Archive | marzo, 2011

Infiltrazioni d’acqua in appartamento ristrutturato

Domanda posta agli avvocati dalla Sig.ra Mariangela:

Gentilissimo avvocato le scrivo per porle un quesito che mi sta dando molte rogne! Ho ristrutturato da poco per un cliente un locale posto al piano terreno. Questo locale, subito dopo aver tolto gli arredi, riaggiustato gli impianti idrici e fognari, rifatto gli intonaci (c’erano in precedenza in molte parti machie di muffa e umido dovute al fatto che il locale era rimasto chiuso circa vent’anni), presenta su una sola parete lungo la quale per quanto riguarda la proprietà del locale in oggetto non corrono impianti o tubazioni, una estesa macchia di umidità dallo zoccolo del pavimento fino ad un’altezza di 40-50 cm.

Il proprietario dello stabile confinante dopo numerosi solleciti telefonici ancora non si è reso diponibile a venire a fare un sopralluogo con me (premetto che lui è Geometra e io Architetto e quindi telefonicamente gli ho spiegato la questione chiaramente), sostenendo che “a quanto sa lui dalla parte opposta del muro danneggiato non corrono impianti e anzi vi è una camera da letto. Il fatto che vi sia una camera da letto non toglie il fatto che qualche tubo passi e si colleghi alla sua colonna degli scarichi posta sulla facciata. Tuttavia sono andata da sola a bussare ai confinanti che non mi hanno aperto. Mi sono accorta però che sotto quell’appartamento a confine con il locale che ho ristrutturato vi è un seminterrato abitato (anche quello proprietà del geometra suddetto). La persona che ci abita dopo un po’ di perplessità mi ha fatto vedere quello che corrisponde al muro sottostante il muro di confine tra il locale appena ristrutturato e l’eltra proprietà. Questo muro del seminterrato è completamente pregno d’acqua e ha rigonfiamenti di umido sparsi.

Ho richiamato il proprietario dicendogli che il problema sussiste perchè il seminterrato facente parte del suo stabile provoca umido sulla parete dell’altra proprietà ma lui oltre a dirmi che nel caso di murature in pietra non si può fare nulla (cosa non vera perchè i sistemi di bonifica esistono anche se sono costosi) si rifiuta di venire di persona a vedere il danno e a constatare che è la sua proprietà che provoca danno nel locale dell’altra proprietà.

A chi spettano le spese per i danni e per la ristrutturazione? Come mi devo muovere? Ad oggi a causa di questo problema non si riesce neppure ad affittare il locale appena ritrutturato!

Grazie e spero di essere stata chiara.

Cordiali saluti

L’Avvocato Risponde:

Gentile Signora,

dalla esposizione della situazione di fatto la risposta alla sua domanda è quanto mai agevole.

Infatti sul punto, che appare quasi “scolastico” soccorre il nostro codice civile che, in materia di responsabilità extracontrattuale o da fatto illecito recita all’art. 2024 c.c. ” Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”; ed in particolare nel caso di specie potrebbe trovare applicazione anche la fattispecie più specifica di cui all’art. 2051 c.c. che conntempla il caso in cui “ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito”.

Il principio generale in base al quale chiunque cagioni un danno ingiusto ad altri è tenuto a tenere indenne questi dai pregiudizi economici derivati, trova quindi applicazione al suo caso.

Pertanto, una volta accertata la provenienza delle infiltrazioni, il proprietario o usufruttuario del muro da cui le stesse hanno origine, quest’ultimo potrà essere ritenuto responsabile dei danni cagionati e, quindi, obbligato a risarcire gli stessi, da una parte ponendo fine alle infiltrazioni e dall’altra reintegrando il danneggiato delle somme necessarie per il ripristino della muratura.

