Potrebbe essere uno dei cd favoriti, di quelli da sparare a palla nello stereo della macchina: è Via di Fuga, il primo album dei Republika Mod, appena pubblicato. Riff trascinanti in un rock con piccole influenze di altri generi come lo ska e il reggae, per trattare argomenti profondi come le difficoltà nel vicino, e pur così lontano continente africano, che si alternano a temi più leggeri come la passione amorosa. Il monologo recitato da Fausto Romano dà inizio al cd: un invito al genio a cercare una via di fuga, a imboccare una strada, cioè, che lo separi dall’”uomo normale”. Il la è affidato a Lacrime Nere e Africa, punte di diamante dell’album insieme a Non si può, una delle ultime tracce del disco nonché il primo singolo lanciato dalla band: tre brani che custodiscono una non indifferente carica esplosiva. Balza subito in primo piano il contrasto tra l’anima triste di Africa e il suo involucro frizzante, costituito da ritmi scatenati. A Baciar, la quinta traccia, è un modo ironico e tagliente al contempo di parlare del tormento carnale verso una donna, i cui suoni ricordano molto gli anni ottanta. È un amore un po’ contorto anche quello della traccia successiva, Madame Mangiafuoco, che racconta di una donna un po’ perfida nei confronti del proprio uomo-marionetta. Musicalmente è un brano piuttosto semplice e lineare ma molto gradevole. Linearità e gradevolezza caratterizzano anche la settima traccia, Stanco. Chiude il cd un remix di Africa. Il condizionale iniziale, “potrebbe essere uno dei cd favoriti”, è dovuto al fatto che i pezzi hanno delle potenzialità inespresse da suoni non sufficientemente curati e dunque, in diversi punti, poco entusiasmanti. Il live della band, composta in gran parte da giovanissimi musicisti, indubbiamente comunica ciò che il cd, autoprodotto, non è ancora in grado di fare. I Republika Mod sono Matteo Manni alla voce e alla chitarra, Pippi Chittano, batteria e cori, Davide “Sicija” Codazzo al basso, Emilio Maggiulli alla chitarra e ai cori e Davide Corsano alle tastiere e ai synth.
Luana Campa


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