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Il turismo a Otranto: un po’ di storia


Il pilastro fondamentale dell’economia di Otranto è il turismo. Questo costituisce il principale volano di tutte le attività lavorative cittadine. Ma c’è di più. In questa comunità, il turismo scandisce i ritmi di vita, influenzandone, in maniera decisa e inequivocabile, la cultura e quindi anche le abitudini e la mentalità. Lo sviluppo del turismo idruntino, che oggi si basa soprattutto sulla voglia di avere successo e di fare sempre meglio, ha come presupposto imprescindibile, sì la disponibilità di capitali, la creatività e le capacità manageriali e organizzative, ma soprattutto una forte identità. E cioè una consapevolezza ben sviluppata, dai contorni definiti e chiari, che si ponga come leva indispensabile per competere positivamente con altre realtà turistiche, in un contesto nazionale e internazionale, dove la carta vincente è possedere specificità appetibili e non replicabili. Uno dei tasselli che contribuiscono a formare il quadro di riferimento dell’operatore turistico idruntino, e cioè quello capace di conferire a questo una particolare forza nella gestione della propria attività, non solo sotto il profilo esclusivamente aziendale, ma anche e soprattutto nella prospettiva di attore sociale di grande rilievo per la crescita di questa comunità, è legato alla conoscenza della propria storia. Certamente, in riferimento agli aspetti politico-religioso, architettonico, urbanistico e culturale, Otranto ha ben chiare le coordinate e le direttive circa la sua realtà passata. Non è così, però, per quanto riguarda il turismo. Poco diffusa si presenta, infatti, la consapevolezza di un primato storico di rilevanza internazionale. E cioè che, Otranto è stata una delle prime mete turistiche del mondo occidentale. Sebbene non si abbiano notizie puntuali, è verosimile che già a metà del ‘500 Otranto abbia costituito meta dei cosiddetti grandturisti. Più nello specifico, va subito chiarito che, fatta esclusione del turismo religioso, l’unico presente già dall’alto Medioevo, il turismo, nell’accezione laica e moderna, nasce in Inghilterra nella seconda metà del ‘400, quando i giovani rampolli dell’aristocrazia anglosassone cominciarono a essere inviati dalle loro famiglie a compiere lunghi viaggi in Europa e soprattutto in Italia, allora centro propulsore dell’economia e della cultura europea. I viaggi mediamente duravano quattro o cinque anni e avevano come scopo la crescita culturale e l’acquisizione di una mentalità aperta e capace di consentire a questi giovani, una volta ritornati in patria, di presiedere a funzioni di alto comando. Questo tipo di viaggio venne denominato grand tour, termine coniato per la prima volta nel 1636, in occasione del viaggio in Europa di lord Granborne. La prima forma di turismo fu dunque culturale e d’élite. Scontato dire che, questo si sviluppò e si diffuse gradualmente in tutte le nazioni ricche del vecchio continente. A partire dal ‘500 giunsero in Italia anche francesi, tedeschi, olandesi e spagnoli. Moltissimi furono i grandturisti che si spinsero fino a Lecce, visitando anche e soprattutto Otranto. Naturalmente va qui precisato che altre mete preferenziali in Terra d’Otranto furono Soleto e Gallipoli. E ciò, perché, fino al 1861, il sud dell’Italia si presentava come una delle aree più sviluppate e ricche d’Europa. Con lo sviluppo della stampa, molti gradturisti presero l’abitudine di pubblicare i loro diari di viaggio, spesso corredati da splendidi disegni, così le specificità di Otranto furono ampiamente conosciute dalla upper class europea. Tra questi vale la pena ricordarne alcuni, quali quelli di George Berkey (1717), Johan Herman Von Riedesel (1767), Carlo Ulisse De Salis Marchlins (1789), Gustavo Meyer-Graz (1890), Justus Tommasini (1825), Ferdinand Gregorovius (1874), Paul Schubring (1900), Michel Charles Diehl (1880), Janet Ross (1888). Otranto venne conosciuta in Europa soprattutto per la sua cattedrale e la sottostante cripta. Ma, in particolar modo, per il pavimento della cattedrale, di rilevanza non solo storico-religiosa. “Tutto si trova descritto in questo colossale libro di marmo – scrisse Schubring nel suo diario- spalancato da 800 anni. Nessuna pagina vi manca”. L’apice di questo tipo di turismo, e quindi della notorietà di Otranto, si ebbe tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. “In questi ultimi anni scrive Cosimo De Giorgi nel 1914 – Terra d’Otranto è stata più e più volte rivisitata e percorsa in tutti i sensi da italiani e stranieri”. Con la prima Guerra Mondiale termina una lunga stagione turistica per Otranto, che si riavvierà lentamente sul finire degli anni ’70, con lo sviluppo del turismo di massa, dove comunque la città continua sempre a conservare connotazioni di buon livello. Ma questa è un’altra storia.

