Categoria | Cultura

Un nuovo corso per il coinvolgimento dei giovani nella vita cittadina.

Un nuovo corso per il coinvolgimento dei giovani nella vita cittadina.

La città di Otranto ha donato ai suoi cittadini una ricchezza incredibilmente vasta. Ci sono regali preziosissimi che le generazioni precedenti alle nostre hanno generosamente regalato a questa città. Anche il più piccolo ed (apparentemente) insignificante bene di questa terra fortunata è stato realizzato con enorme fatica. Le piante di olivo selezionate dal selvatico aspettando almeno trent’anni per avere il primo frutto, le aree spietrate a mano, i canali per inghiottire la palude, persino le dune costruite sacco dopo sacco, pianta dopo pianta per proteggere una fragile costa spazzata dai venti ed inospitale. Una fatica tremenda di cui solo noi, dopo duecento anni, godiamo i frutti. Guardando le mura, il castello, le torri, come non notare che tutti quei conci, quelle enormi costruzioni, furono fatte con l’immane fatica di migliaia di nostri antenati? Se anche fosse, per assurdo, bruttissimo da vedere il mosaico della Cattedrale, come non ammirare la fatica e la pazienza per riunire in un grande disegno milioni di tessere selezionate ad una ad una? Eppure, ai ragazzi di Otranto ciò non viene più insegnato, tutto è dato per scontato, tutto è considerato un bene si, ma da consumare e sfruttare. Ebbene, c’è una grande differenza tra “monetizzare” e “valorizzare” un bene. Chi ci ha preceduti ha valorizzato la nostra città, oggi si insegna solo a monetizzare l’esistente. Un bene esiste, oggettivamente e può essere trasformato in una ricchezza immediata e fruibile, vendendolo per il suo valore attuale.
È la strada più veloce ed immediata, quella che nulla aggiunge al bene stesso, nulla crea, semmai distrugge. È la logica delle mille case a vendere, fatte in frettissima e male, vendute a caro prezzo per poi lasciarle diventare vuoti simulacri per 10 mesi all’anno. È la stessa logica dei mille “agriturismi” che non hanno più nulla di “agri” e gli esempi potrebbero moltiplicare. Occorre far recuperare la consapevolezza del ruolo di questa città, del ruolo che le nuove generazioni devono giocare in questa comunità, su questo territorio. Bisogna spiegare che qui mai nulla è stato facile, già pronto, regalato. Che nessuno ha mai avuto “tutto e subito”. Bisogna infondere fiducia e coraggio, anzi, nuova fiducia e nuovo coraggio. Si dica la verità, si abbia il coraggio di ricordare i sacrifici e la miseria, il coraggio e la speranza. Si ricordi, ad esempio, che una volta, non tanto tempo fa, un uomo da solo, col carrettino spinto a mano vendeva il pesce nei paesi vicini e riuscì ad aprire la più grande pescheria del Salento. Si ricordi che un ragazzo lasciò il posto fisso alla Guardia di Finanza per aprire una attività, allora sconosciuta di “agriturismo”. Si rammenti che un giovane lasciò il posto sicuro di vice di uno dei più grandi chef d’Italia per aprire un ristorante nel Centro Storico dove nessuno voleva andare a mangiare a causa del buio fitto delle stradine quasi deserte. Lo si dica, chiaramente, ai nostri ragazzi che tutto può essere valorizzato, anche se troppo, ormai, è stato solo svilito per essere monetizzato.

Elio Paiano

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4 Responses to “Un nuovo corso per il coinvolgimento dei giovani nella vita cittadina.”

  1. Elio, scrivi la verità, mi trovi perfettamente d’accordo su quanto affermi, stiamo perdendo letteralmente il contatto con la storia ed il sudore dei nostri avi i quali, hanno fatto sì che, la nostra cittadina, arrivasse da noi conservando intatte tutte le sue caratteristiche che, in questi ultimi 30 anni almeno, stanno vacillando per le motivazioni descritte nel tuo articolo.
    Do prova di conferma sulla mia linea di pensiero, copiando qui di seguito un commento che ho fatto su di un post musicale postato sul profilo Facebook di Otranto Oggi, naturalmente la tematica trattata è differente, ma rende l’idea sul concetto di fondo:

    “Personalmente sono stanco di questa americanizzazione della cultura, abbiamo perso il contatto con le nostre radici, con la cultura millenaria della nostra terra, con le nostre tradizioni, non solo locali (non parlo della pizzica). Oggi la società è allo sbando, ci troviamo sempre fuori luogo perchè vogliamo scimmiottare una cultura che non è nostra, sol perchè la tv e le major hanno investito e fatto sviluppare determinate aree del mondo, propinandoci sin da piccoli quei prodotti, si, prodotti, perchè il ‘900 è stato il secolo della mercificazione di ogni cosa.
    Dimentichiamo spesso di essere i padri della lirica, della musica da camera, dei menestrelli, dei cantastorie….dimentichiamo sempre…..
    Si guarda alla tecnica, all’immagine e mai al contenuto.
    Abbiamo svenduto la nostra ponderatezza creativa, ad una cultura sregolata che ci vede non come fruitori, ma come consumatori…..basta americanizzazione!”

