Archive | gennaio, 2011

Campionato Regionale Prima Categoria Girone C – 4° Giornata di ritorno – F.C. OTRANTO – G. PARABITA 3 – 0

F.C. OTRANTO: Monteduro, Reale (Previtero), De Iaco, De Giorgi, Sariconi, Morello, Scrimieri (Stifani), Samueli, Scrimitore, Cursano, Marrocco (Cataldo). Allenatore Salvadore.

G.PARABITA: Falco, Bianco (Marzo), Castriota, Grasso, Petrelli (Quarta) (Nocera), Fiorenza, Siciliano, Todaro, De Blasi, Casciaro, Gabrieli. Allenatore Preite.
Arbitro: Mastrapasqua di Molfetta
Reti: 4° Cursano, 26° Scrimieri e 47° De Iaco
Ammoniti: Reale e Previtero.
Con un secco tre a zero l’Otranto riscatta la sconfitta subita nel girone di andata in quel di Parabita e rafforza il proprio primato in classifica portandosi a + 3 punti da San Vito, fermato in casa dal Latiano e a + 4 punti dal Tiggiano, sconfitto a Leverano. Quella odierna è stata, senza ombra di dubbio, la partita perfetta, quella che ogni mister sogna, in cui tutto ciò che vorresti fosse realizzato lo ottieni. Una gara superlativa, quella disputata dai ragazzi di Mister Salvadore (detto Andrea della Livia) in cui tutto ciò che viene realizzato non è frutto del caso, bensì di un duro e metodico lavoro iniziato nei primi giorni di agosto e proseguito successivamente con proficui e costruittivi allenamenti infrasettimanali, in cui la ricerca maniacale di ottenere la perfezione, anche dai minimi dettagli, porta ad ottenere ciò che si desidera.
Un’autentica scacchiera la compagine otrantina in cui il “mossiere”, mister Andrea della Livia, muove a suo piacimento le proprie pedine, mettendo, alla fine, in scacco il proprio avversario.
La gara odierna ha visto un vero e proprio monologo da parte dei locali nei confronti della squadra ospite, culminata con il botto al 4° ad opera di Cursano, al termne di uno scambio in velocità con Marrocco; il Parabita cercava di arginare le folate degli otrantini, fatte quasi sempre con giocate di prima e aggiramento della difesa ospite, con sopraprovisione sulle fasce laterali da parte dei propri difensori, a destra Reale, a sinistra De Iaco e al 26° la squadra di Mister Preite andava in stato confusionale, malinteso tra Bianco e Falco, Scrimieri approfittava della dabbenaggine tra i due e raddoppiava.
Nel 2° tempo l’undici Otrantino triplicava con De Iaco pronto a concretizzare, in rete, una pregevole azione fatta di scambi in velocità tra i vari reparti di gioco; un naturale appagamento da parte dei calciatori locali permetteva agli ospiti di rendersi pericolosi al 35° con De Blasi, ma Sariconi si sostituiva a Monteduro negado a questi il goal della bandiera.
Da registrare, inoltre, il ritorno, dopo un anno sabatico, degli ultras idruntini sugli spalti del campo sportivo “Avv. Pasquale Nachira” di Otranto e nell’ambito del gemellaggio attuato dall’Unione Sportiva Lecce con la maggior parte delle società dilettantistiche della provincia di Lecce, un nutrito gruppo di ragazzi provenienti dal locale settore giovanile ha assistito allo stadio di Via del Mare a Lecce all’incontro di Serie A tra Lecce e Cesena, rimanendo alla fine deluso per lo sfortunato epilogo della gara, ma il Lecce, ahimè, non è l’Otranto…
Rino Gualtieri

Cronaca Sportiva Campionato Regionale Prima Categoria Girone C, a cura di Rino Gualtieri: Articoli precedenti =>

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PUG, centro prelievi e opere pubbliche: ecco la video lettera del sindaco di Uggiano

È on line dallo scorso sabato sul sito istituzionale del comune di Uggiano la Chiesa la videolettera del sindaco. Si tratta ormai di una consuetudine adottata dal primo cittadino Salvatore Piconese, che utilizza questo strumento per entrare nelle case dei suoi concittadini. Sindaco in primo piano, nel suo studio, con le icone della cosa pubblica sullo sfondo, tra cui spicca il ritratto del presidente della Repubblica Pietro Napolitano. Si tratta di uno strumento, quello della videolettera utilizzato anche dal presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, ma in un territorio come il nostro ha anche la valenza dell’avvicinare persino gli emigranti alla vita amministrativa, oltre a quella dell’informazione e del proselitismo. Al centro della videolettera di questi giorni, le numerosissime novità che stanno coinvolgendo in questo periodo la cittadina di Uggiano. Dal Piano Urbanistico Generale, alle nuove opere pubbliche previste per il triennio, al centro per il prelievo ematico. Tre argomenti che potrebbero essere oggetto di contesa tra maggioranza e minoranza, per una serie di particolari che vengono via via chiarendosi: in fondo, una città non può crescere, se maggioranza e opposizione non si scontrano sui dettagli delle iniziative, perché è dallo scontro che poi si può istaurare il dialogo e permettere il processo di crescita. Sarebbe però interessante, ai fini della ricerca meramente sociologica, se anche la minoranza consigliare realizzasse una videolettera, ogni volta che la fa il sindaco: sarebbe un modo come un altro, per i cittadini, per confrontarsi e decidere da che parte stare, il che nella vita di un piccolo centro è sempre qualcosa di molto relativo e inerisce esclusivamente la sfera politica e, fortunatamente, non affettiva.