Mauro Ragosta

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Otranto in trasferta doma 3-0 il Massafra


Massafra: Colucci, Aurelio (Alagni), Luccarelli, Solito, Salvi, Macaluso, Scuro, Calzaro (Turi), Piccolo, Scarcia (Perrone), Coronese. All. Vitti

FC Otranto: Ingrosso, Petrachi, Neco, Maglio (Giannone), Galante, Morello, Dell’Atti, Presicce, Pighin, De Matteis (Scrimieri), Marrocco (Salsano). All. Salvadore

Arbitro: Sabatino (Fg) assistenti: Squicciarini (Ba), Belsanti (Ba).

Note: Amm. Macaluso, Piccolo, Scarcia, Turi, Neco, Maglio, Pighin, Marrocco, Petrachi.

Marcatori: 33’ 43’ Pighin, 54’ Marrocco.

Un Otranto da applauso, come quello ricevuto a fine gara dallo sportivo pubblico di Massafra, ha espugnato con un 3-0 la non facile trasferta in terra jonica. I nostri atleti, insieme al Galatina e il Leverano ora tallonano il capolista Gallipoli a sole due lunghezze. La gara, giocata su un terreno gibboso e non consono a evidenziare le doti tecniche della squadra ospite, ha visto gli uomini di mister Vitti attuare nei confronti dei propri avversari un atteggiamento tutt’altro che gioviale. A farne le spese, dopo dieci minuti di gioco, il malcapitato De Matteis che ha dovuto abbandonare definitivamente il terreno di gioco, dopo un fallo del difensore massafrese Aurelio. L’Otranto si è adeguato a quest’inusuale situazione, mettendo in evidenza le doti battagliere dei vari Petrachi, Morello, Galante e Maglio, lasciando sfogare la prevedibile sfuriata iniziale dei padroni di casa, mollando, al momento opportuno, il primo gancio, che ha tramortito parzialmente i padroni di casa. Si era al 33’ quando “El tanque” Pighin raccoglieva un lancio di Presicce, lasciava sul posto l’avversario, dribblava il malcapitato Colucci e portava in vantaggio la propria squadra. Al 39’ era Marrocco a deliziare la platea con una spettacolare forbice, spentasi poi sul palo sinistro della porta difesa da Colucci, capitolato quattro minuti dopo per la seconda volta con un indemoniato Pighin che lo arpionava con una giravolta alla sua sinistra. Nel secondo tempo, i locali tentavano una timida reazione, ma al 9’ subivano il colpo del ko definitivo: azione da Play Station tra Marrocco e Pighin, con cross di quest’ultimo, Colucci respingeva e Marrocco insaccava per il definitivo 3 a 0. Al 14’ Ingrosso, portiere dell’Otranto, smanacciava sulla sua sinistra una punizione di Luccarelli e al 37’ respingeva un tiro a botta sicura del centravanti Piccolo. Al 38’ standing ovation da parte del competente pubblico massafrese, che lasciava il terreno di gioco per Salsano, sostituito al 49’. Il presidente dell’Otranto, Giovanni Mazzeo, non ha nascosto la felicità per i buoni risultati durante l’avvio di campionato. ”Ringrazio i tifosi dell’Otranto e i miei collaboratori – ha commentato – che con non pochi sacrifici si adoperano per far emergere una realtà come quella di Otranto. Un progetto riguardante soprattutto il settore giovanile, asse portante dell’intero movimento calcistico otrantino. Spero che l’amministrazione, in primis il sindaco e l’assessore allo Sport, siano più vicini a questa società che sta sorprendendo positivamente tutti”.