  2. pett ha detto:

    un dovere da parte di tutti interessarsi e fare politica. Diamoci da fare in prima persona partendo dalla nostra realtà locale, e solo così riusciremo a capire e dare risposte serie senza cadere nella retorica

  3. pett ha detto:

    : “L’amore trionferà sempre sull’invidia e sull’odio”. Già da piccolo mi sembrava difficile, la vita. Da grande, poi. Se solo mi avessero detto che lezione ci sarebbe stata, al posto di imparare a stare a tavola, invece che imparare ad attraversare la strada… impara a fare il bravo! Ah, cosa significava! Mai capito. Figuriamoci: io faticavo anche lì! Io fatico ancora ad attraversare la strada! A un certo punto è diventato impara a mettere giacca e cravatta, impara a nascondere l’insicurezza, impara a infondere fiducia, impara a curare la tua apparenza, impara a sorridere come se ti venisse spontaneo, impara a vendere te stesso, impara a essere ipocrita e a ingannare il prossimo, ogni giorno. Impara a svegliarti presto ogni mattina per andare a fregare il mondo. Questo significa fare carriera. Significa fare politica! Avere successo. Ci sono anche i corsi motivazionali, aziendali o privati, a darti sostegno. E poi c’è la cocaina. L’importante è avere la massima fiducia in te stesso! Essere egoista ma anche egocentrico. Entusiasta. Ottimista. Pieno di energia come un ragazzino, anche se ormai sei quasi un vecchio. Sempre col sorriso sulle labbra. Ambizioso. Produttivo. Dinamico. Efficiente. Pratico. Realista, coi piedi per terra. Impara, impara, impara a esserlo. Per essere felice e avere rispetto. Per essere qualcuno. Per dimostrare che sei il migliore alle persone che ti hanno sempre ritenuto uno stronzo, ma per invidia soltanto. Per odio. Ah, l’amore, alla fine, prevarrà sempre. Lo dimostrano ogni giorno anche i reality, le fiction e le telenovele. Impara a vivere, a stare al mondo! Quello che vedo descritto è ancora e sempre il ritratto preciso di un nichilista. È per questo che resto un fallito. E polemico, anche. clabaldi72@libero.it Nietzsche, colui che ha annunciato l’avvento del nichilismo che avrebbe pervaso la cultura che oggi stiamo vivendo, invitava a diventare se stessi. “Diventa ciò che sei”, e per questo: “Conosci te stesso”, come peraltro invitava l’oracolo di Delfi. Oggi nessuno si dà cura di conoscere se stesso e tanto meno di realizzare ciò per cui è nato, così da pervenire, grazie a questa realizzazione, alla felicità, che i Greci chiamavano “eudaimonia” e la riferivano a chi realizzava il proprio “demone”, che era poi la propria specifica virtù. Oggi, dopo aver rinunciato a essere noi stessi, siamo diventati delle pure e semplici risposte agli altri. Non per altruismo, intendiamoci, ma per venderci meglio, così come il venditore intercetta i bisogni e i desideri del possibile acquirente per vendere la sua merce. Il processo di progressiva mercificazione ci ha portato a mercificare anche noi stessi. E se lasciamo ai bordi della società chi mercifica il proprio corpo, poniamo al centro chi mercifica per intero se stesso, pur di acquisire quella posizione di potere e di denaro che gli consente di guardare dall’alto i propri simili, senza poter più riconoscere i lineamenti del proprio volto, così contraffatto da renderlo a se stesso irriconoscibile. E siccome alle sue spalle altri incalzano, la contraffazione di sé e la propria mercificazione non hanno limiti, in quel percorso senza fine dove, come osserva opportunamente Alain Herenberg ne La fatica di essere se stessi (Einaudi), crolla ogni morale, perché la domanda che si pone non è più: “Mi è lecito compiere questa azione?”, ma: “Sono in grado di compiere questa azione?”. Al criterio del “permesso e proibito”, con cui l’umanità ha regolato se stessa a partire dalle tribù primitive con i loro totem e i loro tabù, si è sostituito il criterio del “possibile e impossibile”, dove per raggiungere l’impossibile, in termini di efficienza, produttività, funzionalità, performance spinte, non si rifiuta il ricorso agli psicofarmaci o alla cocaina. Questa nuova morale, che lei opportunamente denuncia, dove non ci si chiede più se mi è consentito compiere questa azione, ma se sono in grado di compiere questa azione, crea quegli stati di ansia, di stress, e alla fine di depressione determinati non come un tempo da sensi di colpa, ma da un senso di insufficienza, dove la nostra identità, che non abbiamo curato, ma affidato al riconoscimento degli altri, corre il suo massimo rischio

  4. Il lama ama le lame ha detto:

    la piazza e la strada sono l’unica certezza. ci sarebbe bisogno di un dibattito costruttivo in cui la cittadinanza prenda parte attiva. Un movimento di coscienze che si incontra per discutere del paese reale, ben descritta da Elio in questo caso. Mi chiedo cosa si aspetta ad Otranto per riprendersi la piazza?

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