Avv. Andrea Conte

Gentilissimo avvocato le scrivo per porle un quesito che mi sta dando
molte rogne! Ho ristrutturato da poco per un cliente un locale posto
al piano terreno. Questo locale, subito dopo aver tolto gli arredi,
riaggiustato gli impianti idrici e fognari, rifatto gli intonaci
(c'erano in precedenza in molte parti machie di muffa e umido dovute
al fatto che il locale era rimasto chiuso circa vent'anni), presenta
su una sola parete lungo la quale per quanto riguarda la proprietà
del locale in oggetto non corrono impianti o tubazioni, una estesa
macchia di umidità dallo zoccolo del pavimento fino ad un'altezza di
40-50 cm.
Il proprietario dello stabile confinante dopo numerosi solleciti
telefonici ancora non si è reso diponibile a venire a fare un
sopralluogo con me (premetto che lui è Geometra e io Architetto e
quindi telefonicamente gli ho spiegato la questione chiaramente),
sostenendo che "a quanto sa lui dalla parte opposta del muro
danneggiato non corrono impianti e anzi vi è una camera da letto. Il
fatto che vi sia una camera da letto non toglie il fatto che qualche
tubo passi e si colleghi alla sua colonna degli scarichi posta sulla
facciata. Tuttavia sono andata da sola a bussare ai confinanti che non
mi hanno aperto. Mi sono accorta però che sotto quell'appartamento a
confine con il locale che ho ristrutturato vi è un seminterrato
abitato (anche quello proprietà del geometra suddetto). La persona
che ci abita dopo un po' di perplessità mi ha fatto vedere quello che
corrisponde al muro sottostante il muro di confine tra il locale
appena ristrutturato e l'eltra proprietà. Questo muro del
seminterrato è completamente pregno d'acqua e ha rigonfiamenti di
umido sparsi.
Ho richiamato il proprietario dicendogli che il problema sussiste
perchè il seminterrato facente parte del suo stabile provoca umido
sulla parete dell'altra proprietà ma lui oltre a dirmi che nel caso
di murature in pietra non si può fare nulla (cosa non vera perchè i
sistemi di bonifica esistono anche se sono costosi) si rifiuta di
venire di persona a vedere il danno e a constatare che è la sua
proprietà che provoca danno nel locale dell'altra proprietà.
A chi spettano le spese per i danni e per la ristrutturazione? Come mi
devo muovere? Ad oggi a causa di questo problema non si riesce neppure
ad affittare il locale appena ritrutturato!
Grazie e spero di essere stata chiara.
Cordiali saluti

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Northern Petroleum, no della Regione ai trivellamenti nel Basso Adriatico. Otranto ringrazia

E’ arrivato nella mattinata di oggi il coro dei no della conferenza di servizi convocata presso la sede regionale dell’assessorato all’Ambiente a seguito della richiesta della multinazionale inglese Northern Petroleum di poter effettuare ricerche di idrocarburi off shore. Sette le richieste presentate dalla compagnia petrolifera per un progetto unitario che interessa il tratto marino pugliese da Bari al Canale d’Otranto, il primo di una serie di interventi per trovare il greggio entro le 15 miglia dalla costa e installare tre piattaforme di estrazione. Presenti in conferenza dei servizi l’assessore regionale all’ambiente Lorenzo Nicastro, gli amministratori interessati – tra cui il sindaco di Otranto Luciano Cariddi, il responsabile Ambiente e demanio della Capitaneria di porto di Bari Alessandro Cortesi, il dirigente dell’area per la Tutela e sicurezza ambientale Antonello Antonicelli , la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici: “Abbiamo voluto essere confortati dal parere di tutti gli interessati”, spiega l’assessore Nicastro, “che si sono tutti espressi negativamente al riguardo, sia per iscritto che a voce. Vedremo se il ministero per l’Ambiente vorrà ugualmente rilasciare questo permesso, ignorando il rilevantissimo impatto ambientale che in un corridoio di mare come l’Adriatico avrebbero le piattaforme petrolifere off shore e l’attività di desolforazione necessaria per l’elevato tenore di zolfo degli idrocarburi adriatici”. La ricerca della Northern Petroleum, stando alla nota diffusa dalla Regione Puglia, valuterebbe inoltre il rischio sismico, ma non i pericoli dell’attività di “prospezione, ricerca e coltivazione” del petrolio pugliese, molto pregiato (definito “amaro”), e del lungo processo di raffinazione: un rischio insomma per la pesca e per l’ambiente marino, un pericolo per il possibile rinvenimento di ordigni bellici inesplosi o di fughe di zolfo, oltre che di violazione dei vincoli protezionistici europei sulle colonie di Poseidonia e Coralligeno bianco. Ed infatti la conferenza dei servizi non si è sentita di affrontare questi rischi e ha bocciato il progetto; al coro dei no, poi, si affianca anche quello del sindaco di Otranto Luciano Cariddi: “Siamo molto preoccupati per questa richiesta, visto che la Puglia tutta e la città di Otranto sono connotate da una forte vocazione turistica. Inoltre per le caratteristiche del bacino mediterraneo, che è un mare chiuso e ha una bassa capacità di rinnovo delle acque”, conclude il sindaco, “è notevole il rischio di disastri ambientali qualora si dovesse verificare un incidente”. La parola passa quindi al ministero per l’Ambiente.