Rino Gualtieri

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Tassa di soggiorno, il punto della situazione in un incontro a Otranto


Tassa di soggiorno, non è un discorso chiuso anche se è arrivato l’autunno. Per fare il punto della situazione, a 4 mesi esatti dall’applicazione dell’imposta, e per conoscere i pareri di operatori del settore turistico alberghiero, dei loro ospiti e dei semplici cittadini, è previsto Il 12 ottobre alle 17 presso il centro “Don Tonino Bello”, un incontro con l’amministrazione comunale. Si tratta di un esame a posteriori, per vagliare le conclusioni che i diversi interessati hanno tratto per questa stagione turistica, in particolare sugli effetti dell’introduzione della tassa e della Otranto Card. Vista dalla maggioranza consiliare come un male necessario, un modo per rimpinguare l’erario comunale inaridito dalla gestione rifiuti e il rincaro del conferimento Rsu, la tassa fu applicata a tutti gli effetti da luglio. Da palazzo Melorio fanno sapere di ritenere opportuno un incontro di valutazione sull’esperienza vissuta fino a oggi, e ascoltare così i suggerimenti degli operatori di categoria, per prendere in considerazione miglioramenti applicativi all’imposta. Come fu fatto in occasione degli incontri di giugno, che videro la maggioranza dei partecipati scagliarsi contro una decisione impopolare, che ha richiesto un ricorso al Tar per la sospensione del provvedimento d’introduzione dell’Otranto Tax. Il ricorso al tribunale amministrativo non fu accolto dai giudici, e si è lasciato che la stagione turistica seguisse il proprio corso con la tassa. Terminata la stagione turistica, com’è lo stato di salute delle imprese che si sono ritrovate a lavorare con la nuova tassa: hanno subito gli sviluppi negativi dell’introduzione dell’imposta? L’incontro ravviverà i livori d’inizio stagione?

“Quest’occasione sarà utile – spiega in una nota il municipio idruntino – per ragionare insieme sulla costituzione di una consulta permanente del turismo che, oltre a un’attività di costante monitoraggio sull’imposta di soggiorno, possa anche essere riferimento per l’amministrazione comunale nelle politiche di settore da assumere”.

Jenny De Cicco

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Porto Badisco, in mostra le pitture della Grotta dei Cervi. In copia


Una mostra nella mostra. Porto Badisco di Otranto, piccolo borgo di pescatori e perla nella perla, propone una mostra sulle pitture preistoriche della Grotta dei Cervi. Si potranno vedere le splendide e misteriose pitture parietali fino al 25 settembre in piazzetta Consiglio a Porto Badisco, dalle 17 alle 19. Naturalmente non sono gli originali, bensì copie fotografiche a grandezza naturale di alcune delle più significative scene in guano di pipistrello e ocra rossa realizzate oltre seimila anni fa da uomini del Neolitico sulle pareti della grotta. Il luogo fu scoperto 41 anni fa, e lo scorso anno si è infatti festeggiato con una mostra fotografica, presso il museo civico di Maglie, il quarantennale della scoperta, con pannelli in grandezza naturale. Le grotte sono state oggetto di studio da parte di numerosi centri universitari italiani e non solo, proprio perché preziosissima testimonianza della presenza dell’uomo in epoca neolitica sulle coste salentine. Innegabile il fascino e il mistero di questi testi figurativi, dei quali non è ancora noto il reale significato. Non semplici pittogrammi, ma rappresentazioni geografiche con intenti magici e riti di passaggio all’età adulta per gli adolescenti protostorici, raffigurati sulle candide pareti calcaree, che il tempo e la peculiare sensibilità dei pigmenti organici utilizzati non rendono fruibile ai più. Un’occasione, questa della mostra a Badisco, per avvicinare i turisti e i locali all’ancestrale fascino delle popolazioni autoctone.