Angela Leucci

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Internet e i comuni dell’hinterland idruntino: un rapporto difficile?

Quanta informazione e come viene erogata su internet quella relativa a Otranto e ai comuni del suo entroterra? Abbiamo provato a vedere come funziona innanzi tutto l’informazione istituzionale dei siti dei comuni di Otranto, Uggiano la Chiesa, Palmariggi, Giurdignano, Cannole e Bagnolo. La maggior parte di questi è stato realizzato dalla stessa azienda, ma in tempi diversi: da qui spesso la funzionalità stessa del sito ne risulta un indicatore eloquente. Facciamo un esempio: il sito più antico è quello del comune di Otranto, con un template a quattro colonne, risulta, a impatto, un po’ confusionario, anche se sembra abbastanza aggiornato dal punto di vista delle informazioni. Non è perfettamente indicizzato su Google, dato che mentre per gli altri comuni il primo risultato di ricerca è proprio il sito istituzionale, quando si cerca Otranto con il motore di ricerca più utilizzato al mondo, il sito istituzionale è il secondo risultato restituito. Il sito del comune di Cannole appare tra tutti quello più ordinato, anche se le informazioni vengono passate con il contagocce, forse proprio per mancanza di novità, dato che si tratta di un piccolo comune. Quello più ricco di informazioni è indubbiamente il sito del comune di Uggiano, che ha deciso di dotarsi persino di consigli comunali on line in streaming e videolettera del sindaco periodica per informare la popolazione. È under construction invece il sito istituzionale del comune di Palmariggi: la cittadina però compensa attraverso Facebook, dove sono presenti più profili, tra cui l’istituzionale e uno dedicato solo agli eventi culturali, che periodicamente raccontano cosa accade nel paese, che risulta alquanto vivace. Altro comune ad avere il profilo istituzionale su Facebook è quello di Uggiano, che si conferma così il più internettizzato di tutti. Non hanno profili istituzionali Fb né Giurdignano né Bagnolo del Salento: nel primo caso, esiste un profilo forse di un cittadino, ma da tempo risulta abbandonato, il secondo ha finalmente un sito del comune, dopo anni di silenzio in cui esisteva soltanto un sito su un dominio gratuito, gestito da un ragazzo del luogo che studiava al nord Italia. Per quanto riguarda Otranto, il social network è ricchissimo di fanpage sulle località peculiari della cittadina marittima.

Angela Leucci

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Uggiano la Chiesa: arriva il nuovo centro prelievi ematici

Un nuovo centro prelievi ematici a Uggiano la Chiesa: si prevede che porterà maggiori comodità a chi già fruiva del servizio e a una nuova utenza, ma consentirà anche all’amministrazione comunale di risparmiare delle preziose economie delle casse comunali. Questo perché il nuovo centro, che partirà il prossimo 2 febbraio, è realizzato di concerto tra l’amministrazione e la Asl Lecce (che si fa carico della spesa), in particolare il distretto socio-sanitario cui Uggiano fa riferimento, ossia Poggiardo. Il nuovo centro prelievi ematici sarà collocato presso il centro polivalente “Giulia Starace” di Uggiano. Il servizio può essere fruito in differenti modi, fermo restando che i prelievi saranno effettuati il mercoledì dalle 8,15 alle 10. Coloro che sono affetti da gravi patologie e impossibilitati a raggiungere il centro prelievi possono usufruire del servizio a domicilio, ma bisogna prenotarlo prima, mentre chi viene dalla vicina frazione Casamassella e non può recarsi al centro con mezzi propri potrà usufruire del mezzo di trasporto comunale, che partirà da piazza Vittorio Emanuele alle ore 8,30 per poi essere riaccompagnati presso lo stesso capolinea. Il ritiro dei referti avverrà presso lo stesso centro il venerdì dalle 12 alle 13. “Un grande risultato politico-amministrativo – commenta il primo cittadino Salvatore Piconese – che premia l’impegno dell’amministrazione comunale, in particolare dell’assessore alle Politiche Sociali e della Solidarietà, Tonino Nicolazzo. Grazie alla collaborazione col distretto di Poggiardo, il comune di Uggiano La Chiesa risparmierà circa 12mila euro all’anno rispetto al passato, quando il servizio era gestito da una ditta privata, ora non avrà nessun costo oneroso per l’amministrazione comunale. Un traguardo che denota una nuova sensibilità nelle politiche sociali”.

