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Riceviamo e pubblichiamo: “UN MITO GRECO A OTRANTO: COSTAS VAROTSOS”

Riceviamo e pubblichiamo: “UN MITO GRECO A OTRANTO: COSTAS VAROTSOS”

Negli ultimi mesi non ho fatto altro che pensare agli sbarchi della disperazione dei quali noi salentini siamo stati diretti testimoni per decenni. Ho pensato a un vascello nella tempesta e a famiglie disperate con donne, uomini e bambini che si amavano e si perdevano nei fondali dandosi un ultimo bacio. Ho visto quegli amanti ventenni illuminati dal sole mentre cercano terra con occhi di speranza… e ho visto quegli stessi occhi riempirsi di terrore e di mare nella notte in tempesta. Qualche volta rimango incantato di fronte alle coincidenze che ti regala l’esistenza.

Giorni fa Umbertino mi parla di un progetto che stanno realizzando al porto di Otranto con un vascello della disperazone recuperato dai nostri fondali. Ho subito pensato a un segno. Ho sentito all’improvviso quell’energia misteriosa e tentatrice che come una voce ipnotica di sirena mi dice di andare a vedere… Umbertino mi accompagna e quando sono a ancora lontano distinguo la sagoma della Kater con degli interventi in vetro della mano inconfondibile del grande scultore greco Costas Varotsos… Non potevo crederci, Otranto, la mia città preferita fa fare un progetto a uno dei più grandi artisti viventi.

Quando ci fermiamo scendo velocemente ed emozionato mi avvicino a un gruppo di assistenti e chiedo subito se il maestro sia lì. Mi dicono di aspettare le due per incontrarlo. Nel frattempo si avvicina una curatrice, Giusi Gierocuni, che già conoscevo per fama e con la quale anni fa avevo fatto un progetto a Siena quando era studente con Enrico Crispolti. Un’altra coincidenza. Mi racconta del progetto, di come è nato e della sensibiltà degli enti locali, dell’amministrazione del Comune di Otranto, dell’assessorato alle Politiche Giovanili, riguardo alla triste storia della Kater fino ad arrivare all’intuizione geniale dell’Istituto di Culture Mediterranee della Provincia di Lecce nel trasformare il relitto in un monumento dedicato ai migranti periti in mare. Giusi Gierocuni propone Costas Varotsos. Un grande. Conosco il lavoro di Varotsos da più di vent’anni. Un artista internazionale che ha lasciato il suo segno su gran parte del pianeta. Se qualcuno non lo conoscesse si andasse a vedere opere tipo “Il Poeta” realizzata a Casacalenda nel ’97 dove una figura umana di una decina di metri in strati di pietra appare inquietante in un bosco oppure “La Morgia” in Abruzzo, dove il maestro è intervenuto su una montagna bombardata ricoprendo una spaccatura di trenta metri per venti in strati di vetro. L’effetto è quello di un lago ghiacciato sezionato… strepitoso, una degli interventi di Land Art più importanti esistenti.

Ho avuto l’onore di conoscerlo e mi ha raccontato di questo progetto otrantino con grande orgoglio. Costas è la persona più adatta per la relizzazione di quest’opera, ancora non compiuta ma già bellissima, garantisco. Questo artista, architetto e intellettuale e navigatore greco è sempre stato attento ai fenomeni politici del Mediterraneo e ha accolto la proposta di partecipare al progetto con grande emozione.

Quando mi parlava di questo lavoro sentivo un’energia vulcanica nelle sue parole. La consapevolezza di realizzare un’opera importantissima che racconta la storia recente della nostra gente. Viaggi disperati per una vita migliore spesso finiti in tragedia. La Kater ha un racconto drammatico alle sue spalle, quello di una situazione storica apocalittica durante la guerra civile Albanese del ’97. Su questa imbarcazione il 28 marzo del 1997 morirono 81 persone su 120. I media la definirono “la strage del Venerdì Santo”. Nel canale d’Otranto il vascello fu speronato dall’imbarcazione “Sibilla” della Marina Militare Italiana facendo colare a picco la Kater a 800 metri di profondità.

Io mi ricordo degli sbarchi a Otranto da quando ero bambino: trovavamo i vestiti di questa povera gente sulle spiagge, segni di viaggi tragici. Ogni tanto arrivava un’imbarcazione strapiena di uomini in condizioni disperate e la cosa che mi colpiva era l’altruismo degli Otrantini, che andava oltre ogni cosa, questo prodigarsi per i fratelli albanesi come pochi altri hanno fatto in un momento che l’italia impazziva di idee leghiste e di razzismo. Il carattere formidabile di questa gente unica ha rafforzato il mio orgoglio di essere salentino, l’orgoglio di avere il loro stesso sangue. Sono fiero che la mia città sul mare abbia avuto il coraggio di investire in cultura in un momento così difficile per farlo data la crisi economica che ci ha invaso. E’ normale che ci siano state polemiche riguardo al progetto ma vi assicuro che è un investimento fantastico che incrementerà un turismo intellettuale che arricchirà Otranto nel tempo senza alcun dubbio. “L’Approdo” è un’opera importantissima che ricorderà per sempre la storia di quelle persone che anno sacrificato la propria vita per un’idea di libertà. Sono fiero che un mito greco come Costas Varotsos abbia lasciato un segno indelebile di storia e di arte sul nostro territorio. Ringrazio di cuore Otranto per questa idea che rimarrà nella storia e ringrazio Costas Varotsos per aver realizzato un altro suo capolavoro per la mia città preferita…

Grazie!

Mario Consiglio

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