Salvo Sammartino

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Lo “strappo” di Mantovano nel caos della gestione immigrati

Le dimissioni di Alfredo Mantovano da sottosegretario agli Interni sono giunte nella serata di ieri, a margine di una giornata a dir poco convulsa per il governo. Lo show mediatico di Berlusconi a Lampedusa prima, la bagarre con insulti di Montecitorio (degna delle peggiori democrazie), poi ed infine le dimissioni del vice di Maroni al Viminale fotografano, con estremo realismo, la confusione che regna nel nostro Paese in merito alla gestione della crisi umanitaria causata dal crollo dei regimi politici nordafricani.

Nei giorni scorsi Mantovano, magistrato leccese e sottosegretario agli Interni dal 2008 con l’attuale governo Berlusconi, aveva dato la sua parola che Manduria avrebbe accolto esclusivamente quei 1500 immigrati già presenti sul territorio per volontà del governo, non uno in più. Così non è stato. La rassicurazione dell’ex sottosegretario è stata scavalcata da una direttiva del Ministro degli Interni che, nella giornata di ieri, ha predisposto una nave con 1450 profughi da Lampedusa pronta ad attraccare nel porto di Taranto, in vista di un loro trasferimento nella tendopoli salentina, assolutamente non in grado di ricevere un numero così elevato di immigrati. A quel punto si è giunti all’inevitabile strappo, non si sa ancora quanto sanabile, che ha visto Mantovano compiere un gesto di coscienza dettato dalla reale consapevolezza della situazione. Le dimissioni del braccio destro di Maroni sono state seguite poco dopo da quelle del sindaco di Manduria, Paolo Tommasino (Pdl).

Incassata la solidarietà bipartisan da parte di numerosi esponenti politici, bisognerà valutare nelle prossime ore la disponibilità del magistrato leccese a fare un passo indietro, a patto ovviamente che venga rivalutata con attenzione l’intera situazione.

Il gesto di Mantovano è certamente sintomatico di un malcontento diffuso nel Meridione, ma non solo.

Si tratta infatti di una questione tecnica e soprattutto politica che va al di là delle competenze locali e statali.

Nell’approccio alla crisi umanitaria l’Ue ha palesato nuovamente tutti i suoi limiti, non sapendo superare la logica delle frontiere nazionali.

Soprattutto la Francia di Sarkozy, pioniera nel voler muovere guerra alla Libia di Gheddafi, si sta dimostrando in queste ore quanto mai riluttante nella considerazione di un piano condiviso per la risoluzione del dramma dell’immigrazione. Non a caso alla frontiera transalpina di Ventimiglia assistiamo da giorni a tentativi di attraversamento del confine da parte dei profughi tunisini giunti in Europa che, con l’intento di raggiungere la Francia, vengono puntualmente respinti dalla Gendarmerie francese.

Tornando invece agli affari di casa nostra, è giusto sottolineare che si sta perdendo per l’ennesima volta la possibilità di agire al di là delle logiche politiche e di partito.

E’ sotto gli occhi di tutti, infatti, come il dibattito sulla crisi in atto venga strumentalizzato dalle forze politiche in campo per poter proseguire in una becera logica ostruzionistica da propaganda elettorale, decisamente fuori luogo viste le drammatiche circostanze.

Appurato ciò, risulta più che lecito porsi almeno un paio di domande: è soltanto un caso che i centri di accoglienza predisposti dal Ministro degli Interni Maroni, noto esponente della Lega, stiano al momento sorgendo esclusivamente dalla Toscana in giù, e conseguentemente, è giusto che il fardello della crisi umanitaria venga riversato quasi interamente sulle spalle di un Mezzogiorno già alle prese con numerosi problemi mai risolti?

In considerazione di quanto detto, sarebbe dunque fortemente auspicabile che concetti e parole legati all’unità nazionale e alla cooperazione comunitaria non vengano rispolverati e riproposti unicamente nel facile momento delle celebrazioni istituzionali, ma che trovino effettiva attuazione nel quotidiano, come adesso, nel momento del bisogno.

Andrea Ambrosino

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Porto Badisco, Capitaneria e Vigili all’opera per liberare la costa da boe e gavitelli abusivi