Angela Leucci

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Gli ambientalisti scrivono a Vendola per la moratoria sugli impianti d’energia rinnovabile

Urge la moratoria per tutti gli impianti d’energia rinnovabile eolica e fotovoltaica industriale. Questo il parere degli ambientalisti, che attraverso il Forum Ambiente e Salute e l’associazione Save Salento hanno fatto sentire la propria voce attraverso una lettera al governatore regionale Nichi Vendola. Secondo gli ambientalisti, questi impianti starebbero cancellando tutto ciò che si associa e si connatura nella memoria collettiva al termine Puglia, i suoi paesaggi naturali e rurali, la sua biodiversità, la sua cultura, la sua economia agro-silvo-pastorale e turistica d’eccellenza, la sua salubrità. Inoltre, lamentano un rischio illegalità diffuso. “Abbiamo letto che la legge maestra della moratoria non sarà varata, ancora – si legge nella lettera – perché gli esperti convocati dalla Regione hanno fatto notare, in queste ore, che si rischia di esporre il bilancio a uno stress finanziario per gli eventuali danni da risarcire alle aziende a cui si impedirà di devastare e stuprare la Puglia con i loro inutili impianti iper-speculativi”. L’attenzione si riversa poi verso un impianto già autorizzato, che dovrebbe sorgere presso la collina dei Fanciulli e delle Ninfe di Giuggianello, e si teme per ciò che potrà essere realizzato nei dintorni di Otranto. “Il primo ritiro – continua la missiva – non potrà che riguardare gli impianti eolici autorizzati a Palmariggi e a Giuggianello sulla collina dei Fanciulli e delle Ninfe, acropoli del Salento. Intanto non permetta a nessun suo funzionario di rilasciare più altri pareri positivi per nuovi impianti eolici e fotovoltaici industriali, di nessuna taglia e in nessun luogo, e proceda nel varo dell’anagrafe pubblica degli impianti per scandagliare e portare alla luce le trame mal celate e incelabili che hanno permesso tutto questo”.

Angela Leucci

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E se la storia dei Martiri non fosse quella che conosciamo?

Era il 3 agosto 1999. A Otranto incontrai uno studioso tedesco, Rudiger Kurth, uno storico, il cui nome e ruolo sono confermati ancora oggi dalle informazioni trovate su Internet. Lo incontrai vicino al fiume Idro e mi raccontò come aveva analizzato la leggenda costruita sulla storia dei Martiri d’Otranto. La sua teoria potrebbe persino coesistere con ciò che conosciamo a menadito, cambiano in gran parte i luoghi, individuati tra i più magici e simbolici. Questo è l’articolo che scrissi allora, e che la redazione per cui lavoravo non pubblicò, ritenendolo forse di scarso interesse per il lettore. E comunque a volte, nel giornalismo, capita e non ce la si deve prendere. Magari, esistono in questa teoria anche delle imprecisioni, degli accavallamenti spaziali e temporali, delle incongruenze. Ma viene da chiedersi: se la storia la raccontano gli uomini e il pensiero di ognuno è relativo, è possibile che la storia non sia quella che noi conosciamo?

Un ponte di fattura romana e un terreno, sul quale –così narra la leggenda- è passato Carlo Magno, fanno da cornice a una scoperta molto importante per la storia della città e dei suoi 800 Martiri, quasi in coincidenza della loro festa. Uno studioso tedesco, Rudiger Kurth, afferma che, a differenza di quanto scritto e tramandato sui libri, il massacro degli otrantini, nell’agosto 1480, si sarebbe consumato non sul colle della Minerva, bensì nella grotta presso il fondo di San Giuseppe, fondo Carlo Magno. Rudiger Kurth, docente di storia, inglese, scienze sociali e archeologia presso il ginnasio di Bad Homburg, un paese a 20 chilometri da Francoforte, sostiene che, secondo la tradizione, i turchi avrebbero occupato la città, mentre i cristiani, in seguito, avrebbero recuperato Otranto e trasportato i cadaveri dei martiri da un luogo, caratterizzato dalla presenza di un grotta e di un pozzo situato su un’altura, identificata come il monte Idro, fino alla cattedrale, e la grotta in questione sia proprio la grotta nel fondo di San Giuseppe, che al tempo della venuta dei Turchi era denominata Santa Maria della Grotta. Lo studioso afferma che, secondo lui, “il colle della Minerva è stato usato come emblema, in quanto rappresentava, non solo prima della nascita di Cristo, ma anche prima della civiltà latina, il nucleo fondamentale della città idruntina”, e inoltre, andando a guardare la simbologia cristiana –basti pensare che il sacrificio di Isacco, se fosse avvenuto, si sarebbe consumato proprio su una collina- l’altura potrebbe rappresentare la legittimazione del potere aragonese, ossia di coloro che, alla poche donne e ai bambini sopravvissuti al massacro, significarono la salvezza.