Jenny De Cicco

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“Dalì, il Genio”, 50mila spettatori. E due giorni per chiudere festeggiando


Chiusura in musica per “Dalì, il Genio”, a Otranto nel castello aragonese. La mostra surrealista sull’opera di Salvador Dalì verrà chiusa sabato 24 e domenica 25 settembre con un doppio concerto jazz. La mostra ha raggiunto, a una settimana dal termine, il ragguardevole traguardo di 50mila spettatori. Prevista per la prima serata la performance dell’Alessandro Deledda Trio. Si tratta di una formazione giovane e molto dinamica formata da Alessandro Deledda, pianista cresciuto tra gli studi classici e jazz, e compositore che ha realizzato molte colonne sonore per la televisione, documentari e cartoni animati. Deledda sarà accompagnato da Andrea Ambrosi (contrabbasso) e Francesco Speziali (batteria). Sabato 24 si terranno anche due visite guidate, una alle 20 e l’altra alle 20,30, per poi proseguire alle 21 con il concerto di Gaetano Partipilo & Urban Society, quintetto di musicisti molto noti a livello nazionale e internazionale, che vantano collaborazioni con jazzisti di tutto il mondo. Urban Society nasce nel 2001 dall’idea del sassofonista barese Gaetano Partipilo di creare una musica che fosse a metà strada tra jazz di estrazione afro-americana e quel mondo di suoni indecifrabili che scandiscono il tempo dei giorni di oggi. Sul palco Partipilo sarà affiancato da Mirko Signorile (pianoforte), Francesco Lento (tromba), Giorgio Vendola (contrabbasso) e Vincenzo Bardaro (batteria). Domenica 25 si attenderà il tramonto a Otranto; dalle 18,30, quindi, si terrà l’esibizione dell’Alessandro Deledda Trio, che accompagnerà tramite le note la discesa del sole. Nella due giorni ci sarà un evento dedicato agli otrantini: sabato 24 ingresso gratuito per loro, infatti, per festeggiare insieme l’ottima riuscita della terza stagione di grandi mostre del castello, dimostratosi un ottimo contenitore culturale.

Jenny De Cicco

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Porto turistico di Otranto, il consigliere regionale Udc Negro: “Iter troppo lungo”.


Per definizione la macchina burocratica, anziché velocizzare i processi, li rallenta. È quello che sta accadendo al progetto per la realizzazione del porto turistico di Otranto secondo il presidente del gruppo Udc in Regione Puglia Salvatore Negro, che in una nota alla stampa ripercorre l’iter burocratico che ha fatto da sfondo alla vicenda. “Dopo quattro anni di peripezie giudiziarie e burocratiche”, scrive infatti Negro, “la società proponente ha consegnato il progetto definitivo al Comune della cittadina adriatica e alla Regione Puglia. Ma per la realizzazione di questa importante infrastruttura, che prevede 530 posti barca e un investimento privato di 50 milioni di euro, la strada appare ancora lunga e tortuosa”. Tutta colpa della burocrazia: sono 25, nel racconto di Negro, gli enti che dovranno esprimere parere positivo sul progetto, sulla valutazione di incidenza e sulla valutazione di impatto ambientale: “Un percorso necessario, ma che rischia di vanificare un investimento che porterebbe una boccata d’ossigeno all’economia di un territorio martoriato dalla disoccupazione e dalla crisi economica”. La vicenda del porto turistico di Otranto prende il via il 12 ottobre 2007. Due anni dopo la Regione Puglia sceglie, tra le varie soluzioni presentate, quella di una società che viene autorizzata a procedere alla redazione del progetto definitivo. Tra ricorsi giudiziari e tempi tecnici per la realizzazione del progetto, però, si arriva al 2011. “Dopo quattro anni – aggiunge Negro – il percorso burocratico appare sempre più un labirinto dal quale è difficile stabilire i tempi per uscirne. Il prossimo scoglio da superare sarà la convocazione della conferenza dei servizi da parte del demanio, che affiderà alla società proponente il compito di trasmettere il progetto definitivo a 25 enti, che dovranno esprimere il relativo parere. Successivamente la conferenza dei servizi tornerà a riunirsi entro 150 giorni dalla data di ricezione dei pareri da parte degli enti sopra indicati. Seguirà l’annuncio sul Burp, su un quotidiano nazionale e su un quotidiano locale dell’avvenuto deposito della valutazione di impatto ambientale. Il procedimento si potrà considerare concluso solo se in conferenza si avrà la valutazione di impatto ambientale positiva, la valutazione di incidenza positiva e i 25 pareri positivi degli enti sul progetto definitivo. Se si dovesse arrivare a questo risultato, ci sarà bisogno poi di un accordo di programma, trattandosi di variante al Prg del Comune di Otranto, con successivo passaggio in Consiglio comunale per la ratifica. Ma il quadro sarà ulteriormente complicato, in quanto quasi sicuramente sarà richiesta dalla Regione la valutazione ambientale strategica trattandosi di variante al Prg. Questo lungo e complesso iter, come è facile immaginare, crea numerose incertezze sui tempi della realizzazione dell’importante opera turistica; incertezze che potrebbero scoraggiare gli investitori privati i quali potrebbero rivolgere le loro attenzioni altrove”. Per questo Negro promette che sullo snellimento della macchina burocratica profonderà il massimo impegno il gruppo regionale Udc: obiettivo, giungere a una normativa che semplifichi i procedimenti di competenza regionale e quindi incoraggi gli investimenti privati sul territorio, consentendo alle imprese di muoversi con maggiore agilità e di ottenere risposte concrete in tempo reale.