Gli uomini della Capitaneria di porto e la Polizia municipale di Otranto in azione a Porto Badisco, questa mattina alle prime luci del giorno, per liberare la costa dalle cime e dalle corde legate tra gli scogli e ripulire il fondale dagli ormeggi galleggianti ancorati sott’acqua. Un’operazione di bonifica di fondali e costa che ha visto il dispiegamento delle forze marine e terrestri della Capitaneria coordinate dal tenente di Vascello Donato Ostuni e il supporto della Polizia municipale di Otranto guidata da Vito Spedicato. Un’azione congiunta per limitare l’attracco abusivo dei natanti da diporto in questo tratto costiero, salvaguardandolo così dall’inquinamento. Alla motovedetta Cp 809 che giungeva da mare con tre marinai a bordo, intorno alle 8.30 del mattino si è sommato infatti l’intervento di due sommozzatori della Capitaneria che raggiungevano gli ormeggi abusivi dalla spiaggia, mentre due agenti di polizia giudiziaria intervenivano sul lato costiero liberandolo dai cavi recuperati dai sub. All’arrivo dei militari solo una barca, un gozzo in legno, era legata alla scogliera. Sul luogo i militari hanno rinvenuto però numerose cime cui corrispondevano una serie di boe di plastica che galleggiavano sotto il pelo dell’acqua, e che con i gavitelli erano poi ancorati ai cosiddetti “corpi morti”, massi di pietra nascosti sott’acqua che consentono l’attracco a pochi metri dalla riva, dove in estate è pieno di bagnanti: “Una situazione che andava avanti da così tanto tempo”, si legge nella nota ufficiale della Capitaneria, “che salentini e vacanzieri ormai davano per scontato che quel pezzo di mare cristallino da cui immergersi per godere di un rinfrescante bagno estivo fosse adibito a porticciolo. Invece gli ormeggi erano del tutto privi di autorizzazione”, continua la nota. “Sul fondale infatti sono stati trovati e recuperati ancoraggi per le boe non a norma, e per galleggianti si utilizzavano lattine di olio combustibile, contenitori e recipienti di plastica di ogni genere”. Non sono ancora stati rilevati illeciti da parte degli investigatori, che continuano il pattugliamento delle coste per scongiurare il ripetersi del fenomeno, ricercando gli autori materiali di questi abusi perpetrati ai danni del patrimonio costiero.

Salvo Sammartino


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Anche il Consiglio comunale di Palmariggi vota la solidarietà agli Lsu

Anche il Consiglio comunale di Palmariggi si concentra sulla questione degli ex Lsu, che protestano, ormai da mesi, presso il presidio posto presso il marciapiede antistante l’istituto magistrale “Aldo Moro” di Maglie. Nel Consiglio che si è tenuto nei giorni scorsi, infatti, i componenti si sono espressi all’unanimità a favore della protesta, forti anche dei nove ex Lsu palmariggini (su 1200 in tutta la provincia) che stanno vivendo la grave questione del precariato da ben sedici anni; cui si aggiungono una parte, i lavoratori della ditta Intini, che stanno percependo il salario a singhiozzo. In altre parole, la ditta eroga i salari in maniera non regolare, come invece è accaduto sempre in passato, motivando il disagio con la mancata erogazione dei contributi da parte dello Stato. Palmariggi, così, si pone in un’azione simile a quella intrapresa dal comune di Uggiano la Chiesa nella scorse settimane. Gli ex Lsu, disperati a causa della loro situazione, cercano nel frattempo risposte dalla politica che in effetti, senza distinzione di parte, sta dimostrando attenzione verso i loro problemi. Anche presso la Regione Puglia, il Consiglio ha approntato un ordine del giorno che prevede il problema degli ex Lsu all’ordine del giorno: tutto però sembra fermo, nonostante la buona volontà della politica. Una delle possibilità allo studio è che siano i presidi in prima persona a riassumerli dopo la data del 30 giugno, quando scadrà il loro contratto che pure, inizialmente, era a tempo indeterminato. Ma gli ex Lsu non vedono garanzie in questa soluzione, e preferirebbero essere assunti direttamente dallo Stato: facendo un po’ di conti, questa sarebbe anche un’ipotesi che farebbe risparmiare non poco denaro pubblico. Ma per ora gli ex Lsu restano nel presidio a ribadire la loro situazione. Tutto il resto è rumore.

Angela Leucci

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Abusivismo, sequestrato dalla Capitaneria di porto di Otranto il lido “Le Palme” a Casalabate