Angela Leucci

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Tre nuovi bandi presentati al Castello: beni culturali, chioschi bar per vitalizzare le periferie e le attività nei locali in area fabbriche

Presentati tre nuovi bandi pubblici nella serata di giovedì 27 gennaio scorso presso la Sala triangolare del Castello aragonese di Otranto. A presentare le nuove iniziative, oltre al Sindaco Luciano Cariddi, il consigliere Gianfranco Stefano e il dirigente dell’ ufficio segreteria Francesco Miggiano. Annunciati come bandi rivolti ai giovani, i bandi in realtà attribuiranno punteggi in più ai candidati che non hanno ancora superato la soglia dei 40 anni. Il primo bando riguarda i beni culturali. Presentato dal Sindaco come una sorta di concorso, per il quale ci saranno anche dei premi in denaro, interesserà beni culturali come quelli che ricadono all’interno di proprietà private ma non per questo non fruibili dai turisti. Il progetto dovrà essere presentato da un gruppo di soggetti o da singoli, diplomati, residenti a Otranto da almeno 3 anni. Attraverso un premio di mille euro per il primo classificato, 750 euro per il secondo e 500 euro al terzo, il bando ha una “veste” di concorso cui seguirà lo “start up” aziendale fornito dal Comune a chi “si aggiudica” il primo posto. Il secondo bando riguarda invece la valorizzazione funzionale di tre aree verdi nelle periferie cittadine. La valorizzazione, oltre che con arredo urbano e con la piantumazione di verde o della sua manutenzione sarà funzionale alla gestione di un chiosco bar, tipo “grillerie” o pizzeria e tavola calda presso il quale si dovrà, sempre secondo il bando, esercitare anche forme di intrattenimento di vario tipo, dallo spettacolo musicale serale ai giochi per bambini. Con questo secondo bando si punta a rivitalizzare tre aree periferiche: la pinetina antistante il campo da calcetto comunale in zona 167, il piazzale tra la riviera degli Haethey e via F.Sforza (adiacente all’hotel la Plancia) e il parco recintato in via Sforza di fronte all’ auditorium diocesano “Porta d’Oriente”. I vincitori del bando dovranno farsi carico della manutenzione delle aree verdi “alleggerendo” il Comune da tale incombenza, in cambio della gestione, si pensa 15ennale dei collegati chioschi-bar. Il terzo bando riguarda invece 4 dei 6 locali comunali in area Fabbriche, all’imbocco della zona portuale. Due verranno dati in gestione senza vincolo alcuno per attività commerciali di qualunque tipologia; due invece sono funzionali alle attività che il Comune intende rivolgere al funzionamento amministrativo del costituendo porto turistico e sono fuori dalla gara; uno è destinato a diventare un bar, mentre l’ultimo è vincolato alle attività portuali. Su questo ultimo punto si acceso il dibattito in sala, poiché le attività portuali che vanno dal diving alla gestione di agenzie marittime, dalla vendita di attrezzature per la diportistica a quella delle attrezzature per il pesca-turismo saranno sicuramente i prossimi recettori degli investimenti nella nostra cittadina.

Salvo Sammartino

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Giorno della Memoria a Uggiano: la maggioranza “dimentica” di invitare la minoranza?

È frattura tra maggioranza e minoranza a Uggiano la Chiesa. La ragione non è, come si potrebbe pensare, qualcosa di strettamente politico, ma qualcosa che ha più a che fare con il vivere e il convivere nella stessa cittadina. In due parole: la minoranza ha lamentato di non essere invitata nel corso della commemorazione che si è tenuta oggi, relativa alla Giornata della Memoria, la ricorrenza per ricordare gli orrori della Shoah, affinché intolleranza verso il diverso diventi solo un’espressione obsoleta. Così, in una lettera inviata dai consiglieri di minoranza, sotto la sigla “Gruppo civico Arcobaleno – Progetto Futuro” con le firme di Fernando Antonio Risolo, Claudio Augusto Franco, Maria Cristina Rizzo, Andrea Stefano De Paola e Davide De Giuseppe, al prefetto di Lecce e alla dirigente dell’istituto comprensivo di Uggiano e per conoscenza al sindaco Salvatore Piconese e al capogruppo di maggioranza, l’opposizione ha espresso il proprio dissenso verso quanto accaduto. “È con grande rammarico – si legge – che constatiamo che, ancora una volta, il sindaco di Uggiano la Chiesa ha violato le più elementari regole democratiche. Oggi l’amministrazione comunale e la dirigenza scolastica, insieme agli alunni dell’istituto comprensivo, ricorderanno la tragedia dell’Olocausto e il sindaco, more solito, non ha esteso l’invito al gruppo consiliare di minoranza. La discriminazione può avere tante facce e tante sfaccettature, a iniziare dalla prevaricazione ed esclusione dell’altro, sistematicamente perpetrata da quest’amministrazione Comunale, a dispetto dei proclami di partecipazione e condivisione”. Il primo cittadino non condivide il pensiero della sua minoranza. “Trovo un po’ fanciullesco il comportamento dei consiglieri di minoranza – commenta Piconese – i quali scrivono al Prefetto per non aver ricevuto l’invito. Se avessero avuto a cuore il tema dell’incontro avrebbero potuto partecipare, vista la risonanza e l’importanza dell’iniziativa pubblica. Credo che stiano giocando a fare la parte degli offesi, considerando che quando erano loro maggioranza non hanno mai organizzato in dodici anni nulla per ricordare la Shoah. Pertanto, penso che stiano esprimendo un indecoroso sentimento di invidia e di fastidio per chi, come noi, ha collaborato, da subito, con la dirigenza scolastica per mantenere vivo il ricordo dell’Olocausto”.