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Furto in un agriturismo tra Otranto e Uggiano, spariti 20mila litri di combustibile


Un furto ben architettato, quello messo in atto ai danni di un sessantatreenne uggianese che si è visto sottrarre dalle proprie cisterne, giorni addietro, circa 20mila litri di benzina agricola, gasolio e altri tipi di combustibile. È successo la notte del 13 settembre, ma il furto è stato scoperto dal malcapitato la mattina seguente, quando l’uomo si è recato verso le 9, come d’abitudine, presso il proprio deposito. La sottrazione indebita è avvenuta nei pressi di un noto agriturismo tra Otranto e Uggiano la Chiesa. Vista la mole della refurtiva, c’è ragione di credere che ai ladri sia occorsa più di un’autocisterna per il furto del prezioso liquido. La vittima del furto ha immediatamente chiamato le forze dell’ordine; i carabinieri della stazione di Minervino di Lecce e il nucleo operativo stanno cercando di ricostruire ora la dinamica del crimine e risalire così ai responsabili, che pare abbiano posizionato i mezzi necessari al furto nel perimetro di un agriturismo adiacente al deposito (sono stati rilevati i segni degli pneumatici, che sono penetrati attraverso la rete metallica di protezione posta sul confine). Con dei tubi rinvenuti sul posto, pare inoltre che i ladri abbiano poi aspirato tutto il carburante presente, causando al sessantatreenne un danno ingente, superiore ai 37 mila euro. Purtroppo per la vittima, il carburante non era stato coperto da assicurazione.

Jenny De Cicco

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Il costo dell’albergo lievita, turisti in difficoltà a Otranto


Prenotare una stanza a Otranto al prezzo di 50 euro a notte e ritrovarsi a pagarne 130? Ebbene sì, è quello che è accaduto a quattro turisti stranieri che, cedendo al fascino del mare cristallino e del mistero delle mura della città idruntina, hanno dovuto fare i conti con un pernottamento ritenuto decisamente esoso. A occuparsi della prenotazione un otrantino amico dei turisti e anche complice della scelta della meta della vacanza; fine agosto, certo, non è ancora bassa stagione, visto il caldo che ancora imperversa, ma il periodo che va dal 25 al 29 agosto non rientra tra quelli delle tariffe più elevate della prima quindicina del mese più caldo dell’anno, così un giro di telefonate ai vari hotel della città e alla fine si presenta una soluzione davvero allettante: un albergo nel centro del paese che propone cinque notti per un totale di 245 euro a stanza doppia, colazione inclusa, ovvero le prime tre notti a 160 euro totali e le altre due notti a 85 euro totali, per una media per notte di 49 euro. Un affare da non perdere, tanto che lo stesso otrantino, prima di proporlo ai suoi amici, vuole accertarsene telefonando ben tre volte. La prima incongruenza, però, non tarda ad arrivare. Alla prenotazione effettuata via mail dai turisti segue una risposta dell’hotel che conferma il prezzo di 160 euro per le prime tre notti, ma che presenta un costo totale di 100 euro, anziché 85, per le restanti due notti. Una telefonata sembra risolvere tutto, ma a una lettura più approfondita altra sorpresa: si chiede il versamento di una caparra di 320 euro. Nulla di male, se non che la cifra richiesta è decisamente superiore a quello che sarebbe il costo totale per stanza dell’intero pernottamento. Un’altra telefonata sembra chiarire l’equivoco. La somma della caparra è da intendersi in totale per entrambe le stanze, sarebbe dunque una caparra da 160 per stanza con una penale pari al 30% della somma rimanente da pagare in caso di partenza anticipata. È il 26 agosto che i conti iniziano a non quadrare per i turisti, arrivati a Otranto la notte precedente, perché il costo del pernottamento, raccontano gli interessati, passa da un ammontare di 245 euro a un totale di 650 euro a stanza per cinque notti. Importo che, per quanto assolutamente non rispondente ai patti intercorsi, i quattro turisti saldano immediatamente con carta di credito. Non appena l’amico, avvisato dell’episodio, si reca in albergo, invita i suoi amici a lasciare le stanze con almeno due giorni di anticipo, facendosi rimborsare la cifra eccedente già versata, ma in un batter d’occhio la penale per partenza anticipata lievita fino all’80% con tanto di documento firmato dal direttore che, tra l’altro, non è neppure in grado di esprimersi in inglese. Dopo discussioni varie, l’unica cosa che i turisti, con l’aiuto del loro amico, riescono ad ottenere è che gli vengano scontati 135 euro dal totale per stanza, somma irrisoria rispetto a ciò che hanno dovuto sborsare per fare una vacanza immersi in uno degli angoli più belli e caratteristici del Salento, in cui però hanno giurato di non tornare mai più.