Sequestrato a Casalabate uno stabilimento balneare con licenza scaduta nel 2007, eppure non rimosso dalla costa: sigilli a una struttura di oltre 4mila metri quadrati, dunque, per abusivismo edilizio. Questa mattina gli uomini della Capitaneria di porto di Otranto, guidati dal tenente di vascello Donato Ostuni e in azione sul litorale di Casalabate, agro di Lecce, hanno portato a termine un’importante operazione di polizia giudiziaria. L’intervento, frutto di attività investigativa mirata alla repressione dei reati connessi all’ uso del demanio marittimo, al contrasto dell’abusivismo edilizio e della salvaguardia del patrimonio costiero, ha visto impegnati cinque militari che hanno scoperto uno stabilimento balneare con autorizzazioni demaniali scadute. A seguito dell’intervento dei militari è stato informato il magistrato di turno presso la Procura della Repubblica di Lecce, il quale ha disposto il sequestro penale dell’intera area. Gli uomini della Capitaneria di Otranto e di San Cataldo hanno quindi apposto i sigilli al lido “Le Palme”, su un’area di circa 4mila mq, denunciando all’autorità giudiziaria i concessionari del lido per violazione degli articoli 54 e 1161 del Codice della navigazione, nonché dalle leggi in materia edilizia. Gli investigatori sono al lavoro in queste ore su tutto il litorale, e non si escludono altri elementi utili a definire ulteriori fattispecie di reato e dunque altre denunce. Soddisfazione da parte dei militari della Capitaneria per un risultato scaturito dall’impegno quotidiano nel controllo del demanio marittimo e del mare territoriale, culmine dell’ attività mirata a colpire i fenomeni di abuso che impediscono la libera fruizione delle coste da parte dei cittadini.

Salvo Sammartino


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Otranto. Giù le palme uccise dal “punteruolo rosso”. A un anno dalla loro morte, il Comune interviene nella villa comunale Hidrusa. E sul restyling si riapre il dibattito

Finalmente, a circa un anno dalla loro morte, le “scomode carcasse” delle palme saranno eliminate. Decapitate, una a una. Partendo dall’alto…, come tradizione vuole. D’altronde, siamo nella Città dei Martiri e le piante tropicali infette colpite a morte sono state 800, proprio come gli eroi cristiani vittime dell’armata turca. Uno sterminio. Lento, inesorabile, spietato. Anche loro uccise per mano dell’invasore, Il rhynchophorus ferrugineus, alias “punteruolo rosso”, un coleottero curculionide, originario dell’Asia meridionale, tanto piccolo quanto letale. Problema serio. Che l’Europa ha scoperto dal 1994; l’Italia conosce dal 2005, anno in cui il micidiale insetto è stato avvistato in Puglia; e Otranto subisce da lunghi, lunghissimi mesi.

Lo skyline della città dalle molte acque è radicalmente mutato senza gli esotici abitanti. Con buona pace di chi, a quei monconi tramutati in simboli totemici pericolanti, si era abituato. Anche se, nel tempo intercorso tra la loro morte e lo smaltimento, i problemi non sono mancati, come hanno a più riprese denunciato alcuni cittadini allarmati dal pericolo legato alla caduta delle fronde.

Problema vecchio. Oggi la ditta incaricata dall’Amministrazione ha iniziato il taglio dei palmizi marcescenti della villa comunale Hidrusa. Non molto tempo fa, era toccato allo storico fusto in piazza D’Aragona, ora al suo posto c’è un leccio.

Resta da capire come il vuoto lasciato possa essere colmato. Non solo nell’immaginario di chi aveva negli occhi e nel cuore quel tipo di verde pubblico. Per mesi gli otrantini hanno discusso sulle ipotesi post-palme, utilizzando anche il social network. Nell’etere si sono ipotizzati colture di agrumi, un parco con specie autoctone come le mele cotogne o ulivi ;e si è pensato persino alla nascita di orti pubblici.

Insomma, le idee non mancano. Anche se – va detto – La comunità sta riponendo molta speranza nello studio delle essenze da piantumare, dopo l’incarico assegnato dal Comune alla facoltà di Agraria dell’università di Bari. Di certo, il parco cambierà aspetto. E il merito – o la colpa, si vedrà – va a questo colorato esserino che ha animato la vita di piazza e i Consigli comunali dove spesso, e a lungo, è stato protagonista. Portando vivacità in una città che spesso è accusata di non avere nulla da dire. O, peggio, da fare.

Jenny De Cicco


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Palmariggi, il rilancio passa anche attraverso il nuovo poliambulatorio: oggi la decisione del Consiglio