Angela Leucci

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Palmariggi: Un viaggio alle foibe per “La giornata del ricordo”

Un viaggio per ricordare un lato buio della nostra storia. Il Comune di Palmariggi ha deciso di aderire a “La giornata del ricordo”, che ricorre ogni anno il 9 febbraio, e vuole commemorare i caduti delle foibe, ossia chi rimase vittima di una brutale pratica legata alle vicende di Fiume, di Dalmazia e Istria, terre che per decenni hanno vissuto l’annosa questione delle mescolanze etniche, politiche e geografiche, in modo tanto tragico. O sarebbe meglio dire subito, perché come sempre nella storia i popoli si sono trovati a subire situazioni di cui erano incolpevoli. Per molti “La giornata del ricordo” è anche la risposta a “La giornata della memoria”: la brutalità insita nella storia che queste due ricorrenze vogliono commemorare non fa che unire in un grido unico contro la storia che racconta di divisioni, e che nel primo caso coinvolge direttamente gli italiani. Senza dimenticare che sarebbe giusto, come sempre, ricordare che le divisioni servono solo a creare queste mostruosità, e che, indipendentemente da quello che è accaduto, sono stati uccisi degli esseri umani in entrambi i casi in maniera decisamente brutale. Così, anche Palmariggi, per non scordare questo pezzo di storia, sta aderendo al “La giornata della memoria e del ricordo”, organizzata dalla Provincia di Lecce, cui potranno prendere parte cento giovani da tutto il Salento, di cui una delegazione formata da tre giovani palmariggini di età compresa tra i 18 e i 26 anni. Per ulteriori informazioni basta contattare l’ufficio anagrafe entro le ore 12 del prossimo 28 gennaio.

Angela Leucci

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Uggiano La Chiesa: “Il giorno della memoria”, per non dimenticare

L’Olocausto al centro di un incontro promosso dal Comune di Uggiano la Chiesa e il locale istituto comprensivo. Si tiene infatti domani “La giornata della memoria”, ricorrenza istituita dall’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, allo scopo di ricordare le vittime della Shoah, ma anche tutti coloro che hanno vissuto l’orrore dei campi di concentramento, come dissidenti del regime nazifascista, comunisti, diversamente abili, omosessuali, testimoni di Geova e prostitute. Tutto quello che i nazisti volevano nascondere al mondo con un mostruoso piano di sterminio di massa, il tutto basato sulla filosofia hitleriana contenuta nella “Mein kampf”, libro ancora oggi idolatrato da naziskin e neonazisti. Ogni anno dalla sua istituzione come ricorrenza, il 27 gennaio diventa un simbolo, quello del ricordo, anche se a volte, i genocidi, in forme più sottili, continuano purtroppo ad accadere, come afferma Woody Allen, regista ebreo che nei suoi lungometraggi fa spesso cenno alla tragedia degli ebrei nella Shoah, nel film “Hannah e le sue sorelle”. L’incontro, durante il quale saranno proiettati dei documentari sul tema, si tiene domani alle 10,30 presso l’auditorium della scuola media di Uggiano. Si parlerà anche di Tullia Zevi, scrittrice di origine ebrea che ha raccontato gli orrori della Shoah, nell’ottica che il ricordo debba essere vivo affinché non accada mai più. L’incontro rientra in una serie di dibattiti promossi e organizzati dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Salvatore Piconese, allo scopo di stimolare le coscienze critiche dei ragazzi di Uggiano e della vicina frazione Casamassella. Incontri come questo però sono consigliati non solo ai giovani, ma anche a tutti coloro che continuano a chiudere gli occhi, a voltare la testa di fronte a qualcosa che ancora oggi molti tendono a negare, e a chi vuole tenerli aperti, per vedere ancora una volta di quali orrori sia stato capace di macchiarsi l’uomo.

L’ultima neve

Lu Cielu osci pe mmie nu ttene stelle”.

