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Guerra di manifesti sui bandi per i locali al porto, a Otranto scoppia la campagna elettorale

Guerra di manifesti sui bandi per i locali al porto, a Otranto scoppia la campagna elettorale

Si è scatenata una guerra di manifesti ad Otranto, e tutto per via del bando comunale che assegnava i locali del porto. Il bando (avviso pubblico per concessione in uso di quattro locali comunali siti in Via del Porto – Zona ex Fabbriche) prevedeva un punteggio più alto per i progetti che prevedessero la presenza, tra i partecipanti al bando, di soggetti disabili; l’offerta economica, dunque, passava in secondo piano, non essendo la motivazione prioritaria per l’assegnazione dei locali.

La “guerra dei manifesti” si è quindi scatenata nel momento conclusivo della gara, quando il locale più ambito, quello destinato al servizio bar, è stato assegnato a una compagine di cui facevano parte il figlio di un dirigente comunale e la sorella di un assessore. E i malumori e le lamentele, verificatesi anche in sede di aggiudicazione del bando, hanno portato la minoranza del Pdl a esordire con un manifesto in cui si fa riferimento ai fatti in questione e si richiamano, in particolare, le suddette parentele. Con l’obiettivo puntato soprattutto su di una famiglia cui appartiene uno degli assegnatari: caso in cui il Pdl lamenta che ci si trovi in presenza di un partecipante al bando nipote di un ex sindaco, nonché anche ex assessore (per un certo periodo) anche dell’attuale amministrazione.

I locali nell’area portuale di Otranto furono costruiti tramite un progetto Ipa Interreg dedicato alla Port Security. La logica che ha guidato l’intervento è quella di garantire agli utenti un servizio in loco, che eviti loro di girare per vari luoghi della città al fine di espletare le operazioni d’imbarco. In pratica in quell’area il passeggero arriva, fa il suo biglietto, si interfaccia se necessario con l’agente marittimo, usufruisce di un piccolo posto di polizia e di autorità sanitaria, acquista beni o servizi, e solo dopo si reca presso la dogana per partire o imbarcare le sue merci. Questa previsione di destinazione fu in seguito disattesa, e a questo è legata anche una piccola curiosità: una parte dei fondi fu usata, pare, per finanziare lo spettacolo “Ottocento”.

L’interrogativo lanciato dalla minoranza consiliare, dunque, è quanto mai eloquente: “Sarà un caso?” Ma il Pd, chiamato direttamente in causa in quanto il politico in questione è iscritto nelle liste del Pd cittadino, risponde che è tutto regolare, e che, anzi, il politico in questione non ricopre più alcun incarico; dunque il dirigente che ha proceduto all’assegnazione ha svolto tutta la procedura secondo le regole, taglia corto il Pd, che invita il Pdl a denunciare eventuali irregolarità alla magistratura.

Insomma, una piccola guerra sulla giustizia ce l’ha, nel suo piccolo, anche Otranto: da una parte il Pdl che lamenta favoritismi e lancia il sospetto su eventuali irregolarità, dall’altra il Pd che spiega come tali questioni si affrontino in Procura, senza “sottrarsi ai processi come fa Berlusconi”. Il sindaco Luciano Cariddi, tra l’altro, ha confermato la sua fiducia al dirigente finito nell’occhio del ciclone, condannando duramente l’attacco al suo ex assessore tecnico che non ricopre più alcun incarico e ribadendo come nei casi di parentele eclatanti partecipare o meno a un bando sia una fatto rimesso alla sensibilità personale dei partecipanti. Tuttavia la vera questione in argomento, in questo caso, è quella su come contemperare le diverse esigenze in ballo in una città così piccola, come numero di abitanti – dove quindi tutti sono imparentati con tutti – e così coinvolta da interessi spesso enormi.

Parenti, cugini, amici: sono innumerevoli i casi del genere che, nel corso degli anni, hanno investito le varie amministrazioni comunali succedutisi alla guida del comune otrantino. E ogni volta la stessa questione: dove finisce la libertà del singolo di partecipare ai bandi pubblici, anche in presenza di parentele eccellenti, e dove comincia quella generale di garantire a tutti pari opportunità di farlo? Nel caso di specie, ovviamente, i presunti vantaggi di chi si è aggiudicato i bandi sono tutte da dimostrare, ma in passato diverse situazioni del genere hanno fatto discutere molto. E poi, ultima notazione sul caso, un fatto è certo: il manifesto del Pdl apre in realtà una lunghissima campagna elettorale che porterà al rinnovo dell’amministrazione comunale il prossimo anno.

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One Response to “Guerra di manifesti sui bandi per i locali al porto, a Otranto scoppia la campagna elettorale”

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  1. […] degli avversari politici, definendo il manifesto affisso dalla minoranza negli scorsi giorni (http://www.otrantooggi.it/2011/04/22/guerra-di-manifesti-sui-bandi-per-i-locali-al-porto-a-otranto-s…) frutto di mere insinuazioni, visto che la sorella dell’assessore al Turismo non ha […]


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