Arte e cultura di scena a Borgagne. Domenica 10 luglio alle ore 21, presso la piazza Madonna del Carmine a Borgagne, si terrà la ventunesima edizione del “Premio Vrani”. L’evento è stato insignito con la medaglia d’argento del presidente della Repubblica per aver dato lustro alla nazione nei campi della cultura, dell’arte e dello spettacolo. Quest’anno i premiati sono Malù Coluccia (biologa), Guido Maria Ferilli (maestro paroliere, compositore e cantante) e Luigi Vallone (imprenditore). Un premio speciale sarà consegnato a Raffaele Potì (specialista in Ematologia, Cardiologia e Medicina interna). I vincitori riceveranno una cornucopia che rappresenta da sempre la felicità, la prosperità e la fortuna, e che è raffigurata nello stemma civico di Borgagne. Il nome del premio ha sempre suscitato una grande curiosità e ha due origini storiche. “Vrani” è il termine con il quale i Griki chiamano Borgagne. Il piccolo paese, frazione del comune di Melendugno, non appartiene all’area linguistica grika, tuttavia a Martano si usa dire in quella lingua “pame acàu sto Vrani” cioè “andiamo sotto Borgagne”. Il termine “Vrani” sembra indicare inoltre un luogo umido e paludoso, e in effetti Borgagne, rispetto ai paesi limitrofi, si trova in un territorio più basso, caratterizzato un tempo da vaste paludi. L’altra spiegazione del nome è legata alla permanenza, nell’area salentina, di una nobile famiglia bizantina: i Vranas. Il Premio Vrani nasce comunque nel 1991 nell’ambito delle attività culturali del Circolo ricreativo culturale; ha scadenza annuale e viene assegnato alla persona o all’associazione che ha saputo distinguersi facendo conoscere all’Italia e all’estero il buon nome del Salento. “È un premio che nasce dall’amore per il paese – spiega Piero Saracino, presidente del Circolo – per il suo passato, ma anche per il presente. Amore per le origini e per le tradizioni. Si tratta quindi di un riconoscimento da attribuire a coloro che onorano questa regione, e che sono d’esempio, per noi e per le future generazioni, di quel riscatto sociale e intellettuale capace di inserirci a pieno titolo nella migliore tradizione culturale italiana”.
Serena Cappello


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