Nestore Bandello

La neve cadeva fitta su Lecce quel giorno. Sembrava quasi il 1987, o forse prima. Il vecchio avvocato era alla sua scrivania come sempre, mattiniero. Da poco compiute le novanta primavere, viveva un mondo di ricordi lontani, di pagine di quotidiano, di cioccolatini andati a male. Si avvicinava il Natale, ma per lui non era un giorno felice, come non lo era stato nel ’44, l’annus horribilis della sua prigionia. Se lo sarebbe sempre portato appresso il campo di sterminio, quello di Wietzendorf Bergen Belsen, in cui era stata anche Anna Frank, là dove l’assenza di pietà degli aguzzini si era trasformata in una meravigliosa statua della Vergine con un’aureola di filo spinato. Non era ebreo, era solo un italiano capitato lì, un italiano che odiava i tedeschi, gli occupanti. Non era ebreo, come i tanti italiani che non avevano scelto la Repubblica Sociale per salvarsi la pellaccia. Non era ebreo come tanti altri, comunisti, omosessuali, testimoni di Geova, prostitute, detrattori del regime nazista. Si accarezzava il braccio, ogni tanto, l’avvocato Alberto, quel braccio che non portava, come era accaduto ai suoi compagni di sventura, i segni della prigionia. Non un tatuaggio che ne testimoniasse la lunghissima permanenza nel lager. Un caso, dettato dalla sua forza di volontà. Non volle mai accettare quei segni, che ne avrebbero rinnovato ulteriormente il dolore, ora.

La porta bussò, era sua nipote Luisa, che gi portava il giornale fresco.

“Ciao nonno”.

“Ciao piccinna”.

“Come stai oggi?”.

“Come al solito, vecchiareddhru”.

Un copione che si ripeteva ogni mattina. Che si trattasse di un parente o di un vecchio amico di famiglia, l’avvocato rispondeva sempre allo stresso modo, con un sorriso. Nessuno che non lo conoscesse avrebbe potuto immaginare l’intensa vita, la sofferenza da lui vissuta.

“Sai, nonno, mi hanno assegnato un compito sui campi di concentramento. Ma non so da dove cominciare. Ho trovato questo su internet”.

“Butta tutto nel fuoco, non serve a nulla”.

“Perché?”.

“Perché quello che devi sapere posso raccontartelo io. Devo raccontartelo io, perché la memoria non si perda dopo noi che siamo sopravvissuti all’Olocausto”.

“Ero con quel mio amico ufficiale – iniziò a raccontare Alberto – Si instaura un nuovo spirito di solidarietà tra chi soffre delle stesse pene. Non accade a tutti, in verità. Molti diventano più egoisti che non nella società del benessere. Ma tra vecchi amici questo non vale.

Il mio amico era fidanzato con la figlia diciottenne di un ricco banchiere ebreo, Elisabetta. Una bellissima ragazza, florida, con dei riccioli biondi che le incorniciavano il viso rosa pieno di salute. La guerra e i nazisti li avevano divisi. Erano passati due anni ormai da quando era successo, eppure lui l’amava ancora, neppure gli stenti terribili che sopportava ogni giorno gli avevano permesso di dimenticarla. Grazie a una confidenza di uno dei nostri guardiani, scoprimmo che era anche lei a Wietzendorf, e sempre grazie a lui riuscimmo a entrare, seppure per pochi momenti, nell’area destinata alle donne, alla quale, normalmente, non potevamo avere accesso.

Entrammo in una stanza lercia, non più della nostra. Avevamo degli stanzoni enormi in cui dormire, sulle pareti ognuno di noi aveva il proprio loculo con quelle quattro cose che era riuscito a salvare. Non avevamo carta per scrivere, ma non ci avevano ancora rubato la fantasia per sognare un mondo diverso, migliore.

Raccontiamo questo genere di cose perché gli altri non dimentichino, eppure si parla tanto dei campi di sterminio nazisti, ma non delle forme differenti e crudeli che ha la storia di ripetersi con i suoi corsi e ricorsi.

Intorno a noi, c’erano tante, che un tempo potevano dirsi donne, ma ora non ne avevano più l’aspetto. Chiedemmo di Elisabetta e una di loro ci indicò un animaletto rannicchiato su una coperta sporca e strappata. Il mio amico le si avvicinò, sussurrando il suo nome. Lei alzò il viso e lo vide. Lui vide lei. Non aveva più un capello in testa, non restava traccia di quei riccioli tanto graziosi che la rendevano unica. Il suo volto era pieno di rughe come avesse avuto settant’anni. Non aveva più i denti. Iniziò a urlare, a piangere isterica, a tirare deboli pugni contro il mio amico. I nazisti le avevano riservato la sofferenza più atroce. Per loro gli ebrei erano solo cavie da laboratorio. Gli esperimenti genetici su di lei avevano avuto effetti devastanti. Le altre donne ci chiesero di allontanarci, il dolore di non essere riconosciute dai propri amati era anche troppa. Avevano sopportato di tutto, ma non volevano ricordarsi di com’era la serenità. Non potevano, non lì.