Alessandra Ragusa

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Ma l’albergatore non ci sta: “I clienti hanno frainteso”


Punti di vista diametralmente differenti, tra i turisti stranieri ospiti a Otranto dal 25 al 29 agosto e l’albergatore otrantino proprietario dell’hotel interessato. I quattro turisti stranieri, ormai tornati da giorni nella loro città di residenza, restano infatti fermi sulle loro posizioni, e ribadiscono, apportando a testimonianza lo scambio di e-mail intercorso tra loro e l’albergatore, che per i primi tre giorni del soggiorno era stato fissato un corrispettivo totale di 160 euro, e per i restanti due giorni una cifra pari a 85 euro, sempre da intendersi a stanza doppia. A confermare la loro versione dei fatti, secondo quanto riferito dagli stessi, l’equivoco venutosi a creare sulla richiesta della caparra. Dopo gli accordi telefonici, infatti, l’albergatore, che ci tiene a restare anonimo, richiede una caparra, comprensiva dei primi tre giorni di pernottamento, che ammonta a 320 euro. Una richiesta bizzarra, secondo i turisti, certi che l’intera durata del soggiorno avrebbe avuto un costo inferiore. Una telefonata chiarisce l’equivoco: la caparra, riferisce l’albergatore ai clienti, è da dividere tra le coppie di turisti, quindi ammonta a 160 euro a stanza doppia.

Di altro avviso l’albergatore, però, che preferisce pensare all’episodio come a un brutto malinteso. Perché è vero, si è parlato di 160 e 85 euro, racconta, ma soltanto per una notte nel suo albergo: a testimonianza del fatto, appunto, la stessa richiesta della caparra, così come il listino prezzi dell’hotel presente su vari siti Internet. Secondo l’albergatore, insomma, la richiesta del pagamento anticipato dei tre giorni di pernottamento fatta via mail per un totale di 320 euro avrebbe dovuto far capire ai turisti stranieri che probabilmente avevano frainteso le tariffe. Ma perché non specificare chiaramente la dicitura “a notte” nell’e-mail di conferma della prenotazione? E soprattutto, visto che il bonifico per la caparra ammontava a 160 euro a stanza, perché l’albergatore non ha subito contattato i turisti richiedendo la restante parte? A quanto racconta ancora l’interessato, la dicitura “a notte” era invece presente sull’e-mail, e per quanto riguarda la caparra replica di aver evitato di sembrare troppo fiscale. Altro dubbio: al momento del saldo dei conti, dopo le rimostranze dei turisti e dell’amico originario di Otranto che li accompagnava, l’albergatore ha apportato un sconto di 135 euro a stanza doppia. Perché scendere a compromessi se si è certi di essere nel giusto? L’albergatore ha una risposta pronta anche per questo: ha voluto mettersi nei panni dei suoi ospiti che, per quanto non avessero compreso il contenuto delle e-mail e le tariffe, avevano messo in conto spese decisamente più basse.