Oggi, nel Consiglio comunale di Palmariggi, si discute della possibilità di mettere a disposizione della Asl Lecce un’area, situata presso la statale 16 Maglie-Otranto in agro di Palmariggi, da destinare alla costruzione di una struttura sanitaria. È questa, infatti, la proposta formulata dalla giunta del piccolo centro dell’entroterra idruntino, che in tempi di riordino ospedaliero cerca di fare la propria parte. Una situazione che vede nelle stesse condizioni tutti i comuni salentini, che stanno vivendo con agitazione questo riordino: non solo quelli che vedranno chiudere le proprie strutture sanitarie esistenti, o trasformate in tempi e modi ancora non del tutto noti, ma anche i comuni che si fanno avanti, promuovendosi come nuovi centri di terziario sanitario. Palmariggi motiva la propria decisione con una questione geografica, la propria posizione baricentrica per il territorio, anche se sembra ormai che i giochi siano fatti, con la Casa della Salute a Maglie e l’ospedale di eccellenza a Scorrano. Ma forse un poliambulatorio, in un’area abbastanza vasta, è sembrato al comune di Palmariggi una possibilità di rilancio del proprio territorio anche in questo campo. Negli ultimi mesi, infatti, si assiste a un completo riassetto del paese guidato dal sindaco Anna Elisa Stifani: a partire dal centro storico, su cui si sta eseguendo un restyling completo a partire dal basolato pavimentale, per proseguire con la cultura attraverso, ad esempio, l’apertura del Museo del Mare, presso il suggestivo castello, e perfinire con l’operazione di marketing territoriale per cui il regista Giovanni Albanese ha girato qui la sua pellicola “Senza arte né parte”, con Vincenzo Salemme e Giuseppe Battiston. Il rinnovamento e il rilancio di Palmariggi appaiono così inarrestabili, ma ora la palla passa alla Regione Puglia, che ha il dovere di decidere su tutto ciò che riguarda la sanità. In fondo, provarci non costa nulla, è un po’ come la pascaliana scommessa su Dio: si punta e non si perde nulla, ma se si vince la posta in gioco darà grandi soddisfazioni in termini di ricadute socio-economiche sul territorio.

Angela Leucci

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Gli immigrati a Manduria? “Niente vacanze a Otranto”. Prime disdette dei “lumbard”

I clandestini, che poi sono richiedenti asilo, che infine sono migranti, che scappano sotto la minaccia delle armi, sono coloro che il nostro mondo civilizzato ha deciso – da secoli – di ospitare e proteggere. Ma per alcuni turisti tutto ciò è sbagliato. Cartesio si rifugiò nei Paesi Bassi, Voltaire in Inghilterra, Hobbes in Francia, Mazzini in Inghilterra e gli esempi in tal senso potrebbero essere infiniti. Ma in questo mondo globalizzato artificialmente, i diritti e le distanze sono compressi allo stesso modo e tutto appare vicinissimo, così come tutto può essere ridiscusso e ridotto. Ecco come, per qualche migrante ospitato a Manduria, tutta la Puglia diventa invasa dai clandestini. La Puglia è lunga un terzo dell’Italia, ma tutto sembra vicino, e una intera regione diventa un unico luogo, indistinto. Oltretutto ospitare i migranti diventa una colpa che ricade su tutti i cittadini della regione e sul suo governatore. “Alla terza mail in poche ore non ho pensato più ad un caso isolato”, spiega infatti Enza da uno degli hotel di Otranto. Può sembrare incredibile, ma la semplice notizia che a duecento km da Otranto si ospitino dei migranti ha scatenato una serie di disdette che provocano stupore e incredulità. Certo non una grossa percentuale, né un vero problema, visto che qui abbiamo avuto il pieno di turisti anche quando ospitavamo migliaia di migranti albanesi e kosovari, però stupisce questo atteggiamento”. Il tenore delle mail, infatti, è simile ad una di esse riportata come esempio: “Gentile Signora, in riferimento alla Sua e-mail del 22 corr. Le comunico che ho cambiato programma di vacanze estive a causa dei clandestini sbarcati a Lampedusa che il vostro Governatore Vendola dice di accogliere in massa in Puglia. Avevamo intenzione di trascorrere la prima settimana di luglio presso l’Hotel Sierra di Selva di Fasano (BA) e poi scendere ad Otranto, ma l’evolversi della situazione non lo consiglia. Pertanto, con rammarico, Le disdico la prenotazione dal 9 al 16 Luglio 2011 e non le farò il bonifico. Mi dispiace G. P. – Monza”. Insomma, bombardare per motivi “umanitari” va bene per il Sig. G. P. di Monza (e per quelli che la pensano come lui), ma ospitare chi fugge sotto la minaccia delle armi no. “Forse converrebbe, al signore in questione, evitare del tutto le vacanze nelle città europee, perché piene di migranti, nel Mediterraneo e nei paesi del terzo mondo. Dovrebbe evitare anche il continente americano perché c’è il meltin’ pot. Inoltre”, replicano gli albergatori idruntini, “neanche a casa sua può stare tranquillo, visto che Monza, come tutte le città del Nord, è piena zeppa di immigrati da tutto il mondo”. Ma le mail stupiscono (e sono indicative di un clima esasperato) proprio perché indirizzate a operatori turistici di Otranto da parte di “lumbard”. Nella storia turistica di questa città, infatti, la “calata dei milanesi” iniziò negli anni ’70, capitanata da intellettuali e artisti come l’editore Vanni Scheiwiller e il pittore Vittorio Matino, che portarono qui la “Milano bene” che non ha mai abbandonato questo luogo di vacanze, neanche nella piena emergenza creata dal crollo dei regimi dei Paesi dell’Est. Insomma, ironicamente, un altro albergatore commenta che, forse, “a parte ricordarsi il dovere dell’accoglienza ai rifugiati, per il signor G.P. sarà meglio – invece che fare il bagno alle “Maldive del Salento”- prendere un po’ di fresco al Parco Lambro. Poi ci dica dove avrà incontrato più immigrati”.