Io e il mio amico uscimmo dalla camerata per raggiungere la nostra. Un fiocco di neve si posò su quello che indossavo e che poteva definirsi abito solo perché ero costretto a indossarlo sempre. La neve, bianca e silenziosa, coprì rapidamente l’orrore. Era così bella quella neve, che ci ricordò che non ci avevano tolto l’umanità. Da quel giorno, non sapemmo più niente di Elisabetta, ma non credo che la sua esistenza sia durata molto più a lungo.

Eppure io, ogni rara volta che vedo la neve, ho un pensiero per lei.

Sono scampato, è vero, ma a quale prezzo?”.

“La consolazione è continuare a raccontare. Tutti lo devono sapere. Oggi, ci sono persone pericolose che credono di poter negare che tutto ciò sia accaduto”.

“È vero. Salverò la mia memoria, dopo essere riuscito a salvare me stesso”.

Alberto e Luisa guardarono la neve fuori dalla finestra ancora una volta. Si abbracciarono, sollevati entrambi di aver avuto la possibilità di incrociare le proprie vite.

http://giuseppedeluca-art.blogspot.com/

Angela Leucci

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Istituito il Centro di Educazione Ambientale a Otranto

Con delibera n. 201 dell’08/06/2010 è stato istituito il Centro di Educazione Ambientale ad Otranto, la cui gestione viene affidata al locale Circolo di Legambiente.

Legambiente Otranto, così come da impegno assunto, ha prodotto il piano di gestione triennale in base al quale è stato condiviso il protocollo d’intesa per l’affidamento in gestione.

Il CEA avrà sede operativa in alcuni locali del Centro don Tonino Bello, ma avrà anche la possibilità di utilizzare alcuni degli spazi resi disponibili presso il Faro di Palascia, venendo a creare così delle sinergie utili e positive anche con l’OBSECO (Osservatorio su Ecologia e Salute degli Ecosistemi Mediterranei) che il Comune ha istituito insieme all’Università del Salento.

“Trovo particolarmente interessante questa iniziativa che abbiamo voluto realizzare per veder istituito un centro di educazione ambientale ad Otranto”, dice il sindaco Luciano Cariddi, “aperto alla possibilità di veder aderire anche altri comuni contigui come Uggiano la Chiesa e Giurdignano. Insieme chiederemo l’accreditamento regionale per poter essere da subito operativi, grazie alla collaborazione degli amici di Legambiente che supporteranno le Amministrazioni nella gestione operativa del CEA”.

“Certamente una importante opportunità per il territorio di riferimento”, prosegue il primo cittadino, “la possibilità di attivare programmi di educazione, informazione e formazione ambientale, la possibilità di fornire servizi utili all’economia turistica delle nostre Città, iniziative tese alla tutela e valorizzazione della natura, delle aree protette presenti sul territorio. Attività di supporto alla gestione del Parco regionale Costa Otranto-S. Maria di Leuca e Bosco di Tricase. Tutto questo, sono certo, arricchirà la nostra esperienza in tema di gestione e fruizione del notevole patrimonio ambientale a nostra disposizione”.

“Mi auguro”, conclude il sindaco Cariddi, “che siano soprattutto i giovani a voler guardare con curiosità ed interesse questa iniziativa e possano fattivamente coinvolgersi per accrescere le proprie competenze e sviluppare quella necessaria sensibilità che consentirà, in futuro, di poter immaginare per questi luoghi uno sviluppo sostenibile che porti costantemente ad una crescita equilibrata del nostro tessuto socio-economico”.

Anche il Presidente del locale Circolo di Legambiente, Giorgio Miggiano, esprime viva soddisfazione per l’iniziativa: “Pensiamo che i CEA abbiano ormai assunto un ruolo importante sia come struttura di servizio che come centro di produzione culturale in grado non solo di educare, ma anche di informare e formare sulle tematiche direttamente ed indirettamente correlate con l’ambiente, lo sviluppo, la qualità della vita, coinvolgendo una molteplicità di soggetti ed attori del territorio. A tal proposito, il CEA si propone come organo di coordinamento delle attività già presenti sul territorio, al fine di creare un’offerta integrata e sinergica che valorizzi esperienze e le potenzialità dello stesso”.

“Il CEA”, continua, “deve, quindi, essere il punto di riferimento per le istituzioni e la comunità locale in senso ampio, capace di fornire elementi ed indicare strade che, a partire dalle proprie tipicità territoriali, trovino un percorso idoneo al raggiungimento della sostenibilità e qualità della vita. Riteniamo che il contesto otrantino, per la sua posizione geografica, le sue valenze storiche e naturalistiche, l’utenza turistica ampia e diversificata, la vivacità ed il livello delle attività culturali, rappresenti l’eccellenza in un territorio di assoluto pregio. Il CEA sarà particolarmente attento, con una presenza metodica in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, nel fornire alla comunità locale, attraverso una serie di incontri ed interventi, la conoscenza del territorio, l’attenzione all’ambiente”.