Alessandra Ragusa

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Traffico umano, a Otranto per “Ole” il documentario di Maria Luisa Mastrogiovanni


A Otranto si parla di traffico umano. E a farlo è Maria Luisa Mastrogiovanni, direttrice de “Il Tacco d’Italia”, che il 10 settembre alle 21 presso porta Terra proietterà il suo documentario “Human goods – Welcome to Europe”, che ha ricevuto il premio “Ilaria Alpi”. Il documentario ripercorre le rotte seguite dai trafficanti di uomini, dall’Afghanistan attraverso l’Iran e la Grecia fino alla Turchia, e sarà proiettato in prima visione all’interno del forum su economia illegale, mafie e globalizzazione finanziaria, organizzato nell’ambito di “Otranto Legality Experience”. “Da un lato, esseri umani in fuga da regimi o da Paesi in guerra – si legge nella sinossi – Dall’altro organizzazioni criminali internazionali che, facendo leva sulla disperazione delle proprie vittime, vanno a ingrossare il mercato illegale di vite trafficando, come fossero merci, uomini, donne e persino minori con il sogno dell’Europa e della libertà. È un’inchiesta investigativa che scava nel fenomeno dell’evoluzione delle nuove mafie transnazionali, svelandone i meccanismi di funzionamento e di finanziamento. Il documentario indaga infatti il fenomeno della riapertura della vecchia rotta dei curdi, quella attraverso la quale, partendo dalla Turchia e arrivando in Calabria o nel Salento, per tutti gli anni ’90 venivano trasportati i curdi in fuga verso l’Europa. Chiuso il Canale di Sicilia, ecco allora che si è riaperto quello di Otranto. Stessa strada degli anni passati, stessi criminali con base in Turchia, ma nuove merci: al posto dei curdi ci sono afghani, iraniani, iracheni”. Un lavoro che acquista decisamente significato anche in virtù della particolare ricorrenza che Otranto vive quest’anno, ossia il ventennale dei primi sbarchi degli albanesi. Perché dove c’è povertà e disperazione a volte c’è anche la speranza di un futuro migliore, ma soprattutto c’è chi cerca di sfruttare questa speranza per il suo tornaconto personale, che quasi sempre diventa un’attività illecita e criminosa.

Angela Leucci

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La lotta alla mafia passa per la cultura: ecco l”Otranto Legality Experience”


La lotta alla criminalità organizzata approda a Otranto. Dal 9 all’11 settembre si tiene infatti un’iniziativa, targata don Ciotti, che porta il nome di “Otranto Legality Experience”. Dopo il successo della scorsa edizione, che ha registrato la presenza di più di duecento iscritti, la manifestazione torna a coinvolgere la città idruntina con un parterre di relatori provenienti da realtà di spicco nella lotta alle mafie e proponendosi come appuntamento fisso per l’antimafia sociale italiana. Quanto l’economia reale, quella dei flussi finanziari transazionali, è collegata all’economia sommersa, quella dei riciclaggi di denaro sporco? Un tema attuale, spesso taciuto, o meglio occultato, che diventa il fulcro dell’iniziativa organizzata da Flare Network, organizzazione che si batte per la legalità e i diritti dei cittadini europei, tra incontri, dibattiti, convegni e approfondimenti che avranno i giovani come protagonisti. La manifestazione, già in corso, presenta due diverse fasi: un summer camp presso l’Università del Salento aperto alla partecipazione di duecento persone nel quale, fino all’8 settembre, si analizzeranno gli organismi internazionali, gli Stati, le multinazionali e la società civile, e un forum, aperto alla partecipazione di tutti, che si terrà invece a Otranto dal 9 all’11 settembre. Massimi esperti nella lotta alla mafia, presenze di spicco del panorama culturale italiano e non solo, si susseguiranno nella tre-giorni dedicata alla legalità nella città adriatica, dall’europarlamentare Vittorio Agnoletto, coordinatore culturale dell’evento, al già citato don Ciotti, presidente di Libera, associazione sempre in prima linea nella lotta alla criminalità, e, ancora, da Paolo Beni, presidente dell’Arci, all’economista Susan George. Un calendario fittissimo, quello del forum, per un weekend all’insegna della lotta alla criminalità organizzata che aprirà i battenti con incontri mattutini per poi proseguire, fino a tarda serata, con dibattiti, testimonianze degli esperti e spettacoli. Tanti gli argomenti racchiusi nel titolo dell’edizione 2011, dedicata a Toni Fontana, “Economia illegale, mafie e globalizzazione finanziaria”. Verranno approfonditi i segreti della finanza con un dibattito a cura di Jean de Mailllard e John Christensen, sviscerate le conseguenze apportate dalla globalizzazione nel mondo del lecito e dell’illecito alla presenza di Vincenzo Ruggiero, Giancarlo Caselli e Alberto Perduca. E, ancora, verrà fatta luce sulla strategia dell’Europa che si protende sempre più verso il Nord Africa, con un dibattito a cura di Antonio Panzeri e di Stefano Manservisi. Non mancherà un’analisi della società italiana, della risposta apportata anche dalle amministrazioni locali alle mafie nazionali e internazionali, un momento di grande interesse che coinvolgerà, tra gli altri, Paolo Beni, Michele Emiliano, Mimmo Fontana e Don Ciotti. Il compito di chiudere la manifestazione al presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, che porrà l’accento su un altro aspetto fondamentale: quanto è importante la lotta alla criminalità organizzata per l’Unione Europea? Le risposte ai nostri quesiti giungeranno da Cecilia Malmström, commissario europeo per gli Affari interni.