Elio Paiano

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Domenica di ciclismo e d’infortuni sulle strade salentine. Ma la “Totò Pellegrino” di Otranto va

Domenica di gare per la “Totò Pellegrino”: il presidente Antonio Fisotti, Maurizio Pellegrino e Aldo Borgia impegnati su strada nella Granfondo “Città di Lecce”, Cristian Briguglio e il portabandiera Antonio Pellegrino al decimo Trofeo “Fiera Pessima” di Avetrana. La Granfondo di Lecce è partita dal Foro Boario: 94 km attraverso 25 paesi del Salento per una gara veloce e tutta in pianura, molto pericolosa per i meno esperti. Molte cadute e qualche incidente inevitabile per via dei 508 ciclisti divisi in due grandi gruppi, rimasti compatti fino alla fine. Assenti le salite e la relativa selezione, gli incidenti hanno comunque causato 111 ritirati. Anche il presidente della “Totò Pellegrino”, Antonio Fisotti, testimonia: “Mancavano all’ arrivo oltre cento ciclisti, e molti di questi sono ancora ricoverati in ospedale con varie fratture e traumi”, ha raccontato Fisotti nell’immediato dopo-gara. “Sono stato testimone di una delle più brutte cadute: due amici sono rimasti a terra: uno con la frattura esposta della clavicola-prosegue, e l’altro in un bagno ed esanime. Mi sono dovuto fermare in attesa dell’arrivo dei soccorsi”, conclude il presidente, “per non parlare della caduta sul traguardo allo sprint finale”. Nonostante ciò, la performance dei ciclisti idruntini è stata esemplare: Aldo Borgia è stato da subito tra i migliori, con una media di quasi 40 chilometri l’ora è arrivato quarto nella categoria A4 (a 12 secondi dal vincitore), e 64esimo su 400 arrivi. Maurizio Pellegrino è arrivato alla seconda volata, lasciando gli onori del traguardo alla componente femminile del gruppo, giungendo 260° assoluto e 99° nella categoria A3; infine ad Antonio Fisotti rende onore un 285° assoluto e un 37° posto nella categoria A4. Antonio Pellegrino prosegue invece la sua collezione di piazzamenti con i circuiti di cross-country al decimo Trofeo “Fiera Pessima” di Avetrana: un circuito lungo 45 km, veloce, con continui saliscendi e molti tratti di terreno duro e compatto, su cui Pellegrino si è piazzato ottavo nella categoria M4 e 79° nella classifica assoluta, pedalando per 2 ore e dieci minuti. “E tutti in fuori-soglia, col cuore a mille e poco fiato”, ha detto il ciclista al rientro, “su un tracciato che ha messo a dura prova i nostri quadricipiti e le biciclette”. Prova ne è stato il disguido tecnico che ha costretto Cristian Briguglio a chiamarsi fuori dai giochi dopo metà gara, mentre stava dando il meglio di sé.

Salvo Sammartino

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L’Otranto liquida la pratica Gagliano con un sonoro 9-0

OTRANTO: Monteduro (Vetruccio), Reale (Elia), Paladini, De Giorgi, Iaia, Morello, Samueli (Stifani), Giannone, Scrimitore, Cursano, Marrocco. All. Salvadore

GAGLIANO DEL CAPO: Colaci, Biasco, Pizzolante, Margarito, Chiave, Perrone, Arbace, Bleve, Melcarne, Larcinese, Cassano. Dir. Acc. Panzera.

Arbitro Colaianni di Bari

Marcatori: pt 15’ e 44’ Marrocco, 22’ Morello, 30’ Giannone; st 8’ Stifani, 22’giannone, 25’ De Giorgi, 30’ Scrimitore, 42’ Cursano.

Note: Espulso Margarito.