“La qualità della vita”, conclude Giorgio Miggiano, “non può prescindere da un turismo sostenibile e responsabile. Ringraziamo il sindaco Cariddi che ha voluto sul territorio un Centro di Educazione Ambientale che potrà divenire strumento utile per la crescita dell’intera comunità e fornire al contempo ritorno occupazionale qualificato”.

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Fantasiose ipotesi di una giovane meridionale

Si bivacca al Sud, con senso di rassegnazione a un destino impostoci dalla storia, in una zona della Nazione, dove non mancano le risorse (sole, mare e vento, beni culturali, forse petrolio e un ottimo clima… anche valide giovani menti e braccia forti), dove non si riescono a trovare i colpevoli di questa condizione, dove la colpa è un po’ di tutti, ma di certo non è di qualcuno, dove il lavoro manca, ma non si ha del tempo libero e non c’è nulla da fare.

Ecco, per divagare, si fantastica, l’immaginazione non manca certo ai navigatori, santi e mafiosi, popolo per antonomasia, e stereotipo, creativo, rincuorandoci che il tormentone 150° Unità d’Italia, sarà presto passato e un altro nuovo ne occuperà il posto, magari la sempreverde secessione leghista e si potrà trovare nei meandri dei propri neuroni, qualche impulso elettrico-pensiero, capace di far venire le vertigini.

Dunque:

Sono passate solo cinque generazioni, ma, “la sconfitta più grande per noi meridionali causata dall’Unità, è stata la perdita della nostra identità culturale, il senso di appartenenza, che rende gli uomini orgogliosi della propria terra”. Vi sono due modi per cancellare l’identità di un popolo: il primo è di distruggere la sua memoria storica, il secondo è di sradicarlo dalla propria terra. Noi meridionali li abbiamo subiti entrambi” (Gregorio Calabretta, autore, regista e attore calabrese, da “Aspettando Garibaldi”).

Oggi, come dice Emiliano, già sindaco di Bari, ci troviamo a “essere convinti sostenitori di quella sconfitta, perché allora i vincitori cambiarono pensiero e noi ci ritrovammo nei valori dell’unità nazionale”… “siamo proprio noi meridionali a difendere oggi quella ‘sconfitta’… perché i vincitori di allora, oggi, hanno cambiato idea” (da un articolo di Matteo Valerio “Il Sud, conquistato e annesso, resta oggi l’unico difensore dell’unità”).

Questa situazione è imbarazzante, dopo aver costretto il Sud a una fujtina, il Nord lo ripudia… dov’è la dignità di questa sposina? Invito all’adesione a Rifondazione Borbonica, un ritorno a casa, anche se con la coda tra le gambe. Oramai più in basso di così… c’è solo da scavare (magari, se trovassimo sto benedetto petrolio, potremo fare la Puglia Saudita e tenere tutti in pugno con l’abbattimento dei prezzi del carburante, o con la minaccia di bruciare i pozzi!)

Il Regno di Napoli e delle Due Sicilie, prima del misfatto sabaudo, era stato sempre in attivo e uno dei suoi punti di forza era il controllo del debito pubblico, con l’eccellente e fruttifera Rendita Napoletana (tratto da “Rifondazione Borbonica” del 14/11/2010), probabilmente, l’unico conto pubblico in positivo che, il suolo della Penisola, abbia mai visto (il Vaticano non conta… prega).

La forza era l’import-export, i porti commerciali erano il traino del Regno e tra questi, quello di Otranto e oggi non dovremmo preoccuparci di averne, o no, uno turistico e le polemiche sarebbero impensabili.

I giovani erano debitamente istruiti, le università del regno erano le migliori e le più antiche in Europa, i cervelli non scappavano, ma dall’estero e dal Nord “scendevano”, per prestare i propri servizi e avere visibilità (pensiamo ai vari Vanvitelli e Caravaggio), ai piedi dello Stivale.

Quale sarebbe stato il destino di questo lembo di terra, se la spedizione garibaldina fosse naufragata nel Tirreno, magari per il nordico legname tarlato?

Forse, oggi, l’Italia non unita avrebbe rivoluzionato il Mondo, con il suo Sud che scopre la cura per il cancro dieci anni prima degli altri (l’università di Napoli, voluta da Federico II, era la migliore in campo medico e la prima a istituire la cattedra in economia a.D. 1755). Con Il Monastero S. Nicola di Casole, come più grande biblioteca d’Europa, che conservava volumi preziosissimi per il sapere umano, centro nevralgico per curiosi e studiosi. Avremmo i migliori commerci marittimi, con un grande flusso immigratorio, offrendo occupazione e non emigrazione. Una nazione dove “per la prima volta in Italia, dall’istituzione del ghetto di Roma, a Napoli fu promulgata una legge per garantire agli ebrei, espulsi dal regno due secoli prima, gli stessi diritti di cittadinanza riservati fino allora ai cattolici” (da Wikipedia, voce: Regno di Napoli).

FRATELLI D’ ITALIA, poteva andarci peggio… magari avremmo avuto una bandiera più difficile da ricordare.

Jenny De Cicco

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