Alessandra Ragusa

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Trivellazioni in Adriatico, pochi giorni e si parte. Ma gli ambientalisti non mollano


Al via le trivellazioni sulla costa adriatica. Il conto alla rovescia sembra volgere al termine, e a nulla sono valse le tante mobilitazioni ambientaliste: ancora pochi giorni e si darà il via alle trivellazioni al largo del mare di Brindisi. E dopo le operazione di monitoraggio del sottosuolo marino legate alla ricerca dell’oro nero al largo delle isole Tremiti e al largo di Monopoli, ancora la Puglia al centro di un allarme ambientalista legato ai permessi in possesso dell’azienda inglese Northern Petroleum che, oltre ad aver ottenuto la possibilità di trivellare le coste brindisine, lo scorso giugno ha presentato nuove istanze per la ricerca del petrolio in tratti di mare che interessano la costa otrantina e di Melendugno e, a nord di Lecce, il litorale da Ostuni fino a Polignano a mare. Il progetto delle trivellazioni al largo delle coste brindisine affonda le sue radici nel lontano 1981, anno in cui venne individuato il giacimento petrolifero che prese il nome di “Campo aquila”. Ma è tra il 1993 e 1995, dopo la presentazione ufficiale all’allora ministro dell’Industria Paolo Savona, che risalgono i primi lavori di perforazione da cui trassero origine i due pozzi sottomarini collegati alla piattaforma “Floating production storage offloading”. L’estrazione del greggio iniziò nel 1998, per poi fermarsi a causa della manutenzione degli impianti nel 2006. E ora, nonostante non vi sia ancora l’ufficialità, l’attesa per ripartire con i lavori di estrazione è solo legata all’arrivo dell’unità “Fpso”, attualmente in cantiere a Dubai e in arrivo in Adriatico a metà settembre. A 25 miglia da Brindisi, circa 42 chilometri a nord-est della costa brindisina, due pozzi satelliti sottomarini verranno collocati a una profondità di 850 metri circa. L’area interessata dalle attività di estrazioni assegnate dall’Eni alla Saipem si estende fino a 79 chilometri dal lungomare e conta una superficie totale di 75mila ettari. Numeri inquietanti, che diventano ancor più tali nel momento in cui si parla di quantità: capacità di stoccaggio di 700mila barili e capacità produttiva giornaliera di 12mila barili di olio. Un territorio, quello salentino, già fortemente compromesso dal punto di vista ambientale dalle attività dell’Ilva e dai suoi scarichi, dal carbone di Cerano, dal fotovoltaico selvaggio che ha deturpato molte meraviglie paesaggistiche, dalla cementificazione irragionevole. Infatti il comitato “No al carbone” giura battaglia e avanza richieste di informazioni e chiarimenti alle amministrazioni locali quali il Comune di Brindisi, ora commissariato, la Provincia e la Regione Puglia, enti dai quali tutti i cittadini attendono risposte. Ma i lavori per predisporre il necessario all’impianto offshore, nel frattempo, procedono.

Alessandra Ragusa

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