Nella 27esima giornata del campionato regionale di prima categoria, girone C, il San Vito, battendo il Monteroni per uno a zero con non poche polemiche nei confronti dell’arbitro, si conferma leader. L’Otranto, liquidando invece il malcapitato Gagliano (vedi cronaca), insegue a meno uno dalla capolista; per quanto riguarda la corsa ai play-off, vittoria importante del Tiggiano nei confronti dell’Erchie, liquidato in casa per 5-3; si fa sotto il Leverano, che vincendo per 2 -1 nei confronti del Surbo si mantiene a meno uno dai tiggianesi, e diventa “arbitro” del campionato, in quanto dovrà incontrare giovedì 31 marzo il Monteroni (recupero) e successivamente l’Otranto in trasferta e nell’ultima di campionato, sul proprio campo, il San Vito. Per quanto riguarda i play-out, lotta invece a quattro tra Latiano, Veglie, Parabita e Campi, con queste ultime due in vantaggio di due punti sulle dirette concorrenti.

Come già anticipato, con un eloquente 9 a 0 l’Otranto sbriga la pratica Gagliano; l’eroe della giornata, nonostante il passivo di reti, è stato il 46enne Carmelino Colaci, che con autentiche prodezze ha impedito alla propria squadra di entrare nel Guinness dei primati quanto a gol subiti. La squadra di “Mr. Livia” ha effettuato un vero e proprio allenamento in vista d’incontri impegnativi, (31 marzo, semi finale di Coppa Puglia con il Carovigno) e domenica difficile trasferta con l’Appia Brindisi, dimostrandosi la squadra più prolifica del campionato con 61 gol fatti. Basti pensare che l’anno scorso nello stesso periodo il F.C. Otranto era impegnato a raggiungere una miracolosa salvezza (poi ottenuta); si può dire che la squadra del presidente Mazzeo, comunque vadano le cose e facendo i dovuti scongiuri, stia disputando un ottimo campionato, dando lustro alla città e decretando la rinascita calcistica di Otranto.

Rino Gualtieri

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“Italia Wave”, a luglio a Lecce anche Lou Reed, Paolo Nutini, Kaiser Chiefs e Jimmy Cliff

Sarà un giorno perfetto, anzi saranno quattro giornate perfette, quelle dedicate agli amanti della musica che seguiranno “Italia Wave” da quest’anno a Lecce, organizzato dalla fondazione “Arezzo Wave Italia” con il supporto di Regione Puglia, Puglia Sounds, Provincia di Lecce, Comune di Lecce, Camera di Commercio e la collaborazione dell’APT di Lecce. Si tratta di un evento capace di catalizzare attenzione generale grazie a nomi interessanti della musica internazionale, che saranno nel capoluogo salentino a far sentire la propria voce. Gli ospiti di Italia Wave, che si svolgerà dal 14 al 17 luglio, saranno quindi Lou Reed, Paolo Nutini, Kaiser Chiefs, Jimmy Cliff, Sud Sound System e Verdena. Ma ancora le sorprese non sono finite: questi infatti sono solo i primi nomi in cartellone nella prestigiosa rassegna musicale, che si svolgerà su cinque palchi dove si alterneranno stelle del rock e talenti della scena internazionale, band emergenti e nuove scommesse. In altre parole, oltre cento eventi in quattro giorni, per un progetto che spazia dalla musica alle arti e dedicato a un pubblico curioso, giovane, europeo. Mentre la chiusura del 17 luglio sarà affidato alle band locali (tra cui alcune emergenti, per le quali si concluderanno i provini nei prossimi giorni), il 14 si esibiranno Sud Sound System e Jimmy Cliff, il 15 i Kaiser Chiefs e Paolo Nutini, il 16 Lou Reed e i Verdena. Non sarà la prima volta dell’ex leader dei Velvet Underground nel Salento, dove già fece tappa il suo tour qualche anno fa, precisamente a Otranto, ma c’è grande attesa per i suoi pezzi storici con la band di cui era anima insieme a John Cale, tra cui “Venus in furs”, “Sunday morning”, “Heroin”, “The murder mystery”, ma anche gli storici pezzi incisi da solista come “Perfect day”, “Walk on the wild side”, “Satellite of love”, tutti contenuti nel suo album cult “Transformer”. L’artista, molto discusso per i suoi testi dietro i quali si dice si nasconda l’ombra dell’eroina, è uno dei miti più importanti della storia del rock mondiale. Tra gli altri nomi interessanti spuntano anche i Kaiser Chiefs, per i quali questa sarà l’unica tappa in Italia: con una delle band del brit pop più amate, potremo cantare in coro la loro bellissima canzone d’amore “Ruby”, oltre ad alcuni capolavori come “The angry mob” e “Love is not a competition (but I’m winning)”.

Angela Leucci

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