Italiana presso l’Università della Sapienza di Roma, con una tesi dal titolo – per noi salentini emblematico – “Analisi sull’Epistolario di Girolamo Comi”.
La Palmieri ha sempre dimostrato un grande amore per la cultura meridionale, in particolare salentina; ne danno prova i suoi libri e i numerosi articoli (che portano la sua firma) apparsi sui quotidiani riguardanti artisti contemporanei che molto hanno dato al Salento.
Luciana Palmieri è stata la madre della Fondazione Palmieri (onlus che ha come scopo principale quello di diffondere la cultura salentina nel mondo) con la quale ha portato avanti diversi progetti di grande portata culturale, organizzando eventi, tenendo conferenze e dimostrando una lucidità eccezionale nell’intercettare nuove forme artistiche presenti sul territorio salentino.
Riservata e raffinata, la Palmieri non prestava orecchio alle ciarle che molto spesso accompagnano gli ambienti artistici e sapeva essere d’una squisitezza unica come ricorda, non senza un velo di commozione, Giuseppe Zilli, artista che ha avuto la fortuna di collaborare con lei in più di un’occasione: “Ho conosciuto Luciana qualche anno fa, in occasione di un suo lavoro (poi diventato un libro) riguardante la chiesa della Madonna della Neve a Galugnano. Era una donna eccezionale, che stava al di sopra dei pettegolezzi e degli intrecci della cultura salentina. Una persona vera che lascerà un vuoto incolmabile, prima che culturale, umano”.
Gianluca Conte
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