Posted on 04 Febbraio 2012. Tags: Grotta dei Cervi, Lecce, Museo Faggiano
Grotta dei Cervi, pochi fortunati l’hanno visitata dal vivo, ma è una delle meraviglie del Salento.
Inaugurata il primo febbraio la mostra di diorami su la Grotta dei Cervi di Porto Badisco, presso il museo Faggiano a Lecce, allo scopo di far conoscere questa eccezionale opera umana.
Il primo febbraio 1970 un gruppo di giovani speleologi s’inoltrarono nelle viscere della rossa terra salentina e scoprirono la meraviglia: per rendere omaggio alla bellezza e all’unicità che però non sono fruibili ecco la mostra di riproduzioni artistiche in scala, in modo che anche i più giovani possano godere della particolarità della Grotta.
Tra i relatori dell’evento la docente di Paletnologia dell’Università del Salento Elettra Ingravallo, impegnata nel progetto di ricostruzione 3D e rappresentazione virtuale della Grotta, avviato nel 2003 dal coordinamento Siba – Servizi informatici bibliotecari – dell’ateneo salentino, d’intesa con la Soprintendenza per i Beni archeologici e in collaborazione con il Cnr canadese e il Caspur di Roma. Alla presentazione, parteciperà anche Pino Salamina, fotografo ufficiale della scoperta.
La “cattedrale più bella del mondo” è a Otranto, per la precisione a Porto Badisco. Non è un errore, Otranto non ha solo la splendida cattedrale romanica, ma ne ha una ben più antica, un luogo in cui si narra approdò l’Enea virgiliano. La cattedrale più bella del mondo è La Grotta dei Cervi, così è stata ribattezzata da Mara Guerri del dipartimento di Scienze delle Antichità dell’università di Firenze.
Il “santurario della Preistoria” non è assolutamente visionabile dal vivo, ma grazie a un lavoro di riproduzione in scala, voluto da Luciano Faggiano proprietario del museo omonimo, dal primo febbraio, data in cui è stata inaugurata la mostra “diorami della Grotta dei Cervi di Porto Badisco”.
I diorami è il termine tecnico per indicare un modello tridimensionale in scala.
Sono sei i diorami del museo Faggiano di cartapesta, gesso e terracotta realizzati da Antonio Di Paola , Claudio Capone, Angelo De Leonardis, Antonio Grazioli, Cosimo Iaconisi con il presidente Angelo Congedo dell’associazione italiana Amici Del Presepio di Lecce.
Nel giorno dell’anniversario della storica giornata del primo febbraio 1970 quando a Severino Albertini, Daniele Rizzo, Remo Mazzotta, Isidoro Mattioli, ed Enzo Evangelisti scoprirono la grotta di Enea poi “Dei Cervi”.
Jenny De Cicco
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Posted on 18 Settembre 2011. Tags: Grotta dei Cervi, Otranto, Porto Badisco
Una mostra nella mostra. Porto Badisco di Otranto, piccolo borgo di pescatori e perla nella perla, propone una mostra sulle pitture preistoriche della Grotta dei Cervi. Si potranno vedere le splendide e misteriose pitture parietali fino al 25 settembre in piazzetta Consiglio a Porto Badisco, dalle 17 alle 19. Naturalmente non sono gli originali, bensì copie fotografiche a grandezza naturale di alcune delle più significative scene in guano di pipistrello e ocra rossa realizzate oltre seimila anni fa da uomini del Neolitico sulle pareti della grotta. Il luogo fu scoperto 41 anni fa, e lo scorso anno si è infatti festeggiato con una mostra fotografica, presso il museo civico di Maglie, il quarantennale della scoperta, con pannelli in grandezza naturale. Le grotte sono state oggetto di studio da parte di numerosi centri universitari italiani e non solo, proprio perché preziosissima testimonianza della presenza dell’uomo in epoca neolitica sulle coste salentine. Innegabile il fascino e il mistero di questi testi figurativi, dei quali non è ancora noto il reale significato. Non semplici pittogrammi, ma rappresentazioni geografiche con intenti magici e riti di passaggio all’età adulta per gli adolescenti protostorici, raffigurati sulle candide pareti calcaree, che il tempo e la peculiare sensibilità dei pigmenti organici utilizzati non rendono fruibile ai più. Un’occasione, questa della mostra a Badisco, per avvicinare i turisti e i locali all’ancestrale fascino delle popolazioni autoctone.
Jenny De Cicco
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Posted on 09 Marzo 2011. Tags: Grotta dei Cervi, Otranto, Porto Badisco
Sono passati quarant’anni dalla scoperta della Grotta dei Cervi. Quarant’anni in cui questo luogo ha preso il nome di “grotta proibita”, perché non aperta al pubblico. La Grotta dei Cervi non è altro che uno dei più grandi ricettacoli della nostra storia più antica, quella degli uomini primitivi, che però, a differenza di ciò che ci dicono a scuola, non vivevano nelle caverne, ma le utilizzavano in momenti differenti della loro giornata. Le pareti di queste rocce sono piene di graffiti che raccontano una storia simbolica, ancora per certi versi sconosciuta e che si presta a numerose interpretazioni. Qualcuno, di tanto in tanto, lamenta però la chiusura della grotta e ne chiede l’apertura al pubblico. “Si tratta di un patrimonio delicato – spiega Ninì Ciccarese del Gruppo Speleologico Salentino, custode della Grotta dei Cervi – le grotte in questione sono, in generale, un fatto speciale: non solo sono belle, ma sono le riserve naturali che conservano inalterate le tracce della nostra storia”.
Tracce che inalterate devono restare, se si vuole tutelare il patrimonio storico: non dobbiamo confondere le nostre grotte con quelle turistiche, che sono attrezzate; quelle sul territorio di Porto Badisco sono persino in una proprietà privata. Le più note sono la succitata Grotta dei Cervi, la Grotta dei Diavoli, la Grotta di Sant’Emiliano e il Complesso Spagnolo. Ci sono però moltissime grotte sconosciute e spesso subacquee in questi luoghi. “Il Salento è terra importante per la paleontologia e la paletnologia – prosegue Ciccarese, che snocciola una storia fatta dai vari De Lorentiis e Stasi – le grotte sono quelle che gravitano intorno alla baia, costituendo un tutt’uno non geologico, bensì culturale e ambientale”. Sono i pittogrammi a farci conoscere per lo più la cultura di questi uomini primitivi: la grotta era per loro un luogo cultuale (e culturale), con i nuclei abitati all’aria aperta, nelle vicinanze. “Questi uomini – conclude Ciccarese – vivevano un momento culturale differente. Prendiamo il Medioevo cristiano, che ha fatto credere che le grotte fossero un luogo demoniaco: il sottosuolo era la dimora del diavolo. Per i precristiani non era così”.
Se vi chiedeste dunque perché le grotte del Napoletano sono visitabili, ma le nostre no, la risposta è qui: la Storia non si vende per un piatto di lenticchie, per cui, se quei pittogrammi sono rimasti inalterati per millenni, è anche grazie alla loro chiusura al pubblico. Perché è bene che anche i posteri possano conoscere questa cultura, comunque oggetto continuo di studi da parte di moltissime università italiane. “Solo dopo averne garantito la conservazione e lo studio – conclude Ciccarese – si potrà procedere alla promozione e all’apertura di questo tesoro”.
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